Chiusa: la guida completa e aggiornata
Guida Chiusa, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Chiusa (o "Klausen", in lingua tedesca) è un comune italiano della provincia autonoma di Bolzano: conta circa 5.000 abitanti distribuiti all’interno di una superficie di 51,29 chilometri quadrati, di cui circa 500 residenti nella zona del borgo antico.
La città sorge nella parte più settentrionale del Trentino-Alto Adige, più precisamente lungo il corso del fiume Isarco. Dal punto di vista climatico è caratterizzata da una piovosità piuttosto significativa durante tutto l'anno e ad temperature piuttosto rigide: la media durante luglio (il mese più caldo dell'anno) non raggiunge i 20 °C, mentre quella riscontrata durante il mese di gennaio (il più freddo) è di addirittura -1,5 °C.
Il centro storico si articola in tre frazioni: Lazfons (o "Latzfons" in tedesco), ovvero la zona più popolata che si trova lungo la strada per Velturno; Verdignes (o "Verdings"), situata subito sotto Lazfons e Gudon (o "Gudifaun"), che invece si trova più a valle.
Detto ciò negli immediati dintorni individuiamo altre aree degne di menzione: a nord si estende la zona Coste (o "Leitach"), caratterizzata da costruzioni più recenti e da un pendio soleggiato che, tra l’altro, garantisce all'area di fornire la produzione viticola più importante del comune; sull'altra sponda del fiume si trova invece Gries (o "Griesbruck"), una zona in cui sono collocate le principali strutture pubbliche, il cimitero, la stazione ferroviaria ecc. Da segnalare infine anche il quartiere Fraghes (o "Frag"), situato a sud della città e tagliato in due dal torrente Tinne, noto perché ospita l'ex Convento dei Cappuccini ed altri importanti edifici quali il Museo Civico e la Biblioteca Civica.
Il toponimo "Chiusa" deriva dal latino "clausa" che significa letteralmente "chiusa di un corso d'acqua" (chiaro riferimento al già citato fiume Isarco) ed è attestato per la prima volta nell'anno 1027. Detto ciò l'area del comune di Chiusa risulta essere abitata sin da prima di Cristo, come dimostrato dalla presenza di tombe risalenti al periodo dei Reti e al periodo germanico.
Per il resto la sua storia si lega presto a quella della vicina Sabiona, che già durante il I secolo dopo Cristo risultava essere un'importante sede vescovile. Ulteriori informazioni su Chiusa ci arrivano durante il Rinascimento attraverso l'artista tedesco Albrecht Dürer, che l’ha visitata nel 1494 e sembra avere fissato le sue impressioni su di lei nell'incisione "Nemesi" (anche nota come "Grande fortuna"), raffigurante la dea del destino e databile attorno al 1502.
Il XVII secolo è quello della fondazione e dell'inaugurazione del Monastero di Sabiona, un'architettura che sorveglia Chiusa da un'alta rupe della Val d'Isarco e che costituisce uno dei monumenti cristiani più antichi sia della regione che dell'intero arco alpino. Durante il 1800 ed il 1900 la città è ancora una volta nota per essere stata dimora di molti artisti provenienti da diversi paesi dell'Europa e la sua capacità di fare breccia nel cuore di uomini di cultura viene ulteriormente confermata nel 2002, quando lo scrittore tedesco Andreas Maier le dedica dichiaratamente il suo romanzo "Klausen".
Può essere interessante anche segnalare almeno altri due artisti, nello specifico due scultori, che hanno legato il proprio destino a quello di Chiusa: da una parte Hans Piffrader, che fuse la lezione viennese a quanto visto/vissuto sul campo di battaglia, nato proprio qui; dall'altra Valentin Gallmetzer, discepolo di Franz Tavella che nel comune trentino è invece venuto a mancare.
Chiusa dista circa 100 chilometri dal capoluogo Trento, cui è collegata dall'Autostrada del Brennero A22. La città è inoltre attraversata dalla Strada Statale 12 dell'Abetone e del Brennero, oltre ad essere dotata, come già anticipato in precedenza, da una stazione facente parte della ferrovia del Brennero (è stata invece dismessa la stazione di Val di Funes, costruita all'imboccatura della valle omonima).













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