260 km che attraversano l'Emilia-Romagna e ti regalano luoghi segreti da scoprire tutti d'un fiato
Borghi, misteri e panorami da scoprire sulla via Emilia, una strada identitaria e dalla storia antichissima
Oggi strada statale SS 9, un tempo strada romana che ha segnato e circoscritto l’identità e lo sviluppo di un intero territorio. Per chi non conoscesse la storia della Via Emilia basti dire che sono passati più di duemila anni da quando iniziarono i lavori per la sua costruzione (187 a.C.) ma ancora oggi si conferma un asse viario di fondamentale importanza per la regione.
Un percorso rimasto quasi immutato nel tempo che con i suoi 260 chilometri attuali collega e attraversa l’Emilia Romagna da sud-est a nord-ovest. La Via Emilia non è soltanto una strada che dà il nome al proprio territorio ma è anche uno dei percorsi più belli al mondo per la sua connotazione storica, culturale ed economica, a cavallo tra pianura e colline. Immaginatela come un itinerario d’arte che vi porterà ad attraversare città magnifiche e conosciute come Rimini, Bologna, Parma ma anche a scoprire luoghi segreti appena fuori dal tragitto più gettonato. Ve ne consigliamo cinque da non perdere.
Saludecio, il borgo dipinto dell’Emilia Romagna
Sulle colline della Val Conca si nasconde uno dei posti più caratteristici della provincia di Rimini fatto di ritmi lenti e arte che si respira già nell’aria. Si perché Saludecio è uno dei paesi dipinti dell’Emilia Romagna, farci tappa significa fare una full immersion nel mondo artistico. Una capitale in versione mignon con palazzi raffinati e casette tipiche dei paesini diroccati, in una dimensione dove nobile e popolare convivono serenamente creando bellezza.

Gli elementi tipici di un borgo ci sono tutti: la chiesa che domina la piazza, un piccolo museo che ne racconta la storia, le mura di protezione con viali alberati e giardini, e le viuzze interne che si animano durante fiere e feste patronali. Un profilo ottocentesco quello di Saludecio in una posizione molto apprezzata sia in epoca romana che medioevale (di cui conserva ancora la struttura con la cinta muraria e le porte di accesso), è il caso dei Malatesta che ne hanno fatto per oltre tre secoli un loro possedimento difensivo in tempi di conflitto con i Montefeltro.
Divenne luogo privilegiato anche per le altre famiglie nobili che qui costruirono palazzi e chiese oltre che per artisti e intellettuali che trovarono in Saludecio la fonte di ispirazione perfetta (vedi le opere di grande valore lasciate qui da Guido Cagnacci). L’arte e l’ospitalità che si respira ancora, basta ammirare la pittura dei murales sui muri delle case che fa rientrare Saludecio nella rete delle ‘Città dei muri dipinti’.
Oriolo dei Fichi e la sua Torre, un viaggio nella storia (e nelle vigne) dell’Appennino romagnolo
A nove chilometri da Faenza una tappa deliziosa che ha nella natura e nel buon cibo i suoi tratti distintivi. Cosa c’è di meglio di un buon calice di vino e di un tramonto mozzafiato sui paesaggi dell’Appennino romagnolo? Oriolo dei Fichi è un piccolissimo paesino a 140 metri sul livello del mare in un territorio coltivato in prevalenza a viti e che alterna boschi ad antiche case coloniche.

Una cornice rurale di altri tempi che vedeva nel Medioevo la presenza di un castello costruito da Arnaldo II e poi conteso tra i signori di Faenza, Forlì e della Chiesa del ravennate. Passano i decenni ma la popolazione di Oriolo continua ad essere esigua, dalle 500 persone se ne contano oggi 200: a sopravvivere nei secoli la Torre quattrocentesca in cima al cocuzzolo e circondata da un parchetto di proprietà del comune di Faenza. La Torre di Oriolo – realizzata da Giuliano da Maiano, architetto della famiglia Manfredi - spicca nella campagna e merita di certo una visita anche solo per ammirare uno dei punti panoramici più suggestivi del faentino.
In realtà c’è molto altro perché la Torre posta sul colle di Oriolo dei Fichi è quello che rimane del castello e del borgo medievale e, oltre alla terrazza panoramica a cui si accede con una scala a chiocciola, la struttura è a pianta esagonale e con doppio puntone. Costruita alla fine del 1400 ha assistito a varie guerre diventando presidio per i tedeschi e riparo per civili in fuga: nonostante i numerosi attacchi riuscì a preservarsi grazie alle mura e, dopo un restauro, dal 2004 è aperta al pubblico.
Dozza e il suo museo a cielo aperto
Dopo Saludecio anche Dozza è un paese ‘dipinto’ dell’Emilia Romagna, camminare nelle sue strade significa percorrere un viaggio nel mondo dell’arte senza confini, o meglio, senza pareti. Siamo a sud di Bologna nel borgo medievale che rientra meritatamente tra i cento più belli d’Italia e che, in cima alla collina, domina la valle del fiume Sellustra verso la Via Emilia. Un paesino capolavoro dove l’arte si fa tutt’uno con il paesaggio urbano trasformando i muri delle case, piazze e strade in contenitori di meraviglia pronti a riempire di luci e colori ogni angolo di Dozza.

Sono circa un centinaio le opere in giro per il borgo, tutte realizzate da artisti importanti dell’arte contemporanea. Da non perdere la Rocca Sforzesca che domina il paese e che fu voluta in origine da Caterina Sforza passando poi da edificio militare a palazzo signorile: non esitate a sognare girando tra gli appartamenti, il salone e le camere da letto. I sotterranei della Rocca ospitano l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna dove sono esposte (e anche in vendita) oltre 800 etichette accuratamente selezionate e abbinate con i cibi, fate una sosta bevereccia al wine bar.
Il mese giusto per visitare Dozza è settembre quando si svolge il tradizionale appuntamento della Biennale d’Arte Contemporanea del ‘Muro Dipinto’. Si tratta di una sorta di rassegna di pittura estemporanea durante la quale i vari artisti dipingono a stretto contatto con il pubblico e con il contesto urbano.
Busseto, nella Pianura Padana il paese che ha visto crescere Giuseppe Verdi
Nella verde pianura sulle rive del fiume Po c’è un altro luogo nascosto dove l’arte non è più visiva ma acquista il suono di note che ricordano tempi lontani, e che note. Sono quelle del maestro Giuseppe Verdi e il borgo da scoprire è Busseto, il suo comune natale in provincia di Parma da cui dista circa otto chilometri.

A dirla tutta Verdi nasce nella frazione vicina di Roncole ma vive a Busseto una buona parte della sua vita, quanto basta per segnarne l’identità al punto che oggi qui tutto ruota intorno alla sua figura, fatta eccezione per il ben più profano – non per questo meno godurioso - culatello. Immancabile quindi l’itinerario verdiano che parte dalla casa natale di Roncole per poi toccare i luoghi più significativi legati alla vita del compositore il cui monumento in bronzo domina, per l’appunto, Piazza Verdi.
Proprio qui si affaccia l’omonimo Teatro datato 1868 e Casa Barezzi, dove il maestro visse con la moglie Margherita Barezzi e che raccoglie molti cimeli e documenti della sua carriera. Altra tappa dell’itinerario verdiano è la rinascimentale Villa Pallavicino, poco fuori le mura di Busseto, che ospita il Museo Nazionale Giuseppe Verdi: all’interno un percorso romantico tra quadri e tessuti dell’800, scenografie teatrali e musiche che hanno fatto la storia. E se l’atmosfera non fosse troppo melodrammatica potete proseguire nelle Scuderie della Villa dove si trova il Museo ‘Renata Tebaldi’ dedicato al soprano ribattezzata ‘voce d’angelo’ da Arturo Toscanini. Avete detto Verdi? A ottobre Busseto ospita anche il Festival in onore della nascita delmaestro e che si svolge ogni anno.
Travo, alla scoperta della Val Trebbia
Per gli amanti della natura e delle belle passeggiate bucoliche la sosta giusta lungo la Via Emilia è Travo, borgo della provincia piacentina sulle rive del fiume Trebbia, che con le sue acque cristalline rimane uno dei pochi affluenti ancora balneabili in Italia.

Siamo in una delle valli più suggestive del territorio emiliano, in una zona chiamata ‘Appennino delle quattro province’ viste le montagne confinanti di Piacenza, Genova, Alessandria e Pavia. Travo si popola in estate di vacanzieri che cercano riparo dalla canicola cittadina ed è la tappa obbligata per chi vuole fare trekking in una cornice naturale incontaminata.
Sono tantissimi i sentieri da percorrere molti dei quali conducono alle due cime della vallata, Pietra Perduca e Pietra Parcellara. Fate un salto anche alla Chiesa di S.Antonino - nel cuore del borgo di Travo – con il suo splendido terrazzo che si affaccia sul fiume, e al castello di Anguissola, sede del Museo Civico Archeologico.
