Mottola: la guida completa e aggiornata
Guida Mottola, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Provincia di Taranto, quasi 17mila abitanti, Mottola è una città collinare che sfiora i 400 metri sul livello del mare e domina tutto il golfo di Taranto sino ai monti della Basilicata e della Calabria.
Il suo territorio è caratterizzato a sud della città da un’area dominata dalle gravine, le formazioni carsiche originate dall’acqua meteorica sulla roccia calcarea, e ci sono i fiumi fossili dello Jonio, cioè gli spettacolari canyon di Petruscio, Capo Gavito, Forcella, San Biagio. Nella parte a nord il paesaggio si mostra come un altopiano ondulato le cui vette raggiungono anche i 500 metri d’altezza, ancora con rocce calcaree miste a dolomie cristalline, con un contorno di boschi misti, soprattutto querce, ultimi lembi di una ampia foresta originaria presente fino alla fine del 1800.
Piacevole il clima, mitigato dalla leggera altezza, dalla posizione esposta ai venti e dalla vicinanza con il mare, ad appena una decina di chilometri. Un luogo da vivere in ogni stagione, anche se la primavera, con le fioriture sulle gravine, profumano e rallegrano di tanti colori tutto il territorio.
La posizione strategica di Mottola ne hanno fatto un centro importante fin dall’antichità: le testimonianze archeologiche hanno dimostrato infatti che era già abitata nella prima metà del secondo millennio avanti Cristo e molto frequentata sia nell’età del bronzo sia in quella del ferro.
Qui si sono scontrate antiche genti, Bruzi e Messapi contro i Tarantini, poi questi contro i Romani che combatterono in zona contro i Cartaginesi di Annibale. Una acclarata tradizione vuole che proprio nei pressi di Mottola il console romano Curio Dentato abbia sconfitto Pirro, re dell’Epiro, nella seconda metà del III secolo avanti Cristo.
Nel corso dei secoli successivi, Mottola diventa fortezza bizantina, poi dominio dei Longobardi, durante il quale appare per la prima volta il suo nome ufficiale, in una pergamena del 774.
Non sfugge alle devastazioni dei pirati saraceni, attorno alla metà del nono secolo. Si risolleva ma viene distrutta di nuovo dai Normanni che poi la ricostruiscono, siamo ormai nel 1100. Passa di mano in mano, Svevi, Angioini, principato di Taranto, varie famiglie feudatarie fino ad arrivare ai Caracciolo nel 1600 che la tennero per altri due secoli.
L’economia di Mottola è legata prima di tutto all’agricoltura e all’allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. Importante l’industria di trasformazione alimentare, soprattutto lattiero-casearia.
In ascesa il turismo, in particolare naturalistico.
Tra gli eventi di Mottola, in primis ci sono quelli della Settimana Santa che termina in realtà con la domenica successiva, la Domenica in Albis, con la processione della Madonna del Carmine fino alla località detta della Madonna Abbasc'.
Da ricordare pure il 4 maggio la Fiera di Sant’Antonio e i primi di giugno una duegiorni dedicata a Sant’Agostino. Il 16 luglio è la festa della Madonna del Carmine e i primi dieci giorni di questo mese ospitano il Festival Internazionale della Chitarra. Attorno al 12 ottobre si ricorda la Vergine del Santissimo Rosario e il 29 dicembre il patrono San Tommaso Becket.
Decisi i sapori della cucina di Mottola, tra minestre di legumi misti e carne alla brace. Da provare la purea di fave presentata con cicoria selvatica ripassata in padella con aglio e peperoncino e le orecchiette o i cavatelli conditi con i broccoli e le cime di rapa, oppure con pane tostato nell’olio extravergine, sempre con un pizzico di peperoncino. Per i dolci, da assaggiare le pettole zuccherate, le focaccine fritte nell’olio e ‘decorate’ con ricotta, i taralli ricoperti di glassa. Ma da non lasciarsi sfuggire pure i taralli salati, magari con i semi di finocchio nell’impasto.
Il suo nome deriva probabilmente dalla storpiatura longobarda del termine prelatino ‘mott’, da cui ‘motta’, cioè altura. Mottola, paese antico in cui trovare un paesaggio speciale, tra le asperità delle gravine, i suoi boschetti, gli uliveti secolari, le masserie storiche sparse qua e là, il golfo che spazia tra Taranto e Calabria, la visita unica alle Grotte di Dio, testimonianza della secolare devozione religiosa.









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