Val Masino: la guida completa e aggiornata
Guida Val Masino, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Comune lombardo di 897 abitanti, Val Masino occupa gran parte dell’omonima valle in provincia di Sondrio. Esteso su di una superficie di 116 chilometri quadrati a quota 787 metri sul livello del mare, il suo territorio comprende sul lato sinistro la Valle di Spluga, le valli della Merdarola, Ligoncio, dell’Oro e Porcellizzo, a loro volta confluenti nella Valle dei Bagni di Masino.
Clima e natura
Il paesaggio è quello tipicamente montano, caratterizzato da un’invidiabile bellezza naturalistica capace di attrarre in ogni periodo dell’anno numerosi vacanzieri desiderosi d’immergersi tra le sue vette e vallate: il gruppo del Masino comprende infatti, tra le altre, anche la cima del Desenigo (m. 2845), i passi gemelli di Primalpia (m. 2477) e della bocchetta di Spluga (m. 2532), la Cima del Calvo (m. 2967) e quella del pizzo Ligoncio (m. 3038), nel catino glaciale che si apre sopra i Bagni di Masino. Così come il paesaggio, anche il clima è quello tipicamente montano, con inverni freddi e nevosi ed estati temperate seppur piovose nei mesi di agosto e settembre.
Il comune si divide nelle frazioni di Cataeggio, Filorera, San Martino e Bagni del Masino. Quest’ultima è particolarmente nota per le sue acque termali, scoperte, come narra la leggenda, grazie alla mucca che, a differenza delle altre, risaliva il versante del monte per bere da una sorgente di acqua calda, producendo così molto più latte.
Storia
In realtà, le prime importanti notizie documentate riguardanti i Bagni del Masino risalgono al XV secolo: una lettera datata 1462, firmata dal Podestà di Morbegno e indirizzata al Duca di Milano Francesco Sforza, segnalava infatti la presenza di un bagno che sfruttava le acque “scaturenti in Val Màsino, tra le alpine valli bellissima, acque salutari per ogni languore”.
In letteratura i bagni ritornano un secolo dopo perchè citati da Matteo Bandello nelle sue Novelle: nella lettera che precede la dodicesima il vescovo e scrittore cinquecentesco ricorda infatti di recarsi spesso in Valtellina “a goder que' freschi di Caspano e di Bagni di Màsino”, aggiungendo più avanti, che “mentre che i caldi duravano, un giorno andato ai Bagni del Màsino per via di diporto, vi ritrovai molti gentiluomini milanesi e comaschi”. I bagni dunque, come le testimonianze sopra citate ricordano, furono per Masino un’importante, e anzi fondamentale, possedimento che gli valse nel corso dei secoli una certa fama ed un prestigio unanimemente riconosciuto.
Quella pubblicata a Venezia e datata 1545 è invece la prima e opera medica interamente dedicata ai Bagni e alle loro proprietà curative. Pietro Paolo Paravicini, medico e autore dello studio, oltre a mettere in evidenza la presenza di uno ospizio - sebbene “rozzo e disadorno” - e di “casette di legno” riservate gli ospiti, descriveva con scientifica minuzia la composizione chimica dell’acqua, elencandone nel dettaglio le numerose e differenti applicazioni volte alla cura di malattie cutanee, emicranie, mal d'occhi, mal di fegato e artrite.
Ancora oggi, trascorsi quasi 600 anni dalla sua prima menzione, l’acqua dei bagni contribuisce in modo importante all’economia del comune lombardo che, affidandosi anche alla bellezza paesaggistica ed alla cultura del territorio, ha fatto del turismo la sua principale fortuna.


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