Scicli: la guida completa e aggiornata
Guida Scicli, tutto ciò che devi sapere: storia, territorio, quando andare, come muoversi e arrivare, cosa mangiare, cosa visitare e cosa fare
Scicli si trova nel lembo sud-orientale della Sicilia, in Provincia di Ragusa. Il comune siciliano sorge alla confluenza di tre Valli; Val di Modica, Val di Santa Maria la Nova, e Val di San Bartolomeo, note localmente come Cave. Scicli è confinante con Modica e Ragusa, e il suo impegno costiero è di circa 20 chilometri, che vanno dalla foce dell’Irminio alla zona di Contrada Pisciotto.
Appartengono al territorio sciclitano le contrade di Donnalucata, Playa Grande, Cava d’Aliga, Arizza e Sampieri. Scilici offre davvero paesaggi incantevoli e completamente in contrasto fra loro; la città vecchia fu infatti costruita sul colle di San Matteo, in posizione strategica sulla valle sottostante, e con le sue torri e i suoi castelli aveva la funzione di città fortificata, mentre la parte bassa è bagnata da una costa a tratti sabbiosa e a tratti impreziosita da varie grotte e cave, funzionali nella nascita di vari poli urbanistici dal carattere prettamente rurale.
Scicli è inoltre una verde vallata, impreziosita da ulivi, mandorli e carrubi. Nel piccolo comune siciliano di Scicli si trova un clima caldo e temperato, tipicamente mediterraneo (temperatura media 17.2 °C), con lunghe estati secche e inverni miti. Le temperature medie massime arrivano a toccare valori attorno ai 30 °C nei mesi di luglio e agosto, mentre in inverno si abbassano fino ai 15 °C.
Per quanto riguarda le origini della città, il suo nome Scichili (in siciliano) si riferirebbe ai “siclis” i siculi, ossia un popolo proveniente dall’Illiria. Le prime tracce certe dell’abitato urbano risalgono al III a.C (dal 1500 a.C. all’800 a.C.), sono stati infatti rinvenuti resti di una necropoli, nella zona di Chiafura (un antico quartiere, scavato nella roccia), e degli edifici fortificati sul Colle di San Matteo.
In questo periodo Scicli è stata una città “decumana” (costretta a pagare la decima parte delle sue entrate) dell’Impero romano. Nel 864 dopo Cristo, sotto il dominio musulmano, prese il nome di Shiklah. La battaglia, combattuta nel 901, per la liberazione dal dominio arabo, segnò il passaggio della città ai normanni, e Scicli diventò una città “demaniale”, sotto il conte Ruggero d’Altavilla. Con la fine della Casa Sveva, (succeduta a quella normanna), Scicli cadde sotto la dominazione angioina; ma nel 1282, dopo lo scoppio dei Vespri siciliani, la popolazione cacciò il presidio francese e si pose sotto la protezione di Pietro d’Aragona.
Il Seicento è stato un secolo ricco di avvenimenti infausti per Scicli; la peste del 1626, l’invasione delle cavallette nel 1687, ed infine il terremoto del 1693 (che fece circa 2000 morti e distrusse quasi completamente l’abitato) portò al dimezzamento della popolazione. Il periodo dell’annessione all’Italia fu decisivo, in quanto nel giugno del 1860 il comune, con un plebiscito, proclamò la sua annessione al Piemonte, con Garibaldi proclamato dittatore supremo dell’isola.
L’economia di Scicli si è sempre basata principalmente sull’agricoltura intensiva e sulla produzione di primaticci, ma è negli anni Sessanta che si irrobustì lo sviluppo economico, grazie all'introduzione della serricoltura. Le colture principali sono quelle del grano e di altri cereali. Molto redditizie anche le coltivazioni di agrumi, olio carrubbe, viti e alberi da frutto.
Scicli ha da sempre un legame molto stretto con la sua storia, per cui le feste, le sagre e le celebrazioni religiose portano sempre con sé qualcosa del passato, unito alla creatività di questo popolo siciliano. A maggio, si celebra la Madonna delle Milizie, rievocazione storica, tenuta in Piazza Italia, che racconta il miracoloso fatto d’armi, che nel 1091, a Donnalucata, vide contrapposti gli eserciti saraceni e normanni. Scontro risolto a favore di questi ultimi, grazie all’intervento della Vergine in groppa ad un cavallo bianco. Dopo la rievocazione, il simulacro della Madonna (della metà del Settecento) attraversa in processione le vie della città, seguito dal corteo storico in costume.
La festività include la Sagra della Testa di Turco, il tipico dolce sciclitano, a forma di turbante arabo, (ripieno di crema pasticciera o ricotta vaccina dolce con cannella e cioccolato). Nel mese di marzo si svolge la Cavalcata di San Giuseppe, una processione che ha inizio davanti il sagrato della Chiesa di San Giuseppe, e procede per le vie cittadine illuminate da grandi falò. La “Sacra Famiglia” è a capo del corteo, formato da cavalli bardati con profumatissime violacciocche (‘u balicu), la migliore composizione vince un premio. Alla fine del tragitto, le persone si intrattengono attorno ai falò, gustando carne, carciofi arrosto, e buon vino. La festa prosegue poi la domenica, davanti al sagrato della chiesa si consuma la tradizionale Cena di San Giuseppe: un’asta di prodotti artigianali ed enogastronomici offerti dai fedeli.
Molto suggestiva anche la Festa dell’Uomo vivo o “Gioia” che si celebra a Pasqua. La statua lignea del Cristo, (opera settecentesca attribuita a Civiletti e custodita nella Chiesa di Santa Maria La Nova), viene portata in processione per le vie della città, per tutto il giorno. Il Gioia procede sotto una pioggia di fiori gettati dai balconi delle case, e in una tempesta di spari assordanti provenienti dal colle di San Matteo.
Uno degli innumerevoli motivi per visitare il Scicli è quello di deliziare il palato, scoprendo l’equilibrato connubio di gusti, sapori, profumi e colori, con contaminazioni arabe (soprattutto magrebine) che si sovrappongono a quelle dei popoli di ogni angolo dell’Europa Continentale. Tra gli ingredienti più usati sono; aglio, cannella, chiodi di garofano, vaniglia, carrube, crusca, maiorca e maiorchino (una particolarità qualità di farine di grano tenero usate per i dolci), mandorle, mosto, semi di finocchio, sugna (preparata dalla fusione del grasso di maiale), tuma, zafferano.
Tipici del periodo natalizio sono le Mpanate e la Pastizza, grandi rivolti di pasta di pane ripieni di riso o pasta, patate, pangrattato e carne (nel caso delle ‘mpanate), verdure (nel caso dei pastizza); o i Miliddi, pasta di pane cotta a forma di grandi grissini, anticamente arricchita con anice, zucchero o miele. Tra i dolci spiccano invece; la Cubbaita, croccante di semi di sesamo e miele, arricchito con pezzi di mandorle e scorzette d’arancia, (un dolce di origine araba), e i Mustazzola, (preparati con farina, miele e mandorle), il cui nome deriva dai grandi baffi (mustacchi) dei temutissimi Turchi.
Scicli viene spesso paragonata a un presepe vivente, ed è proprio per questa sua bellezza, in stile barocco, che nel 2002 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La città siciliana è molto conosciuta per aver fatto da sfondo agli episodi della fiction “Il Commissario Montalbano”, (il Comune si è trasformato nel commissariato, e l’ufficio del Sindaco, è diventato la stanza del questore, dell’immaginaria cittadina di Vigata).
Negli anni Cinquanta, Pier Paolo Pasolini visitò Chiafura ed ebbe a dire: “Visto così, da lontano, e dall’alto, Scicli era quello che si dice la Sicilia”. Non sono dunque pochi i motivi per i quali visitare questo angolo di paradiso, dalle candide spiagge alle passeggiate nei profumati vigneti.
Scicli con le sue casette addossate e le stradine strette, si presenta come una delle “perle del barocco della Val di Noto”, patrimonio inestimabile di arte e architettura. Il clima, pressoché perfetto tutto l’anno, la cucina siciliana ricca di piatti gustosi e genuini, i negozietti in cui perdersi, la vicinanza con il mare, rendono davvero indimenticabile una visita in questo squarcio di Sicilia.















Voto complessivo 9