Rangiroa: la guida completa e aggiornata
Guida Rangiroa, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Angolo di paradiso nella Polinesia francese: Rangiroa, l’atollo più grande dell’arcipelago delle Isole Tuamotu. A circa un’ora da Tahiti, attorno alla laguna, per un’area di circa 1640 chilometri quadrati, presenta 240 motu, isole e isolette di sabbia che possono essere di varia altezza ed estensione, sul margine delle barriere coralline.
Gli abitanti vivono soprattutto su due di questi, Tiputa e Avatoru (che è la capitale), vicine ai due omonimi canali che consentono di raggiungere l’oceano. Questo anello corallino che è Rangiroa non è mai più largo di 300 metri e si allunga per un perimetro di oltre 200 chilometri, creando una laguna interna da cui non è possibile vedere da sponda a sponda: una tale ampiezza che potrebbe ospitare l’intera isola di Tahiti.
Rangiroa è il luogo ideale per i subacquei, poiché i suoi fondali ospitano numerose specie marine da osservare, un vero e proprio ‘acquario naturale’. ll periodo migliore per visitare la regione è l’inverno australe, quando da noi c’è l’estate. In genere la temperatura va dai 28 °C di giorno (quanto quella dell’acqua del mare, che può essere anche maggiore nelle lagune più isolate) ai 22 °C notturni. Naturalmente anche in altri periodi dell’anno lo spettacolo dell’atollo è mirabile e si può ‘sopportare’ qualche pioggia o nuvola in più. Comunque, da ricordare: la stagione secca va da maggio a ottobre; quella umida da novembre ad aprile.
L’origine di Rangiroa è avvolta nel mito. Secondo le leggende locali il dio tahitiano Tukerai, per divertirsi, provocò una tempesta mettendo in moto tali correnti sottomarine che, alla fine dei movimenti, si erano formate sovrapposizioni di rocce e sabbia, su una linea di oltre 1500 chilometri: così sono nate le isole Tuamotu, di cui fa parte Rangiroa.
Secondo la storia, invece, fra i tre e i quatto mila anni fa una grande migrazione dal sud-est asiatico portò alcune popolazioni a stabilirsi nel Pacifico. Numerose le spedizioni per colonizzare le tante isole di queste zone, terminate attorno al 1000 dopo Cristo, attorno al cosiddetto ‘Triangolo polinesiano’, Hawaii, Isola di Pasqua, Nuova Zelanda, Tahiti e le sue isole. Un’origine comune testimoniata pure da una stessa lingua, la Ma'ohi.
Un’esistenza pacifica e paradisiaca, che continuò anche dopo l’arrivo degli europei nel XVI secolo che scoprirono in oltre un secolo anni le diverse isole da Tuamotu a Bora Bora a Tahiti. Con l’approdo di missionari cattolici e protestanti quasi scomparvero le religioni diverse esistenti nelle varie isole. Nel corso del XIX secolo l’arcipelago divenne protettorato francese. Quindi, nel 1945 gli abitanti della Polinesia francese vennero dichiarati cittadini francesi e dal 1959 la Polinesia francese è divenuta territorio d’Oltremare.
Oltre che di turismo, a Rangiroa le attività principali sono costituite dalla pesca e della produzione dei derivati del cocco,, dal latte all’olio alla polpa essiccata. Intensa è la coltivazione delle perle nere, grazie alla purezza di queste acque. Buono anche l’artigianato. A Rangiroa, come nelle altre isole della Polinesia francese, se si capita in periodo natalizio, è possibile assistere alle stesse celebrazioni di terra italica (visto che la gente professa il cristianesimo, cattolico o protestante) anche se, naturalmente, la messa in una delle sue chiesette sbiancate dalle forme coloniali con il contorno di flora tropicale, è un’esperienza molto particolare ed emozionante.
Tra le feste ufficiali ci sono inoltre la Festa dei Lavoratori il 1 maggio, la Festa dell’Autonomia il 29 giugno, la Festa Nazionale il 14 luglio. Molti sono gli appuntamenti periodici legati allo sport, tanto per cambiare, come, alla fine di marzo, la Gara di surf per giovani e professionisti in vari luoghi dell’atollo. In aprile, in tutte le isole polinesiane, e dunque anche qui, ci sono diversi appuntamenti in cui atleti (spesso provenienti pure dagli arcipelaghi di tutto il Pacifico) si sfidano negli antichi sport polinesiani. Iniziative simili sono proposte a maggio per la Ari’imatatini Race, gara di canoa singola assieme inoltre a competizioni di artigianato e di cucina. Ancora a maggio si svolge la Rangiroa Channel Race, sfida di canoe a sei rematori con diversi cambi di partecipanti, sostituiti tre per volta: il percorso è di 100 chilometri, fino a Tikehau, la durata non meno di 6 ore.
In agosto, da segnalare la grande fiera agricola di Tahiti dove si riuniscono per tre settimane gli agricoltori, gli allevatori, i pescatori, gli artigiani di tutte le isole della Polinesia. Un evento che richiama tanta gente e un’occasione ulteriore per i visitatori di conoscere i prodotti isolani. A settembre, ci sono giornate dedicate alla promozione della cultura e delle tradizioni, in contemporanea in tutte le diverse isole. A novembre, varie iniziative per la Festa delle Pleiadi per celebrare l’abbondanza isolana dei prodotti di terra e di mare.
Per quanto riguarda la cucina tipica di Rangiroa, come in tutto il resto della Polinesia francese, le ricette sono gustose, ottenute con prodotti semplici, in genere un mix di verdura, frutta, pesce e carne di maiale. E spesso la cottura avviene arrostendo il tutto o in forni scavati nella terra, il che dà all’insieme un sapore assolutamente unico. Per quanto riguarda la frutta, qui ce n’è in abbondanza: cocco, albero del pane (l’uru), banane di almeno 12 varietà tra cui la e fe'i, papaya, mango, ananas, angurie, pompelmi, lime. Lo stesso per i vegetali, tra cui il taro (che da noi si usa come pianta ornamentale per le sue foglie larghe e che qui è una specie di spinacio) o altri dai nomi particolari tarua, ufi, 'umara che garantiscono sapori insoliti ma molto apprezzati.
Buona parte delle pietanze è dunque preparata con frutti di mare, crostacei, pesci delle lagune, dal persico al pappagallo. Spesso si mangiano crudi lasciati marinare in acqua di mare (come il tonno roso alla tahitiana), mescolati a cipolle, cetrioli, lime, latte di cocco, il cui olio fresco, denso e cremoso, contribuisce alla bontà. Una vera esplosione di sapori. In un posto così, pure spremute e succhi di frutta sono freschi e da provare: tra i tanti, il top è il succo di ananas.
Da provare anche la Hinano Beer, la birra polinesiana. Il nome Rangiroa in polinesiano significa ’cielo immenso’, quanto mai su misura per questi isolotti corallini che galleggiano su una distesa di mare dalle infinite declinazioni di blu. Un luogo incantevole, dove l’unico rumore è l’infrangersi delle onde sulla barriera corallina, dove all’interno degli atolli si sente un odoroso profumo di fiori e dove l’ospitale gente abita in piccoli villaggi con le casette tutte bianche rese allegre e decoratissime con addobbi naturali, tanti cuscini, tessuti dai colori brillanti. Un luogo davvero fuori del mondo, in cui vivere in un’armonia perfetta con la natura meravigliosa che avvolge mirabilmente.


Voto complessivo 6