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Monteverdi e Caravaggio sonar stromenti e figurar la musica  

Dettaglio eventi a Cremona

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Redazione
Scritto da Redazione
Dove Cremona
Quando: dal 11/07 al 23/07
Categoria: ARTE & CULTURA

<p>Un anno speciale il 2017 per <strong>Cremona</strong>, ricorrono infatti i 450 anni della nascita di <strong>Claudio Monteverdi</strong>, il compositore cinquecentesco che nella citt&agrave; lombarda ebbe i natali.</p><p>Per festeggiare l&rsquo;anniversario, <strong>Cremona</strong> ha organizzato un anno di celebrazioni musicali e artistiche. Un flusso di proposte che vedr&agrave; nuove produzioni, concerti unici, mostre e la crociera musicale lungo le terre amate da Monteverdi: Cremona, Mantova, Venezia.</p><p>Il tutto organizzato dal<strong> Comitato promotore</strong>, nato nel 2015 e composto dal Comune di Cremona, dalla Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, dalla Fondazione Museo del Violino, dal Dipartimento di musicologia e beni culturali dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Pavia, dall&rsquo;Istituto Superiore di Studi Musicali Claudio Monteverdi, dalla Fondazione Stauffer e dall&rsquo;Archivio di Stato. Fanno parte inoltre del Comitato il Ministero dei Beni e delle Attivit&agrave; Culturali e del Turismo, Regione Lombardia e il Comune di Mantova.</p><p>Ne &egrave; scaturito un <strong>ricco programma di eventi</strong> che abbraccia numerosi filoni, ognuno dei quali ha il proprio punto di riferimento nelle istituzioni che partecipano al Comitato.</p><p>L&rsquo;intera citt&agrave; sar&agrave; coinvolta: musica negli spazi pubblici, nei palazzi storici anche privati, nelle chiese barocche, giardini e cortili &ldquo;nascosti&rdquo;, musica per tutti e in ogni luogo. Il 2017 vedr&agrave; il <strong>Festival Monteverdi</strong> al suo massimo: il 5 maggio inaugura con l&rsquo;Orfeo dell&rsquo;Accademia Bizantina poi, per dare solo un assaggio, si prosegue il 20 dello stesso mese con Jordi Savall che si esibir&agrave; in un concerto intitolato Istanbul, il 27 uno spettacolo unico nel suo genere, le marionette della Compagnia Carlo Colla accompagnate dalla musica de Il ballo delle ingrate e Il combattimento di Tancredi e Clorinda e John Gardiner, il 24 giugno, diriger&agrave; il Vespro della Beata Vergine nella cornice unica del Duomo di Cremona.</p><p>Un capitolo a parte meritano le <strong>mostre</strong>, pensate per rendere omaggio a Claudio Monteverdi e anche alla cultura musicale e figurativa di quel periodo. Preceduta dal concerto inaugurale il 7 aprile all'Auditorium Giovanni Arvedi, con La bella pi&ugrave; bella con Roberta Invernizzi, soprano, Franco Pavan, liuto e torba, la prima mostra ad aprire sar&agrave; <em>Monteverdi e Caravaggio, sonar stromenti e figurar la musica</em> ospitata al Museo del Violino di Cremona, dall&rsquo;8 aprile al 23 luglio 2017 dove sar&agrave; ricostruita l&rsquo;orchestra dell&rsquo;Orfeo attraverso l&rsquo;esposizione degli strumenti originali dell&rsquo;epoca, selezionati seguendo le indicazioni annotate nelle prime edizioni a stampa dell&rsquo;opera, eseguita la prima volta esattamente 410 anni fa.</p><p>La <strong>partitura</strong> prevede infatti un organico ben definito: &ldquo;duoi gravicembali, duoi contrabassi de viola, dieci viole da brazzo, un&rsquo;arpa doppia, duoi violini piccoli alla francese, duoi chitaroni, duoi organi di legno, tre bassi da gamba, quattro tromboni, un regale, duoi cornetti, un flautino alla vigesima seconda, un clarino con tre trombe sordine&rdquo;.</p><p>L&rsquo;elenco non solo testimonia le <strong>consuetudini musicali dell&rsquo;epoca</strong>, ma anticipa le tendenze del barocco in Italia, con l&rsquo;affermazione delle viole da braccio su quelle da gamba. Gli strumenti in mostra sono stati scelti secondi criteri di valore filologico ed estetico e provengono dalle maggiori collezioni italiane e internazionali. Particolare attenzione &egrave; stata posta nella ricerca di esemplari conservati o riportati, grazie al restauro, senza gli interventi che, nei secoli successivi, si sono rivelati necessari per affrontare i repertori sette e ottocenteschi.</p><p>Laddove questo non sia stato possibile, a fianco dello strumento ammodernato, sar&agrave; presentata una copia con montatura barocca. Applicazioni multimediali permetteranno di ascoltare il suono di ognuno di essi per conoscerne il timbro e identificarne il ruolo nella <strong>trama musicale</strong> e simbolica dell&rsquo;Orfeo. L&rsquo;esposizione trover&agrave; posto all&rsquo;interno del percorso museale, per sottolineare le affinit&agrave; che gi&agrave; tra XVI e XVII secolo legano liuteria e musica.</p><p>Si potr&agrave; anche ripercorrere la n<strong>ascita del violino</strong> grazie alla famiglia cremonese Amati e rileggere il contributo della scuola bresciana, testimoniata dall&rsquo;opera di Gasparo da Sal&ograve;, la cui viola tenore con montatura barocca arriva con altri preziosi prestiti dall&rsquo;<strong>Ashmolean Museum di Oxford</strong> e di Giovanni Paolo Maggini di cui sar&agrave; esposto un magnifico contrabbasso del 1610, con altri preziosi strumenti di scuola veneziana, terzo straordinario centro di produzione di strumenti musicali dell&rsquo;epoca.</p><p>L&rsquo;<strong>Orfeo di Monteverdi</strong> ha un lieto fine: il suo eroe diventa simbolo dell&rsquo;amore che supera la morte. Il ruolo apollineo e salvifico della musica ha ispirato diverse rappresentazioni pittoriche. Tra le pi&ugrave; famose &egrave; certamente Il Suonatore di Liuto di Caravaggio.</p><p>Questa meravigliosa opera, presentata a Cremona come introduzione agli strumenti musicali e proveniente da una collezione privata, ha una storia affascinante: il dipinto realizzato nel 1597 dal grande pittore per il Cardinal del Monte, comprato dal Duca di Beaufort nel 1726-1737, portato a Badminton House nel Gloucestershire, dove &egrave; rimasto per due secoli e mezzo, venduto nel 1969 come una copia e infine nuovamente a New York nel 2011.</p><p>Si tratta di un quadro meno famoso rispetto alla versione conservata all&rsquo;Hermitage e alla altrettanto celebre versione Wildenstein gi&agrave; esposta al Metropolitan Museum di New York, tuttavia riscoperto e attribuito con certezza a Caravaggio da grandi studiosi come Sir Denis Mahon, Mina Gregori e Claudio Strinati.</p><p>La natura morta qui raffigurata &egrave; simile a quella utilizzata da Caravaggio per il <strong>Ragazzo morso da un ramarro</strong> e rivela una brillante osservazione degli effetti della luce sul vetro e attraverso l&rsquo;acqua; tutto viene rappresentato con una eccezionale accuratezza, al punto da poter determinare non solo l&rsquo;et&agrave; del liuto e del violino, ma anche seguire ciascun dettaglio delle corde, della scatola dei piroli, del ponticello, della cassa, della tastiera, della rosetta cos&igrave; come questi elementi erano nella realt&agrave;.</p><p>Gli strumenti fanno parte della estesa collezione del <strong>Cardinale Del Monte</strong> e la musica, incipit di quattro madrigali di Jacques Arcadelt, era scritta probabilmente su uno spartito. Caravaggio vede e studia quegli strumenti dal 1595 quando prende servizio presso il Cardinale a Roma e dimostra di possedere una discreta stz-form-stzazione musicale, tanto da rappresentare diversi strumenti e partiture in altre sue importanti opere come i Musici (1595 circa), Riposo durante la fuga in Egitto (1594-1595), Amor vincit omnia (1601-1602).</p><p>Durante il periodo della mostra, in collaborazione con le altre istituzioni cittadine, verranno organizzate c<strong>onferenze e incontri su temi di carattere organologico</strong> e di prassi esecutiva ai tempi di Monteverdi. &ldquo;Cos&igrave; la mostra allestita negli straordinari spazi del Museo del Violino, partendo dall&rsquo;opera di Monteverdi, dai suoi strumenti e dalla luce di Caravaggio &ndash; afferma Fausto Cacciatori, conservatore delle collezioni del Museo del Violino - ripercorre il clima di cambiamento e novit&agrave; di un periodo denso di significati per la storia della musica e degli strumenti musicali, e per l&rsquo;arte del dipingere: sono gli anni in cui il violino si rivela, per timbro e sonorit&agrave;, pi&ugrave; adatto degli altri strumenti a interpretare i toni del melodramma, ad accompagnare in musica il &ldquo;recitar cantando&rdquo;; sono gli anni in cui il naturalismo di Caravaggio conferisce a ogni corpo una stz-form-stza tridimensionale evidenziata dalla particolare illuminazione, lasciando in eredit&agrave; uno stile proprio, oggi noto non a caso come &ldquo;caravaggismo&rdquo;.</p><p>La mostra &egrave; realizzata con il sostegno di <strong>Granarolo</strong> e <strong>Museo del Violino friends</strong>. &ldquo;Il Gruppo Granarolo, in occasione del suo Sessantesimo anno, - ha dichiarato Gianpiero Calzolari, Presidente del Gruppo - ha deciso di sostenere la mostra Monteverdi e Caravaggio, sonar stromenti e figurar la musica, &nbsp;nell'ambito delle celebrazioni &nbsp;450&deg; Cremona per Monteverdi, promosse da un&rsquo;Amministrazione attenta ed espressione di tanti soci della nostra realt&agrave; cooperativa. Un modo per essere vicino a un territorio e alla sua ricchezza multistz-form-stze, di fronte al mondo&rdquo;.</p><p>Dal 20 aprile al 31 dicembre 2017 nella <strong>Sacrestia della Chiesa S. Abbondio a Cremona</strong> sar&agrave; inoltre allestita la mostra Monteverdi tra Cremona, Mantova e Venezia a cura dell&rsquo;Archivio di stato di Cremona con la collaborazione dell&rsquo;Archivio di Stato di Mantova e dell&rsquo;Archivio Diocesano di Cremona.</p><p>Si tratta di una esposizione documentaria dedicata alla figura di Claudio Monteverdi, ricostruita tramite un&rsquo;ampia scelta di documenti appartenenti all&rsquo;Archivio di Stato di Cremona per quanto attiene ai primi anni di vita del Maestro e alla sua famiglia e agli Archivi di Stato di Mantova e Venezia per le successive vicende biografiche e artistiche. <strong>Sono ripercorse le vicende private di Monteverdi e della sua famiglia</strong> dalla nascita nella parrocchia dei SS. Nazario e Celso, fino allo sviluppo della sua carriera prima alla corte dei Gonzaga quindi presso la Repubblica Serenissima. Nella seconda parte dell&rsquo;anno le celebrazioni monteverdiane proseguiranno con una mostra alla Pinacoteca, dal 6 ottobre al 6 gennaio 2018, dedicata ad una delle figure di eccellenza del panorama figurativo del barocco nell'Italia settentrionale: Genovesino tra le eleganze del barocco e il naturalismo del Caravaggio.</p><p>L&rsquo;esigenza di una mostra monografica su Luigi Miradori detto il Genovesino &egrave; avvertita a <strong>Cremona</strong> ormai da molti anni, in quanto l&rsquo;artista di origine ligure &egrave; il principale protagonista della pittura nella citt&agrave; lombarda dalla met&agrave; degli anni Trenta del Seicento per circa un ventennio, fino alla morte, avvenuta nel 1656, e non ha ancora goduto a livello espositivo della fortuna adeguata al suo ruolo di eccellenza nel panorama figurativo del barocco nell&rsquo;Italia settentrionale.</p><p>La mostra si configura come un&rsquo;<strong>esposizione monografica tradizionale</strong> che rende conto delle varie tappe del percorso stilistico del pittore riunendo per la prima volta un numero elevato di dipinti autografi; ma vuole comunque aprirsi con&nbsp;un panorama dei masterpieces del primo Seicento cremonese e di alcune opere che, a Genova e nel ducato farnesiano, hanno potuto colpire l&rsquo;immaginario in stz-form-stzazione del giovane Miradori. Con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di Regione Lombardia e il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attivit&agrave; culturali e del turismo.</p>

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