Lavarone: la guida completa e aggiornata
Guida Lavarone, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Più che un comune vero e proprio, Lavarone, provincia di Trento, è un insieme di abitati sparsi, la definizione esatta è proprio ‘comune sparso’, con la sede municipale in frazione Gionghi, oltre la quale ci sono Azzolini, Bertoldi, Birti-Lenzi, Cappella, Chiesa, Lanzino, Magrè, Malga Laghetto, Masetti, Oseli, Piccoli, Rocchetti, Slaghenaufi, per un totale di poco più di mille cittadini. Si trova tra gli altopiani di Folgaria e di Luserna, in una zona ricca di boschi, ad un’altitudine media di 1185 metri. Fa parte della Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri.
Ufficialmente, il nome di Lavarone appare per la prima volta nel 1184 in un documento pontificio, ma di sicuro l’altopiano era abitato da tempi antichi, come testimonia la presenza di vecchi forni. Tutto il Trentino è ducato longobardo fino al 774 .
L’altopiano è importante perché via di transito, visto che da qui passava l’antica via dell’Ancinum che salendo dalla Valle dell’Astico scendeva verso Caldonazzo, di cui Lavarone faceva parte, collegando la Germania con il resto d’Italia.Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo giungono i Cimbri, provenienti dalla zona delle Prealpi vicentine. Dal 1400 l’altopiano passa di mano in mano, dai vescovi di Trento ai duchi d’Austria alla Repubblica di Venezia e poi di nuovo ai vescovi.
Dal 1800 la zona è dominio austriaco. Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 diventa meta turistica dell’aristocrazia e della borghesia austro-ungarica. Ma durante la I guerra mondiale è pesantemente interessata dal conflitto. Infatti Lavarone, che era anche una timida località turistica, è trasformata in una zona fortificata utilizzata dall’esercito austriaco. Anni terribili, tanto che la popolazione è evacuata in Austria e il rientro avviene solo dopo il 17 dicembre 1918. Nel primo dopoguerra, molti abitanti di Lavarone abbandonano la zona che entra in una situazione piuttosto critica, intensificata anche nel corso della II guerra mondiale. Dagli anni Cinquanta del secolo scorso, però, il turismo riprende alla grande e risolleva le sorti del territorio.
Anche se a Lavarone la voce economica più importante è quella turistica, è praticato con successo l’allevamento. Rilevante l’industria di trasformazione alimentare, con prodotti lattiero-caseari e insaccati.
Tra gli eventi a Lavarone, da ricordare il Millegrobbe, due giorni di competizioni sugli sci di fondo a gennaio. A febbraio, immersione sotto il ghiaccio nel lago di Lavarone. Il 4 maggio si festeggia San Floriano, il patrono dell’altopiano, il 16 agosto San Rocco.
Tra i piatti di questa zona, non lasciarsi sfuggire il Vezzena, formaggio di alpeggio, e le ricette a base di funghi, come i ravioli con i finferli. I ravioli sono anche ripieni di erbette di montagna, rape rosse, patate e in genere sono conditi con un sugo a base di burro fuso e generoso parmigiano. Da assaggiare i canederli, una sorta di polpette sferiche in cui c’è uovo, pangrattato, formaggio, speck, serviti in brodo o asciutti in compagnia di un’insalata mista di erbe di montagna. Si usa anche il bollito, di varie carni tra cui immancabile il manzo, proposto con una piccante salsa di rafano. In ricordo della dominazione austro-ungarica, da provare pure la zuppa di gulash. Tra i dolci, le crostate con i frutti del bosco e quelle di castagne.
Lavarone è tutto un mondo che, per usare un’espressione dell’ospite più illustre che vi abbia soggiornato, Sigmund Freud, sta “ovunque e da nessuna parte”. In tempo di neve è un paradiso per gli sciatori, con le sue decine di chilometri di piste, dalle parti delle frazioni di Bertoldi e Malga Laghetto, e i suoi impianti di risalita, parte del “Carosello dei Forti” e di Skirama Dolomiti. In estate relax e sport, tra passeggiate e bici, solo per citare qualche attività, trovano il meglio nei boschi dell’altopiano e attorno al suo lago, dove ci si può dedicare anche alla pesca.



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