La Domus Aurea, il tesoro prezioso di Roma
Un luogo che racconta fasti (e capricci) di Nerone, e che a secoli di distanza rimane bello come non mai
Domus Aurea Nadzeya Lashaniova / Shutterstock.com
Roma è una città ricchissima di storia, le cui testimonianze sono ricercabili (e visibili) letteralmente ad ogni angolo. E la Domus Aurea è certamente una delle più belle, suggestive e mozzafiato.
La Domus Aurea, storia di un nome... parlante
La Domus Aurea venne fatta costruire da Nerone come residenza personale in seguito al terribile incendio di Roma del 64 d.C. Il nome di questa magnifica dimora deriva proprio dai preziosi materiali con cui venne progettata dagli architetti Severo e Celere e dalle pregiate decorazioni a opera del pittore Fabullo.
I rivestimenti e le volte erano difatti ricoperte d’oro e di pietre preziose, e ancora oggi sembra di percepirne e toccare con mano il suo valore (assolutamente inestimabile).

La Domus Aurea, storia del mito di Nerone
L’eccentricità del progetto non riguardò solamente i suoi fasti bensì anche l’estensione della villa di Nerone: l’area che occupò si sviluppava per buona parte del centro di Roma, in una superficie di 250 ettari tra i colli Palatino, Esquilino, Oppio e il Celio, e per la sua realizzazione vennero distrutti edifici privati e pubblici.
Prova del suo amore per la magnificenza è il Colossus Neronis, la statua di bronzo di 35 metri che lo rappresenta come il dio-sole Apollo posta all’entrata della Domus Aurea. Buona parte della residenza di Nerone era occupata da lussureggianti giardini ricchi di piante esotiche, da boschi e vigneti, piscine e fontane che si susseguivano nei corridoi del palazzo e su vari piani.

Il destino della Domus Aurea alla morte di Nerone
In realtà la Domus Aurea era utilizzata principalmente come villa per le feste e la vera residenza di Nerone restava quella nei palazzi del Palatino. Alla morte di Nerone la Domus Aurea e il suo terreno vennero “restituiti al popolo di Roma”: dove c’era il lago artificiale venne costruito l’Anfiteatro Flavio, per volere di Vespasiano, le Terme di Traiano, quelle di Tito e il Tempio di Venere.


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