San Domenico Maggiore Napoli, la chiesa preferita dalla nobiltà aragonese
Eretta sopra ad un antico monastero, la basilica di San Domenico Maggiore Napoli è un capolavoro che merita una visita se ti trovi in città.
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Situata nel cuore del centro storico di Napoli, nell’omonima piazza, sulla via conosciuta come Spaccanapoli, la basilica di San Domenico Maggiore rappresenta uno dei luoghi più simbolici di tutta la città.
Presenta una particolare condizione architettonica, che incorpora al suo interno un monastero del X secolo e custodisce meravigliose opere, tra cui affreschi del celebre pittore romano Cavallino, ben 27 cappelle decorate da innumerevoli artisti e altre peculiari collezioni e tesori che fanno di questo sito monumentale una tappa d’obbligo per i visitatori della città.
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Basilica di San Domenico Maggiore Napoli: storia e restauro
Inizialmente un monastero del X secolo, la basilica di San Domenico Maggiore venne concepita e riedificata per essere la sede dell’ordine dei Domenicani, per volere di Re Carlo II, come conseguenza di un voto fatto alla Maddalena, e divenne la chiesa preferita dalla nobiltà Aragonese. L’antico monastero su cui è state eretta è in parte ancora visibile una volta entrati nella basilica.
La costruzione iniziò nel 6 gennaio del 1283 e richiese ben 51 anni per giungere al termine nel 1324 grazie anche al supporto degli architetti francesi Pierre de Chaul e Pierre d’Angicourt che contribuirono nella fase definitiva dei lavori.
La basilica rappresentò un importante centro di cultura per la città e la nobiltà di Napoli, e tra i suoi alunni ci fu anche il filosofo Giordano Bruno, mentre Tommaso d’Aquino, la cui cella attentamente conservata e dotata di antichi testi è tutt’ora visitabile, insegnò proprio all’interno di queste mura.
Fu realizzata in senso opposto al monastero preesistente, vale a dire con l'abside rivolta verso la piazza. Quasi due secoli dopo, durante il Rinascimento vennero effettuati i primi rifacimenti in seguito ai danneggiamenti di terremoti e incendi.
Nei primi anni del 1800 la basilica divenne opera pubblica e in seguito a danneggiamenti e furti venne ritoccata ancora da Federico Travaglini, che tuttavia snaturò alcune armonie degli spazi interni della basilica per come era stata concepita.
Ulteriori restauri si aggiunsero nel 1953 per riparare i segni dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, riportando alla luce alcuni affreschi del Cavallini gravemente danneggiati, ricostituendo i soffitti a cassettoni, i pavimenti e altri interni come le strutture delle cappelle.
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Le opere: cosa vedere nella Basilica di San Domenico Maggiore Napoli
Tra quelle di maggior fascino si segnala il “Salvator Mundi” una piccola meravigliosa rappresentazione di Cristo recentemente attribuita a Leonardo Da Vinci, una tela di Francesco Solimena del 1730, raffigurante una Madonna col Bambino, come pure gli affreschi della Cappella Brancaccio, realizzati da Pietro Cavallini. Merita una sosta anche l’interessante museo della Sala del Tesoro, situato nella sagrestia della Chiesa.
Da non perdere anche l’esclusiva biblioteca storica di san Domenico posta al primo piano e la meravigliosa e perfettamente conservata sala del Capitolo, edificata da Tommaso Ruffo durante i lavori di ampliamento verso la fine del XVII secolo.
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Come arrivare a San Domenico Napoli
Per accedere alla basilica sono attualmente accessibili due ingressi, il migliore per godere di tutta la maestosità della chiesa è l’ingresso laterale da Vico San Domenico Maggiore dal quale si potrà godere maggiormente dell’effetto scenico della Basilica.
Partendo dalla stazione di Porta Garibaldi ci si può arrivare facilmente con la linea 2 della metropolitana in direzione Pozzuoli scendendo alla fermata Montesanto. La chiesa è aperta per le visite tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 e chi vuole usufruire della visita guidata completa può farlo al costo di 7 euro.

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