Castel dell’Ovo, il gioiello di Napoli
Uno dei simboli indiscussi della bella città partenopea, che noi vogliamo raccontarti e mostrarti in tutto il suo splendore
Castel dell’Ovo Carlos Amarillo - Shutterstock.com
È la tappa obbligata di ogni visita a Napoli che si rispetti, sia che ci si trascorra una giornata o un weekend, sia che la si scelga per un soggiorno più lungo. Se sei in vacanza a Napoli non puoi assolutamente perderti il bellissimo Castel dell'Ovo, uno dei punti di riferimento della città e del suo splendido lungomare.
Castel dell'Ovo: la leggenda e dove si trova
Castel dell’Ovo è il castello più antico di Napoli, di poco precedente Castel Capuano e di oltre un secolo il Maschio Angioino, ed è uno degli elementi più significativi dell’intero panorama del golfo. Dal lungomare si gode, in effetti, un autentico spettacolo che fonde lo splendore della natura alla lunga storia della fortezza, che se ne sta su un isolotto a picco sul mare che la tradizione vuole fosse l’antica ‘casa’ della sirena Partenope.
Già, perché Castel Dell’Ovo è uno di quei luoghi che, anno dopo anno, secolo dopo secolo, custodisce storie e leggende che affondano le radici nella notte dei tempi. La più famosa è la leggenda che deve alla rocca il suo nome: la leggenda narra che Virgilio, considerato anche un mago, nascose nei sotterranei della costruzione un uovo che teneva su l'intero complesso. La rottura dell'uovo stesso avrebbe portato alla instabilità dell’intera struttura e una serie di sciagure per tutta la città di Napoli.
Più romantica, e ugualmente affascinante, la leggenda che vede invece protagonista la già citata sirena Partenope, che aveva tentato di incantare Ulisse per attirarlo in fondo al mare, ma che si sarebbe suicidata in seguito al suo rifiuto; dopo la sua morte, le sue spoglie sarebbero state portate proprio sulle coste dell’isolotto di Megaride.
Castel dell’Ovo, uno scrigno di tesori
La visita a Castel dell’Ovo è d’obbligo anche per la facilità con cui è raggiungibile, dal momento che si trova proprio in una zona centralissima della città di Napoli e probabilmente ti ci potresti imbattere anche ‘senza volerlo’. Per arrivare a Castel dell’Ovo, infatti, dalla Stazione di Piazza Garibaldi ti basta prendere l’autobus R2 e scendere a Piazza del Plebiscito per poi scendere e costeggiare il lungomare fino al castello. Una volta arrivato, l’imponente rocca sul mare ti toglierà letteralmente il fiato.
Guardandolo dall’esterno, colpisce subito con la sua architettura maestosa, ma sobria al tempo stesso, caratteristica peculiare di ogni fortezza militare. Ecco, allora, che il castello di Napoli si impone allo sguardo con il suo complesso monumentale di mura e torri, e con interni che raccontano le diverse stratificazioni della sua lunga storia.
Il primo livello del castello è costituito dalla Batteria del Ramaglietto, dalla Sala dell'arco maggiore e dalle Prigioni della regina Giovanna; quest’ultimo ambiente è interessante per la storia particolare che ha alle spalle. Si tratta, infatti, di una sala molto ampia e scavata nel tufo, oggi anche conosciuta come Sala delle Prigioni, che probabilmente a seconda dei casi (e dei tempi) venne anche utilizzata per custodire importanti documenti come l’archivio segreto dello Stato.
Al secondo livello troviamo la Torre Normandia, la Chiesa del Salvatore, le catacombe basiliane, il Romitorio di santa Patrizia, la Sala delle colonne, la Batteria del cavaliere con i suoi otto cannoni e la Batteria da tre cannoni. È qui che, in ambienti come le catacombe brasiliane e il romitorio di Santa Patrizia, che troviamo tracce del periodo in cui Castel dell’Ovo fu usato anche come monastero: le celle, anch’esse scavate nella roccia come la Sala delle Prigioni, sono estremamente spoglie, salvo che per alcuni rudimentali affreschi sulle pareti (illeggibili) della cella di Santa Patrizia. Merita un cenno a parte la Sala delle Colonne, una delle più suggestive del castello proprio per la fitta presenza di colonne di spoglio poggiate su archi a sesto acuto.
Al terzo livello si trovano, invece, gli appartamenti aragonesi, il loggiato aragonese e quello angioino e la batteria superiore. È questo il piano che ci racconta quante famiglie (tutte molto importanti) abbiano visto le loro storie intrecciarsi a quella – veramente lunghissima – di Castel dell’Ovo, lasciando segni che a distanza di secoli non mancano di affascinare.

Voto complessivo