A Santa Maria Capua Vetere l’anfiteatro romano fratello minore del Colosseo
Monumentale e antichissimo, è una testimonianza importante del passato Romano di questo angolo di Campania
Anfiteatro Campano stock.adobe.com
Se fu il Colosseo il primo anfiteatro del mondo romano, il suo secondo (almeno per dimensioni) si trova a Santa Maria Capua Vetere – detto Anfiteatro Campano o Capuano – opera realizzata sul modello di quella ben più nota nella Capitale e che in origine apparteneva alla città di Capua. Non soltanto fu sede della prima scuola di gladiatori ma rientra con merito nei libri di storia perché proprio da qui il gladiatore Spartaco guidò nel 73 a.C. la rivolta che sottomise Roma. Una buona parte del materiale che lo componeva venne prelevato dai capuani in epoca normanna per costruire il Castello delle Pietre in città e ornare la facciata del Palazzo comunale.
Oggi il Teatro romano con il museo e il mitreo sono gestiti dal Polo museale della Campania.
p>La struttura originaria dell’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, il progetto architettonico
Come già detto, erano molte le similitudini con il Colosseo al quale provava a contendere il primato per dimensioni (170 metri l’asse maggiore e 139 quella minore). La sua classica pianta ellittica prevedeva i quattro ordini canonici di spalti (per un’altezza di 46 metri), a cui si accedeva da scale sia interne che esterne, impostati su altrettanti livelli di gallerie comunicanti. La facciata si apriva in 80 arcate di travertino adornate da semicolonne con 240 busti a rilievo di divinità come Giove, Demetra, Mercurio, Apollo e tanti altri: oggi ne rimangono qui solo una ventina mentre le altre sopravvissute al tempo sono conservate nel museo cittadino e nella facciata del Palazzo comunale di Capua.
Non sono gli unici componenti ad essere stati ‘rubati’ all’anfiteatro originario e poi ridistribuiti qua e là, molti di questi oggi si trovano nei due musei archeologici di Santa Maria Capua Vetere e di Napoli (è quest’ultimo a conservare la celebre Venere di Capua ritrovata nell’area del teatro).
La parte esterna della platea, realizzata in blocchi di calcare, era delimitata da pilastri scolpiti e con le gradinate protette da un portico di statue e colonne. Il piano dell’anfiteatro era fatto di tavoloni in legno riempiti di sabbia per facilitare i combattimenti dei gladiatori mentre nei sotterranei dietro al podio venivano posti gli elementi ‘di scena’ e le gabbie degli animali.
p>La storia dell’Anfiteatro capuano da palcoscenico per i gladiatori a luogo di saccheggio
È grazie ad un’iscrizione che menziona i lavori di restauro e di arredo di cui è stato oggetto l’Anfiteatro romano di Santa Maria Capua Vetere che oggi possiamo risalire alle sue origini. Fu costruito da una colonia di Augusto dopo la battaglia di Azio – siamo nel I secolo a.C. – per poi essere restaurato da Adriano nel 119 d.C. e inaugurato da Antonino Pio nel 155 d.C. Quando cadde l’Impero romano d’Occidente, anche per l’anfiteatro iniziò un periodo sfortunato con la distruzione e il saccheggio dei Vandali di Genserico e, a seguire, dai Saraceni passati i quali si trasformò da arena in fortezza.
E non finisce qui perché alla fine del IX secolo furono gli stessi capuani a farne terreno di depredazione dopo il trasferimento della Civitas Capuana dal sito di epoca romana a Casilinum (l’attuale Capua): assunse la funzione di cava di marmo da dove attingere il materiale per altre costruzioni. È così che nacquero il Duomo, la Chiesa dell’Annunziata e molti palazzi di Capua. Bisognerà aspettare l’epoca borbonica per porre fine a questa razzia e il 1920 per vedere i primi interventi di restauro.
