Kathmandu: cosa vedere, cosa visitare e cosa fare
Kathmandu: cosa vedere? Attrazioni, idee di viaggio e tour: tutte le cose da vedere e fare e i consigli degli utenti, per una vacanza indimenticabile
La porta dell’Himalaya, città mistica per eccellenza, capitale degli hippy, avvolta nella leggenda e nelle altissime nubi delle cime nepalesi: tutto questo è Kathmandu, un centro urbano disordinato e contraddittorio, espanso a dismisura fino a superare agevolmente il milione di abitanti. La capitale del Nepal ha una ricca storia di circa 2000 abitanti, e per questo Kathmandu – in sanscrito, "rifugio di legno", dal nome di un antico tempio purtroppo crollato durante il terribile terremoto del 2015 – presenta una serie di attrazioni che raccontano le vicende di questo luogo apparentemente sperduto tra le montagne, in una delle valli più remote del mondo.
Purtroppo proprio il terremoto ha distrutto o danneggiato gravemente gran parte degli edifici di Kathmandu, ma c’è ancora molto da vedere, a cominciare da uno dei siti buddhisti più famosi del Nepal, lo stupa di Boudhanath, con un diametro di 120 metri e base ottagonale, circondato dalle tipiche ruote di preghiera e dalle cinque statue che rappresentano i cinque elementi, e così via seguendo la complesso numerologia buddhista. È circondato da circa 50 monasteri ed è il centro religioso delle comunità tibetane.
Il gioiello di Kathmandu è probabilmente il Palazzo Reale, sulla piazza di Hanuman Dhoka; la reggia, che non ospita da più di un secolo più il sovrano nepalese, è un edificio che conta ben dieci cortili interni ed è un vero labirinto, dove ammirare il cortile del Danzatore con la statua di Shiva e la pagoda a cinque tetti circolari di Panchmukhi Hanuman, ma anche il Basantapur Chowk, con le sue torri ognuna in uno stile diverso, la sala del trono-letto e i ricchissimi musei, come quello di numismatica. Nella piazza, fortemente danneggiata dal terremoto, c’è anche il tempio di Talaju e il Kumari Ghar, dove viene adorata la "dea vivente", una bambina o ragazzina che viene considerata l’incarnazione della dea Taleju fino alle sue mestruazioni, quando si ritiene che lo spirito della divinità abbandoni il suo corpo. Da vedere anche le quattro pagode di Hanuman Dhoka, quella di Jagannath, la più alta e con i celebri motivi erotici intagliati nel legno dei montanti del tetto, poi Krishna Gopinath, Mahadev e Taleju.
Oltre al centro monumentale della città, da vedere c’è la parte vecchia con grande quantità di templi, pagode e statue sacre, e qui in particolare si concentrano i mercati e i classici bazaar dove fare gli acquisti per il mercato locale, tra tappeti e spezie. Quando si acquista la regola, come quasi sempre in Oriente, è quella di contrattare, senza esagerare perché molti dei prodotti sono realizzati con lungo e paziente lavoro ed è giusto che venga preteso un prezzo adeguato per la loro vendita.In particolare si trova molto abbigliamento, da guanti a sciarpe, dalle copie delle più note marche internazionali di abbigliamento da trekking a prezzi stracciate ai classici souvenir della tradizione buddhista, senza dimenticare i tanti gioielli, i quadri, gli arazzi; ricordatevi anche che qui il cashmere, anche quello vero e certificato, ha prezzi molto più bassi rispetto alla media italiana. La zona turistica per eccellenza, quella di Thamel, è ricchissima di strade e stradine tra negozi e hotel, ed è necessario stare attenti per non finire in locali con una qualità-prezzo piuttosto scadente per quanto riguarda il cibo.
Per quanto riguarda i dintorni, inutile nascondere che Kathmandu è famosa soprattutto per una cosa, cioè per essere la base d’appoggio per tentare l’ascesa alle vette più alte del mondo, prima fra tutte quella all’Everest, il Sagarmatha, il gigante che con i suoi 8.848 metri rappresenta la cima più vicina al cielo, senza contare le varie altre vette che sono a poca distanza e che costituiscono alcuni degli 8.000 del pianeta, pericoloso paradiso degli alpinisti esperti.
Per arrivare all’Everest Base Camp ci vogliono ben due settimane di viaggio, prendendo prima di tutto un aereo verso Lukla e poi salendo fino a Namche Bazaar in circa due giorni; l’Annapurna dista 8-9 giorni ma è, se possibile, ancora più pericoloso dell’Everest e del K2, avendo infatti il poco piacevole primato della percentuale più alta di morti avvenute durante le ascese. Ciononostante, scalatori da tutto il mondo qui trovano il vero e proprio esame di maturità per le loro capacità, e a Kathmandu trovano quanto serve per organizzare una spedizione in grado di puntare alla vetta e di tornare a valle sani e salvi.
C’è da sapere che raggiungere Kathmandu non è affatto facile, e i viaggi in Nepal dall’Italia sono spesso lunghi e complessi. Il modo più comodo è sicuramente l’aereo, ma bisogna aspettarsi lunghe attese negli aeroporti e coincidenze complicate anche quando si raggiunge l’aeroporto di Delhi, tappa fondamentale per dirigersi verso la capitale del Nepal. Da qui, infatti, partono i voli Royal Nepal Airlines, che di norma sono molto cari e devono sottostare per ragioni di sicurezza alle imposizioni del tempo atmosferico, visto che non mancano forti concentrazioni di nuvole, venti e piogge molto pericolose quando si vola tra le altissime cime himalayane. Arrivati al Tribhuvan International Airport, l’unico aeroporto internazionale del paese, il viaggio ha finalmente termine, essendo situati a soli sei chilometri da Kathmandu, percorribili in taxi o in autobus. Naturalmente non manca chi cerca di raggiungere una meta tanto spirituale via terra, attraverso i valichi di frontiera di Sunauli (per chi arriva da Benares), di Birkanj (per chi arriva da Calcutta) e Kakarbhitta (dal Darjelling). Sono distanze non indifferenti e che si coprono soprattutto in autobus, con viaggi tanto affascinanti quanto complicati e scomodi.
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