Porto Santo Stefano: la guida completa e aggiornata
Guida Porto Santo Stefano, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Capoluogo dell’Argentario, in provincia di Grosseto, Porto Santo Stefano, collocato sul tombolo, la struttura geologica creata dalla natura che lo collega alla terraferma. Una posizione meravigliosa, tanto che persino gli antichi Romani venivano a villeggiare qui. Oggi questa cittadina, che si affaccia sulla baia dominata dalla Fortezza Spagnola, ha due porti, quello commerciale, da cui si parte anche per raggiungere le isole del Giglio e di Giannutri, e quello più piccolo, detto della Pilarella, dove passeggiare apprezzando le bellezze tutto intorno e percorrendo un lungomare di design, visto che è stato disegnato da Giorgetto Giugiaro.
Un luogo ideale anche per quanto riguarda il clima, mite durante tutto l’arco dell’anno, caldo e un po' umido d’estate, con piogge limitate in ogni stagione.
Un territorio davvero da 110 e lode che fin dall’antichità ha favorito diversi insediamenti, come quelli Romani, i primi a considerare Porto Santo Stefano posto di villeggiatura, per la sua straordinaria bellezza. Le testimonianze archeologiche mostrano i resti di ville importanti come la gigantesca Domiziana di S.Liberata, la cui estensione era come quella di un vero e proprio paese. Quando l’Impero Romano finisce, il luogo non ha più il grande successo immobiliare dei secoli passati, ma rimane gettonato come rifugio sicuro delle navi impegnate a navigare il Mediterraneo e a fuggire dalle flotte dei pirati, grazie al suo capace golfo.
Dall’anno 300 d.C circa il luogo è gestito da diversi ordini di monaci, gli ultimi sono quelli dell'Abbazia delle Tre Fontane di Roma. L’amministrazione è gestita da varie famiglie,
Aldobrandeschi e Orsini. Quindi, è conquistato dal comune di Siena. Nel 1500 è proprietà degli Spagnoli e nei primi anni del '600 l'allora Governatore Egidio Nunes Orejon dà il via a diverse costruzioni, tra cui la fortezza. Il luogo attira e arriva qui parecchia gente dal resto della Toscana, dalla Liguria e dal Lazio, attratta dalla pescosità e dalla ricchezza. Nel 1700 Porto Santo Stefano passa agli Austriaci, poi ai Borboni e successivamente ai Francesi di Napoleone. Nel 1814, durante il Congresso di Vienna, viene ceduta al Granducato di Lorena di Toscana. Con Leopoldo II, detto Canapone, si costruisce la diga di Orbetello, si inizia la darsena e l’Argentario tutto ha una certa autonomia, con capoluogo Porto Santo Stefano. Nel 1860 passa al Regno d’Italia. Durante la II guerra mondiale, come base logistica dei Tedeschi, fu pesantemente bombardato.
È sicuramente il turismo la voce più rilevante di Porto Santo Stefano e di tutto l’Argentario, dai diversi punti di vista, balneare e naturalistico. La pesca rimane un’attività di grande importanza, assieme a quella dei cantieri navali, sia per la costruzione di nuove imbarcazioni sia per il restauro di quelle antiche.
Tra gli eventi che elettrizzano abitanti e turisti, il 15 agosto c’è il Palio Marinario dell’Argentario che si corre a Porto Santo Stefano e ha origini antiche. Si tratta di una regata che mette in competizione 4 battelli, a quattro vogatori e timoniere, in rappresentanza dei quattro rioni cittadini: Croce, Fortezza, Pilarella, Valle.
Durante il periodo primaverile si radunano centinaia di bikers per la Gran Fondo dell'Argentario. A Pasqua, legata alla Chiesa di Santo Stefano, la celebrazione della cosiddetta "chiavetta" ovvero, la chiave del Tabernacolo dell'altare della Reposizione custodita da un membro della Confraternita che apre tutta la notte la porta di casa a chi vuole fermarsi per un momento di preghiera. Il giorno di Pasqua, la processione del Cristo risorto alle 7 del mattino, con le sirene dei pescherecci che salutano.
Segue la Pasquavela, la prima grande regata del "nuovo anno" che riempie di vele il mare. Nel vicinissimo Porto Ercole, altro appuntamento per gli sportivi è la Scarpinata dei 4 forti spagnoli, corsa podistica che parte da Porto Ercole. Suggestiva la Festa delle Torri, con spettacolare gioco di riproduzione di vecchie segnalazioni di pericolo che circondano tutto il promontorio di una surreale luce rossa. In questo borgo c’è anche la Notte dei Pirati, tre giorni in cui il borgo si trasforma in un covo piratesco con tanto di sbarco rocambolesco e caccia al tesoro.
A dicembre, c’è la tradizione del presepe vivente, sia a Porto Santo Stefano, sia a Porto Ercole.
Occhi puntati anche sul Carnevale con sfilate di maschere per piccini e grandi. Questi ultimi, soprattutto, si travestono non tanto con maschere tradizionali ma con travestimenti di abiti e acconciature antiche, con grande ilarità. E con la riscoperta della particolare maschera Sciornia, un termine che vuol dire "trasandata", e che quindi dà origine a vestimenti davvero eccentrici.
Nella cucina di Porto Santo Stefano, protagonista assoluto è il pesce, soprattutto quello povero, proposto in abbinamento ad altri alimenti semplici come antipasti, rifacendosi alle antiche tradizioni; si possono gustare uova sode con acciughe dissalate, con una salsa a base di olio extravergine d’oliva, prezzemolo, aglio. Da assaggiare il caldaro, zuppa di pesce preparata con "quello che si trova", cotto assieme a pomodoro e patate, servita su crostini croccanti. Da non perdere lo scaveccio, realizzato con la cosiddetta "mazzama", ovvero un insieme di pesci poveri di piccole dimensioni che vanno prima passati nella farina e fritti nell’olio, quindi posti in un recipiente su cui si versa aceto caldissimo fatto bollire con rosmarino, peperoncino e aglio. Lo si apprezza al meglio dopo un paio di giorni. Gustosissimi la minestra di spernocchia, cioè la canocchia, e lo stoccafisso messo a bagno con ceci e cotto assieme a pomodoro, capperi, acciughe e tanta cipolla. A proposito, cipolla e acciughe rendono super il ripieno della schiaccia, focaccia di pasta di pane.
Per Natale, la pagnottella, con dentro fichi secchi, uvetta passa, scorzette di arancia, mandorle, nocciole e pinoli.
È con l’arrivo dei monaci nel '300 che il luogo, conosciuto come Porto Traianus, diventa, per motivi religiosi, Porto Santo Stefano, dedicato al primo martire cristiano.
Porto Santo Stefano, indubbiamente, è baciato dalla meraviglia dei suoi luoghi. Una città di mare che dà il suo benvenuto con i suoi porti, i suoi cantieri navali, i suoi pescherecci da cui, nel pomeriggio, si sbarca il pesce fresco, quello che magari andremo a mangiare a cena. Sul lungomare, le tante panchine invitano alla sosta, sempre con vista spettacolare sul golfo dell'Argentario e Talamone. Pochi passi per aggirarsi nei vicoletti e nelle piazzette del centro per vivere fino in fondo la magia di questo luogo marino.






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