I Nomadi del deserto del Marocco
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Introduzione
Visitate questo paese così poco distante da noi, non perdete l'esperienza di conoscere una famiglia nomade prima che le loro tradizioni scompaiano del tutto. Imparerete umanamente molto.
Descrizione
In questo periodo di crisi, non abbiamo voluto rinunciare ad un viaggio. Non volevamo optare per il solito viaggio turistico, non ci interessano. Volevamo conoscere qualcosa di vero e che insegnasse ai nostri figli quanto si è fortunati, malgrado il brutto periodo: a volte bisogna capire che la prima fortuna che ha un individuo è nascere nella parte 'giusta' del mondo. Arriviamo dall'Italia a Marrakech, arcobaleno di colori, suoni, sopra il rosa delle case. Trascorriamo i primi due giorni con la nostra discreta e attenta guida Abdel Wahid di nomadexperience visitando la città: Marrakech rappresenta pienamente il contrasto del Marocco, si passa dal fumoso caos della città a tranquilli e incantevoli giardini perfettamente tenuti come i giardini de la Koutubia o i Majorelle.
Il giorno seguente il nostro puntualissimo Abdel Wahid viene a prenderci al riad per incominciare il tour vero e proprio: Gole del Dades, la kasba di Ait Benhaddou, Ouarzazate, Rissani, la valle delle Rose, il deserto di Merzouga. Abdel ci dice che questa parte del sud del Marocco era popolata fino a pochi anni fa da numerosi nomadi. Erano famiglie di pastori e si spostavano con le loro tende per trovare i pascoli. Per via della siccità tantissime famiglie nomadi, per poter sopravvivere, hanno dovuto diventare più sedentarie. Hanno così dovuto completamente cambiare la loro vita, che è diventata sempre uguale, in villaggi e non più a contatto con la natura. I nomadi rimasti vivono in tende fatte di lana di dromedario e capra, quindi piuttosto esposti agli agenti atmosferici, quindi devono sopportare il rigido freddo e il torrido caldo.
Cosa ci ha tanto colpito? Le donne e i bambini. Le donne partono all'alba con l'asino e sempre i loro bimbi insieme, sempre sorridenti anche se non hanno nulla, ma proprio nulla. Ritornano poi alla tenda con il carico di acqua, di legna e sempre i loro bimbi. Fermandoci lungo la strada ci chiedono solo una caramella: si fa una magìa regalandogliela! Il nostro Abdel Wahid ci dice anche che i nomadi sono poveri e non hanno comodità, ma a livello umano sanno creare rapporti sociali moltro stretti (da noi invece ormai esiste solo un forte individualismo che ci fa sentire sempre più soli). E così è stato: abbiamo pranzato con loro, bevuto il vero tè alla menta in un clima di imbarazzante ospitalità.
Un consiglio: visitate questo paese così poco distante da noi, non perdete l'esperienza di conoscere una famiglia nomade prima che le loro tradizioni scompaiano del tutto. Imparerete umanamente molto. Un grazie infinito ad Abdel Wahid di nomadexperience per la precisione, i racconti e i posti indimenticabili che ci ha fatto non solo visitare, ma anche vivere.






