Cartore, tra Lazio e Abruzzo il borgo fantasma testimone della storia
Una bellezza che sembra ferma nel tempo e nello spazio, e alle spalle una storia d'amore... e di banditi
Il borgo fantasma "File:Cartore.jpg" by Marica Massaro is licensed under CC BY-SA 4.0
Sul cucuzzolo delle montagne della Duchessa si trova un paesino abbandonato da tutti (oggi è abitato da una sola famiglia), in un paesaggio da favola fatto di boschi e sentieri tra i monti, con i prati e i suoi casali in pietra oggi ristrutturati per farne una località turistica in chiave relax moderno. Potrebbe iniziare così il racconto del borgo di Cartore, nel comune di Borgorose (Rieti) al confine tra Lazio e Abruzzo, un luogo dal ritmo lento che sembra essere stato dimenticato - nonostante la sua storia e i personaggi che da qui sono passati – dopo la seconda guerra mondiale che ha segnato una progressiva emigrazione degli abitanti verso i centri abitati più vicini.
Alla riscoperta del borgo di Cartore tra passato e rivalutazione del territorio
Porta d’ingresso alla Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa, Cartore assiste oggi ad una serie di opere di valorizzazione turistica già ricco di un territorio stupendo dal punto di vista paesaggistico, luogo ideale per chi ama fare escursioni nella natura godendosi la flora e la fauna protette dalla riserva: da qui partono numerose camminate come quella che arriva agli eremi di San Costanzo a Bocca di Teve e di San Leonardo o al Lago della Duchessa.
Il paesello di Cartore – di origine romana - si trova a 945 metri di altezza e, natura a parte, raccoglie importanti testimonianze storiche come la necropoli degli Arioli, cimitero di tombe che risale al VI-V secolo a.C., e i diversi resti medievali come la chiesa di San Lorenzo un tempo abbazia, la torre difensiva e le mura perimetrali.
Il nome Cartore deriva probabilmente da ‘castrum torae’ e la nascita del paese viene fatta risalire alla fuga degli abitanti di Tora dai Longobardi.
Oggi, per chi volesse immergersi nell’atmosfera di pace della vallata, sono stati ristrutturati una serie di casali della Settima Comunità montana così da ospitare i turisti che vogliano soggiornare a Cartore.
La storia dei coniugi Di Carlo, abitanti ‘famosi’ del borgo di Cartore
Due unici e soli abitanti fino al 2003, anno in cui la signora Annunziata viene a mancare e il marito Eusebio lascia il paese per andare a vivere dai figli. Particolare e indissolubile la storia che lega Cartore ai coniugi Di Carlo che hanno vissuto nel borgo tutta la loro vita, isolati in mezzo ai boschi senza telefono ed energia elettrica, e diventando loro malgrado testimoni della storia.
Negli anni Cinquanta furono tra i primi soccorritori quando un aereo civile precipitò sui monti della Duchessa così come furono tra i primi ad arrivare sul lago della Duchessa quando le Brigate Rosse fecero credere di aver sepolto lì il corpo di Aldo Moro: queste ultime ne fecero il loro territorio privilegiato tanto da farne un deposito di armi che, molti anni dopo, il signor Eusebio contribuì a ritrovare. E se questo non bastasse per la loro biografia di rilievo, i Di Carlo furono per mesi, e a loro insaputa, vicini del bandito Renè Vallanzasca che si era rifugiato proprio vicino alla loro abitazione.
Il borgo di Cartore è collegato alle autostrade Roma-L'Aquila-Teramo A24 e Torano-Pescara A25: basta uscire al casello di Valle del Salto per ritrovarsi nel cuore della Riserva. Da Rieti si può prendere la strada Salto-Cicolana per Borgorose e in poco più di mezz'ora si arriva a Cartore.
