Comelico Superiore: la guida completa e aggiornata
Guida Comelico Superiore, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Il comune sparso di Comelico Superiore è diviso in diverse frazioni: la sede comunale di Candide, Casamazzagno, Dosoledo e Padola. Il territorio che dà il nome al paese è il Comelico, nell’alto Cadore, insieme a San Pietro di Cadore, Danta di Cadore e San Nicolò di Comelico. La zona è quella delle Dolomiti Orientali, al confine con il Tirolo, la Carinzia, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. Qui si trovano molte delle più celebri vette delle Dolomiti venete, tra cui la Tre Cime di Lavaredo.
La zona di Comelico era probabilmente abitata già in periodo preistorico, e di sicuro le popolazioni protoceltiche si stabilirino qui in tempi remoti, seguiti dagli Euganei e dai Paleoveneti, poi i Galli Insubri. L’area era già sottomessa a Roma nel secondo secolo avanti Cristo. In seguito, il Cadore fu dominio prima degli Eruli e poi di Ostrogoti, Bizantini, Longobardi, Franchi, della Marca del Friuli e infine del Ducato di Carinzia, per passare al Patriarcato di Aquileia e poi a Venezia. Il Cadore venne invaso agli inizi del sedicesimo secolo per opera dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, ma poi rimase sempre fedele a Venezia fino alla caduta della Serenissima. Con Napoleone fece parte del Regno Lombardo-Veneto e dopo il Risorgimento italiano del Regno d’Italia. Queste zone sono state importante teatro di guerra durante il primo conflitto mondiale, con episodi cruciali come la battaglia di Monte Piana.
Il Comelico a partire dai Longobardi venne suddiviso nelle due decanie di Comelico Superiore e del Comelico Inferiore. La frazione più antica di Comelico Superiore è Candide; la borgata di Sega Digon è tristemente nota perché ivi si consumò la strage di Cima Vallona del 1967.
Oggi l’economia del Comelico dipende molto dal turismo, insieme alle attività legate alla produzione di legname, all’agricoltura e all’allevamento. Per quanto riguarda le tradizioni gastronomiche del Comelico e del Cadore, non mancano scambi con le vallate vicine. Sono soprattutto la polenta e le patate a essere tra i più importanti ingredienti di questa cucina, oltre ai funghi, le erbe di montagna, la cacciagione, i fagioli; non mancano i canederli, il classico frico o fricò, gli gnocchi, i casunsei, i saporiti formaggi di malga, speck e prosciutto.
Uno degli eventi in assoluto più sentiti a Comelico Superiore è il Carnevale, con cui si rinnova la tradizione della “maskarada”. Rito popolare molto antico, ha come maschere principali il “lachè” e il “matazin”, che si distinguono per essere raffinate ed eleganti, con un alto copricapo (la calota) rivestito di velluto. Il giorno della sfilata il matazin e il lachè fanno il giro del paese per raccogliere tutte le maschere, per poi lanciarsi nella danza della “vecia dal matazin”. La musica che sempre risuona in questa giornate è una caratteristica polka.
Tra le curiosità della Val Comelico, c’è la pera d’la borcia, il sasso della borcia, lungo la statale che Padola porta al Passo Sant'Antonio: un monolito lungo 3 metri, largo e alto 70 centimetri con cinque cappelle equidistanti e allineate sulla faccia superiore, di cui non si è ancora riusciti a chiarire il significato e l’uso. Poi c’è da ricordare la Regina della Val Comuna, un abete rosso di eccezionali dimensioni, il più grande della sua specie nell’intero Triveneto, con un’altezza di più di 50 metri e un’età forse superiore ai due secoli, davvero eccezionale per un abete. In questi boschi, inoltre, cresce il particolare “abete di risonanza”, che viene utilizzato per costruire da tempo immemore la parte anteriore della cassa armonica di vari strumenti a corda da parte dei migliori liutai del mondo, grazie a una particolare “musicalità” emessa dalle sue fibre.










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