Roccabernarda: città della musica nel Marchesato crotonese.
Community: Diari di viaggio e Racconti Roccabernarda: città della musica nel Marchesato crotonese.
Introduzione
La cittadina ha un certo fascino per il suo centro storico ma anche per le prelibatezze gastronomiche...
Descrizione
“Benvenuti a Roccabernarda, città della musica”: accoglie così i visitatori della cittadina dell’alto Marchesato crotonese la cartellonistica annunciante Roccabernarda sulla provinciale 109 che, intersecandosi nel centro abitato, ne è una delle maggiori arterie stradali.
Se anche per Roccabernarda esiste uno “genus loci” questo è l’amore dei suoi cittadini verso le sette note e verso l’agricoltura. Oggi come ieri, infatti, non c’è una famiglia a Roccabernarda che non abbia un proprio podere dove produrre i mille prodotti della terra che, nei vari mesi dell’anno, vengono smerciati anche nei mercatini rionali delle cittadine limitrofe. Per quanto riguarda la musica, alcuni dati statistici parlano da soli. Nonostante la sua popolazione sia di poco più 3000 abitanti, a Roccabernarda esistono due rinomate bande musicali che si stanno unendo nell’ensamble di fiati “Leonardo Vinci” del m° Francesco Castagnino ed un Liceo musicale che proprio quest’anno ha iniziato le proprie lezioni. Storicamente, la nascita a Roccabernarda della prima banda musicale, secondo Raffaele Calzone, per lunghi lustri maestro di una delle due bande cittadine ed autore di una pubblicazione, avvenne nel 1902 e fu voluta dal farmacista Vincenzo Rosa che chiamò a Roccabernarda il maestro Antonio Giglio da Catanzaro per impartire lezioni musicali alla costituenda banda musicale cittadina. Da allora sono davvero numerosi i giovani roccabernardesi che si avvicinarono alla musica, molti dei quali diplomatisi nei conservatori di Cosenza e Vibo Valentia.
L’abitato di Roccabernarda, che merita certamente una visita, è diviso in due parti: il centro storico che si arrampica su una collina e la parte nuova sorta negli ultimi decenni lungo la provinciale n° 109. A sud est del centro abitato, sul confine con Santa Severina, s’erge il monte Fuscaldo (che secondo alcuni studiosi potrebbe essere il monte “Phuscos” citato dal poeta Teocrito) con la leggendaria “Timpa da Zzita”, mentre a sud, su un’altra collinetta ecco gli imponenti resti del convento dei Minimi che fra il XVI e XVIII secolo fu uno dei maggiori monasteri del Marchesato. Le origini di Roccabernarda avvennero nell’età bizantina. L’attuale nome di Roccabernarda, invece, deriverebbe da Rocca di Bernardo, in ossequio a Bernardo del Carpio, discendente di Carlo il Calvo, che ricostruì e ripopolò la cittadina dopo aver liberato il territorio circostante dai Saraceni. Nel centro storico, l’antica chiesetta dedicata alla Madonna Assunta che conserva il proprio fascino, la piazza Aldo Barbaro tradizionale luogo d’incontro e tribuna politica in cui, ancora oggi nei periodi di campagna elettorale per le Comunali si svolgono comizi in cui la l’intensità e la vis politica rappresentano un richiamo per la popolazione del circondario. Altrettanto importanti i leggendari ruderi del castello fra i quali secondo alcuni sarebbe conservato un tesoro e la chiesa dedicata al Santo patrono San Francesco da Paola costruita nella prima metà del Novecento. Come scrive lo storico Raffaele Calzone in una propria pubblicazione, la stessa chiesetta nacque negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale quando fu fatta costruire dal massaro Vincenzo Iacquinta che volle così ringraziare il Taumaturgo paolano del ritorno dal fronte del figlio Tommaso che, partito soldato, nonostante era stato catturato da alcuni rivoluzionari indipendentisti libici, ritornò sano e salvo a casa.
Passeggiando nelle strade cittadine è possibile imbattersi in alcune camionette con le quali vengono esposti e venduti i prodotti agricoli locali. Ieri come oggi, infatti, non c’è famiglia a Roccabernarda che non abbia un podere o un piccolo orto nei pressi del fiume Tacina dove sono prodotti d’eccellenza come i pomodori, melanzane, zucche e, nel periodo autunnale ed invernale arance e mandarini; quest’ultimi prodotti in grosse quantità. Molti di questi prodotti vengono venduti anche nelle cittadine limitrofe dove i prodotti agricoli di Roccabernarda sono abbastanza diffusi e ciascuno dei vari agricoltori roccabernardesi ha il proprio gruppo di clienti affezionati. Fra i figli più noti di Roccabernarda bisogna ricordare padre Giovanni Cadurio, compagno di san Francesco da Paola anche nella corte di Francia. Addirittura, secondo alcuni storici dell’Ordine dei Minimi, sarebbe legata ad una disobbedienza del Frate roccabernardese al Taumaturgo paolano la mancata resurrezione del re di Francia Luigi XI. Alla morte del sovrano racconta, infatti, una tradizione san Francesco avrebbe chiesto a padre Cadurio di porre il proprio cappuccio sul capo del Re morto; facendo capire che proprio attraverso tale gesto, il Re sarebbe tornato in vita. Difficile capire le motivazioni del diniego dello stesso frate, forse impaurito delle possibili conseguenze di un miracolo di tale portata anche sulla politica europea. Fatto sta che padre Cadurio fu rimandato in Calabria, dove concluse la propria vita presso il convento di Spezzano Grande. L’arrivo dei Minimi a Roccabernarda avvenne ad alcuni anni dalla morte dello stesso padre Cadurio, quando i figli spirituali di San Francesco ottennero dal feudatario Spinelli da Castrovillari l’antico romitorio di San Girolamo posto su una collinetta poco distante dal centro abitato.
Cresciuto durante la presenza dei Padri Minimi, a distanza di alcuni secoli dalla loro partenza da Roccabernarda, l’ampia struttura necessiterebbe di importanti interventi di restauro abbozzati, almeno in parte, dall’attuale Amministrazione comunale del sindaco Vincenzo Pugliese che ha messo in sicurezza la cupola della chiesa. Perfettamente riconoscibili, oltre al perimetro della chiesa, l’antico chiostro ed alcuni ambienti conventuali. "L’insieme – ha scritto l’archeologa Anna Marzia Gentile - forma un vasto quadrilatero, dal cui perimetro fuoriescono un consistente avancorpo sull’angolo sud ovest e, all’opposto estremo nord occidentale, un corpo cilindrico turriforme. La coerenza e la regolarità dell’impianto e i caratteri linguistici dei superstiti apparati decorativi del presbiterio, evidenziano una raffinata cultura cinquecentesca e classicista". Annualmente, nel mese di maggio, la stessa struttura è raggiunta dalla processione del Santo paolano, festeggiato con due diversi appuntamenti religiosi nella cittadina di Roccabernarda. Appuntamento commerciale di Roccabernarda noto a livello provinciale è quello della “fiera di Mulerà”. Era il 4 novembre del 1532 quando il papa Clemente VII dava in commenda al vescovo di Castellamare Petro Flores la chiesa rurale di Santa Maria della Nativitate, con la relativa abbazia, conosciuta anche sotto il titolo di Santa Maria di Mulerà Vecchio nel territorio di Roccabernarda.
Al tempo del dominio aragonese, il “maestro di fiera” reponsabile dell’appuntamento roccabernardese veniva nominato dallo stesso re cui consegnava lo stendardo reale che veniva esposto durante la fiera. Lo stesso maestro di fiera era il plenipotenziario dell’appuntamento, oltre a vari poteri come l’immunità amministrativa ed il compito di amministrare l’ordine e stabilire i prezzi delle mercanzie. In quegli stessi anni, la fiera durava dall’ 8 al 15 settembre, si vendeva prevalentemente del bestiame e quella di Roccabernarda era una delle cinque fiere che si svolgevano nel Crotonese. Gli allevatori, con vari capi di bestiame, ma anche gli artigiani delle cittadine del Marchesato con i prodotti migliori dei propri manufatti artigianali aspettavano proprio la fiera di Mulerà per ampliare il proprio giro di clienti e guadagnare qualche lira di più. Adesso che le necessità del territorio sono diminuite, la stessa fiera dura una sola giornata il primo giorno di settembre, rimanendo comunque un appuntamento importante della cittadina dell’alto Marchesato crotonese.
Francesco Rizza





