4 mete da sogno in Campania raccontate con le parole di uno dei più grandi scrittori della storia
Ieri come oggi, il "Grand Tour" di Goethe ci racconta un'Italia che è il sogno proibito dei viaggiatori di tutto il mondo
Pensare che tra il XVIII e il XIX secolo un viaggio nel Bel Paese rappresentava un’esperienza obbligatoria per i giovani di buone e ricche famiglie europee che qui potevano completare la loro istruzione. Turista illustre fu lo scrittore Johann Wolfang Goethe che nel 1786 fuggì in Italia, da sempre il suo sogno, per ritrovare la creatività e rinascere come artista: quella che doveva essere un’esperienza di due mesi durò invece quasi due anni.
Il suo fu amore a prima vista per un tour che toccò molti luoghi incantevoli come Roma per poi arrivare in Campania dove lo scrittore tedesco visitò Napoli, Pompei, Caserta, Pozzuoli e non solo. Proviamo a tracciare un mini tour partenopeo seguendo i suoi passi tra alcuni dei suoi luoghi del cuore.
Vedi Napoli e poi muori: ecco come nasce la frase più celebre sulla città

Era il 25 febbraio del 1787 quando Goethe arrivò a Napoli e ne fu subito estasiato. ‘Vedi Napoli e poi muori’, fu proprio lui a coniare questo detto per omaggiare la città del sole, un posto vivace e pieno di contraddizioni ma di altrettante meraviglie oltre che di paesaggi unici e autentici. ‘Basta girare per le strade per vedere spettacoli inimitabili’, così lo scrittore tedesco parlava di Napoli, tappa dello storico Grand Tour, negli anni in cui veniva attraversata dai primi fervori illuministici. Il primo approccio con la città fu con le numerose chiese testimoni di una forte fede popolare: stupenda la chiesa del Gesù Nuovo con la sua facciata ornamentale in tinta scura e all’interno la Cacciata di Eliodoro dal Tempio, un dipinto che gli rimase impresso come anche altre tele di Giordano. E poi immancabili gli edifici storici in cui ci si imbatte percorrendo la nota Spaccanapoli, come Palazzo Diomede Carafa del XV secolo che custodisce nel cortile interno una testa di cavallo copia in terracotta di un’opera di Donatello. A Palazzo Filangieri d’Arianello c’è ancora una targa che ricorda l’incontro di Goethe con il giurista Filangieri; a Palazzo Sessa Goethe vi soggiornò, non a caso oggi è sede dell’omonimo istituto oltre che della Comunità ebraica.
E si continua sulla vivace via Toledo fino a Piazza del Plebiscito, uno degli angoli più belli e tipici di Napoli, fino al Teatro San Carlo, meta che sconvolse lo scrittore per la sua grandezza ed eleganza. In un qualsiasi giro napoletano che si rispetti non può mancare la passeggiata sul lungomare per ammirare la sagoma di Castel dell’Ovo e, in fondo, il profilo del Vesuvio. ‘A muntagna bella’ dei napoletani è una tappa imprescindibile nel tour di Goethe che volle ammirare per ben due volte il baratro del suo Gran Cono. ‘Alla sinistra avevamo sempre il Vesuvio col suo poderoso fumacchio, e io gioivo tra me di poter finalmente contemplare quello straordinario spettacolo con i miei occhi’ scrive.
Caserta e la sua Reggia, la bellezza della natura e l’ingegno umano

Dopo aver visitato Napoli Goethe decise di passare alcuni giorni a Caserta per appurarne con i suoi occhi la fama che la precedeva, e ne rimase estasiato. ‘Degno invero d’un re’, così descrive la Reggia che, a prima vista, gli ricordò l’Escorial per forma e grandezza: dai giardini lussuosi e armonici all’impianto idraulico che crea effetti scenici come le cascate, merito dell’Acquedotto Carolino da lui osservato con incredulità. Tutto era bellezza pura risultato dell’unione tra ingegno umano e madre natura.
Lo scrittore tedesco soggiornò nella camera del conterraneo pittore di corte Jakob Philipp Hackert ammirandone a tal punto il talento da farsi insegnare le basi della pittura su cui continuò a cimenarsi da dilettante. Caserta era, ai tempi di Goethe, un centro in fermento dal punto di vista artistico e culturale, anche grazie alla maestria di Vanvitelli. Lo scrittore rimase inoltre colpito dai paesaggi casertani, dai resti dell’antica Capua alle vallate immense e fertili: “nei dintorni di Caserta non vi ha che pianura perfetta; i campi sono livellati, quanto le aiuole di un giardino”.
Pozzuoli, tra storia e vulcani alla scoperta del "vulcano invisibile"

“Una gita in barca fino a Pozzuoli, delle piccole escursioni in carrozza, allegre scampagnate attraverso la regione più meravigliosa del mondo” così Goethe introduceva un’altra sua tappa in terra campana alla scoperta del territorio flegreo e dei suoi vulcani. In compagnia del principe di Waldeck, lo scrittore visita Pozzuoli – l’antica Puteoli greca – rimanendo affascinato dalle meraviglie naturali dei Campi flegrei tra laghi d’acqua scura e il fuoco del magma sotterraneo.
Simbolico il Lago d’Averno, formatosi all’interno di un vecchio cratere, già considerato da Greci e Romani una porta di ingresso verso l’oltretomba. E poi il giro ‘magmatico’ di Goethe continua alla Solfatara con il fenomeno delle fumarole che lo ispireranno per la realizzazione di un acquerello. La tappa a Pozzuoli non fu unica e sola perché lo scrittore decise di ritornarci una seconda volta – come fece anche per Napoli - per visitare il Tempio di Serapide e la città greca Cuma.
Alla riscoperta di Pompei, il museo a cielo aperto unico al mondo

“Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Difficile vedere qualcosa di più interessante”. Così Goethe introduce la sua visita a Pompei ed Ercolano, proprio negli anni in cui gli archeologi riportano alla luce questi suggestivi musei all’aperto attirando l’attenzione di studiosi da tutta Europa.
Lo scrittore tedesco arriva qui insieme all’amico pittore Tischbein e ne tesse le lodi descrivendola come una sorpresa per qualunque visitatore che si ritrova in un mondo fatto di strade strette, casette senza finestre ed edifici che sembrano piccoli modellini, e tutto è dipinto con i colori più vivaci. Dalle pareti si intravede ciò che resta di pitture perfette fatte di arabeschi, figure di bimbi e ninfe o di animali. Nonostante la desolazione che emerge da una città sepolta dalla cenere, Goethe riesce a carpire una dimensione precedente di Pompei in cui riecheggia il gusto artistico e la gioia di vivere di un popolo al punto da definire ‘saccheggiatori’ coloro che si occuparono degli scavi e dell’attività di restauro a partire dal 1748.
La riscoperta di Pompei suscita da subito interesse per la collettività tanto da far nascere le prime strutture ricettive; eppure rispetto agli ettari attuali Goethe visitò solo una minima parte della città sepolta dal Vesuvio restando comunque colpito dalle affascinanti pitture. Basti solo pensare che proprio a Pompei sono stati codificati quattro stili della pittura dell’Impero romano, un eden artistico che gli scritti di Goethe contribuirono a far conoscere al mondo.
