I cinque borghi del vino da scoprire nell’estate 2021
Vada per il mare, la tintarella o la montagna verde, ma l’estate è anche la stagione ideale per avventurarsi alla scoperta di borghi caratteristici che conservano ancora sapori e tradizioni dei nostri territori
Metti una sera estiva tra i vicoli di un borgo, due chiacchiere e un calice di vino, per molti di noi la bella stagione è tutta qui. Ecco allora i cinque borghi da scoprire – tra i più belli d’Italia - nell’estate 2021.
Tappa a Cisternino, il paese ‘in bianco’ della Valle d’Itria
Tra trulli e masserie circondati da uliveti secolari e vigneti – soprattutto di uve a bacca bianca famose in questa zona - ecco spuntare Cisternino, borgo autentico della Valle d’Itria (Patrimonio Unesco). Un fascino senza tempo fatto di casette bianche e botteghe artigiane con una enorme e ricca campagna che non si stanca a produrre eccellenze famose nel mondo. Cisternino domina la valle dai suoi quattrocento metri di altezza godendo di un panorama suggestivo sulla terra rossa disegnata dai tipici muretti a secco e, tra le altre cose, vanta il più grande bosco della provincia di Brindisi con duecento ettari di macchia mediterranea. Il centro storico medievale di Cisternino è fatto di stradine intrecciate, archi, scalinate e logge sparse lungo i vicoli lastricati con la famosa pietra locale, il risultato è una testimonianza viva di architettura spontanea. In mezzo ai classici trulli ecco spuntare palazzi storici come il palazzo del Governatore e quello Vescovile o la torre Capece. E tra scorci meravigliosi e passeggiate rilassanti godetevi anche la Ciclovia dell’Acqua, il secondo percorso ciclabile su acquedotto d’Europa: un itinerario immerso nella macchia mediterranea – fuori dal traffico - che tocca i territori tra Locorotondo e Ceglie Messapica.
Natura a parte fatevi incantare dai profumi che inebriano i vicoli di Cisternino con una gastronomia tipica che fonde la tradizione barese a quella della Murgia e del Salento: e vai di orecchiette, piatti a base di selvaggina, friselle, purè di fave e le squisite ‘bombette’ (involtini di carne di maiale ripieni di formaggio). Cisternino è noto anche per le sue produzioni vinicole, qui ha sede l’unica cooperativa vinicola del territorio dove confluiscono la maggior parte delle uve locali, soprattutto vitigni Verdeca e Bianco d’Alessano che compongono le DOP Locorotondo e Martina.
Un salto a Brisighella con i suoi tre colli annaffiati dal Sangiovese
Un borgo medievale che conserva ancora il suo sapore antico, di qualità come il vino rosso simbolo della Romagna. Brisighella si plasma su tre vette rocciose dove poggiano una Rocca del XV secolo, la Torre dell’Orologio e il Santuario del Monticino.
Per risalire alle sue origini dobbiamo arrivare alla fine del Duecento quando un certo Maghinardo Pagani – pare il più importante condottiero medioevale della Romagna, anche citato da Dante – costruì su uno dei colli quella che sarebbe poi diventata la torre fortificata più imponente della vallata al di sotto della quale si formò poi il borgo.
Brisighella è un connubio di storia, arte e architettura con un centro storico tutto da scoprire. Qui è protagonista l’Antica Via del Borgo, una strada coperta sopraelevata datata XII secolo e illuminata da vari archi che un tempo difendevano la cittadella: anche famosa come ‘via degli asini’ perché qui erano soliti sostare gli animali. Come in ogni borgo che si rispetti anche a Brisighella non mancano gli edifici sacri, tra tutti spicca la Pieve di S. Giovanni in Ottavo costruita intorno al quinto secolo presso la via romana che da Faenza portava in Toscana.
Ricordiamoci che stiamo nella regione vanto di una delle gastronomie più succulente d’Italia e Brisighella non è da meno con il suo olio Dop piccante e amarognolo o il carciofo moretto che nasce in questi territori; immancabili i cappelletti e le tagliatelle ma anche la ‘spoja lorda’, una pasta tipica di Brisighella ripiena di formaggio squacquerone e parmigiano. Tutto annaffiato da un buon Sangiovese, il primo vino romagnolo ad avere ottenuto la DOC con il suo sapore esuberante proprio come la sua gente.
Grottammare, l’antico borgo del Piceno testimone di ospiti illustri
Un piccolo gioiello affacciato sul mare Adriatico dove arte, storia, cultura e buon cibo la fanno da padroni. Spiaggia a parte – vincitrice della Bandiera Blu – il centro storico di Grottammare ha molto da regalare ai suoi visitatori. Si parte dal giro delle chiese, splendida quella di San Martino del X secolo come quella di Sant’Agostino che conserva al suo interno un affresco di Vincenzo Pagani; spettacolare la Chiesa di Santa Maria dei Monti, nota come Oasi di Grottammare, che si trova in cima ad una collina così come il castello che sovrasta il borgo.
Il paesino marchigiano è noto anche per aver dato i natali a Felice Peretti che nel 1585 divenne Papa con il nome di Sisto V: da visitare il Museo Sistino che raccoglie gli oggetti regalati dal Pontefice alla sua città. Non è l’unico nome celebre legato a Grottammare visto che anche lo scultore Pericle Fazzini nacque qui e qui lasciò molte tracce del suo operato (il Museo del Torrione ospita una vasta collezione delle sue opere tra disegni e litografie). A scegliere il borgo come meta delle sue vacanze fu invece il pianista Franz Liszt nel 1868, ogni estate si celebra un festival omonimo con musicisti di tutto il mondo.
Spostandoci dal sacro al profano, il protagonista della cucina locale è sicuramente il pesce mentre sul fronte enologico è il Rosso Piceno ad avere la scena: una DOC prestigiosa che si produce solo in tredici comuni della provincia di Ascoli Piceno e per questo rinomato come il ‘principe’ del territorio. Un vino rosso dai profumi intensi, una piacevole scoperta in una regione nota più per i vini bianchi.
Alla scoperta di Cefalù, perla sicula dalla bellezza medievale
Più borgo antico o più meta marinara, è difficile definire l’identità di Cefalù, località siciliana a cinquanta chilometri da Palermo, di sicuro l’atmosfera che si respira qui è davvero divina. Per ciò che riguarda la dimensione medioevale, il borgo di Cefalù è tra i più belli oltre che meglio conservati d’Italia nonostante ogni anno sia attraversato da flotte infinite di turisti. Un luogo senza tempo, questa è la sensazione che si prova camminando nel centro storico tra vicoli, case antiche, negozietti e gelaterie (immancabile una sosta).
Protagonista assoluto qui è il Duomo di Cefalù - diventato patrimonio Unesco nel 2015 – la cui origine è legata ad una leggenda. Fu il re Ruggero II che durante una tempesta in mare fece voto di costruire una cattedrale nel caso si fosse salvato: ed eccola in tutto il suo splendore con all’interno mosaici del Cristo Pantocrate.
Restando in tema storico fate tappa al Lavatoio medievale al quale si arriva tramite una scalinata in pietra lavica, qui scorrono le acque del fiume Cefalino considerate pure perché originatesi dalle lacrime di una ninfa, fino a poco tempo fa le donne del paese lo utilizzavano per lavare i panni. Altra meta interessante è il Bastione di Capo Marchiafava, un’antica costruzione difensiva oggi splendido belvedere che si affaccia sul mare di fronte alle isole Eolie.
Cefalù è anche e soprattutto mare perché vanta una delle spiagge più belle della Sicilia con acqua cristallina e sabbia bianca, non vi sorprenderà trovarla super affollata d’estate. Consolatevi con un buon calice di Grillo, un vitigno bianco autoctono siciliano la cui varietà a bacca bianca è la più conosciuta sull’isola e da sempre usata per produrre il famoso marsala.
Nemi, il borgo ‘diVino’ nei Castelli Romani
Uno dei borghi più conosciuti dei Castelli Romani grazie al suo splendido panorama e alle sue tradizioni culturali ed enogastronomiche che richiamano visitatori dal Lazio e non solo. Nemi è anche sinonimo di ‘Sagra delle Fragole’ in quanto tra i maggiori produttori della zona: ogni anno nel mese di giugno l’evento consente di degustare il frutto offerto dalle donne del borgo vestiti con i costumi tradizionali.
Il borgo di Nemi si trova a cinquecento metri di altezza su una roccia che affaccia sul lago omonimo. Rilassante passeggiare nel centro storico tra botteghe di artigiani (soprattutto di prodotti enogastronomici) e scorci storici come Palazzo Ruspoli di età medioevale voluto dai Conti di Tuscolo, peccato che il suo interno sia quasi abbandonato. Tutto il paese si snoda verso l’alto tra vicoli e chiese come quella di Santa Maria del Pozzo del Cinquecento o il Santuario del Santissimo Crocifisso all’ingresso di Nemi.
Appuntamento da non perdere a Nemi (fragole a parte) è quello con ‘Borgo DiVino’, una rassegna annuale sul bere bene e sui temi dell’enologia tra degustazioni e approfondimenti tematici.
