Lanciano: la guida completa e aggiornata
Guida Lanciano, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Lanciano si trova nella Val di Sangro, lungo il corso dell’omonimo fiume, in provincia di Chieti. Situato in una fascia collinare che dalla Maiella arriva fin quasi all’Adriatico, Lanciano secondo la tradizione è stata fondata da un compagno di Enea, Solima, nel 1179 avanti Cristo, con il nome di “Anxanon”. Anche se la leggenda è naturalmente falsa, è però stato dimostrato dagli esperti che proprio a quel periodo risalgono i primi insediamenti nella zona.
Lanciano fu poi capitale del popolo Frentano, di origine sannitica, che intorno al 300 avanti Cristo si federò poi con Roma diventando in seguito municipium con il nome di “Anxanum”. Secondo una leggenda, di Anxanum era anche Cassio Longino, il soldato che nel racconto evangelico trafisse il costato di Gesù con una lancia e poi si pentì, proclamando la Resurrezione di Cristo. Secondo il racconto il soldato, tornato a Lanciano a predicare, sarebbe stato poi condannato a morte nel luogo ove oggi si trova il Convento di San Legonziano, e il nome della stessa città viene in realtà dalla sua celebre lancia.
Lanciano antica crebbe in fretta, grazie alla sua centralità soprattutto per le fiere nundinae, trovandosi sulla strada che unisce il Nord Italia con la Puglia. Saccheggiata dai Goti, fu poi rasa al suolo dai Longobardi e ricostruita (i primi furono gli edifici che oggi corrispondono al borgo di Lancianovecchia). Uno degli episodi più importanti nella storia di Lanciano avvenne però nella prima metà dell’ottavo secolo, e si tratta del Miracolo eucaristico di Lanciano: nella Chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano, un monaco basiliano, mentre stava celebrando la messa, venne colto da un dubbio sulla reale presenza di Gesù nelle ostie e nel vino; secondo la tradizione, non appena ebbe effettuato la consacrazione l’ostia si trasformò in un pezzo di carne e il vino in sangue. Le reliquie vennero poi chiuse in una teca d’argento e d’avorio in un tabernacolo, poi custodite all’interno della Chiesa di San Francesco. Esami effettuati nel ventesimo secolo hanno dimostrato che in effetti le reliquie sono di tessuto organico, per la precisione di un miocardio. Così, ogni anno migliaia di pellegrini si recano a Lanciano per contemplare il miracolo, che ha avuto, secondo altre fonti, anche un’altra occorrenza: nel 1273 una donna gettò infatti un’ostia consacrata nel fuoco su consiglio di una fattucchiera, ma l’ostia si tramutò in carne da cui cominciò a sgorgare abbondante sangue. Le reliquie furono poi portate a Offida, nel Santuario di Sant’Agostino.
Nel 1060 Lanciano venne annessa al Regno di Sicilia (poi Regno di Napoli), seguendo per i secoli successivi, fino all’Unità d’Italia, le vicende di questo stato, prima sotto i Normanni e poi sotto Svevi, Angioini e Aragonesi, con una sempre crescente prosperità dovute alla produzione e al commercio di ceramica, aghi, oreficeria, strumenti in ferro, prodotti in bronzo, in cuoio, in pelle; dal Cinquecento in poi, invece, cominciò un periodo di contrazione.
Lanciano, come tutta la Val di Sangro, è importante prima di tutto dal punto di vista logistico per la sua posizione; oltre ai settori tradizionali come l’agricoltura e l’artigianato (in particolare produzione di olio, vino, mobili rustici, oreficeria), ospita gli stabilimenti industriali della Honda e della Sevel, oltre a una fitta rete di piccole e medie imprese; anche il turismo ha un ruolo più importante, in particolare per il Miracolo eucaristico.
Tra gli eventi più importanti della vita lancianese, la Fiera Nazionale dell’Agricoltura ad aprile e l’Estate Musicale Frentana.
La cucina di Lanciano è piuttosto ricca: da una parte con i piatti più noti dell’Abruzzo come gli spaghetti alla chitarra o gli arrosticini, senza dimenticare porchetta e pallotte cac’ e ov’, la cicerchiata o l’agnello alla brace, dall’altra con delle specialità tipiche del posto. Tra queste, in rintrocilo (pasta lunga da mangiare con sugo di carne d’agnello), il brodo di cardone, la pizz’ e foje, le cotiche e fasciùl; e poi ancora le lumache di terra in umido, tipiche delle festività natalizie (le “ciammajiche”), il “cif e ciaf” (spezzatino di maiale con peperoni), il coniglio cucinato sotto al coppo di metallo, il baccalà coi peperoni. Tra i dolci più apprezzati sono da ricordare il bocconotto alle mandorle, le crispelle natalizie con uvetta e zucchero a velo, i tarallucci e il tipico dolce di Pasqua, detto “la pupa, il cavallo e il cuore”, da regalare rispettivamente alle figlie femmine, ai figli maschi e alle coppie sposate, costituiti da pasta frolla con glassa di albume e zucchero.












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