Prato: la guida completa e aggiornata
Guida Prato, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
È collocata sullo stesso lago antico ora scomparso poiché colmato dai sedimenti fluviali, in cui sorgono Firenze e Pistoia: la città di Prato, allo sbocco della Valle del Bisenzio, affluente dell’Arno.
Prato è uno dei comuni più abitati della Toscana, dista da Firenze appena 18 km. Non è particolarmente lontano dalle città d’arte toscane più note in assoluto, come Lucca, a 50 km, Siena a 79km e Pisa a 82 km.
Un punto di partenza ideale per arricchirsi del patrimonio artistico, dunque, ma anche per godere di numerose escursioni, tra le colline del Monteferrato o i monti dell’Alta Valle del Bisenzio, conoscendo anche vasti terreni coltivati e insediamenti industriali. Per una visitaa Prato è interessante sapere che il clima di questa località è caldo e temperato, con inverni piovosi ed estati non particolarmente secche. La temperatura media si aggira sui 15° C.
La storia di Prato, come testimoniano reperti archeologici, inizia già nel Paleolitico e sicuramente era un centro di grande importanza per gli Etruschi che abitavano la zona fin dal VI secolo a.C., come mostrano i resti rinvenuti nella zona di Gonfienti, a ridosso del comune di Campi Bisenzio, con prove di una discreta attività di tessitura e filatura, per cui Prato diventerà famosa molto dopo. E qualche studioso ha avanzato l’idea che qui fosse la patria del mitico re Porsenna. Non sono mancati ovviamente i Romani, per i quali la località era uno snodo importante sulla via Cassia. Vari a tal proposito i ritrovamenti dalla parte di Galceti, l'area archeologica intorno ad Artimino.
Si comincia a parlare stringatamente di una vera e propria città di Prato nel VI secolo d.C., con l'invasione dei Longobardi che prendono possesso della Val di Bisenzio e della zona di Montemurlo. È nell’XI secolo che nasce ufficialmente l'aggregato urbano, con l’unione di due località, il Borgo al Cornio, che corrisponde più o meno all’attuale piazza del duomo, e il vicino castello di Pratum dei Conti Alberti, che poi diede il nome a tutta la città. Diventa libero comune, governandosi in autonomia con forme piuttosto democratiche per i tempi poiché la gestione delle cose pubbliche è ad opera di consoli e podestà, che rimangono in carica per sei mesi.
Intanto, il commercio della lana diventa molto importante e si costruisce una doppia imponente cinta muraria difensiva, tra il XII e il XIII secolo. La vicinanza di Firenze influenza non poco la politica cittadina e anche qui ci sono intense lotte tra guelfi e ghibellini, tanto è vero che, per dare una lezione ai Medici di Firenze, Prato viene messa a ferro e a fuoco dal sacco di truppe spagnole nel 1512.
Anno importante il 1653: si istituisce la Diocesi e Prato passa da "terra" a "città". Con la politica del Granducato di Toscana retto dai Lorena, l'attività tessile conosce una grande impennata e un deciso successo, tanto che viene costituita la Camera di Commercio.
Con l'Ottocento e la meccanizzazione dell'industria, Prato conquista i mercati mondiali con l’attività di fabbricazione della lana rigenerata, ricavata dai residuati tessili. Anche il paesaggio urbano cambia, con la presenza di numerosi opifici, tanto che si parla de la "città dalle 100 ciminiere".
Nel 1900, durante la seconda guerra mondiale, Prato viene coinvolta da grossi bombardamenti, tra il settembre 1943 e il marzo 1944 e, proprio il 4 marzo di questo anno, prende il via uno sciopero generale degli operai tessili contro l’occupazione tedesca. Tra gli scioperanti vengono individuate dai fascisti 360 persone da deportare in Germania: solo 20 torneranno a casa. Per questo motivo, e non solo, Prato è una delle città decorate al Valor Militare per la guerra di Liberazione ed è stata anche insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici subiti durante il conflitto.
L’attività tessile ha sempre dato una precisa identità alla città di Prato, ma le attrattive artistiche-storiche-culturali ne sottolineano anche lo spirito turistico. Buono il comparto dell’artigianato con la produzione di oggetti in marmo e onice, nonché le coltivazioni varie tra cui uliveti e vigneti in tutto il territorio. Resiste l’industria della produzione di mobili.
Tra gli eventi, da menzionare una grande festa che caratterizza la città di Prato, l’8 settembre, ovvero l'ostensione pubblica della Cintola, cioè la sacra cintura conservata a Bisanzio che, secondo una tradizione del IV secolo, avrebbe avvolto il ventre della Madre di Dio e che sarebbe stata portata qui dalla Terrasanta nel 1141.
Le manifestazioni riguardano anche il cosiddetto Corteggio storico, una processione in costume lungo le vie del centro per omaggiare la Sacra Cintola. In genere il tutto si svolge in tre giorni, in cui, al contempo, vi sono vari avvenimenti, come la gara di tiro con l’arco, il mercato medievale che rievoca tradizioni e mestieri antichi, le esibizioni degli sbandieratori, spettacoli musicali, fuochi d’artificio. Il momento clou è l’esibizione della Sacra Cintola, che talvolta viene ripetuta sino a tre volte lo stesso giorno.
Saporito e genuino la cucina di Prato, in cui si rispecchiano spesso gusti tipici di tutta la Toscana. Tra le particolarità, la mortadella di Prato nel cui impasto c’è l’Alkermès, usata spesso per il ripieno di tortellini e mangiata a tocchetti, anche leggermente tiepida, da assaggiare magari con i fichi secchi di Carmignano o assieme a una fetta di bozza pratese, ovvero il pane di Prato senza sale. Raffermo si usa per la celebre minestra di pane, famosa come la pappa al pomodoro. Da assaggiare, le polpette di carnevale, con la carne della mucca Calvana, uvetta, pinoli, parmigiano; e ancora, il cavolo nero rifatto con le salsicce, l’arista arrosto, i crostini di fegatini, lo stracotto di carne e i sedani ripieni. Tra i dolci, i Carmignanini, pasta frolla con i fichi secchi, le pesche, nate nel 1861 per festeggiare l’Unità d’Italia, gli zuccherini di Vernio, i biscotti di Prato con le mandorle e il castagnaccio. Da non dimenticare l'olio extravergine d'oliva e i vini della zona di Carmignano: da provare il Pinot Nero di Bagnolo.
Pietra simbolo della città, il marmo verde di Prato, anche detto "pietra ranocchiaia" per via delle sue venature, usate per tanti decori nei suoi monumenti. A proposito, l'arte qui ha grandi campioni, come Filippo Landi, pittore famoso per la leggerezza e l’espressività delle sue pennellate, vissuto tra il 1406 e il 1469, padre di Filippino Lippi, avuto, lui che era frate carmelitano, dalla monaca Lucrezia Buti, fuggita per amore dal Convento di Santa Margherita di Prato. Storie d’arte e d’amore.
Prato è una città da visitare perché presenta offerte turistiche variegate, non solo arte e interessanti visioni di archeologia industriale, ma tanta natura tra monti, colline, campi, boschi. Una variegata possibilità di escursioni, in percorsi più o meno impegnativi, passando tra atmosfere etrusche e medievali per arrivare ai giorni nostri, con deliziose soste attorno alle ricette tradizionali.








Voto complessivo 6