Maracaibo: la guida completa e aggiornata
Guida Maracaibo, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Maracaibo, dopo la capitale Caracas, è la città più grande e popolosa del Venezuela, con una periferia enorme. È la capitale dello Stato Zulia, regione nota per la presenza di giacimenti petroliferi. Ufficialmente si chiama Nueva Zamora de la Laguna de Maracaibo.
Il suo territorio è caratterizzata da terreni alluvionali tutti intorno al grande lago di Maracaibo, che è più esattamente una laguna collegata con il Mar delle Antille da un canale che consente un incredibile via vai di petroliere. Il clima a Maracaibo è davvero caldo, tropicale, con una media di 30°C ma le temperature possono tranquillamente raggiungere i 35° C e oltre, con un alto tasso di umidità.
Proprio dalla laguna inizia la storia moderna di Maracaibo, verso la fine del 1400 quando in questi lidi arriva Amerigo Vespucci. Ufficialmente la città venne fondata nel 1571 dallo spagnolo Alonso Pacheco con il nome di Ciudad Rodrigo poi diventata Nueva Zamora e successivamente Maracaibo. Luogo di avventurose battaglie tra corsari di ogni nazionalità, con conseguenti saccheggi, tra cui il celebre ad opera del pirata Henry Morgan che aveva "lavorato" assieme al leggendario Corsaro Nero, è abbandonata dagli spagnoli nel 1823, mentre nel 1811 era stata proclamata l’indipendenza del paese, il primo nel Sud America.
Nei primi decenni del 1900 la zona vide un grande sviluppo per via dei suoi ricchi giacimenti petroliferi che ancora oggi sono la voce economica più importante assieme a tutto il settore industriale legato allo sfruttamento del petrolio e alla realizzazione dei suoi derivati. Rilevanti anche gli allevamenti di bovini, suini, pollame, nonché la produzione di latte e dei prodotti ad esso legati. Buona la coltivazione di frutta, tra cui la regina la banana, e la produzione di birra.
Anche a Maracaibo, come in tutto il Venezuela, si festeggia il carnevale, pieno di musica, balli, processioni e travestimenti. Così come la Semana Santa con diversi tipi di celebrazioni per la passione e la morte di Gesù. Tra i tanti santi omaggiati, il 24 Giugno, c’è la Fiesta de San Juan, collegata a riti pagani che onorano il sole. In tutto il mese di luglio si ricorda la Virgen del Carmen. Verso la fine dell’anno, dopo tutti i giorni dedicati al Natale, il 29 dicembre c’è Negros de San Benito, grandi celebrazioni per San Benito e i suoi poteri curativi, in un clima di grande euforia, più profana che sacra.
La cucina di Maracaibo è molto marina, con pesce, crostacei e frutti di mare, ma non è mai dimenticata quella di terra, per via dei tanti allevamenti di suini e bovini. I piatti sono in genere abbastanza semplici, con ampio spazio alle grigliate, alla cottura arrosto o in umido, con contorni ricchi di verdure e patate, assieme a riso e plátano, una specie di banana mangiata anche fritta o cotta. A proposito, da provare il sancocho, zuppa a base di carne, yuca, plátano, patate, ortaggi ed erbe aromatiche, ma che non si trova mai uguale nei diversi posti, perché tante le ricette "segrete". Anche il pabellon criollo è da assaggiare perché questa "carne alla creola" unisce i diversi popoli che compongono il Venezuela: anch’essa è a base di carne, con riso, fagioli neri e banane fritte. Molta la frutta, che qui ha taglia più piccola, in genere, rispetto a quella che si trova in Italia. E da bere, via libera alla birra locale, nei pasti, mentre in altri orari si può sorseggiare il rum, magari quello invecchiato, detto anejo.
Il nome della città di Maracaibo deriva probabilmente dal termine indigeno Maare kaye, cioè "luogo di fronte al mare".
Tra le curiosità, la canzone-tormentone Maracaibo, originariamente interpretata dalla cantante Lu Colombo negli anni settanta del secolo scorso, venne poi rimixata da tanti dj di tutto il mondo.
Maracaibo, nonostante l’incessante movimento delle grandi navi che trasportano il petrolio e il suo profilo urbano a base di grattacieli super moderni, questo territorio reca ancora in sé tutto l’immaginario avventuroso di corsari e duelli, tra vegetazione tropicale e quel caldo umido che incolla addosso i vestiti. Ma una certa impronta del periodo spagnolo rimane nelle strade del centro e in architetture religiose con, nei dintorni, un’altra laguna, quella di Sinamaica, dimora degli indiani Añu, uno dei popoli indigeni dello stato di Zulia, che abitano ancora sulle palafitte.


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