La Cappella Palatina di Palermo è un capolavoro d’Italia
Sorge all’interno del Palazzo dei Normanni, e lascia senza fiato: è un trionfo di splendidi mosaici bizantini e dipinti arabeggianti
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Guy de Maupassant ne rimase incantato e la definì come la chiesa più bella del mondo. Eretta nel 1130 dal primo re normanno di Sicilia Re Ruggero II d’Altavilla e dedicata ai santi Pietro e Paolo, la Cappella Palatina custodita dal massiccio Palazzo dei Normanni è una delle cose assolutamente da vedere durante una vacanza a Palermo.
La Cappella Palatina di Palermo, dove Oriente e Occidente si incontrano
Con la sua fusione armoniosa di stili latini, bizantini ed arabi, la Cappella Palatina è il monumento simbolo della sintesi culturale e politica operata dai normanni in tutta la Sicilia.
Alla costruzione della cappella di Palermo contribuirono sia maestri arabo – normanni che bizantini, i quali potevano lavorare in simbiosi grazie alla politica di tolleranza adottata da Ruggero II. Sono moltissimi i risultati visibili di questo lavoro quasi simbiotico: sono infatti innumerevoli gli elementi architettonici che potresti facilmente trovare in Oriente, in Grecia o in Turchia, come ad esempio la cupoletta emisferica che sovrasta la piccola chiesa cristiana; al tempo stesso, tuttavia, non mancano caratteristiche che la inseriscono a pieno titolo nel patrimonio architettonico cristiano. Entrando, infatti, la prima impressione che si ha è quella di essere al cospetto di una preziosissima chiesa cristiana e riccamente decorata, ma sono proprio le decorazioni a rendere la Cappella Palatina di Palermo diversa da tutte le altre chiese italiane e unica nel suo genere.
Le stesse iscrizioni sulle pareti sono sia in latino che in greco, e sono una importante testimonianza del dualismo culturale che la caratterizza: in questa piccola cappella, all’epoca di re Ruggero II (che in effetti la usò come cappella privata), la messa veniva officiata in entrambe le lingue, specchio della convivenza delle due culture in Sicilia.

La Cappella Palatina, bellezza UNESCO in terra siciliana
La Cappella Palatina è entrata a far parte del patrimonio UNESCO nel luglio del 2015 all’interno dell’Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale, riconoscendone il valore a tutti gli effetti. Del resto, lo spettacolo che si apre di fronte ai tuoi occhi una volta entrato, rende questo riconoscimento del tutto giustificato.
Sono tantissime le meraviglie che ti aspettano nella Cappella Palatina, sia guardando in basso che alzando lo sguardo verso l’alto. I pavimenti a mosaico sono un raro capolavoro di eleganza e raffinatezza, con mosaici non realizzati in vetro ma in pietre preziose come il porfido.
Ampio l’utilizzo dell’oro, materiale che meglio di altri poteva rappresentare Dio come luce, per cui bisognava adoperare Dio la cosa più preziosa di tutte.
Come spesso accade nei luoghi di culto di un certo livello, anche la Cappella Palatina di Palermo sembra essere stata concepita su un progetto di numeri simbolici in cui niente era lasciato al caso. Ritorna spesso il numero 4 degli elementi primordiali terra, acqua, aria e fuoco e i suoi multipli, ad esempio nel presbiterio dalla forma quadrata.
Il capolavoro della Cappella Palatina, quello che fa rimanere tutti i visitatori a bocca aperta, in questo trionfo di mosaici, sembra essere uno e uno soltanto: è il Cristo Pantocratore che si trova nell’abside e che sembra benedire tutti gli ospiti ‘alla greca’, cioè usando la mano sinistra mentre con la destra tiene il libro della Bibbia in cui è scritto in greco e in latino: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita”.

La Cappella Palatina tra interventi didascalici e curiosità
Partiamo dal presupposto che le grandi opere pittoriche e decorative dell’epoca avevano anche una funzione educativa per le grandi masse di persone non scolarizzate. Spesso venivano rappresentate le scene del Vangelo perché quello era per loro l’unico modo di conoscere le Sacre Scritture, dal momento che non erano in grado di leggere e scrivere. Questo è un intento chiaro anche nell’apparato decorativo della Cappella Palatina che, al tempo stesso, ci consente di capire come fosse la visione del mondo dell’epoca. Interessante è in questo senso l’immagine che illustra la separazione della terra dal mare, poiché il globo terrestre viene rappresentato come una sfera d’acqua con al centro tre parti di terra che rappresentano i tre continenti allora conosciuti: Europa, Africa e Asia, divise da strisce di mare che formano una Y, simbolo della trinità.
La Cappella Palatina è anche il racconto per immagini del paradiso coranico, attraverso i 750 dipinti su tavola realizzati da artisti a noi sconosciuti ma sicuramente provenienti dal Nordafrica. Le tavole rappresentano i piaceri dei sensi e dello spirito che attendono i credenti attraverso alberi, mostri, pavoni, aquile, e uomini accovacciati con le gambe incrociate alla musulmana impegnati a bere, andare a caccia, danzare e suonare diversi strumenti musicali. Sono, queste, tutte queste scene appartenenti all’iconografia profana islamica, e dunque la Cappella Palatina sembra mostrare una vera e propria apertura anche a religioni diverse da quelle ‘ufficiali’.
Prima di andare via, soffermati un attimo ad ammirare il monumentale candelabro monolitico alto oltre quattro metri che si trova sulla destra dell’ambone. Ancora oggi viene utilizzato nel giorno di Pasqua, quando il prete legge il Vangelo illuminato solo dalla luce delle sue candele.


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