Dal Valentino a Stupinigi: in Piemonte ci sono delle residenze sabaude che sembrano castelli usciti da una favola
Un viaggio nelle antiche dimore e palazzi di Casa Savoia che gravitano intorno alla prima capitale d’Italia, alla scoperta della Torino Reale
Torino è sabauda, e i Savoia non sarebbero esistiti senza Torino. Un legame indissolubile, quello della famiglia reale con la prima Capitale dell’Italia unita, che anche oggi in tempi di repubblica è suffragato da una contestualizzazione storica dei luoghi simbolo dell’epopea monarchica nazionale poi, e piemontese prima.
La storia tra Torino e i Savoia è molto antica, e convenzionalmente viene fatta iniziare nel 1563, quando il duca Emanuele Filiberto trasferì la capitale del suo regno da Chambéry a Torino. Un ruolo che la città della Mole avrebbe ricoperto fino al 1847, e che successivamente occupò come capitale del Regno di Sardegna e, per soli 4 anni, anche del Regno d’Italia.
L’aver perso il suo faro di guida della nazione non ha però spento le ambizioni di guida culturale e di profonda eleganza del capoluogo piemontese che, soprattutto in questi ultimi anni, è tornata agli onori della cronaca con eventi musicali e sportivi, un profondo rinnovamento urbanistico, la consapevolezza di poter essere centrale nel panorama europeo grazie alla sua allure internazionale.
Visitare Torino non può, in alcun caso, prescindere da un approccio attento e metodologico al patrimonio architettonico sabaudo, che viene racchiuso nel sito UNESCO delle cosiddette “Residenze sabaude”, ma non solo. Complessivamente, infatti, l’agenzia ONU riconosce 14 siti intra-muros, ovvero appartenenti al comune di Torino e 9 siti provinciali. Ne sono esclusi altri sei, tra cui la Basilica di Superga e il Santuario di Vicoforte.
Proprio quest’ultimo merita una particolare attenzione. Il Montis Regalis, celebre per la cupola ellittica che è la più grande al mondo, a fine 2017 ha accolto le spoglie di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, formalmente gli ultimi sovrani d’Italia se si esclude il breve interregno di Umberto II. I feretri, prima situati ad Alessandria d’Egitto e a Montpellier, sono così rientrati in Patria e oggi sono ospitati in quello che proprio i Savoia vollero costruire come Pantheon di famiglia.

Sono loro le Residenze sabaude da scoprire a Torino
Elemento fondamentale nell’architettura di rappresentanza torinese, il Palazzo Reale affaccia sull’omonima piazza ed è oggi una delle strutture fondanti dei Musei Reali. Una struttura imponente, che per certi versi ricorda il Palacio Real di Madrid o i palazzi monarchici di Copenhagen e Stoccolma, dove l’alternanza tra barocco e neoclassico armonizza volumetrie sicuramente rilevanti. Merito dei progettisti originali, Ascanio Vittozzi e Carlo di Castellamonte, ma anche degli interventi successivi di Juvarra, Beaumont, Melano, Pelagi, Ferri, Morgari, de Monora e Solari. Imponente la facciata introdotta da una cancellata in ferro e due grandi statue equestri, ma fondamentali sono il primo e secondo piano,rispettivamentequello Nobile e degli appartamenti, sui quali insistono scaloni d’onore e affreschi di grande pregio, così come l’Armeria Reale.
Palazzo Reale prese, nel corso del Seicento, piede come residenza d’onore rispetto a Palazzo Madama, che però primeggia con la sua straordinaria facciata monumentale a tempio. Anch’essa opera di Juvarra, il grande modernizzatore della Torino settecentesca, l’edificio è celebre soprattutto per lo scalone d’onore, gli affreschi delle sale e per aver ospitato, dal 1848 al 1864, il Senato del Regno d’Italia. Oggi è impiegato come museo e monumento a sé stante.

Destino analogo quello di Palazzo Carignano, sul quale traspare l’inconfondibile impronta barocca di fine Seicento. A differenza del Reale e del Madama, infatti, qui il lavoro di Guarini e Baroncelli è molto differente per colori e forme: vi è preferita la rotondità delle strutture, i sottotoni ocra e marrone, un’atmosfera molto più carica e per questo diversamente monumentale rispetto ai già citati edifici torinesi. Sede del Museo del Risorgimento, è qui che nacque Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia, e se la capitale fosse rimasta a Torino qui si sarebbe riunita la Camera dei Deputati. Con la perdita dello status di prima città, il palazzo ha ricoperto diversi ruoli e incarichi, mantenendo però inalterata la preferenza per eventi di rilievo culturale, come è ancora oggi.
Immerse nel verde che punteggia e circonda la città, Villa della Regina e il Castello del Valentino possono essere considerate dei buen retiri che esulano dalla monumentalità e preferiscono invece una versione, in scala gigante, dei ritiri di campagna tanto amati dalla nobiltà sabauda. Villa della Regina risale circa al XVII secolo, voluta dal cardinale Maurizio di Savoia ma la cui fama è legata a Polissena d’Assia e Anna Maria d’Orleans, le regine sabaude che la scelsero come residenza estiva, vista la collocazione collinare. Le forme della villa ricordano da vicino quelle di Villa Aldobrandini a Frascati (Roma), condividendo peraltro anche il periodo di realizzazione.

Il Valentino, all’interno dell’omonimo e celebre parco, è invece un suggestivo maniero barocco di metà Seicento, dal gusto tipicamente francese (ricorda le architetture della Loira o di Parigi), la cui grande fama è dovuta sicuramente a Maria Cristina di Borbone, che la scelse per residenza di diletto. Un luogo che ispira rilassatezza e pace, oggi impiegato come sede di alcuni corsi di laurea dal Politecnico di Torino, in una interessante commistione tra arte e cultura.
Le residenze sabaude fuori Torino
Moncalieri, Nichelino, Venaria, Rivoli, Agliè, Racconigi, Bra e Govone. Sono davvero numerosi i castelli, le regge e le residenze che Casa Savoia fece realizzare nel Torinese e non solo, estendo i propri luoghi di rappresentanza fino alle attuali province di Cuneo e Biella.
Non ha bisogno di presentazioni Venaria Reale, antesignana della Reggia di Caserta e sulla quale ritroviamo – guarda caso – la brillante mano dello Juvarra, coadiuvato da Garove, Alfieri e di Castellamonte. Un edificio inteso inizialmente come casa di caccia in campagna, favorito dalla prossimità alle valli di Lanzo, di cui in molti hanno ben impressa l’immagine della candida e luminosa Galleria Grande.

Oggi adibito a caserma, il Castello di Moncalieri si regge sulle fondamenta di un fortilizio duecentesco (i Savoia sono una delle più antiche famiglie reali d’Europa, n.d.a.) voluto da Tommaso I e progressivamente trasformato in castello, dimora gentilizia e recentemente anche in museo, con la mostra permanente su Maria Letizia Bonaparte.
Di castelli sabaudi ne troviamo anche a Venaria Reale (si tratta in questo caso del Castello della Mandria, non della reggia); quello di Rivoli è un complesso incompiuto risalente addirittura al IX secolo, un tronco di storia che emerge da architetture mai compiute e che si confronta con i giorni d’oggi ospitando il Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli.
Magnifico e imponente è il Castello ducale di Agliè, grande complesso costruito nel XII secolo e via via rimaneggiato, che dal 1939 è una proprietà dello Stato. Gli amanti delle serie TV lo ricorderanno perché è qui che è stato girato lo sceneggiato Elisa di Rivombrosa. Il Castello di Govone fu una delle tante residenze savoiarde tra Settecento e Ottocento, arricchita da una serie di bellissimi saloni affrescati e introdotto da scaloni monumentali.
Il Castello di Pollenzo, costruito a partire dal 1386, deve oggi la sua fama all’Università di scienze gastronomiche, la prima nel suo genere in Italia. Fondata nel 2003 da Carlo Petrini di Slow Food, occupa gli spazi di questo magnifico edificio dalle forme eclettiche, particolarmente afferenti al cosiddetto “periodo carloalbertino” (inizi del XIX secolo).

