Il Parco Archeologico di Sukhothai, in Thailandia la storia antica dà spettacolo
Tra antiche rovine e impressionanti statue dalla struttura poderosa, il parco di Sukhothai è una delle cose più belle e strabilianti della Terra del Sorriso
Il gioiello da visitare in Thailandia cowardlion - Shutterstock.com
Un luogo come sintesi ma allo stesso tempo opulenza di una cultura, il parco archeologico di Sukhothai racchiude l’animo thai tra le sue possenti mura. Un genius loci che aleggia tra 26 antichissimi templi in compagnia di quello del suo fondatore, Phra Ruang, il “Figlio del Lampo”, il re che nacque da una relazione tra un uomo e una mitica principessa Naya.
Il sito archeologico viene considerato il più bello e il più importante del paese in quello che viene definito “stile Sukhothai”. Le architetture affascinanti e i simboli del mito appartengono all’antica capitale del regno di Sukhothai che per circa 140 anni imperò su gran parte della regione indocinese. Oggi il parco archeologico è inserito nel patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Dove si trova
Il parco archeologico di Sukhothai è situato nella parte meridionale dell’area Nord della Thailandia, a circa 12 km ad est da Sukhothai Nuova, il capoluogo di provincia sulle rive del fiume Yom. Il sito dista 450 km da Bangkok e 350 km da Chiang Mai.
La storia del sito archeologico di Sukhothai
Sukhothai fu l’antica capitale del Regno di Sukhothai e venne fondata nel 500 d.C. dal mitico Re Phra Ruang, conosciuto come il “Figlio del Lampo”.
A partire dal 1238 si stabilì il primo grande regno siamese governato da Khun Bang Klang Thao, capo di una tribù thai che diede vita alla dinastia del Regno di Sukhothai rendendolo indipendente dall’impero Khmer.
La capitale prosperò indipendente per due secoli e conobbe la sua epoca d’oro durante il regno di re Ramkhamhaeng fino al 1438, quando venne inglobata nel regno della vicina Ayutthaya. Il destino legò indissolubilmente queste due città anche nella loro sorte: vennero devastate dall’invasione birmana che portò morte e distruzione lasciandole nell’oblio per secoli. Oggi Sukhothai e Ayutthaya sono entrambi siti Unesco e vivono la loro rivalsa come i parchi archeologici più belli del paese.
Il complesso del sito archeologico di Sukhothai
La vastità del complesso del sito archeologico testimonia l’importanza storico culturale di Sukhothai. Le antiche rovine della città antica sono racchiuse da possenti mura che formano un perimetro rettangolare. Un susseguirsi di 26 templi thai rendono questo sito il più affascinante del paese: un ricamo architettonico del credo puntellato da chedi, la struttura della parte superiore dei templi a forma di loto o di campana, una meraviglia votata a Nma, Naga e Meru, l’acqua, il serpente e la montagna sacra, elementi dell’antico ordine religioso.
Non solo le strutture si caratterizzano per lo “stile Sukhothai” tipico del luogo, anche le statue del Buddha presentano dei tratti particolari di questa zona: sono tutte raffigurate in posizione eretta o nell’atto di camminare. Anche i tratti del volto sono più affusolati e la bocca delineata con una linea doppia di tradizione Khmer.
Un’altra particolarità del sito archeologico di Sukhothai che lo rende unico e suggestivo, è quella dei suoi templi circondati da vasche di forma rettangolare. Questa progettazione crea un eccezionale impatto scenico nella bellezza armonica delle forme e simboleggia inoltre un importante messaggio, quello della redenzione delle acque come il tramite per il Nirvana.
Il Palazzo Reale
Il Palazzo Reale è l’attrazione più importante del sito e si trova nel punto centrale del complesso archeologico. Comprende la residenza reale dove si scrisse la storia dell’antica capitale, e il tempio più grande, religiosamente e socialmente più importante, il Wat Mahathat, o tempio della Sacra Reliquia del Buddha. Una splendida struttura con un enorme chedi principale a forma di fiore di loto chiuso.
A poca distanza, a nord del grande tempio, si trova la statua di bronzo del re Ramkhamhaeng il Grande, raffigurato seduto su un trono. Più in basso si trova un’iscrizione dove si narra la sua vita e le prodezze che realizzò nel periodo d’oro di questa antica capitale.
