S. Stefano di Cadore: la guida completa e aggiornata
Guida S. Stefano di Cadore, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
La regione del Cadore si trova nella zona delle Dolomiti Orientali, in provincia di Belluno ma al confine con il Tirolo, la Carinzia, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. Santo Stefano di Cadore si trova alla confluenza tra il Piave e il torrente Padola, sotto il Monte Col. In particolare, Santo Stefano di Cadore è il principale centro del Comelico, zona rinomata per le sue stazioni sciistiche (soprattutto a Padola) e per le possibilità di escursioni durante l’estate. Oltre al capoluogo, il paese conta anche le frazioni di Campolongo, Casada, Costalissoio.
Santo Stefano di Cadore si trova circondato dalle Dolomiti nella loro parte più orientale, oltre alle Alpi Carniche: le cime più importanti intorno sono il monte Crissin, il monte Brentoni, il gruppo delle Terze, la Cresta Carnica, il monte Col, il monte Zovo e il monte Piedo, quello della galleria che conduce fino in paese dalla statale.
Il clima di Santo Stefano di Cadore è quello tipicamente alpino: inverni anche piuttosto rigidi (non è inconsueto, visto lo scarso soleggiamento della valle, arrivare anche a 20 gradi sotto lo zero nella stagione più fredda) ed estati fresche.
La Val Comelico seguì per lungo tempo le stesse sorti del Cadore; la regione, abitata fin dai tempi del Mesolitico, vide l’alternanza sul suo territorio del popolo degli Euganei, gli Illirici, i Veneti, i Galli e i Celti. Nel 115 prima di Cristo la regoione fu sottomessa a Roma, e forse di qui passava una strada che collegava la Val Pusteria con Auronzo. La caduta dell’impero portò all’alternanza di diverse tribù di invasori, come gli Eruli di Odoacre, gli Ostrogoti di Teodorico, i Franchi-Merovingi, i Bizantini e poi ancora i Longobardi; fu in quest’ultimo periodo, probabilmente, che la zona raggiunse il suo massimo grado di popolazione, e con i Carolingi si adottò il feudalesimo. Nel 1027 il Cadore entrò a far parte del possedimenti del Patriarcato di Aquileia, che lo infeudò, insieme al Comelico, nel 1138 ai Da Camino. In questo periodo nacquere le Regole, gli organi di gestione degli insediamenti affidati ai diversi capovillaggi. Dopo Aquileia fu il tempo, nel 1420, della Repubblica di Venezia, che dominerà sino al 1797. Napoleone soppresse le Regole e iniziò il periodo della dominazione austriaca, durato fino al 1866 con l’adesione del Veneto al Regno d’Italia. Il Cadore fu poi uno dei fronti di battaglia più noti durante la prima guerra mondiale.
Una tradizione tipica della zona del Comelico e quindi di Santo Stefano di Cadore è la mascarada, il caratteristico corteo di Carnevale con danze e musiche tipiche che presenta maschere particolari, come il laché, il matazin, il paiazu, con intrattenimento e spettacoli tipici dei carnevali alpini.
Tra i piatti tipici del Comelico ci sono soprattutto quelli che derivano dalla produzione lattiero-casearia del luogo: il formaggio Comelico soprattutto, ma anche panna, burro, ricotta e formaggio di malga. Tra le carni, prosciutti, speck e le pendole di polpa di manzo Molto diffusi anche i caratteristici casunziei, qui chiamati anche csanzoi o casanzes: tanti sono i ripieni, come alla zucca e, soprattutto, con i crauti, i funghi porcini, l’erba cipollina, le rape rosse (queste però più comuni a Cortina d’Ampezzo), la pancetta, lo speck. Per quanto riguarda i dolci, sono molto diffusi i biscotti, come i rinomati sartorelli. Da provare anche le confetture di frutti di bosco e i prodotti del sottobosco.
Per quanto riguarda l’economia del Comelico, il settore primario, con allevamento e agricoltura, continua a essere preponderante; il turismo è comunque in crescita, sia d’inverno che d’estate. Altre attività tipiche della zona solo la piccola industria dell’occhiale, la lavorazione artistica del legno e l’antiquariato.





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