Sarentino: la guida completa e aggiornata
Guida Sarentino, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Provincia di Bolzano, Sarentino è posto a un’altitudine di poco più di 950 metri ed è il centro economico, politico e sociale della valle che porta il suo nome e che si estende per una cinquantina di chilometri fino al Passo Pennes a 2.211 metri di altezza. I suoi abitanti sono circa 2500 ma diventano 6800 circa considerando le 27 frazioni di cui il comune, attraversato dal fiume Talvera, è composto: Sonvigo, Acereto, Campolasta, Prati, Pennes di Fuori, Spessa, Valdurna, Montessa, Campo di Ronco, Gentersberg, Collerno, Pennes di Dentro, Kandelsberg, Mules, Vangabassa, Villa, Riodeserto, Pozza, Corvara, San Martino, Montenovale, Stetto, Trina, Boscoriva, Selva di Vormes, Riobianco, Lana al Vento.
Abitato fin dalla preistoria, in particolare nell’età del bronzo, da cacciatori che probabilmente frequentavano la zona in estate. Ma ufficialmente di Sarentino si parla nel 1142, in un documento legato all’Abbazia di Novacella e si sa che dal 1250 la valle omonima è amministrata da un certo Ugo di Velturno. Dal1363 è dominio a intermittenza dei conti di Tirolo e del Regno Asburgico, gestita da diverse famiglie nobili, come i signori di Northeim, poi dal 1500 la dinastia Wagner di Bolzano, che dal 1681 si fecero chiamare conti di Sarentino. Sono anni anche di stregoneria, quelli, tanto che nel 1540 si svolge un grande processo alle streghe tra cui la famosa Pachlerzottl, condannata e bruciata. Rientrato a far parte dell’Austria nel 1817, alla fine della I guerra mondiale il territorio è annesso all’Italia. Durante il fascismo, un lungo periodo di sofferenza, poiché bisogna decidere se rimanere tedeschi ed emigrare o diventare italiani. Sorgono anche le cosiddette scuole nelle catacombe, in cui si insegna nella lingua locale ovviamente ben nascosti. Nel secondo dopoguerra la vocazione turistica si fa sempre più intensa.
Dal punto di vista economico, pur se il turismo occupa buona parte della popolazione, il settore agricolo e dell’allevamento è in piena forma. Così come quello dell’artigianato, di legno, stoffa, cuoio.
Tra gli appuntamenti a Sarentino, immancabile da vivere l’atmosfera dell’Avvento, quando il paese si trasforma (ulteriormente) in un luogo incantato, luci, mercatini, odore di dolci e soprattutto ci sono loro, i “Klöckeln”, strani personaggi (in genere uomini) vestiti con maschere curiose che li fanno assomigliare a eccentrici animali… umani, e dotati di campanacci con i quali cercano di scacciare gli spiriti cattivi nonché di trovare un alloggio adeguato alle loro esigenze. Ma Sarentino pullula anche di diverse feste in ogni stagione, in cui si mostrano i prodotti tipici, dai ricami sul cuoio e su tessuti, ai decori su legno, al meglio della gastronomia.
In proposito, c’è la Sarnar Morgreti Essn, i primi di luglio, ovvero la settimana gastronomica. Il 15 agosto si omaggia la patrona, Santa Maria Assunta, mentre il primo fine settimana di settembre si festeggia l’evento per eccellenza, la Sagra della Val Sarentino: durante il sabato e la domenica si svolgono sfilate di carri allegorici, esibizione di gruppi folk, fanfare a cavallo, concerti di bande musicali, fiaccolata e vengono allestite bancarelle e stand gastronomici.
Mangiare a Sarentino è caratterizzato soprattutto da salumi, carni affumicati e il meraviglioso speck, da provare (anche) con il Sarner Striezl, pane fritto di farina di segale. Da assaggiare le zuppe d’orzo o gli gnocchetti verdi (con dentro gli spinaci) immersi in un delizioso sugo di burro dei masi e parmigiano filante. Per i dolci, i krapfen lisci o con la marmellata di albicocche fanno impazzire la gola.
Nel territorio di Sarentino, che deve il suo nome forse a un antico popolo tedesco originario della zona del Reno, i Sarunetes, ancora oggi nella tradizione resiste il ricamo su cuoio con le rachidi delle penne di pavone.
Sarentino e tutta la sua vallata, un luogo in cui vivere le tradizioni che nascono lontano nel tempo, godendo dello straordinario paesaggio alpino e partecipando nelle coinvolgenti feste durante le quali i paesani si vestono con gli abiti tipici che, dicono tutti, sono i più ricchi e i più decorati dell’interno Alto Adige. E sono soprattutto gli uomini ad essere vezzosi, in particolare con i loro cinturoni di cuoio ricamati con gli steli dei pavoni. Salta agli occhi la cura del paese e dell’ambiente, con le case abbellite dai gerani e da orti multicolori, un mix di tradizione e modernità.













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