Gela: la guida completa e aggiornata
Guida Gela, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
La città costiera di Gela, in provincia di Caltanissetta, si affaccia sul golfo omonimo e presenta un fertile territorio grazie alla presenza generosa di risorgive e di un clima mite in ogni stagione. Il suo territorio è al confine con le città di Catania e Ragusa, alle pendici del monte Guardia, nella valle dell’omonimo fiume.
Il territorio di Gela è stato abitato fin da tempi preistorici, come dimostrano resti di capanne di legno e paglia. Si sa che tra il 3000 e il 1500 a.C. arrivarono diversi popoli, prima i Sicani, poi i Siculi. Furono, però, i Greci provenienti da Rodi e da Creta che fondarono la vera e propria città: era il 689 a.C. Una città che diventò ben presto splendida e florida, tanto che persino grandi letterati, come Eschilo, decisero di vivere qui.
Tante le lotte con le diverse città siciliane, con gli Ateniesi e i Cartaginesi e non mancarono ribellioni interne. Nel 405 a.C i Cartaginesi distrussero la città che poté ritornare a rivivere solo otto anni dopo, riprendendo una certa prosperità; sono gli anni del governo illuminato di Timoleonte, durante i quali spiccano personaggi come Archestrato, padre della gastronomia, Apollodoro, poeta e commediografo, e Euclide, matematico, destinati a rimanere grandi uomini per chi li seguirà.
Con la morte di Timoleonte nel 336 a.C, di nuovo dissidi tra i cittadini di Gela e lo scontro con i Cartaginesi di Agrigento che distrussero la città, siamo nel 280 a.C.
Quindi è il momento dei Romani, che giunsero in Sicilia e sconfissero i Cartaginesi, anche grazie all’aiuto dei gelesi, come raccontano tante testimonianze archeologiche e letterarie. Nel 202 a.C. Scipione, dopo la conquista di Cartagine, restituì a Gela molti oggetti preziosi che i Cartaginesi avevano trafugato. Addirittura, nel 76 a.C. Cicerone accusò il politico Verre di peculato e concussione per le sue ruberie e le ingiustizie perpetrate anche alla città di Gela quando comandava qui.
Si hanno notizie di un piccolo borgo nel 603 d.C. e del dominio arabo verso il 900. Quindi, è il turno dei Normanni e poi degli Svevi con Federico II che rifondò la città in posizione più protetta rispetto a quella vecchia posta nella parte occidentale della collina, alla mercé dei Saraceni, chiamandola Terranova, che corrisponde all’attuale centro storico di Gela. Successivamente, la città fu di proprietà degli Angioini e degli Spagnoli. Con i D’Aragona, nel 1437 fu città baronale, in seguito passò in mano ai marchesi Pignatelli. Nel 1861 seguì le sorti del Regno delle Due Sicilie, entrando a far parte del Regno d’Italia. Alla fine del 1700, tumulti tra conservatori e giacobini. Nel novembre del 1892, veniva costituito il Fascio dei Lavoratori che contava, a Terranova, oltre mille affiliati, sciolto due anni dopo. Nel 1927 la città ritorna a chiamarsi con l'antico nome greco, con non molta fortuna rispetto all’antica storia; nonostante se negli anni Cinquanta del XX secolo venne scoperto in zona il petrolio, l'antico splendore non ritornò.
Gela basa la sua economia sul turismo balneare, ma anche sull’agricoltura con la produzione di cereali, frumento, ortaggi, uva, olive, agrumi e altra frutta. Presenti pure gli allevamenti di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli, l’industria di trasformazione alimentare e quella legata all’estrazione del petrolio e del gas.
Tra gli eventi maggiormente seguiti a Gela, la Festa di San Giuseppe con la preparazione di altari e di banchetti votivi in suo onore, che vengono preparati giorni prima e che vengono detti in dialetto siciliano "li tavulati di li vicchiareddi o di li povireddi", ovvero "le tavolate degli anziani o dei poveri", su cui si posano i cosiddetti pani votivi oltre a pietanze di ogni genere, molte legate all’arrivo della bella stagione.
Durano quattro giorni, a partire dal 5 settembre per culminare l’8, le celebrazioni per la Madonna dell'Alemanna, l’icona bizantineggiante che sarebbe stata sotterrata in zona dagli Alemanni che fuggivano dai Saraceni. Ritrovata da un contadino nel 1450, la Madonna fu subito legata a tante storie miracolose anche nei secoli successivi, come lo scampato pericolo dal terremoto del 1693 e del violento bombardamento degli alleati del 1943. Tra gli appuntamenti, il paliantino, cioè la cuccagna a mare, processioni e mercatini.
Il 2 luglio si onora la Madonna delle Grazie venerata nel convento dei Padri Cappuccini Minori, con la solenne processione del simulacro rappresentante la Vergine con il Bambin Gesù.
I fedeli regalano a Maria grandi ceri votivi, detti cannili, e, secondo la tradizione, la festa è dedicata alla benedizione dei bimbi.
Durante il periodo estivo si tengono diversi eventi in giro per la città, tra cui le rappresentazioni delle tragedie greche nella zona archeologica di Capo Soprano.
A settembre si svolge il Gela Jazz Festival.
Prima di parlare delle saporite pietanze di Gela, c’è da ricordare che per tradizione si conservano i pomidoro secchi, in due modalità, i chiappi, ossia pomodori interi tagliati in due, che poi vengono messi in barattoli con olio extravergine, e u capuliatu, ossia pomodori essiccati e triturati, dopo essere stati ammorbiditi con l’olio extravergine con cui poi vengono conservati. Queste operazioni si fanno tra luglio e agosto e servono circa tre giorni di sole per seccare i pomodori, mentre le strade della città si rallegrano dalla vista di questi banchetti pieni di delizie rosse.
Con il pomodoro secco tritato si prepara la pasta 'cca cucuzza 'ccu capuliatu, pasta con la zucca gialla e pomodori essiccati. I maccarruni ccu sucu fintu, rigatoni preparati con il sugo a base di pomodoro, alici sott’olio, pane grattugiato e finocchietto selvatico, la pasta 'cche pateddri è con le telline, la pasta con brodo di pesce, cotta nella zuppa di pesce, la pasta al nero di seppia, e, per finire, la pasta con le sarde che vede anche la presenza di pinoli, uvetta passa, finocchietto selvatico.
Tra i piatti di carne, il pollo alla gelese, pollo al forno coi peperoni e patate, lo spezzatino di agnello al sugo di pomodoro, le lumache, chiamate in dialetto "babbaluci", al pomodoro o aglio e prezzemolo, il coniglio alla cacciatora, con olive verdi e nere e pomodoro. Tra i piatti di pesce, da non perdere purpetti i sardi, cioè le polpette di sarde, il tonno fresco al forno con le patate, il tonno infarinato stemperato nell’aceto, i sicci chini, ovvero grossi polpi ripieni, il pesce spada alla griglia condito con una salsina di olio e limone. Da assaggiare le trigghie alla gilisa, ovvero le triglie che vengono prima grigliate e poi irrorate con un sughetto preparato anche con del succo di arancia, e i pesciolini in cipollata, pescetti fritti e poi marinati in un composto ottenuto con cipolla, olio e aceto. Ottima anche l'"mpepata i cozzi", ovvero la pepata di cozze.
Tra i contorni, il principe è il carciofo che qui viene coltivato. I cacoccili arrustuti, ovvero i carciofi arrostiti sulla brace, ripieni di aglio, prezzemolo, mentuccia e olio extra vergine d'oliva, o preparati a spezzatino, cotti con le cipolle e i piselli. E ancora, le crocchette e le polpette di patate, la frocia di piselli, una frittatona preparata anche con il pecorino, i "mulingiani 'nduppinati", cioè le melanzane cotte con aglio, provola piccante e alici. Da non perdere, la pizza ripiena di patate e broccoli. Tra i dolci, una specie di ravioloni dolci, i "rami 'cche ficu", ripieni di fichi secchi, i torroni con le mandorle e i classici cannoli siciliani con la ricotta.
I Greci chiamarono la loro città prima Lindioi e poi Gela, dal nome del fiume alla cui foce si erano insediati. Nel 424 a.C. Gela fu scelta per celebrare forse il primo congresso della pace della storia, un obiettivo che vide unire diverse località per contrastare l’avanzata degli Ateniesi: ebbe brevissima durata.
Gela è sicuramente uno dei comuni più antichi della Sicilia e la fortissima influenza greca la rende molto interessante poiché tuttora mostra i resti del suo splendore passato, unito al fascino barocco che puntella il centro storico sulla collinetta davanti alla baia.








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