Il Duomo di Milano, il capolavoro gotico della città
È tra le maggiori cattedrali d'Europa e del mondo, e devi visitarlo almeno una volta
Duomo di Milano Olgysha / Shutterstock.com
“Il Duomo, simbolo per eccellenza di Milano, è la prima cosa che cerchi quando ti alzi al mattino e l’ultima su cui lo sguardo si posa la sera. Si dice che il Duomo di Milano venga solo dopo San Pietro in Vaticano. Non riesco a capire come possa essere secondo a qualsiasi altra opera eseguita dalla mano dell’uomo.”
Mark Twain
Il Duomo è simbolo di Milano e dell’Italia, come gli altri tesori che il nostro magnifico paese custodisce, una consapevolezza che va oltre la “fede” al proprio campanile. Non esiste gara di bellezza, sono primati oggettivi, e il Duomo ne vanta parecchi. E’ la chiesa gotica più grande del mondo e per il suo completamento ci volle mezzo millennio.
Splendida e teatrale, ospita 3.400 statue, una città di pietra con oltre 135 gargoyle e 700 figure di ogni genere: la statua della Libertà in miniatura, “l’originale” che testimonia uno dei plagi più evidenti della storia dell’arte, la statua horror di S. Bartolomeo scorticato, la statua di S. Lucia, protettrice degli occhi, quelle di papi e re, ma anche di personaggi singolari come il pugile Primo Carnera e una miriade di demoni, i guardiani del Duomo.
INDICE
- L'esterno del Duomo
- Ma chi fu l'artefice di questa meraviglia? - L'interno del Duomo
- Le vetrate
- La parte sotterranea
L’esterno del Duomo
“Che meraviglia! Così imponente, così solenne, così grande! Eppure così delicata, così eterea, così elegante! Un mondo solido che, tuttavia, al chiaro di luna, pare un'illusione fatata di arabeschi di ghiaccio pronta a svanire in un soffio! Con quale nitidezza le sue guglie ornate di angeli e la turbolenza dei suoi pinnacoli si stagliavano contro il cielo e con quale ricchezza le loro ombre si proiettavano sul suo tetto candido! Una visione! Un miracolo! Un inno intonato nella pietra, una poesia incisa nel marmo!"
Mark Twain
Oggi come allora, il Duomo di Milano appare come una visione. Brilla candido sotto il sole, rischiara le giornate di pioggia e risplende di notte alla luce della luna delineando il suo profilo inconfondibile: una foresta di 135 guglie, 200 bassorilievi e 96 doccioni, i gargoyle che sorvegliano come sentinelle il perimetro del Duomo.
Queste “presenze” inquietanti servono per far scorrere l’acqua piovana, ma giocano da sempre un ruolo simbolico, sono le rappresentazioni degli incubi del mondo che a loro volta scacciano il diavolo.
Il Duomo di Milano si caratterizza per la sua forma armonica e la sua tonalità candida, è infatti costruito in marmo bianco, una materia prima molto particolare che tende a sfaldarsi con l’acqua a causa della presenza della quarzite. Per questa ragione sono sempre stati necessari interventi di manutenzione e restauro.
Le costruzioni in marmo sono una tradizione consolidata dell’edilizia italiana, e il prezioso marmo del Duomo arriva dalle cave di Candoglia, all’imbocco della val Ossola. Sin dal ‘400 i grandi blocchi arrivavano via fiume evidenziando l’importanza strategica dei navigli. Come testimoniano gli atti, i carichi non erano soggetti a dazi in quanto siglati A.U.F. “ad uso della fabbrica del Duomo”.

Oggi possiamo ammirare la sua incantevole facciata, una geografia di dettagli in pietra descritta in una perfetta coreografia di bassorilievi e statue. Eppure pochi di noi sanno che la sua realizzazione fu un grande problema e la ragione fu una questione di stile: nel ‘500 quello gotico era passato di moda e così tra suggerimenti ed indecisioni la facciata rimase in mattoni sino all’inizio dell’ 800.
Fu Napoleone nel 1805 a imporre la finitura definitiva in occasione della sua incoronazione come a re d’Italia.
Un’altra particolarità del Duomo è la possibilità di camminare sul suo tetto, una passeggiata indimenticabile tra la foresta di guglie e pinnacoli.
Ed è proprio qui che spicca un elemento iconico, non solo per la fede ma per la città di Milano, la Madonnina, con la quale il Duomo arriva a 108 metri di altezza. Realizzata con 33 lastre di rame dorato e 7.000 foglie di oro zecchino è talmente luminosa che durante la seconda guerra mondiale venne ricoperta da un telo per non dare un punto di riferimento ai bombardieri.
Ma chi fu l’artefice di questa meraviglia?
Il Duomo di Milano sorse per volere di Gian Galeazzo Visconti, uno dei personaggi più influenti e potenti del tempo, a testimoniarlo è la presenza della sua statua che troneggia sul tetto della chiesa. L’artificio di questa meraviglia fu un sogno, o meglio dire un incubo: una notte gli apparve Lucifero che l’obbligava a costruire un tempio in suo onore.
Per salvare la sua anima scelse di erigere la più grande chiesa mai costruita, un inno al Divino, senza rinunciare a qualche raffigurazione del diavolo nella parte esterna, una scelta previdente per proteggersi contro la sua ira.
I lavori ebbero inizio nel 1386, ma Visconti, come altri mecenati, artisti e progettisti provenienti da tutt’Europa non vissero abbastanza per vedere completato il tempio gotico più grande di tutti i tempi. I lavori non procedevano con continuità a causa della mancanza di fondi che arrivavano dalle tasse dei cittadini milanesi.
Chi era troppo povero per pagare, contribuiva fisicamente alla costruzione mettendo a disposizione la forza delle proprie braccia. La “ fabbrica del Duomo” fu un “cantiere del popolo per secoli”, un libro di storia dove ogni stratificazione è un capitolo diverso e i protagonisti sono le persone.

L’interno del Duomo
L’interno del Duomo di Milano è una rivelazione che lascia senza respiro, varcare il suo portale significa accedere ad un regno incantato, quello dell’armonia che l’ingegno umano ha saputo ricreare nei secoli.
Tutti conosciamo l’iconica facciata, meno nota è la sinfonia delle alte colonne in pietra che delineano la navata centrale, la tarsia di marmi e pietre del pavimento e tantissimi dettagli distribuiti in una superficie di 11.700 metri quadrati, compreso l’organo più grande d’Italia. L’interno del Duomo è una composizione corale senza uguali.
Percorrendo la navata centrale si è attratti dalle altezze vertiginose dello stile tardogotico: la volta sovrasta come un cielo a 45 metri d’altezza, mentre i pilastri svettano per 24 metri con un diametro di 3 metri, veri e propri alberi in pietra dove all’apice si trovano dei capitelli con delle nicchie dove sono posizionate statue di santi e profeti.
Tra le colonne si ammirano delle tele del ‘600 che raccontano la vita e i miracoli di S. Carlo Borromeo, ma quello che attira maggiormente la nostra attenzione sono le vetrate, un mondo a colori con oltre 3.600 personaggi.
Le vetrate
Queste opere meritano una pausa di contemplazione. In totale sono 55 e sembrano scendere come sipari leggeri dalle pareti, degli affreschi di luce che descrivono storie dell’antico testamento, del nuovo testamento e dell’Apocalisse, ma anche la società di Milano del tempo.
L’Altissimo e i Santi, ma anche il popolo. Sono infatti rappresentate le corporazioni più importanti come quella dei notai, degli scalpellini e di classi operose che diedero un contributo alla costruzione del Duomo e alla città di Milano.
Le vetrate sono come libri aperti messi in trasparenza, e nel passato erano fondamentali per promuovere e divulgare la fede a chi non sapeva leggere e scrivere. Un continuum di colore che sfuma dal dì alla notte, un’opera complessiva strabiliante ed enciclopedica nei dettagli che parte dal ‘400 fino alle ultime vetrate realizzate nel 1988.
La parte sotterranea del Duomo
Il Duomo è come una scatola cinese dell’arte architettonica. Al suo interno si trova un’ulteriore bellezza ipogea, la cripta, localizzata sotto l’altare maggiore. Un capolavoro del manierismo di fine ‘500, da secoli il cuore pulsante della vita liturgica. Al suo interno, otto colonne di marmo rosso sorreggono una volta fatta di stucchi e affreschi, e qui sono conservate le spoglie di San Carlo Borromeo.
La parte sotterranea del Duomo rivela un’altra antica meraviglia che risale ai tempi paleocristiani. Sotto il sagrato, si trovava il battistero di cui è rimasta una vasca ottagonale centrale. Un luogo intriso di fede e identità, proprio in questo luogo S. Ambrogio battezzò S. Agostino.
Il Duomo è la meta principale della città, un simbolo della fede ma anche della comunità, un tempio del popolo icona di Milano e dell’Italia, capace di unire l’umanità del grazie alla sua bellezza immortale.
“Renzo, salito per un di que’ valichi sul terreno più elevato vide quella gran macchina del Duomo sola sul piano, come se, non di mezzo a una città ma sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino.”
(Alessandro Manzoni, I promessi sposi)
Elena Bittante

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