Il Pantheon di Roma, una lunga storia di fede
È uno dei maggiori monumenti da visitare a Roma, simbolo della Capitale e del suo antico splendore. Ma conosci davvero la sua storia?
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Il Pantheon, la cui cupola in muratura oltre a essere considerata la più ampia fra tutte le strutture storiche al mondo ne rappresenta anche il suo tratto distintivo, è sicuramente uno dei monumenti che si sono meglio conservati a Roma.
La nascita del Pantheon
Il “tempio di tutti gli dei”, è questo il significato del nome derivante dal greco “pan” (tutto) e “theon” (divino), venne eretto tra il 27 e il 25 a.C. per volontà del console Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Adriano, come tempio dedicato appunto a tutte le divinità pagane.
Restaurato prima da Domiziano, in seguito agli incendi dell’80 e del 10 d.C. il Pantheon subì dei pesanti danni e tra il 118 e il 128 d.C. venne fatto interamente ricostruire da Adriano, che fece riportare l’iscrizione originale: M. AGRIPPA. L.F. COS. TERTIVM. FECIT, ossia “Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, edificò”.
Da tempio a basilica cristiana, una storia di conversione
La riedificazione adrianea mutò l’orientamento dell’edificio e lo invertì a nord, lo spazio occupato dal tempio precedente venne utilizzato per il pronao e da una struttura rettangolare di collegamento alla cella rotonda, la cui superficie andò a coprire l’area della precedente piazza augustea recintata.
Nel VII secolo il tempio venne convertito a basilica cristiana e prese il nome di Basilica Santa Maria ad Martyres. diventando un autentico epicentro della cristianità a Roma.
Un gioiello architettonico
Il pronao è costituito da 16 colonne monolitiche di granito alte 14 metri, marmi policrome dalle figure geometriche ne formano la pavimentazione.
La maestosità del Pantheon è data proprio dalla cupola centrale a cassettoni che sovrasta la rotonda, l’apertura centrale della cupola crea suggestioni luminose all’interno del monumento, esaltandone la bellezza. Nelle cappelle vi sono le tombe dei reali italiani, di Baldassarre Peruzzi e di Taddeo Zuccari e di Raffaello.

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