Mozia, l’avamposto dei Fenici nel Mediterraneo
Dalle placide acque della laguna dello Stagnone affiora uno dei porti più importanti del Mediterraneo antico: Mothia l’isola fenicia
L'antica città fenicia stock.adobe.com
Mozia è un atollo di storia arcaica che testimonia quelli che furono i traffici marittimi del mare nostrum e delle contese tra greci e cartaginesi per il dominio della Sicilia nei secoli prima di Cristo. Un inestimabile tesoro del passato a poca distanza da Marsala, svelato da un commerciante inglese che amava il buon vino e l’archeologia.
Mozia, l’isola dove sbarcarono i Fenici
Mozia fu una ricca colonia fondata dai Fenici nell'VIII sec. a.C., una delle quattro isole della laguna dello Stagnone, collegata alla terraferma da una strada che oggi appare appena sotto il pelo dell’acqua: lunga circa 1,7 km e larga 7 metri, quel tanto che era sufficiente a far transitare due carri. In estate sono tanti i turisti che raggiungono l’isola in costume ed infradito, temerari delle onde alla caviglia , orientati dalla curiosità e dall’amore per la storia antica.
Quest’isola infatti fu una stazione commerciale per le navi che solcavano il Mediterraneo e acquisì ulteriore importanza quando si rivelò un punto strategico per la colonizzazione della parte occidentale della Sicilia da parte dei Fenici, mentre i Greci iniziarono a colonizzare la parte orientale. Non mancarono le dispute per quest’area di Sicilia: Mothia venne coinvolta nel VI secolo a.C. negli scontri tra i due contendenti per l’intera dominazione dell’isola.
La piccola isola di Mozia venne assediata e distrutta nel 397 a.C. da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa che costrinse i suoi abitanti a trasferirsi sulla terraferma nella colonia di Lilibeo, l’attuale Marsala. Si avviò così l’inesorabile declino del ricco atollo fenicio per poi essere gradualmente abbandonato fino alla riscoperta della sua fiera identità da parte di Giuseppe Whitaker, figlio di una facoltosa famiglia inglese, commercianti di vino trasferitasi a Marsala nel ‘900. Il giovane rampollo acquistò l’isola e diede avvio agli scavi archeologici che portarono alla luce anche la famosa statua del “giovane di Mozia” oggi custodita al Museo Whithaker di Mozia, una splendida testimonianza in marmo risalente al V secolo a.C.
Cosa vedere a Mozia: lungo il sentiero principale le meraviglie da scoprire
Dopo essere approdati sull’isola a piedi vogando le placide acque lagunari oppure traghettati da qualche barchetta di pescatori o da qualche traghetto di linea, l’isola di San Pantaleo, come oggi viene chiamata Mozia, vi apparirà come una piccola perla mediterranea ricoperta della sua macchia e invasa dal profumo di ginepro. Difficile perdersi in questa piccola realtà: il sentiero principale percorre il perimetro dell’isola sostando nei pressi dei resti dell’antica città dei Fenici. L’itinerario completo ha la durata di un’ora e mezza: tra le tappe più significative la necropoli arcaica, costituita da pietre tombali e urne, il Tophet, che traccia l’area sacra con un santuario a cielo aperto, e il Cothon, un piccolo bacino artificiale di forma rettangolare collegato al mare e aperto da un canale, sono diverse le ipotesi della sua funzione ma nessuna è certa. Durante tutto il percorso vi imbatterete spesso nelle superstiti torri di guardia. La porta Nord è la meglio conservata ed è considerata la sentinella dell’isola che la veglia da secoli.
Come arrivare
L’isola di Mozia è raggiungibile imbarcandosi direttamente a Marsala. Il traghetto parte dall’Imbarcadero Salina Infersa e attraversa la laguna dello Stagnone sin all’attracco all’isola. La compagnia che opera i collegamenti da Marsala all’isola è la Mozia Line.
Nei periodi di bassa marea è possibile fare la traversata della strada subacquea a piedi partendo dalla contrada Birgi. Il consiglio è quello di munirsi di zainetti impermeabili e vestiario idoneo (l'acqua arriva in certi punti fino al petto) . Un’esperienza unica degna del nome “avventura”.

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