Bobbio, la perla del Trebbia
Un borgo incantato, da cartolina, con il suo Ponte Gobbo a far da balcone mozzafiato: alla scoperta di Bobbio, una delle gemme del piacentino
Attrattive storiche, naturali ed enogastronomiche, per una città che può permettersi di dire davvero di tutto. Ecco Bobbio, la perla piacentina del Trebbia.
Se state pensando a una destinazione non così mainstream ma che sappia regalarvi soluzioni e accoglienza a 360 gradi, siete nel posto giusto.
Un centro delizioso e accogliente, da visitare tutto l'anno. E tra le vie del borgo si nascondono tanti gioielli d'arte, architettura e religione. Una meta che vi lascerà a bocca aperta.
Andateci se vi piace: chiese e abbazie, castelli e palazzi storici, terme.
Per quanto tempo: un paio di giorni.
Il periodo migliore: tutto l'anno.
Da sapere
- Cosa sapere su Bobbio: le dritte per non perdersi il meglio
- Dove si trova Bobbio: geografia, territorio e un po' storia
- Come si vive a Bobbio: clima, qualità della vita e quando andare
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Cosa sapere
Se agli abitanti della città chiedete il monumento storico-religioso più importante e rappresentativo, senza dubbio la risposta sarà l'Abbazia di San Colombano, oggi una parrocchia del vicariato locale che sorge nel centro del tessuto urbano della cittadina. Il complesso abbaziale del monastero è composto da diversi edifici tra cui spiccano la Basilica e il Museo: quest'ultimo contiene lo Scriptorum di Bobbio e costudisce reperti senza tempo che spaziano dai primi secoli dell'era cristiana fino alla metà del XVI secolo (si pensi che conserva 25 dei 150 manoscritti più antichi della letteratura latina esistenti al mondo). Punti cardini dell'offerta storico-culturale della città.
Tra gli altri simboli monumentali, invece, bisogna nominare quanto meno il Castello Malaspina-Dal Verme, situato nella parte alta del paese (sopra al parco omonimo). È costituito da un mastio a base rettangolare a cui sono collegate una torretta rotonda, una quadrata ed altri piccoli edifici (la torre del vescovo, sua parte più antica, risale al 1014); un tempo era circondato da due cinte murarie, ma di quella esterna, abbattuta nel 1858, non rimane più alcuna traccia. Anche questa rapprenta una tappa da non perdere.

Nella tradizione bobbiese la storia spesso e volentieri si confonde in maniera indissolubile alla leggenda. Una di queste riguarda proprio il Castello di cui sopra: si narra infatti che uno dei suoi pozzi ubicato nei sotterranei della torre circolare di sud-est (oggi riempito e chiuso) fosse caratterizzato da un condotto rivestito da centinaia di lame affilate, inserite orizzontalmente e sporgenti. Secondo i racconti, coloro che venivano gettati nel "Pozzo dei Coltelli" cercavano di procurarsi la morte da soli lanciandosi verso le pareti per evitare l'agonia nella segreta senza via di uscita posta al suo fondo.
Un'altra leggenda locale riguarda un'altra opera architettonica di grandissimo ingegno quale il Ponte Gobbo, detto anche Ponte Vecchio o “Ponte del Diavolo”: si narra difatti che quest'opera, considerata quasi prodigiosa al tempo della sua costruzione, sia stata edificata in una sola notte da San Colombano grazie all'aiuto del demonio, che però pretese in cambio l'anima del primo che lo avesse attraversato (la storia, piuttosto macabra, presenta comunque un lieto fine a metà con il santo che inganna il diavolo facendo attraversare il ponte a un cane).
Forse non è dunque un caso che uno dei cittadini più illustri di Bobbio abbia impegnato buona parte della sua carriera a raccontare la propria città, fondendo realtà ed immaginazione: stiamo parlando del regista Marco Bellocchio, che qui ha girato il suo primo film di successo ("I pugni in tasca", all'interno del quale hanno recitato molte comparse bobbiesi) e che sempre qui ha ambientato il più recente "Sorelle mai" alternando riprese dei propri familiari e scene di fiction in maniera davvero magica.
Ed allo stesso modo non è un caso che ancora oggi Bobbio sia caratterizzata da diverse feste religiose a cadenza annuale, alcune delle quali sono letteralmente intrise si suggestioni ed usi legati ad antichissimi rituali pagani: dalla Festa patronale di San Colombano (23 novembre) a quella di Santa Maria Assunta (15 agosto), passando per la Festa della Madonna dell'Aiuto (5 giugno) o quella di Sant'Antonio Maria Gianelli (7 giugno).
Dove si trova
Bobbio (o "Bòbi", volendo rispettare il dialetto locale) è un comune dell'Emilia Romagna che conta circa 3.500 abitanti distribuiti in una superficie di 106,53 chilometri quadrati. Si trova nella provincia di Piacenza, più precisamente sulla sponda sinistra del fiume Trebbia, ai piedi del monte Penice e a 272 metri sopra il livello del mare.

Il nome di Bobbio risale alla tradizione celto-ligure, anche se il primo nucleo abitativo viene comunemente attestato ai romani ed all’anno 14 avanti Cristo. La storia dell'ex borgo di Bobium prende il via a tutti gli effetti nell'Alto Medioevo, con la conquista di Pavia da parte dei Longobardi nel 572 dopo Cristo e la costruzione dell'Abbazia di San Colombano del 614: durante questi anni il comune diventa un importante centro culturale grazie alla sua biblioteca e ai rapporti stretti con i vari monasteri italiani.
La successiva caduta del Regno longobardo (datata 774 d.C.) porta ulteriore beneficio al monastero e non a caso durante il IX secolo si parla di Feudo Monastico di Bobbio: un'area estesa tra la Val Trebbia e la Val Tidone, che però vantava possedimenti anche in Liguria, in Toscana e addirittura nel Monferrato e nelle Langhe fino a Torino. Un periodo di splendore caratterizzato dall'edificazione di diverse fortificazioni in difesa del territorio e dalla costruzione del nuovo monastero (datata 883 e da attribuire all'abate Agilulgo).
Un altro anno chiave per Bobbio è il 1014, durante il quale diventa sede vescovile e, soprattutto, ottiene il titolo di città. Nel 1304 Bobbio diviene poi "Signoria" sotto il controllo dei Malaspina, che provvedono alla costruzione delle sue prime mura e di cinque porte di ingresso. Nei secoli successivi passa ai Visconti (1341) e ai Dal Verme (1387), sotto il cui controllo diviene "Marchesato" (1516).
Seguono secoli di relativa tranquillità ai quali pone fine l'abolizione dei feudi imperiali voluta da Napoleone (1797); con la successiva caduta dell'Impero nel 1815, Bobbio torna sotto il controllo dei Savoia ed ottiene lo status di capoluogo di provincia: la sua definitiva annessione alla provincia di Piacenza sarebbe arrivata soltanto nel 1923.
Come si vive
Il suo paesaggio presenta un'alternanza di campi coltivati e boschi cedui, mentre il suo clima è quello tipico temperato, grazie alla protezione fornita dalle montagne circostanti: durante il periodo estivo le temperature rimangono abbastanza fresche (22,1 °C di media a luglio, mese più caldo dell'anno), mentre durante quello invernale gli appennini proteggono la zona da venti e nebbie (ciononostante durante il mese di gennaio la temperatura media scende fino ad 1 °C).

Bobbio dista circa 45 chilometri da Piacenza. È situata lungo la strada statale 45 di Val Trebbia ed è raggiunta dalla ex strada statale 461 del Passo del Penice. Non è coperta dalle autostrade e non presenta una stazione ferroviaria (in entrambi i casi le più vicine si trovano proprio a Piacenza). Gli aeroporti più vicini sono quelli di Genova e Milano. Una volta giunti in città, invece, è possibile visitare le attrazioni più importanti a piedi e, al limite, con l'ausilio del trasporto pubblico.
Un altro punto assolutamente a favore di Bobbio è la magnifica cucina locale. La tradizione culinaria occupa una posizione più che rilevante, potendo vantare decine di piatti tipici (sia dolci che salati) che si tramandano di generazione in generazione: dai pinoli alla ricotta ai "malfatti" (gnocchetti cotti al forno fatti con le bietole), dalla torta di riso allo stracotto alla bobbiese, passando per le lumache in umido, le ciambelline salate ed ovviamente i canestrelli (celeberrimi biscotti cotti su piastra, presentati spesso e volentieri con un disegno di grata).












Voto complessivo 10