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7 gite fuori porta da Torino: i luoghi più belli da raggiungere a un'ora dalla città  

Un tour nella natura o la scoperta di un borgo storico: il Piemonte intorno al suo capoluogo è una vera 'terra di scoperta'

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Storia, arte, cultura, paesaggi, gastronomia: un elenco infinito di bellezza rintracciato in un’unica regione. Il Piemonte è terra rinomata di eccellenze, impossibile trovare un visitatore che sia tornato a casa senza arricchirsi gli occhi, lo spirito e il palato e non rimanendone affascinato.

Un territorio senza tempo dove la natura ha trovato il suo sapiente equilibrio con il progresso, riuscendone a preservare il candore, e le testimonianze storico-artistiche ne hanno fatto la culla di un turismo di qualità: chi si reca in Piemonte lo fa per scoprire l’autenticità di un territorio di pregio e mai scontato.

Torino rappresenta l’essenza di questo principio, una città da visitare in punta di piedi perché ci si trova davanti ad un teatro a cielo aperto, ma non un palcoscenico qualsiasi calcato da attori da copertina pronti a fare sold out grazie ad un pubblico di massa, la città è un sipario d’elite con le poltroncine in velluto e i balconcini dorati all’interno dei quali gli spettatori trepidanti sanno cogliere l’incanto degli occhi e del cuore.

Torino è questo e molto altro, il Piemonte è Torino ma anche molto altro: le Langhe e i suoi tartufi, i vigneti e il Barolo, il gianduiotto, le montagne, i laghi e le residenze reali. Tanto da vedere e da scoprire, ecco alcuni posti da non perdere per assaporare l’autenticità di questa regione…neh!

Castello di Masino, la residenza aristocratica gioiello del FAI

7 gite fuori porta da Torino: i luoghi più belli da raggiungere a un'ora dalla città

A dominare la pianura del Canavese – territorio compreso tra Torino e la Valle d’Aosta – c’è il Castello di Masino che fu per dieci secoli la residenza dei conti Valperga, una casata discendete del Re Arduino che qui abitò e dove è ancora sepolto. Il Castello e il Parco di Masino, che si trovano nel comune di Caravino a 55 chilometri da Torino, ha subito nel tempo diverse trasformazioni: fino al Rinascimento era protetto da mura e torri di guardia per poi diventare residenza aristocratica e, infine, elegante tenuta di campagna.

Le testimonianze del passato illustre dei padroni di casa sono evidenti visitando gli interni con i saloni affrescati e arredati con sfarzo tra Seicento e Settecento, le camere per gli ambasciatori, gli appartamenti di Madama Reale (la consorte di Vittorio Emanuele I di Savoia) o le splendide terrazze panoramiche da cui godere della vista sulla campagna piemontese. E poi il Salone da Ballo, la Sala degli Stemmi, la Sala dei Gobelins, il Salone degli Dei o la Galleria dei Poeti senza dimenticare le scuderie del Settecento e il Museo delle Carrozze con una collezione del XVIII e XIX secolo.

Il Castello di Masino è un museo di storia e cultura, non a caso custodisce una preziosa biblioteca che conserva più di 25mila volumi antichi: ogni giorno una selezione di libri viene messa a disposizione dei visitatori che possono leggere nelle sale del castello o nel parco così da celebrare l’amore per la lettura dei conti Valperga che furono grandi collezionisti di opere letterarie.

Degno di nota anche il monumentale parco romantico che circonda il castello con uno dei più grandi labirinti d’Italia oltre ad un giardino dei cipressi e ad angoli pronti ad incorniciare di fiori la residenza in primavera. Nel 1988 il Castello di Masino viene acquisito dal Fai (Fondo Ambiente italiano) che si occupò del restauro e un anno dopo lo aprì al pubblico: oggi è una delle tenute aristocratiche più belle nei dintorni di Torino.

Lago di Viverone e la leggenda del villaggio sommerso

7 gite fuori porta da Torino: i luoghi più belli da raggiungere a un'ora dalla città

Per chi è alla ricerca di una giornata all’insegna della natura a pochi chilometri da Torino, il Lago di Viverone è quello che fa per voi. A solo un’ora di macchina dal caos cittadino ci si ritrova immersi nella quiete di questo specchio d’acqua nella Serra d’Ivrea (con i suoi 55 kmq è il terzo più grande del Piemonte) – tra le province di Biella e Vercelli - che gode di una posizione super comoda vicino l’autostrada A5 per chi arriva dalla Valle d’Aosta e della A4 Torino-Venezia: nessuna scusa quindi, è facilissimo arrivarci tanto che la zona si è attrezzata per l’accoglienza turistica con campeggi, villaggi e strutture balneari.

Non immaginatevi comunque un turismo massificato o un territorio sfruttato, una buona parte del Lago di Viverone non è accessibile in auto ed è rimasta selvaggia per la gioia degli appassionati di birdwatching. Oltre ad essere una tappa della Via Francigena, la storia del lago è legata ai resti di un villaggio subacqueo risalente all’Età del Bronzo e che si trova ancora oggi sotto la superficie (mentre i reperti recuperati si conservano presso il Museo di Antichità di Torino e il Museo del Territorio Biellese), scoperta che gli è valsa, nel 2011, l’iscrizione nell’elenco dei siti Patrimonio Unesco.

Ogni bellezza storica va a braccetto con una leggenda, e anche il lago di Viverone ne ha una che vede come protagonista San Martino e una chiesa sommersa a lui intitolata: si narra che quando il santo arrivò nella provincia di Ivrea nel 350, non trovò ospitalità dai cittadini che Dio volle punire sommergendo il borgo: quando sul lago soffia il vento della Valle d’Aosta si dice che si sentano i rintocchi delle campane dell’antica chiesetta sotto il lago.

Saluzzo, il borgo medievale nelle Terre del Monviso

7 gite fuori porta da Torino: i luoghi più belli da raggiungere a un'ora dalla città

E dopo un castello e un lago non poteva mancare un borgo medievale. Saluzzo si trova nelle Terre del Monviso ed è stata per secoli capitale del Marchesato rappresentando oggi una città-patrimonio con le sue vie acciottolate, i castelli, le chiese, e i palazzi nobiliari del centro storico costruito secondo l’architettura urbana del Trecento, tutti ricordi di un periodo storico in cui il Medioevo si miscelava alla bellezza dell’arte rinascimentale.

La ‘Città della Musica’ – così viene anche chiamata Saluzzo per via della Scuola di Alto Perfezionamento Musicale – ha un centro fervente dal punto di vista artistico e culturale, dal Duomo alla Chiesa di San Giovanni, da Casa Cavassa alla Castiglia, sede museale e archivio storico.

E poi una passeggiata a Villa Bricherasio con il suo enorme giardino botanico e una visita alla casa natale di Silvio Pellico diventata oggi museo. Immancabile il giro gastronomico di Saluzzo: la gallina bianca presidio Slow Food, la ricca scelta di formaggi locali come il Castelmagno D.o.p o la Toma d’Elva magari innaffiati da ottimi vini del posto come il Pelaverga, e dulcis in fundo, i ‘saluzzesi al rhum’.

Le Rocche dei Sette Fratelli, la voragine della Resistenza nelle Langhe

7 gite fuori porta da Torino: i luoghi più belli da raggiungere a un'ora dalla città

Il nome potrebbe rievocare il titolo di un film, in questo caso si tratta sì di uno spettacolo ma solo (si fa per dire) della natura. Tra i comuni di Treiso, Trezzo Tinella e San Rocco Seno d’Elvio il terreno si spezza, con effetto sorpresa, in una voragine di quasi nove ettari: nessun terremoto o calamità naturale, è tutta opera dell’azione erosiva dell’acqua che, nel corso del tempo, ha corroso la roccia argillosa formando una sorta di arena grigiastra rimasta priva di vegetazione nel fondale dove è solito avvistare volpi e cinghiali.

Per arrivare alle Rocche dei Sette Fratelli si parte dall’abitato di Treiso in direzione di Borgata Meruzzano seguendo una strada asfaltata costeggiata da vigneti di Nebbiolo e Moscato per poi sbucare in uno spiazzo che allerta allo stop, qui l’affaccio è da vertigine. La leggenda sull’origine del nome racconta di sette fratelli braccianti del posto che inveirono contro la sorella colpevole di avergli preparare un misero pranzo in rispetto dell’astinenza religiosa: a causa delle loro bestemmie furono inghiottiti dalla terra che si aprì sotto i loro piedi.

Il sito delle Rocche dei Sette Fratelli oltre ad essere una delle tappe della ‘Strada Romantica di Langa e Roero’ fa parte dei ‘luoghi fenogliani’, i posti che fecero da cornice alle lotte per la liberazione italiana raccontati dallo scrittore Beppe Fenoglio nei suoi romanzi.

Santuario di Oropa, il più importante luogo di culto mariano dell’arco alpino

Il più famoso luogo di pellegrinaggio del Piemonte e tra i più antichi santuari mariani d’Occidente. A pochi chilometri da Biella, a 1.159 metri di altezza sul Monte di Oropa (patrimonio Unesco dal 2003), si trova il Santuario della Madonna Nera di Oropa, riaperto la scorsa estate dopo quattro anni di lavori.

7 gite fuori porta da Torino: i luoghi più belli da raggiungere a un'ora dalla città

L’origine del santuario viene datata al IV secolo, il merito della costruzione attribuito a Sant’Eusebio che si occupò di diffondere la religione cristiana nel territorio; il culto è dedicato alla Madonna Nera, con la sua statua gotica venerata sin dal 1300, e alla quale sono stati attribuiti diversi miracoli tanto da fare del santuario una meta per i pellegrini cristiani, ingrandendosi nel tempo proprio per accogliere sempre più fedeli (oggi gli edifici a lato ospitano oltre 300 camere per l’alloggio).

La planimetria del Santuario di Oropa si compone della Basilica Antica e Nuova, del Museo dei Tesori dove sono conservati paramenti e documenti liturgici, dell’Appartamento Reale dei Savoia, dell’Osservatorio Meteorosismico, della Biblioteca e del Cimitero monumentale.

Ridondanti le testimonianze del culto mariano con le dodici cappelle, costruite tra Seicento e Settecento, e sparpagliate sul Sacro Monte di Oropa con diverse statue in terracotta dedicate alla Madonna. Che abbiate fede o meno, il Santuario di Oropa è un tesoro piemontese che merita una visita, anche solo per assaporarne la tranquillità e la bellezza paesaggistica con la certezza che, in ogni caso, lo spirito ne trarrà giovamento.

Tenuta di Pollenzo, ieri casa Savoia e oggi sede di Slow Food

7 gite fuori porta da Torino: i luoghi più belli da raggiungere a un'ora dalla città

Il Piemonte è anche la regione delle residenze reali sabaude, l’insieme di castelli e palazzi pubblici nati grazia al volere di casa Savoia e riconosciute dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Tra queste c’è la Tenuta di Pollenzo, nell’omonima frazione di Bra (Cuneo), piccolo borgo di origine romana fondato alla fine del II secolo a.C. e affacciato sul fiume Tanaro.

Nella prima metà dell’Ottocento fu re Carlo Alberto a intuire le potenzialità agricole del posto creando una vera e propria impresa, un modello di azienda agraria con tanto di cantine e vigneti che iniziarono a sperimentare le tecniche di vinificazione ancora oggi usate per la produzione dei vini rossi delle Langhe.

Il progetto era quello di diversificare le proprietà fondiarie di casa Savoia riorganizzando la cittadina medievale, bonificando i terreni e creando cascine: il re diede incarico ad artisti di prestigio di ristrutturare in chiave romantica l’intero borgo, non soltanto il castello, attribuendogli un’immagine neogotica grazie agli interventi alla piazza, alla torre e alla Chiesa di San Vittore.

Purtroppo il tempo segnò una perdita del prestigio reale fino agli anni Novanta quando si avviò il progetto di recupero ‘agricolo’ della Tenuta di Pollenzo, su iniziativa di Slow Food, per ospitare l’Università di Scienze Gastronomiche, la Banca del Vino e l’Albergo dell’Agenzia.

Ceresole Reale, il paesino alpino da ‘Gran Paradiso’

7 gite fuori porta da Torino: i luoghi più belli da raggiungere a un'ora dalla città

Impossibile dimenticare che il Piemonte è anche sinonimo di neve e paesaggi montanari da fiaba. Uno di questi è Ceresole Reale, caratteristico paesino di montagna della Valle Orco sul lato piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso, famoso per le sue cime che attraggono ogni anno turisti, sia in inverno che in estate, e il suo splendido lago artificiale.

Proprio la creazione del lago di Ceresole – nato grazie ad una diga dei primi anni del Novecento – portò un po’ di malcontento visto che venne realizzato dove prima sorgeva il paesino montano: oggi, invece, ne è diventato il simbolo oltre che prestigiosa attrazione turistica dove è possibile anche praticare una pesca ‘sostenibile’ (famosa la trota reale).

Ceresole Reale è la meta ideale per chi voglia vivere la vera essenza della montagna praticando ogni tipo di attività sportiva in un contesto naturale di rara bellezza, attraversando boschi e sentieri accompagnati da camosci e marmotte. Per chi non ama la neve (esiste qualcuno?) o non impazzisce per le piste da sci o le ciaspolate, anche l’estate regala spunti per vivere la bellezza di Ceresole, dalle passeggiate (a piedi o in bici) intorno al lago ai vari sport sull’acqua, windsurf tra tutti, per godere della montagna da una prospettiva alternativa.

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