Il Satiro a Mazara del Vallo
Musei a Mazara del Vallo: Il Satiro
Uno dei reperti da visitare a Mazara del Vallo è sicuramente la statua del Satiro danzante, dalla quale prende il nome il museo che lo ospita, Museo del Satiro.
Rinvenuta nel corso di una battuta di pesca nelle acque del Canale di Sicilia nel 1997, il recupero del reperto venne effettuato in due fasi dal peschereccio “Capitan Ciccio”: prima venne recuperata la gamba e, successivamente, un anno dopo, il corpo, adagiato a 500 metri di profondità.
La statua è un esempio di scultura bronzea ellenica, databile quindi tra il IV e il III sec. a.C., pesa 96 kg ed è alta più di due metri. Valutata l’importanza del ritrovamento, il Satiro venne consegnato al Museo Civico di Mazara del Vallo e, nell’ottobre del 1998, all’Istituto Centrale per il restauro di Roma. I lavori vennero ultimati nel 2003; la statua per un breve periodo fu esposta al Palazzo Montecitorio di Roma, per poi essere riconsegnata alla città di Mazara, dove fu allestito un museo ex novo nell’ex chiesa di Sant’Egidio.
La statua raffigura un satiro, identificato come tale viste le orecchie a punta, la capigliatura inumana e la presenza di un foro nella parte posteriore del dorso, dove, probabilmente, era incassata una coda. Secondo una ricostruzione, il Satiro è colto nel momento dell’estasi della danza orgiastica, celebrate in onore di Dioniso, e ruotava sulla gamba destra impugnando i simboli del culto, nella mano sinistra il “kantharos”, il calice per il vino, e nella destra la canna del tirso, attributo di Dioniso, ornata da un nastro e coronata da una pigna. Il capo abbandonato, la chioma fluente, le labbra dischiuse e la torsione del busto fanno pensare al delirio della danza unita all'eccitazione provocata dal bere.
Come accennato, la statua si trova nell’ex chiesa di Sant’Egidio, edificio di rilevante interesse architettonico, apparente all’omonima Confraternita. La chiesa fu costruita tra gli inizi e la fine del 1500 ed è espressione del rinascimento siciliano. Evento importante svoltosi all’interno della chiesa fu il plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia tra il 21 e 22 ottobre 1860.

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