Bibbiena: la guida completa e aggiornata
Guida Bibbiena, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Comune in provincia di Arezzo, Bibbiena, circa 13mila abitanti, si trova nel Casentino, su un colle alla confluenza del torrente Archiano nell'Arno, a circa 425 metri di altitudine, in un tipico territorio premontano e montano (che supera i 1300 metri nella zona di Serravalle), con una vegetazione mista di faggi, larici e abeti.
Il suo clima è caldo e temperato, con una certa piovosità lungo tutto l’anno. Le origini di Bibbiena sono etrusche, come centro di una certa rilevanza, anche se sue notizie certe ci sono in epoca medievale, quando in effetti si registra la sua fondazione ufficiale, nell’anno 979, poche case che si sviluppano attorno a una piccola pieve e che appartengono alla diocesi di Arezzo, poi alla famiglia (di vescovi) Tarlati.
La sua posizione fa gola anche a Firenze, tanto è vero che nei secoli successivi, almeno fino al 1300, diventa ora di dominio aretino ora fiorentino. Nel 1359 è proprietà fiorentina. Nel 1400 per un periodo diventa persino veneziana. Nel 1860 entra a far parte del Regno d’Italia.
L’economia di Bibbiena è legata all’industria tessile, soprattutto la lavorazione della lana con il Panno Casentino (dall’aspetto rustico con la presenza dei caratteristici riccioli dovuti alla tecnica della ratinatura), a quella di trasformazione alimentare, alla produzione di mobili. Resistono agricoltura e allevamenti.
Tra gli eventi, da ricordare in febbraio, l’ultimo giorno di Carnevale, la rievocazione storico-folcloristica in costume della ‘faida amorosa per la bella Mea’. La leggenda narra che la fanciulla popolana, una lavandaia di nome Bartolomea, detta Mea, sarebbe stata contesa tra un conte della famiglia Tarlati, della contrada di Piazza, e un tessitore del rione Fondaccio a cui era stata promessa, che alla fine ebbe la meglio. Nel corso della festa i diversi rioni sfilano indossando costumi medievali con tanto di sbandieratori e guardie a cavallo. Il culmine dell’evento si ha l’ultimo giorno di Carnevale, martedì grasso, quando per auspicare la buona sorte, viene bruciata una grossa pianta di ginepro, detto Bello Pomo, tra canti, musica, balli e roba buona da mangiare.
Nella seconda metà di giugno si tiene la Sagra delle Sagre, due giorni di degustazioni enogastronomiche. La Festa di Sant'Ippolito, patrono di Bibbiena, si svolge il 13 agosto. Due weekend tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre sono dedicati alla Sagra del Grigio, all’insegna della buona cucina a base di maiale brado Grigio del Casentino.
Tra i prodotti tipici di Bibbiena vi è il profumato pecorino, essenziale per condire assieme al burro gli gnocchi del Casentino, farina-ricotta-spinaci. Una variante li vuole conditi con il sugo di arrosto. I tortelli di patate sono proposti con olio, cacio pecorino e pepe. Da provare la scottiglia, che qui chiamano il ‘cacciucco di mare’, perché proprio come questa pietanza dove si mescolano diversi tipi di pesce, qui sono differenti carni a garantirne un sapore intenso: più carni ci sono e meglio è. Sono cotte a lungo con odori, pomodoro e vino rosso: da servire con fette di pane abbrustolito strofinato leggermente con aglio.
Poi c’è l’acquacotta, con tante varianti, come quella che prevede i fegatini di pollo prima passati in padella e poi cotti nel brodo, assieme a un uovo sbattuto e serviti con fette di pane abbrustolito. Oppure con i funghi porcini, in pratica una zuppa con diverse verdure, ma senza uovo. Tra i dolci, c’è il baldino anche detto castagnaccio, torta con farina di castagne arricchita in genere con uvetta e pinoli, ma anche con noci, scorza d’arancia e/o rosmarino.
Nello stemma di Bibbiena appare impresso un particolare disegno (assieme al leone d’argento che regge la bandiera). È la cassetta degli squittini, ovvero il contenitore dove dal XVI secolo in poi si depositavano i nomi dei futuri magistrati del comune, durante le assemblee popolari. Bibbiena mostra tutto il suo passato, che si sviluppa e si mostra in due nuclei, una parte nobile con numerosi palazzi gentilizi e organizzata attorno alla centrale Piazza Tarlati e una parte più popolare tra viuzze e stradine dove si affacciavano le case degli artigiani di un tempo.
Un’atmosfera medievale e rinascimentale che si può apprezzare ancora oggi, soprattutto quando si visita il Mercatale, il mercato che offre tutti i prodotti tipici, frutta, verdura, formaggi, salumi, ma anche oggetti di piccolo artigianato. Una fiera-mercato che ha gli stessi colori, gli stessi odori, gli stessi suoni di tanti secoli fa, il quarto sabato del mese in piazza Tarlati. L’essenza profumata della città.





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