Cerenzia, i due centri storici, il fiume Lese
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Introduzione
Nell'alto Crotonese, merita certamente una visita la cittadina di Cerenzia per i suoi due centri storici, gli influssi orientaleggianti, il fiume Lese...
Descrizione
Nell’alto Crotonese e nel suo Entroterra, numerose sono le cittadine che pur non essendo molto conosciute meriterebbero certamente una visita. Una di queste è Cerenzia, probabilmente l’unico centro del Territorio provinciale che può vantare ben due centri storici ed un’ampia gamma di leggende. Se, infatti, l’attuale cittadina è posta a circa 700 metri sul livello del mare, nei contrafforti silani, l’antica Acerenthìa, che alcuni storici vorrebbero d’età magnogreca e addirittura collegata a quel Filottete che, a fidarsi della mitologia, nel Crotonese avrebbe fondato chissà quante cittadine, si trovava a valle. I suoi ruderi sono ancor oggi visibili all’autista che percorre la strada statale 107.
Nonostante non abbiano avuto da parte delle Istituzioni tutte le attenzioni che meriterebbero, meritano certamente una visita per il fascino particolare che conservano. A cosa si deve quest’antico abitato? “Nell’anno ventottesimo dello scorso secolo, dopo una pestilenza - scrisse l’abate cistercense Ferdinando Ughelli nel nono volume della sua “Italia sacra” edita nel 1648 - senza pensarci molto la cittadina fu spostata altrove, più vicina al cielo dove la sessantina di famiglie che vi abitano sono libere dall’aria infetta”. Probabilmente, a decretare la necessità di questo trasferimento, quella malaria che, anche in tempi più recenti, infestò ampie zone della Calabria.
Passeggiando nei viottoli della cittadina, sono numerosi gli influssi anche architettonici del Rito greco, che vi ebbe grande diffusione per vari secoli. Non è un caso che nella stessa cittadina di Cerenzia al Santo orientale Teodoro sono dedicate sia l’attuale chiesa madre, che fu l’antica cattedrale, sia una stupenda chiesetta a pietra a vista con tetto a capanna a due spioventi e un corpo più piccolo, sulla destra, che ospita una cappella che fu probabilmente l'abitazione di qualche eremita nei secoli passati.
Per gli appassionati della mitologia, merita certamente un po’ di attenzione il fiume Lese che, col suo istmo, offrì lungamente una via d’accesso dalla Costa jonica al massiccio della Sila. Lo stesso fiume, che divide i territori provinciali di Crotone e Cosenza, è il maggiore affluente del fiume Neto. Nasce dal Monte Sordillo, dal versante jonico dell'Altopiano della Sila. Il suo corso ha una lunghezza di 43 km circa e si interrompe, confluendo appunto nel Neto, in località “Timpa del Salto”, vicino al paese di Belvedere di Spinello. Agli amanti delle escursioni, consiglio di arrivarci lasciando la Statale 107 Cosenza-Crotone allo svincolo di San Giovanni in Fiore e prendendo la strada statale 108 in direzione di Savelli. Al 12 km della stessa strada, subito dopo il ponte, si imbocca una strada asfaltata che scende sul greto del fiume.
Per gli amanti della mitologia, dicevo, il nome del fiume ricorda quello di Lete, figlia di Eris e, secondo la mitologia, madre delle Grazie, che aveva dato il nome a una fonte detta dell’oblio e situata negli Inferi. A tale fonte, secondo i miti greci, bevevano i morti per dimenticare la propria vita terrena. Lo tesso nome di Acherentìa, inoltre, richiama quello del fiume dell’Acheronte che veniva attraversato dai morti guidati da quel Caronte “bianco per antico pelo”, reso immortale da numerosi versi della classicità greca e latina e dal sommo Poeta fiorentino Dante Alighieri. Si trovava in questi pressi, dunque, anche l’Acheronte? Una cosa, però, è certa: in quella che fu la città vecchia e che L’Ughelli descrive come “luogo alto e pietroso cinto da numerose rupi pietrose”, affascina l’antica torre da guardia che, con la sua posizione, domina un panorama più paradisiaco che infernale.
Francesco Rizza






