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I suoni delle Dolomiti  

Community: Diari di viaggio e Racconti I suoni delle Dolomiti

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lalla
Scritto da: lalla
Località: Vigo di Fassa
Durata: 3 giorni
Data partenza: dal 31/07/2009 al
Viaggiatori: Ascoltando Marco Paolini
Nomi dei viaggiatori: Lalla, Olga

Introduzione

In Val di Fassa in occasione della manifestazione musicale "I suoni delle Dolomiti".

Le Tappe del Viaggio

Alle 6 del mattino inizia la mini vacanza che Olga ed io ci siamo organizzate.

Temendo il traffico ed il caldo partiamo abbastanza presto e senza grossi problemi raggiungiamo Trento giusto in tempo per fare una bella colazione in centro città, gironzolare fra le vie, ammirare i palazzi dipinti e il Duomo.


Poi di nuovo in auto e su suggerimento di un barista optiamo per percorrere la statale in direzione Egna anziché utilizzare l’autostrada.

Per un poco alla nostra sinistra ci accompagna il fiume Adige e sulla destra una continua estensione di piante da frutta. Poco alla volta ci allontaniamo dal fiume e i meleti si alternano ai filari di vigne in particolare su terrazzamenti che sembrano cercare di raggiungere la cima delle montagne.

All’improvviso su un gigantesco spuntone di roccia ci appare il Castello di Salorno (Haderburg).

Decidiamo di fermarci e di visitarlo.

La salita al castello è ripida e solo pedonale ma scopriamo da un pannello illustrativo che per chi avesse difficoltà nell’affrontarla esiste una servizio taxi a richiesta al costo di soli 2 euro.

“Il Castello fu eretto nella prima metà del XIII secolo dai Conti di Salorno e nel 1514 l’imperatore Massimiliano ordinò delle fortificazioni a monte e alcuni aggiornamenti di architettura militare. Perduto ogni interesse strategico fu abbandonato nella seconda metà del XVI secolo e solo negli ultimi anni l’attuale proprietario il Barone Ernesto Rubin ha organizzato il suo restauro con l’obiettivo non solo di arrestare il degrado ma anche quello di valorizzare l’importanza storica rendendolo accessibile a tutti i visitatori”.

Dopo aver visitato il Castello ripartiamo.

La strada che percorriamo è bella e immersa in una verde e curatissima natura; i paesini che attraversiamo sono tutti da cartolina e siamo colte da continui attacchi di invidia per il tripudio di fiori che ogni casa, ogni balcone, ogni finestra sfoggia: sembra quasi una gara senza fine fra gli abitanti dei paesi.

Attraversiamo Cavalese, Predazzo e Moena fino ad imboccare la Val di Fassa in direzione Vigo dove abbiamo prenotato una camera in hotel.

L’Hotel Belvedere ci accoglie con la piacevole sorpresa di un mini appartamento pulito e ordinato e con una spettacolare vista sulle Dolomiti.

Consumiamo il nostro picnic sul balcone di “casa” guardando i monti e scrutando il cielo nuvoloso perché le previsioni del tempo danno temporali in arrivo.

Domani mattina dovremmo essere a quota 2000 per vedere l’alba ascoltando Marco Paolini e la pioggia distruggerebbe inevitabilmente questa aspettativa.

Fiduciose ma previdenti prepariamo lo zaino per l’indomani inserendo mantella poncho, pantaloni da pioggia e ghette e poi usciamo per visitare il paese.

Anche qui la mia personale invidia per chi possiede il pollice verde è infinita: alcuni balconi sono così ben curati come accostamento di colori dei diversi fiori che sembrano quasi finti.

Andiamo alla partenza della funivia che domani mattina ci porterà fino a Ciampediè, acquistiamo i relativi biglietti e, alle prime gocce di pioggia, ci rifugiamo in un bar godendoci un buon caffè e sperando intensamente che lo sfogo di oggi sia il preludio ad una bella giornata di sole per domani.

Domani mattina sveglia alle 3.30 per cui dopo cena e dopo un vano tentativo di leggere o di chiacchierare ci addormentiamo sempre scrutando il cielo.

Il suono della sveglia ci trova pronte ad affrontare questa avventura e dopo aver dato un’occhiata al cielo in cui si intravvedono alcune nuvole ma molte stelle ci vestiamo e usciamo nella notte.

Moltissime sono le persone che come noi salgono con la funivia ma altrettante sono quelle che affrontano la salita a piedi e vedendole dall’alto sembrano tante lucciole che stanno scalando il monte: ognuna di loro ha una piccola pila che utilizza per vedere il sentiero e con tutte queste luci in movimento l’impressione è proprio quella di vedere tante lucciole.

In pochi minuti siamo a quota 1997 e affrontiamo il sentiero che ci porterà a Pra Martin a quota 2095.

E’ sempre notte anche se il cielo si sta leggermente schiarendo: molti salgono in silenzio, altri parlano sottovoce, i bambini che incrociamo hanno gli occhi pieni di sonno e di sorpresa per l’avventura, i cani seguono i loro padroni con facilità e pazienza.

Arrivati a Pra Martin scopriamo molte tende canadesi: la gioventù sa organizzarsi per tempo ed è pronta a tutti gli imprevisti compreso il maltempo.

Per fortuna la pioggia si dimentica di noi e poco alla volta il cielo si schiarisce, si tinge di rosa anche se alcune nuvole malandrine impediscono al sole di farsi vedere in tutto il suo splendore. E’ tutto talmente bello e speciale che poco importa se il sole è nascosto da loro.

L’enorme prato si riempi poco alla volta di gente; ognuno cerca il posto migliore per poter ascoltare e vedere Marco Paolini: chi è accucciato dentro il proprio sacco a pelo, chi trova un piccolo dislivello dove sedersi il più comodamente possibile ma la maggior parte, dopo aver sistemato un telo impermeabile e un plaid, si siede sull’erba e utilizzando il proprio zaino come schienale si accomoda come meglio può e attende.

Mi guardo intorno e vedo moltissimi ragazzi, alcuni bambini, alcuni cani e qualcuno della mia età, diciamo non giovanissimi. Quello che mi stupisce piacevolmente è proprio la presenza di gente giovane. Si ascoltano cadenze dialettali di tutta l’Italia ed anche questa è una gradevole sorpresa. Chi abita più vicino è salito in Val di Fassa a fine giornata e ha dormito in auto in attesa di salire. Finito lo spettacolo ritornerà nella propria casa. Tutti si guardano attorno e iniziano a chiacchierare con i propri vicini. Due bambini sonnecchiano in un sacco a pelo. Un cane guarda in modo adorante il proprio padrone. Una signora davanti a noi apre il thermos del caffè e un aroma gradevole arriva fino al nostro naso. Il prato è quasi completamente coperto dai colori sgargianti delle giacche a vento e i ritardatari cercano un posticino per sedersi. Hanno perso un bimbo che viene subito ritrovato e Paolini inizia la sua perfomance che sarà quasi completamente in lingua dialettale così che ci annuncia: “chi riuscirà a capire tutto o quasi tutto riceverà alla fine una dichiarazione di idoneità dialettale all’insegnamento nelle scuole pubbliche”……scoppia un applauso e una risata generale.

Il cielo è sempre più chiaro e ci scopriamo circondate da uno scenario incredibile: le vette delle Dolomiti che man mano si tingono di rosa sono magnifiche.

Ascoltiamo Paolini per un’ora e mezzo.

Le nostre “ossicine” non più giovanissime ogni tanto si ribellano alla posizione non molto comoda e all’umidità che sale dalla terra ma l’interesse per quello che Paolini sta dicendo e declamando vale qualche piccola scomodità e lo vale soprattutto la sensazione di attenzione e partecipazione generale che si percepisce quasi che ci fosse una nuvola aromatica che lega le centinaia di persone che sono salite nella notte.

La performance di Paolini termina con tantissimi applausi e la richiesta di bis e tris che non ci fa mancare.

Il sole ormai è in cielo ben posizionato e metà del prato riceve il suo calore. Lentamente molti di noi raccolgono le proprie cose, avvolgono i teli e i plaid, li ripongono negli zaini e chiacchierando si preparano a scendere a valle. Ora, mentre scendiamo, sembriamo tante formichine che tutte in fila si preparano alla loro giornata lavorativa.

Olga ed io ci concediamo una super colazione in un rifugio vicino alla funivia, ci concediamo anche il lusso di sederci a prendere il sole mentre commentiamo questa esperienza così intensa ed emozionante.

L’anno prossimo ci regaleremo un concerto ad alta quota.

Rientriamo in hotel.

Una doccia, un cambio d’abiti e partiamo con destinazione il Lago Carezza che non è molto distante da Vigo.

Il cielo è splendidamente azzurro e scalda senza dare fastidio.

La strada che ci porta al Passo di Costalunga attraversa vallate di un color verde incredibilmente intenso e il verde smeraldo del lago è perfettamente intonato alla natura che lo circonda.

Al Passo di Lavazè ci fermiamo in una aerea attrezzata sulla sponda di uno stagno per consumare il nostro picnic vacanziero e per stenderci al sole: fa caldo ma è un caldo gradevole, c’è silenzio interrotto solamente dal suono dei batacchi di alcune mucche che pascolano in un prato vicino e dalle grida di bambini che giocano.

Si sta benissimo.

Rientriamo in hotel e decidiamo che il programma fatto la sera precedente e cioè quello di andare ad assistere ad una festa folkloristica nel paese vicino può subire tranquillamente la variante “meglio andarsene a letto perché domani sarà un’altra intensa giornata” e così facciamo.

Sia Olga che io siamo abituate a svegliarci molto presto al mattino per cui, nonostante i reciproci sforzi di continuare a dormire, alle 6 siamo sveglie come grilli e ci rendiamo conto che la cosa a cui non abbiamo pensato e che ci manca di più è……….la tazzina di caffè appena sveglie.

Ci ripromettiamo per le prossime volte di portarci un fornelletto e la moka così da essere autonome per la droga mattutina.

Poiché il albergo non è possibile berlo prima delle 7 decidiamo di andare in paese alla ricerca di un bar.

E’ una bella giornata e malgrado l’ora non fa freddo.

E’ tutto ancora chiuso. Troviamo un signore romano che gironzola anche lui in attesa del caffè. Alle fine ecco un bar aperto, uhmmmmmmm buono il caffè.

Rientriamo il hotel, terminiamo i bagagli e fatta colazione partiamo in direzione Borgo Valsugana per visitare la cattedrale degli Alberi.

Siamo indecise sulla strada da seguire per arrivare a Borgo: ce ne sono due, una più facile e una più stretta, più corta ma decisamente più tortuosa.

A Cavalese acquisto il giornale e chiedo informazioni al giornalaio il quale non appena accenno alla strada tortuosa me la sconsiglia perché oltre alla difficoltà della strada stessa quella è una strada di montagna molto amata dai motociclisti ed essendo oggi domenica molto trafficata dagli stessi.

La scelta è quindi una sola: arrivare a Pèrgine, proseguire per Borgo Valsugana costeggiando il lago di Levico. Una volta arrivate a Borgo seguiamo le indicazioni Arte Sella e saliamo in Val Sella.

Troviamo un posteggio a lato del quale ci sono le indicazioni per il percorso Arte Sella sul Monte Armentera e per la cattedrale di alberi.

Come due sprovvedute (ma lo scopriremo dopo circa 2 ore) affrontiamo il percorso pensando che sia abbastanza breve e non in salita: per fortuna ci siamo messe le scarpe da trekking e nello zaino abbiamo portato il necessario per un picnic e l’acqua.

Il sentiero sale lungo un percorso espositivo molto ben segnalato e il tempo di percorrenza è appunto di circa 2 ore.

Molte sono le installazioni di artisti di tutto il mondo e ogni installazione realizzata con legno e pietre “esprime il rapporto con la natura basato sul rispetto e traendo da essa ispirazione e stimolo”.

La camminata è molto piacevole sia per il contesto naturale che per le installazioni che ammiriamo che per la temperatura decisamente gradevole.

Quando siamo a tre quarti del percorso scopriamo da una coppia che viene in senso contrario al nostro che il percorso non è ad anello e che quindi scollinando arriveremo in un punto distante dal parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto….attimi di sconforto ma non avendo alternative riprendiamo a camminare.

Arriviamo alla fine del percorso che incrocia una strada e decidiamo di fermarci nell’ area attrezzata per mangiare.

Attorno a noi diverse famiglie e gruppi di amici sono impegnati in picnic completi di barbecue.

Occupiamo un tavolo con due panchine e ci accorgiamo che tre persone stanno cercando un posticino per poter sedersi e mangiare. Facciamo loro posto e chiacchieriamo con loro.

Scopriamo che poco più avanti c’è una malga, la cattedrale e che forse c’è una navetta che potrebbe portarci al parcheggio ma non abbiamo notizie precise. Il signore si offre comunque di darci un passaggio fino alla nostra auto nel caso non trovassimo questa navetta.

Lo ringraziamo, salutiamo e ci avviamo alla ricerca della cattedrale.

Strada facendo troviamo una bar-trattoria dove ci confermano sia la malga, che la cattedrale che la navetta gratuita che ci riporterà alla nostra automobile.

Ci avviamo ma strada facendo Olga decide che l’ombra di un gigantesco abete è quello che desidera in quel preciso istante per cui si ferma decisa a riposare.

Proseguo da sola e arrivo alla malga da dove si può accedere, al costo di 5 euro, per visitare la cattedrale.

Il percorso è “guidato” e arricchito da opere gigantesche in uno spazio naturale molto ben curato. Le installazioni sono sorprendenti per le loro dimensioni e per le materie utilizzate: legno, pietra, carta.

E’ proprio arrivando in prossimità della cattedrale che vedo un ponticello (non utilizzabile) su un minuscolo rigagnolo: da lontano sembra costruito con sassi grigi. Avvicinandomi scopro che la materia usata è composta da quotidiani pressati e tenuti uniti da terra e acqua. Bello.

Ed eccomi finalmente alla cattedrale gotica creata con gli alberi: è posizionata su un prato e circondata da grandi abeti che le fanno da cornice, le tre navate si stanno formando e sono già ben delineate: è suggestiva.

Valeva la pena di venire qui per poterla vedere.

Ritorno da Olga e troviamo la navetta guidata da Franco che ci riporta con incredibile sollecitudine e gentilezza esattamente dove abbiamo lasciato l’automobile.

Ringraziamo Franco che ci dà anche notizie utili per dirigerci verso Trento e per poter riprendere l’autostrada in direzione Milano.

Soddisfatte e felici rientriamo a casa.

Il prossimo anno la manifestazione “i suoni delle Dolomiti” ci vedrà presenti.
Alle 6 del mattino inizia la mini vacanza che Olga ed io ci siamo organizzate.

Temendo il traffico ed il caldo partiamo abbastanza presto e senza grossi problemi raggiungiamo Trento giusto in tempo per fare una bella colazione in centro città, gironzolare fra le vie, ammirare i palazzi dipinti e il Duomo.


Poi di nuovo in auto e su suggerimento di un barista optiamo per percorrere la statale in direzione Egna anziché utilizzare l’autostrada.

Per un poco alla nostra sinistra ci accompagna il fiume Adige e sulla destra una continua estensione di piante da frutta. Poco alla volta ci allontaniamo dal fiume e i meleti si alternano ai filari di vigne in particolare su terrazzamenti che sembrano cercare di raggiungere la cima delle montagne.

All’improvviso su un gigantesco spuntone di roccia ci appare il Castello di Salorno (Haderburg).

Decidiamo di fermarci e di visitarlo.

La salita al castello è ripida e solo pedonale ma scopriamo da un pannello illustrativo che per chi avesse difficoltà nell’affrontarla esiste una servizio taxi a richiesta al costo di soli 2 euro.

“Il Castello fu eretto nella prima metà del XIII secolo dai Conti di Salorno e nel 1514 l’imperatore Massimiliano ordinò delle fortificazioni a monte e alcuni aggiornamenti di architettura militare. Perduto ogni interesse strategico fu abbandonato nella seconda metà del XVI secolo e solo negli ultimi anni l’attuale proprietario il Barone Ernesto Rubin ha organizzato il suo restauro con l’obiettivo non solo di arrestare il degrado ma anche quello di valorizzare l’importanza storica rendendolo accessibile a tutti i visitatori”.

Dopo aver visitato il Castello ripartiamo.

La strada che percorriamo è bella e immersa in una verde e curatissima natura; i paesini che attraversiamo sono tutti da cartolina e siamo colte da continui attacchi di invidia per il tripudio di fiori che ogni casa, ogni balcone, ogni finestra sfoggia: sembra quasi una gara senza fine fra gli abitanti dei paesi.

Attraversiamo Cavalese, Predazzo e Moena fino ad imboccare la Val di Fassa in direzione Vigo dove abbiamo prenotato una camera in hotel.

L’Hotel Belvedere ci accoglie con la piacevole sorpresa di un mini appartamento pulito e ordinato e con una spettacolare vista sulle Dolomiti.

Consumiamo il nostro picnic sul balcone di “casa” guardando i monti e scrutando il cielo nuvoloso perché le previsioni del tempo danno temporali in arrivo.

Domani mattina dovremmo essere a quota 2000 per vedere l’alba ascoltando Marco Paolini e la pioggia distruggerebbe inevitabilmente questa aspettativa.

Fiduciose ma previdenti prepariamo lo zaino per l’indomani inserendo mantella poncho, pantaloni da pioggia e ghette e poi usciamo per visitare il paese.

Anche qui la mia personale invidia per chi possiede il pollice verde è infinita: alcuni balconi sono così ben curati come accostamento di colori dei diversi fiori che sembrano quasi finti.

Andiamo alla partenza della funivia che domani mattina ci porterà fino a Ciampediè, acquistiamo i relativi biglietti e, alle prime gocce di pioggia, ci rifugiamo in un bar godendoci un buon caffè e sperando intensamente che lo sfogo di oggi sia il preludio ad una bella giornata di sole per domani.

Domani mattina sveglia alle 3.30 per cui dopo cena e dopo un vano tentativo di leggere o di chiacchierare ci addormentiamo sempre scrutando il cielo.

Il suono della sveglia ci trova pronte ad affrontare questa avventura e dopo aver dato un’occhiata al cielo in cui si intravvedono alcune nuvole ma molte stelle ci vestiamo e usciamo nella notte.

Moltissime sono le persone che come noi salgono con la funivia ma altrettante sono quelle che affrontano la salita a piedi e vedendole dall’alto sembrano tante lucciole che stanno scalando il monte: ognuna di loro ha una piccola pila che utilizza per vedere il sentiero e con tutte queste luci in movimento l’impressione è proprio quella di vedere tante lucciole.

In pochi minuti siamo a quota 1997 e affrontiamo il sentiero che ci porterà a Pra Martin a quota 2095.

E’ sempre notte anche se il cielo si sta leggermente schiarendo: molti salgono in silenzio, altri parlano sottovoce, i bambini che incrociamo hanno gli occhi pieni di sonno e di sorpresa per l’avventura, i cani seguono i loro padroni con facilità e pazienza.

Arrivati a Pra Martin scopriamo molte tende canadesi: la gioventù sa organizzarsi per tempo ed è pronta a tutti gli imprevisti compreso il maltempo.

Per fortuna la pioggia si dimentica di noi e poco alla volta il cielo si schiarisce, si tinge di rosa anche se alcune nuvole malandrine impediscono al sole di farsi vedere in tutto il suo splendore. E’ tutto talmente bello e speciale che poco importa se il sole è nascosto da loro.

L’enorme prato si riempi poco alla volta di gente; ognuno cerca il posto migliore per poter ascoltare e vedere Marco Paolini: chi è accucciato dentro il proprio sacco a pelo, chi trova un piccolo dislivello dove sedersi il più comodamente possibile ma la maggior parte, dopo aver sistemato un telo impermeabile e un plaid, si siede sull’erba e utilizzando il proprio zaino come schienale si accomoda come meglio può e attende.

Mi guardo intorno e vedo moltissimi ragazzi, alcuni bambini, alcuni cani e qualcuno della mia età, diciamo non giovanissimi. Quello che mi stupisce piacevolmente è proprio la presenza di gente giovane. Si ascoltano cadenze dialettali di tutta l’Italia ed anche questa è una gradevole sorpresa. Chi abita più vicino è salito in Val di Fassa a fine giornata e ha dormito in auto in attesa di salire. Finito lo spettacolo ritornerà nella propria casa. Tutti si guardano attorno e iniziano a chiacchierare con i propri vicini. Due bambini sonnecchiano in un sacco a pelo. Un cane guarda in modo adorante il proprio padrone. Una signora davanti a noi apre il thermos del caffè e un aroma gradevole arriva fino al nostro naso. Il prato è quasi completamente coperto dai colori sgargianti delle giacche a vento e i ritardatari cercano un posticino per sedersi. Hanno perso un bimbo che viene subito ritrovato e Paolini inizia la sua perfomance che sarà quasi completamente in lingua dialettale così che ci annuncia: “chi riuscirà a capire tutto o quasi tutto riceverà alla fine una dichiarazione di idoneità dialettale all’insegnamento nelle scuole pubbliche”……scoppia un applauso e una risata generale.

Il cielo è sempre più chiaro e ci scopriamo circondate da uno scenario incredibile: le vette delle Dolomiti che man mano si tingono di rosa sono magnifiche.

Ascoltiamo Paolini per un’ora e mezzo.

Le nostre “ossicine” non più giovanissime ogni tanto si ribellano alla posizione non molto comoda e all’umidità che sale dalla terra ma l’interesse per quello che Paolini sta dicendo e declamando vale qualche piccola scomodità e lo vale soprattutto la sensazione di attenzione e partecipazione generale che si percepisce quasi che ci fosse una nuvola aromatica che lega le centinaia di persone che sono salite nella notte.

La performance di Paolini termina con tantissimi applausi e la richiesta di bis e tris che non ci fa mancare.

Il sole ormai è in cielo ben posizionato e metà del prato riceve il suo calore. Lentamente molti di noi raccolgono le proprie cose, avvolgono i teli e i plaid, li ripongono negli zaini e chiacchierando si preparano a scendere a valle. Ora, mentre scendiamo, sembriamo tante formichine che tutte in fila si preparano alla loro giornata lavorativa.

Olga ed io ci concediamo una super colazione in un rifugio vicino alla funivia, ci concediamo anche il lusso di sederci a prendere il sole mentre commentiamo questa esperienza così intensa ed emozionante.

L’anno prossimo ci regaleremo un concerto ad alta quota.

Rientriamo in hotel.

Una doccia, un cambio d’abiti e partiamo con destinazione il Lago Carezza che non è molto distante da Vigo.

Il cielo è splendidamente azzurro e scalda senza dare fastidio.

La strada che ci porta al Passo di Costalunga attraversa vallate di un color verde incredibilmente intenso e il verde smeraldo del lago è perfettamente intonato alla natura che lo circonda.

Al Passo di Lavazè ci fermiamo in una aerea attrezzata sulla sponda di uno stagno per consumare il nostro picnic vacanziero e per stenderci al sole: fa caldo ma è un caldo gradevole, c’è silenzio interrotto solamente dal suono dei batacchi di alcune mucche che pascolano in un prato vicino e dalle grida di bambini che giocano.

Si sta benissimo.

Rientriamo in hotel e decidiamo che il programma fatto la sera precedente e cioè quello di andare ad assistere ad una festa folkloristica nel paese vicino può subire tranquillamente la variante “meglio andarsene a letto perché domani sarà un’altra intensa giornata” e così facciamo.

Sia Olga che io siamo abituate a svegliarci molto presto al mattino per cui, nonostante i reciproci sforzi di continuare a dormire, alle 6 siamo sveglie come grilli e ci rendiamo conto che la cosa a cui non abbiamo pensato e che ci manca di più è……….la tazzina di caffè appena sveglie.

Ci ripromettiamo per le prossime volte di portarci un fornelletto e la moka così da essere autonome per la droga mattutina.

Poiché il albergo non è possibile berlo prima delle 7 decidiamo di andare in paese alla ricerca di un bar.

E’ una bella giornata e malgrado l’ora non fa freddo.

E’ tutto ancora chiuso. Troviamo un signore romano che gironzola anche lui in attesa del caffè. Alle fine ecco un bar aperto, uhmmmmmmm buono il caffè.

Rientriamo il hotel, terminiamo i bagagli e fatta colazione partiamo in direzione Borgo Valsugana per visitare la cattedrale degli Alberi.

Siamo indecise sulla strada da seguire per arrivare a Borgo: ce ne sono due, una più facile e una più stretta, più corta ma decisamente più tortuosa.

A Cavalese acquisto il giornale e chiedo informazioni al giornalaio il quale non appena accenno alla strada tortuosa me la sconsiglia perché oltre alla difficoltà della strada stessa quella è una strada di montagna molto amata dai motociclisti ed essendo oggi domenica molto trafficata dagli stessi.

La scelta è quindi una sola: arrivare a Pèrgine, proseguire per Borgo Valsugana costeggiando il lago di Levico. Una volta arrivate a Borgo seguiamo le indicazioni Arte Sella e saliamo in Val Sella.

Troviamo un posteggio a lato del quale ci sono le indicazioni per il percorso Arte Sella sul Monte Armentera e per la cattedrale di alberi.

Come due sprovvedute (ma lo scopriremo dopo circa 2 ore) affrontiamo il percorso pensando che sia abbastanza breve e non in salita: per fortuna ci siamo messe le scarpe da trekking e nello zaino abbiamo portato il necessario per un picnic e l’acqua.

Il sentiero sale lungo un percorso espositivo molto ben segnalato e il tempo di percorrenza è appunto di circa 2 ore.

Molte sono le installazioni di artisti di tutto il mondo e ogni installazione realizzata con legno e pietre “esprime il rapporto con la natura basato sul rispetto e traendo da essa ispirazione e stimolo”.

La camminata è molto piacevole sia per il contesto naturale che per le installazioni che ammiriamo che per la temperatura decisamente gradevole.

Quando siamo a tre quarti del percorso scopriamo da una coppia che viene in senso contrario al nostro che il percorso non è ad anello e che quindi scollinando arriveremo in un punto distante dal parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto….attimi di sconforto ma non avendo alternative riprendiamo a camminare.

Arriviamo alla fine del percorso che incrocia una strada e decidiamo di fermarci nell’ area attrezzata per mangiare.

Attorno a noi diverse famiglie e gruppi di amici sono impegnati in picnic completi di barbecue.

Occupiamo un tavolo con due panchine e ci accorgiamo che tre persone stanno cercando un posticino per poter sedersi e mangiare. Facciamo loro posto e chiacchieriamo con loro.

Scopriamo che poco più avanti c’è una malga, la cattedrale e che forse c’è una navetta che potrebbe portarci al parcheggio ma non abbiamo notizie precise. Il signore si offre comunque di darci un passaggio fino alla nostra auto nel caso non trovassimo questa navetta.

Lo ringraziamo, salutiamo e ci avviamo alla ricerca della cattedrale.

Strada facendo troviamo una bar-trattoria dove ci confermano sia la malga, che la cattedrale che la navetta gratuita che ci riporterà alla nostra automobile.

Ci avviamo ma strada facendo Olga decide che l’ombra di un gigantesco abete è quello che desidera in quel preciso istante per cui si ferma decisa a riposare.

Proseguo da sola e arrivo alla malga da dove si può accedere, al costo di 5 euro, per visitare la cattedrale.

Il percorso è “guidato” e arricchito da opere gigantesche in uno spazio naturale molto ben curato. Le installazioni sono sorprendenti per le loro dimensioni e per le materie utilizzate: legno, pietra, carta.

E’ proprio arrivando in prossimità della cattedrale che vedo un ponticello (non utilizzabile) su un minuscolo rigagnolo: da lontano sembra costruito con sassi grigi. Avvicinandomi scopro che la materia usata è composta da quotidiani pressati e tenuti uniti da terra e acqua. Bello.

Ed eccomi finalmente alla cattedrale gotica creata con gli alberi: è posizionata su un prato e circondata da grandi abeti che le fanno da cornice, le tre navate si stanno formando e sono già ben delineate: è suggestiva.

Valeva la pena di venire qui per poterla vedere.

Ritorno da Olga e troviamo la navetta guidata da Franco che ci riporta con incredibile sollecitudine e gentilezza esattamente dove abbiamo lasciato l’automobile.

Ringraziamo Franco che ci dà anche notizie utili per dirigerci verso Trento e per poter riprendere l’autostrada in direzione Milano.

Soddisfatte e felici rientriamo a casa.

Il prossimo anno la manifestazione “i suoni delle Dolomiti” ci vedrà presenti.
Alle 6 del mattino inizia la mini vacanza che Olga ed io ci siamo organizzate.

Temendo il traffico ed il caldo partiamo abbastanza presto e senza grossi problemi raggiungiamo Trento giusto in tempo per fare una bella colazione in centro città, gironzolare fra le vie, ammirare i palazzi dipinti e il Duomo.


Poi di nuovo in auto e su suggerimento di un barista optiamo per percorrere la statale in direzione Egna anziché utilizzare l’autostrada.

Per un poco alla nostra sinistra ci accompagna il fiume Adige e sulla destra una continua estensione di piante da frutta. Poco alla volta ci allontaniamo dal fiume e i meleti si alternano ai filari di vigne in particolare su terrazzamenti che sembrano cercare di raggiungere la cima delle montagne.

All’improvviso su un gigantesco spuntone di roccia ci appare il Castello di Salorno (Haderburg).

Decidiamo di fermarci e di visitarlo.

La salita al castello è ripida e solo pedonale ma scopriamo da un pannello illustrativo che per chi avesse difficoltà nell’affrontarla esiste una servizio taxi a richiesta al costo di soli 2 euro.

“Il Castello fu eretto nella prima metà del XIII secolo dai Conti di Salorno e nel 1514 l’imperatore Massimiliano ordinò delle fortificazioni a monte e alcuni aggiornamenti di architettura militare. Perduto ogni interesse strategico fu abbandonato nella seconda metà del XVI secolo e solo negli ultimi anni l’attuale proprietario il Barone Ernesto Rubin ha organizzato il suo restauro con l’obiettivo non solo di arrestare il degrado ma anche quello di valorizzare l’importanza storica rendendolo accessibile a tutti i visitatori”.

Dopo aver visitato il Castello ripartiamo.

La strada che percorriamo è bella e immersa in una verde e curatissima natura; i paesini che attraversiamo sono tutti da cartolina e siamo colte da continui attacchi di invidia per il tripudio di fiori che ogni casa, ogni balcone, ogni finestra sfoggia: sembra quasi una gara senza fine fra gli abitanti dei paesi.

Attraversiamo Cavalese, Predazzo e Moena fino ad imboccare la Val di Fassa in direzione Vigo dove abbiamo prenotato una camera in hotel.

L’Hotel Belvedere ci accoglie con la piacevole sorpresa di un mini appartamento pulito e ordinato e con una spettacolare vista sulle Dolomiti.

Consumiamo il nostro picnic sul balcone di “casa” guardando i monti e scrutando il cielo nuvoloso perché le previsioni del tempo danno temporali in arrivo.

Domani mattina dovremmo essere a quota 2000 per vedere l’alba ascoltando Marco Paolini e la pioggia distruggerebbe inevitabilmente questa aspettativa.

Fiduciose ma previdenti prepariamo lo zaino per l’indomani inserendo mantella poncho, pantaloni da pioggia e ghette e poi usciamo per visitare il paese.

Anche qui la mia personale invidia per chi possiede il pollice verde è infinita: alcuni balconi sono così ben curati come accostamento di colori dei diversi fiori che sembrano quasi finti.

Andiamo alla partenza della funivia che domani mattina ci porterà fino a Ciampediè, acquistiamo i relativi biglietti e, alle prime gocce di pioggia, ci rifugiamo in un bar godendoci un buon caffè e sperando intensamente che lo sfogo di oggi sia il preludio ad una bella giornata di sole per domani.

Domani mattina sveglia alle 3.30 per cui dopo cena e dopo un vano tentativo di leggere o di chiacchierare ci addormentiamo sempre scrutando il cielo.

Il suono della sveglia ci trova pronte ad affrontare questa avventura e dopo aver dato un’occhiata al cielo in cui si intravvedono alcune nuvole ma molte stelle ci vestiamo e usciamo nella notte.

Moltissime sono le persone che come noi salgono con la funivia ma altrettante sono quelle che affrontano la salita a piedi e vedendole dall’alto sembrano tante lucciole che stanno scalando il monte: ognuna di loro ha una piccola pila che utilizza per vedere il sentiero e con tutte queste luci in movimento l’impressione è proprio quella di vedere tante lucciole.

In pochi minuti siamo a quota 1997 e affrontiamo il sentiero che ci porterà a Pra Martin a quota 2095.

E’ sempre notte anche se il cielo si sta leggermente schiarendo: molti salgono in silenzio, altri parlano sottovoce, i bambini che incrociamo hanno gli occhi pieni di sonno e di sorpresa per l’avventura, i cani seguono i loro padroni con facilità e pazienza.

Arrivati a Pra Martin scopriamo molte tende canadesi: la gioventù sa organizzarsi per tempo ed è pronta a tutti gli imprevisti compreso il maltempo.

Per fortuna la pioggia si dimentica di noi e poco alla volta il cielo si schiarisce, si tinge di rosa anche se alcune nuvole malandrine impediscono al sole di farsi vedere in tutto il suo splendore. E’ tutto talmente bello e speciale che poco importa se il sole è nascosto da loro.

L’enorme prato si riempi poco alla volta di gente; ognuno cerca il posto migliore per poter ascoltare e vedere Marco Paolini: chi è accucciato dentro il proprio sacco a pelo, chi trova un piccolo dislivello dove sedersi il più comodamente possibile ma la maggior parte, dopo aver sistemato un telo impermeabile e un plaid, si siede sull’erba e utilizzando il proprio zaino come schienale si accomoda come meglio può e attende.

Mi guardo intorno e vedo moltissimi ragazzi, alcuni bambini, alcuni cani e qualcuno della mia età, diciamo non giovanissimi. Quello che mi stupisce piacevolmente è proprio la presenza di gente giovane. Si ascoltano cadenze dialettali di tutta l’Italia ed anche questa è una gradevole sorpresa. Chi abita più vicino è salito in Val di Fassa a fine giornata e ha dormito in auto in attesa di salire. Finito lo spettacolo ritornerà nella propria casa. Tutti si guardano attorno e iniziano a chiacchierare con i propri vicini. Due bambini sonnecchiano in un sacco a pelo. Un cane guarda in modo adorante il proprio padrone. Una signora davanti a noi apre il thermos del caffè e un aroma gradevole arriva fino al nostro naso. Il prato è quasi completamente coperto dai colori sgargianti delle giacche a vento e i ritardatari cercano un posticino per sedersi. Hanno perso un bimbo che viene subito ritrovato e Paolini inizia la sua perfomance che sarà quasi completamente in lingua dialettale così che ci annuncia: “chi riuscirà a capire tutto o quasi tutto riceverà alla fine una dichiarazione di idoneità dialettale all’insegnamento nelle scuole pubbliche”……scoppia un applauso e una risata generale.

Il cielo è sempre più chiaro e ci scopriamo circondate da uno scenario incredibile: le vette delle Dolomiti che man mano si tingono di rosa sono magnifiche.

Ascoltiamo Paolini per un’ora e mezzo.

Le nostre “ossicine” non più giovanissime ogni tanto si ribellano alla posizione non molto comoda e all’umidità che sale dalla terra ma l’interesse per quello che Paolini sta dicendo e declamando vale qualche piccola scomodità e lo vale soprattutto la sensazione di attenzione e partecipazione generale che si percepisce quasi che ci fosse una nuvola aromatica che lega le centinaia di persone che sono salite nella notte.

La performance di Paolini termina con tantissimi applausi e la richiesta di bis e tris che non ci fa mancare.

Il sole ormai è in cielo ben posizionato e metà del prato riceve il suo calore. Lentamente molti di noi raccolgono le proprie cose, avvolgono i teli e i plaid, li ripongono negli zaini e chiacchierando si preparano a scendere a valle. Ora, mentre scendiamo, sembriamo tante formichine che tutte in fila si preparano alla loro giornata lavorativa.

Olga ed io ci concediamo una super colazione in un rifugio vicino alla funivia, ci concediamo anche il lusso di sederci a prendere il sole mentre commentiamo questa esperienza così intensa ed emozionante.

L’anno prossimo ci regaleremo un concerto ad alta quota.

Rientriamo in hotel.

Una doccia, un cambio d’abiti e partiamo con destinazione il Lago Carezza che non è molto distante da Vigo.

Il cielo è splendidamente azzurro e scalda senza dare fastidio.

La strada che ci porta al Passo di Costalunga attraversa vallate di un color verde incredibilmente intenso e il verde smeraldo del lago è perfettamente intonato alla natura che lo circonda.

Al Passo di Lavazè ci fermiamo in una aerea attrezzata sulla sponda di uno stagno per consumare il nostro picnic vacanziero e per stenderci al sole: fa caldo ma è un caldo gradevole, c’è silenzio interrotto solamente dal suono dei batacchi di alcune mucche che pascolano in un prato vicino e dalle grida di bambini che giocano.

Si sta benissimo.

Rientriamo in hotel e decidiamo che il programma fatto la sera precedente e cioè quello di andare ad assistere ad una festa folkloristica nel paese vicino può subire tranquillamente la variante “meglio andarsene a letto perché domani sarà un’altra intensa giornata” e così facciamo.

Sia Olga che io siamo abituate a svegliarci molto presto al mattino per cui, nonostante i reciproci sforzi di continuare a dormire, alle 6 siamo sveglie come grilli e ci rendiamo conto che la cosa a cui non abbiamo pensato e che ci manca di più è……….la tazzina di caffè appena sveglie.

Ci ripromettiamo per le prossime volte di portarci un fornelletto e la moka così da essere autonome per la droga mattutina.

Poiché il albergo non è possibile berlo prima delle 7 decidiamo di andare in paese alla ricerca di un bar.

E’ una bella giornata e malgrado l’ora non fa freddo.

E’ tutto ancora chiuso. Troviamo un signore romano che gironzola anche lui in attesa del caffè. Alle fine ecco un bar aperto, uhmmmmmmm buono il caffè.

Rientriamo il hotel, terminiamo i bagagli e fatta colazione partiamo in direzione Borgo Valsugana per visitare la cattedrale degli Alberi.

Siamo indecise sulla strada da seguire per arrivare a Borgo: ce ne sono due, una più facile e una più stretta, più corta ma decisamente più tortuosa.

A Cavalese acquisto il giornale e chiedo informazioni al giornalaio il quale non appena accenno alla strada tortuosa me la sconsiglia perché oltre alla difficoltà della strada stessa quella è una strada di montagna molto amata dai motociclisti ed essendo oggi domenica molto trafficata dagli stessi.

La scelta è quindi una sola: arrivare a Pèrgine, proseguire per Borgo Valsugana costeggiando il lago di Levico. Una volta arrivate a Borgo seguiamo le indicazioni Arte Sella e saliamo in Val Sella.

Troviamo un posteggio a lato del quale ci sono le indicazioni per il percorso Arte Sella sul Monte Armentera e per la cattedrale di alberi.

Come due sprovvedute (ma lo scopriremo dopo circa 2 ore) affrontiamo il percorso pensando che sia abbastanza breve e non in salita: per fortuna ci siamo messe le scarpe da trekking e nello zaino abbiamo portato il necessario per un picnic e l’acqua.

Il sentiero sale lungo un percorso espositivo molto ben segnalato e il tempo di percorrenza è appunto di circa 2 ore.

Molte sono le installazioni di artisti di tutto il mondo e ogni installazione realizzata con legno e pietre “esprime il rapporto con la natura basato sul rispetto e traendo da essa ispirazione e stimolo”.

La camminata è molto piacevole sia per il contesto naturale che per le installazioni che ammiriamo che per la temperatura decisamente gradevole.

Quando siamo a tre quarti del percorso scopriamo da una coppia che viene in senso contrario al nostro che il percorso non è ad anello e che quindi scollinando arriveremo in un punto distante dal parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto….attimi di sconforto ma non avendo alternative riprendiamo a camminare.

Arriviamo alla fine del percorso che incrocia una strada e decidiamo di fermarci nell’ area attrezzata per mangiare.

Attorno a noi diverse famiglie e gruppi di amici sono impegnati in picnic completi di barbecue.

Occupiamo un tavolo con due panchine e ci accorgiamo che tre persone stanno cercando un posticino per poter sedersi e mangiare. Facciamo loro posto e chiacchieriamo con loro.

Scopriamo che poco più avanti c’è una malga, la cattedrale e che forse c’è una navetta che potrebbe portarci al parcheggio ma non abbiamo notizie precise. Il signore si offre comunque di darci un passaggio fino alla nostra auto nel caso non trovassimo questa navetta.

Lo ringraziamo, salutiamo e ci avviamo alla ricerca della cattedrale.

Strada facendo troviamo una bar-trattoria dove ci confermano sia la malga, che la cattedrale che la navetta gratuita che ci riporterà alla nostra automobile.

Ci avviamo ma strada facendo Olga decide che l’ombra di un gigantesco abete è quello che desidera in quel preciso istante per cui si ferma decisa a riposare.

Proseguo da sola e arrivo alla malga da dove si può accedere, al costo di 5 euro, per visitare la cattedrale.

Il percorso è “guidato” e arricchito da opere gigantesche in uno spazio naturale molto ben curato. Le installazioni sono sorprendenti per le loro dimensioni e per le materie utilizzate: legno, pietra, carta.

E’ proprio arrivando in prossimità della cattedrale che vedo un ponticello (non utilizzabile) su un minuscolo rigagnolo: da lontano sembra costruito con sassi grigi. Avvicinandomi scopro che la materia usata è composta da quotidiani pressati e tenuti uniti da terra e acqua. Bello.

Ed eccomi finalmente alla cattedrale gotica creata con gli alberi: è posizionata su un prato e circondata da grandi abeti che le fanno da cornice, le tre navate si stanno formando e sono già ben delineate: è suggestiva.

Valeva la pena di venire qui per poterla vedere.

Ritorno da Olga e troviamo la navetta guidata da Franco che ci riporta con incredibile sollecitudine e gentilezza esattamente dove abbiamo lasciato l’automobile.

Ringraziamo Franco che ci dà anche notizie utili per dirigerci verso Trento e per poter riprendere l’autostrada in direzione Milano.

Soddisfatte e felici rientriamo a casa.

Il prossimo anno la manifestazione “i suoni delle Dolomiti” ci vedrà presenti.
Alle 6 del mattino inizia la mini vacanza che Olga ed io ci siamo organizzate.

Temendo il traffico ed il caldo partiamo abbastanza presto e senza grossi problemi raggiungiamo Trento giusto in tempo per fare una bella colazione in centro città, gironzolare fra le vie, ammirare i palazzi dipinti e il Duomo.


Poi di nuovo in auto e su suggerimento di un barista optiamo per percorrere la statale in direzione Egna anziché utilizzare l’autostrada.

Per un poco alla nostra sinistra ci accompagna il fiume Adige e sulla destra una continua estensione di piante da frutta. Poco alla volta ci allontaniamo dal fiume e i meleti si alternano ai filari di vigne in particolare su terrazzamenti che sembrano cercare di raggiungere la cima delle montagne.

All’improvviso su un gigantesco spuntone di roccia ci appare il Castello di Salorno (Haderburg).

Decidiamo di fermarci e di visitarlo.

La salita al castello è ripida e solo pedonale ma scopriamo da un pannello illustrativo che per chi avesse difficoltà nell’affrontarla esiste una servizio taxi a richiesta al costo di soli 2 euro.

“Il Castello fu eretto nella prima metà del XIII secolo dai Conti di Salorno e nel 1514 l’imperatore Massimiliano ordinò delle fortificazioni a monte e alcuni aggiornamenti di architettura militare. Perduto ogni interesse strategico fu abbandonato nella seconda metà del XVI secolo e solo negli ultimi anni l’attuale proprietario il Barone Ernesto Rubin ha organizzato il suo restauro con l’obiettivo non solo di arrestare il degrado ma anche quello di valorizzare l’importanza storica rendendolo accessibile a tutti i visitatori”.

Dopo aver visitato il Castello ripartiamo.

La strada che percorriamo è bella e immersa in una verde e curatissima natura; i paesini che attraversiamo sono tutti da cartolina e siamo colte da continui attacchi di invidia per il tripudio di fiori che ogni casa, ogni balcone, ogni finestra sfoggia: sembra quasi una gara senza fine fra gli abitanti dei paesi.

Attraversiamo Cavalese, Predazzo e Moena fino ad imboccare la Val di Fassa in direzione Vigo dove abbiamo prenotato una camera in hotel.

L’Hotel Belvedere ci accoglie con la piacevole sorpresa di un mini appartamento pulito e ordinato e con una spettacolare vista sulle Dolomiti.

Consumiamo il nostro picnic sul balcone di “casa” guardando i monti e scrutando il cielo nuvoloso perché le previsioni del tempo danno temporali in arrivo.

Domani mattina dovremmo essere a quota 2000 per vedere l’alba ascoltando Marco Paolini e la pioggia distruggerebbe inevitabilmente questa aspettativa.

Fiduciose ma previdenti prepariamo lo zaino per l’indomani inserendo mantella poncho, pantaloni da pioggia e ghette e poi usciamo per visitare il paese.

Anche qui la mia personale invidia per chi possiede il pollice verde è infinita: alcuni balconi sono così ben curati come accostamento di colori dei diversi fiori che sembrano quasi finti.

Andiamo alla partenza della funivia che domani mattina ci porterà fino a Ciampediè, acquistiamo i relativi biglietti e, alle prime gocce di pioggia, ci rifugiamo in un bar godendoci un buon caffè e sperando intensamente che lo sfogo di oggi sia il preludio ad una bella giornata di sole per domani.

Domani mattina sveglia alle 3.30 per cui dopo cena e dopo un vano tentativo di leggere o di chiacchierare ci addormentiamo sempre scrutando il cielo.

Il suono della sveglia ci trova pronte ad affrontare questa avventura e dopo aver dato un’occhiata al cielo in cui si intravvedono alcune nuvole ma molte stelle ci vestiamo e usciamo nella notte.

Moltissime sono le persone che come noi salgono con la funivia ma altrettante sono quelle che affrontano la salita a piedi e vedendole dall’alto sembrano tante lucciole che stanno scalando il monte: ognuna di loro ha una piccola pila che utilizza per vedere il sentiero e con tutte queste luci in movimento l’impressione è proprio quella di vedere tante lucciole.

In pochi minuti siamo a quota 1997 e affrontiamo il sentiero che ci porterà a Pra Martin a quota 2095.

E’ sempre notte anche se il cielo si sta leggermente schiarendo: molti salgono in silenzio, altri parlano sottovoce, i bambini che incrociamo hanno gli occhi pieni di sonno e di sorpresa per l’avventura, i cani seguono i loro padroni con facilità e pazienza.

Arrivati a Pra Martin scopriamo molte tende canadesi: la gioventù sa organizzarsi per tempo ed è pronta a tutti gli imprevisti compreso il maltempo.

Per fortuna la pioggia si dimentica di noi e poco alla volta il cielo si schiarisce, si tinge di rosa anche se alcune nuvole malandrine impediscono al sole di farsi vedere in tutto il suo splendore. E’ tutto talmente bello e speciale che poco importa se il sole è nascosto da loro.

L’enorme prato si riempi poco alla volta di gente; ognuno cerca il posto migliore per poter ascoltare e vedere Marco Paolini: chi è accucciato dentro il proprio sacco a pelo, chi trova un piccolo dislivello dove sedersi il più comodamente possibile ma la maggior parte, dopo aver sistemato un telo impermeabile e un plaid, si siede sull’erba e utilizzando il proprio zaino come schienale si accomoda come meglio può e attende.

Mi guardo intorno e vedo moltissimi ragazzi, alcuni bambini, alcuni cani e qualcuno della mia età, diciamo non giovanissimi. Quello che mi stupisce piacevolmente è proprio la presenza di gente giovane. Si ascoltano cadenze dialettali di tutta l’Italia ed anche questa è una gradevole sorpresa. Chi abita più vicino è salito in Val di Fassa a fine giornata e ha dormito in auto in attesa di salire. Finito lo spettacolo ritornerà nella propria casa. Tutti si guardano attorno e iniziano a chiacchierare con i propri vicini. Due bambini sonnecchiano in un sacco a pelo. Un cane guarda in modo adorante il proprio padrone. Una signora davanti a noi apre il thermos del caffè e un aroma gradevole arriva fino al nostro naso. Il prato è quasi completamente coperto dai colori sgargianti delle giacche a vento e i ritardatari cercano un posticino per sedersi. Hanno perso un bimbo che viene subito ritrovato e Paolini inizia la sua perfomance che sarà quasi completamente in lingua dialettale così che ci annuncia: “chi riuscirà a capire tutto o quasi tutto riceverà alla fine una dichiarazione di idoneità dialettale all’insegnamento nelle scuole pubbliche”……scoppia un applauso e una risata generale.

Il cielo è sempre più chiaro e ci scopriamo circondate da uno scenario incredibile: le vette delle Dolomiti che man mano si tingono di rosa sono magnifiche.

Ascoltiamo Paolini per un’ora e mezzo.

Le nostre “ossicine” non più giovanissime ogni tanto si ribellano alla posizione non molto comoda e all’umidità che sale dalla terra ma l’interesse per quello che Paolini sta dicendo e declamando vale qualche piccola scomodità e lo vale soprattutto la sensazione di attenzione e partecipazione generale che si percepisce quasi che ci fosse una nuvola aromatica che lega le centinaia di persone che sono salite nella notte.

La performance di Paolini termina con tantissimi applausi e la richiesta di bis e tris che non ci fa mancare.

Il sole ormai è in cielo ben posizionato e metà del prato riceve il suo calore. Lentamente molti di noi raccolgono le proprie cose, avvolgono i teli e i plaid, li ripongono negli zaini e chiacchierando si preparano a scendere a valle. Ora, mentre scendiamo, sembriamo tante formichine che tutte in fila si preparano alla loro giornata lavorativa.

Olga ed io ci concediamo una super colazione in un rifugio vicino alla funivia, ci concediamo anche il lusso di sederci a prendere il sole mentre commentiamo questa esperienza così intensa ed emozionante.

L’anno prossimo ci regaleremo un concerto ad alta quota.

Rientriamo in hotel.

Una doccia, un cambio d’abiti e partiamo con destinazione il Lago Carezza che non è molto distante da Vigo.

Il cielo è splendidamente azzurro e scalda senza dare fastidio.

La strada che ci porta al Passo di Costalunga attraversa vallate di un color verde incredibilmente intenso e il verde smeraldo del lago è perfettamente intonato alla natura che lo circonda.

Al Passo di Lavazè ci fermiamo in una aerea attrezzata sulla sponda di uno stagno per consumare il nostro picnic vacanziero e per stenderci al sole: fa caldo ma è un caldo gradevole, c’è silenzio interrotto solamente dal suono dei batacchi di alcune mucche che pascolano in un prato vicino e dalle grida di bambini che giocano.

Si sta benissimo.

Rientriamo in hotel e decidiamo che il programma fatto la sera precedente e cioè quello di andare ad assistere ad una festa folkloristica nel paese vicino può subire tranquillamente la variante “meglio andarsene a letto perché domani sarà un’altra intensa giornata” e così facciamo.

Sia Olga che io siamo abituate a svegliarci molto presto al mattino per cui, nonostante i reciproci sforzi di continuare a dormire, alle 6 siamo sveglie come grilli e ci rendiamo conto che la cosa a cui non abbiamo pensato e che ci manca di più è……….la tazzina di caffè appena sveglie.

Ci ripromettiamo per le prossime volte di portarci un fornelletto e la moka così da essere autonome per la droga mattutina.

Poiché il albergo non è possibile berlo prima delle 7 decidiamo di andare in paese alla ricerca di un bar.

E’ una bella giornata e malgrado l’ora non fa freddo.

E’ tutto ancora chiuso. Troviamo un signore romano che gironzola anche lui in attesa del caffè. Alle fine ecco un bar aperto, uhmmmmmmm buono il caffè.

Rientriamo il hotel, terminiamo i bagagli e fatta colazione partiamo in direzione Borgo Valsugana per visitare la cattedrale degli Alberi.

Siamo indecise sulla strada da seguire per arrivare a Borgo: ce ne sono due, una più facile e una più stretta, più corta ma decisamente più tortuosa.

A Cavalese acquisto il giornale e chiedo informazioni al giornalaio il quale non appena accenno alla strada tortuosa me la sconsiglia perché oltre alla difficoltà della strada stessa quella è una strada di montagna molto amata dai motociclisti ed essendo oggi domenica molto trafficata dagli stessi.

La scelta è quindi una sola: arrivare a Pèrgine, proseguire per Borgo Valsugana costeggiando il lago di Levico. Una volta arrivate a Borgo seguiamo le indicazioni Arte Sella e saliamo in Val Sella.

Troviamo un posteggio a lato del quale ci sono le indicazioni per il percorso Arte Sella sul Monte Armentera e per la cattedrale di alberi.

Come due sprovvedute (ma lo scopriremo dopo circa 2 ore) affrontiamo il percorso pensando che sia abbastanza breve e non in salita: per fortuna ci siamo messe le scarpe da trekking e nello zaino abbiamo portato il necessario per un picnic e l’acqua.

Il sentiero sale lungo un percorso espositivo molto ben segnalato e il tempo di percorrenza è appunto di circa 2 ore.

Molte sono le installazioni di artisti di tutto il mondo e ogni installazione realizzata con legno e pietre “esprime il rapporto con la natura basato sul rispetto e traendo da essa ispirazione e stimolo”.

La camminata è molto piacevole sia per il contesto naturale che per le installazioni che ammiriamo che per la temperatura decisamente gradevole.

Quando siamo a tre quarti del percorso scopriamo da una coppia che viene in senso contrario al nostro che il percorso non è ad anello e che quindi scollinando arriveremo in un punto distante dal parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto….attimi di sconforto ma non avendo alternative riprendiamo a camminare.

Arriviamo alla fine del percorso che incrocia una strada e decidiamo di fermarci nell’ area attrezzata per mangiare.

Attorno a noi diverse famiglie e gruppi di amici sono impegnati in picnic completi di barbecue.

Occupiamo un tavolo con due panchine e ci accorgiamo che tre persone stanno cercando un posticino per poter sedersi e mangiare. Facciamo loro posto e chiacchieriamo con loro.

Scopriamo che poco più avanti c’è una malga, la cattedrale e che forse c’è una navetta che potrebbe portarci al parcheggio ma non abbiamo notizie precise. Il signore si offre comunque di darci un passaggio fino alla nostra auto nel caso non trovassimo questa navetta.

Lo ringraziamo, salutiamo e ci avviamo alla ricerca della cattedrale.

Strada facendo troviamo una bar-trattoria dove ci confermano sia la malga, che la cattedrale che la navetta gratuita che ci riporterà alla nostra automobile.

Ci avviamo ma strada facendo Olga decide che l’ombra di un gigantesco abete è quello che desidera in quel preciso istante per cui si ferma decisa a riposare.

Proseguo da sola e arrivo alla malga da dove si può accedere, al costo di 5 euro, per visitare la cattedrale.

Il percorso è “guidato” e arricchito da opere gigantesche in uno spazio naturale molto ben curato. Le installazioni sono sorprendenti per le loro dimensioni e per le materie utilizzate: legno, pietra, carta.

E’ proprio arrivando in prossimità della cattedrale che vedo un ponticello (non utilizzabile) su un minuscolo rigagnolo: da lontano sembra costruito con sassi grigi. Avvicinandomi scopro che la materia usata è composta da quotidiani pressati e tenuti uniti da terra e acqua. Bello.

Ed eccomi finalmente alla cattedrale gotica creata con gli alberi: è posizionata su un prato e circondata da grandi abeti che le fanno da cornice, le tre navate si stanno formando e sono già ben delineate: è suggestiva.

Valeva la pena di venire qui per poterla vedere.

Ritorno da Olga e troviamo la navetta guidata da Franco che ci riporta con incredibile sollecitudine e gentilezza esattamente dove abbiamo lasciato l’automobile.

Ringraziamo Franco che ci dà anche notizie utili per dirigerci verso Trento e per poter riprendere l’autostrada in direzione Milano.

Soddisfatte e felici rientriamo a casa.

Il prossimo anno la manifestazione “i suoni delle Dolomiti” ci vedrà presenti.
Alle 6 del mattino inizia la mini vacanza che Olga ed io ci siamo organizzate.

Temendo il traffico ed il caldo partiamo abbastanza presto e senza grossi problemi raggiungiamo Trento giusto in tempo per fare una bella colazione in centro città, gironzolare fra le vie, ammirare i palazzi dipinti e il Duomo.


Poi di nuovo in auto e su suggerimento di un barista optiamo per percorrere la statale in direzione Egna anziché utilizzare l’autostrada.

Per un poco alla nostra sinistra ci accompagna il fiume Adige e sulla destra una continua estensione di piante da frutta. Poco alla volta ci allontaniamo dal fiume e i meleti si alternano ai filari di vigne in particolare su terrazzamenti che sembrano cercare di raggiungere la cima delle montagne.

All’improvviso su un gigantesco spuntone di roccia ci appare il Castello di Salorno (Haderburg).

Decidiamo di fermarci e di visitarlo.

La salita al castello è ripida e solo pedonale ma scopriamo da un pannello illustrativo che per chi avesse difficoltà nell’affrontarla esiste una servizio taxi a richiesta al costo di soli 2 euro.

“Il Castello fu eretto nella prima metà del XIII secolo dai Conti di Salorno e nel 1514 l’imperatore Massimiliano ordinò delle fortificazioni a monte e alcuni aggiornamenti di architettura militare. Perduto ogni interesse strategico fu abbandonato nella seconda metà del XVI secolo e solo negli ultimi anni l’attuale proprietario il Barone Ernesto Rubin ha organizzato il suo restauro con l’obiettivo non solo di arrestare il degrado ma anche quello di valorizzare l’importanza storica rendendolo accessibile a tutti i visitatori”.

Dopo aver visitato il Castello ripartiamo.

La strada che percorriamo è bella e immersa in una verde e curatissima natura; i paesini che attraversiamo sono tutti da cartolina e siamo colte da continui attacchi di invidia per il tripudio di fiori che ogni casa, ogni balcone, ogni finestra sfoggia: sembra quasi una gara senza fine fra gli abitanti dei paesi.

Attraversiamo Cavalese, Predazzo e Moena fino ad imboccare la Val di Fassa in direzione Vigo dove abbiamo prenotato una camera in hotel.

L’Hotel Belvedere ci accoglie con la piacevole sorpresa di un mini appartamento pulito e ordinato e con una spettacolare vista sulle Dolomiti.

Consumiamo il nostro picnic sul balcone di “casa” guardando i monti e scrutando il cielo nuvoloso perché le previsioni del tempo danno temporali in arrivo.

Domani mattina dovremmo essere a quota 2000 per vedere l’alba ascoltando Marco Paolini e la pioggia distruggerebbe inevitabilmente questa aspettativa.

Fiduciose ma previdenti prepariamo lo zaino per l’indomani inserendo mantella poncho, pantaloni da pioggia e ghette e poi usciamo per visitare il paese.

Anche qui la mia personale invidia per chi possiede il pollice verde è infinita: alcuni balconi sono così ben curati come accostamento di colori dei diversi fiori che sembrano quasi finti.

Andiamo alla partenza della funivia che domani mattina ci porterà fino a Ciampediè, acquistiamo i relativi biglietti e, alle prime gocce di pioggia, ci rifugiamo in un bar godendoci un buon caffè e sperando intensamente che lo sfogo di oggi sia il preludio ad una bella giornata di sole per domani.

Domani mattina sveglia alle 3.30 per cui dopo cena e dopo un vano tentativo di leggere o di chiacchierare ci addormentiamo sempre scrutando il cielo.

Il suono della sveglia ci trova pronte ad affrontare questa avventura e dopo aver dato un’occhiata al cielo in cui si intravvedono alcune nuvole ma molte stelle ci vestiamo e usciamo nella notte.

Moltissime sono le persone che come noi salgono con la funivia ma altrettante sono quelle che affrontano la salita a piedi e vedendole dall’alto sembrano tante lucciole che stanno scalando il monte: ognuna di loro ha una piccola pila che utilizza per vedere il sentiero e con tutte queste luci in movimento l’impressione è proprio quella di vedere tante lucciole.

In pochi minuti siamo a quota 1997 e affrontiamo il sentiero che ci porterà a Pra Martin a quota 2095.

E’ sempre notte anche se il cielo si sta leggermente schiarendo: molti salgono in silenzio, altri parlano sottovoce, i bambini che incrociamo hanno gli occhi pieni di sonno e di sorpresa per l’avventura, i cani seguono i loro padroni con facilità e pazienza.

Arrivati a Pra Martin scopriamo molte tende canadesi: la gioventù sa organizzarsi per tempo ed è pronta a tutti gli imprevisti compreso il maltempo.

Per fortuna la pioggia si dimentica di noi e poco alla volta il cielo si schiarisce, si tinge di rosa anche se alcune nuvole malandrine impediscono al sole di farsi vedere in tutto il suo splendore. E’ tutto talmente bello e speciale che poco importa se il sole è nascosto da loro.

L’enorme prato si riempi poco alla volta di gente; ognuno cerca il posto migliore per poter ascoltare e vedere Marco Paolini: chi è accucciato dentro il proprio sacco a pelo, chi trova un piccolo dislivello dove sedersi il più comodamente possibile ma la maggior parte, dopo aver sistemato un telo impermeabile e un plaid, si siede sull’erba e utilizzando il proprio zaino come schienale si accomoda come meglio può e attende.

Mi guardo intorno e vedo moltissimi ragazzi, alcuni bambini, alcuni cani e qualcuno della mia età, diciamo non giovanissimi. Quello che mi stupisce piacevolmente è proprio la presenza di gente giovane. Si ascoltano cadenze dialettali di tutta l’Italia ed anche questa è una gradevole sorpresa. Chi abita più vicino è salito in Val di Fassa a fine giornata e ha dormito in auto in attesa di salire. Finito lo spettacolo ritornerà nella propria casa. Tutti si guardano attorno e iniziano a chiacchierare con i propri vicini. Due bambini sonnecchiano in un sacco a pelo. Un cane guarda in modo adorante il proprio padrone. Una signora davanti a noi apre il thermos del caffè e un aroma gradevole arriva fino al nostro naso. Il prato è quasi completamente coperto dai colori sgargianti delle giacche a vento e i ritardatari cercano un posticino per sedersi. Hanno perso un bimbo che viene subito ritrovato e Paolini inizia la sua perfomance che sarà quasi completamente in lingua dialettale così che ci annuncia: “chi riuscirà a capire tutto o quasi tutto riceverà alla fine una dichiarazione di idoneità dialettale all’insegnamento nelle scuole pubbliche”……scoppia un applauso e una risata generale.

Il cielo è sempre più chiaro e ci scopriamo circondate da uno scenario incredibile: le vette delle Dolomiti che man mano si tingono di rosa sono magnifiche.

Ascoltiamo Paolini per un’ora e mezzo.

Le nostre “ossicine” non più giovanissime ogni tanto si ribellano alla posizione non molto comoda e all’umidità che sale dalla terra ma l’interesse per quello che Paolini sta dicendo e declamando vale qualche piccola scomodità e lo vale soprattutto la sensazione di attenzione e partecipazione generale che si percepisce quasi che ci fosse una nuvola aromatica che lega le centinaia di persone che sono salite nella notte.

La performance di Paolini termina con tantissimi applausi e la richiesta di bis e tris che non ci fa mancare.

Il sole ormai è in cielo ben posizionato e metà del prato riceve il suo calore. Lentamente molti di noi raccolgono le proprie cose, avvolgono i teli e i plaid, li ripongono negli zaini e chiacchierando si preparano a scendere a valle. Ora, mentre scendiamo, sembriamo tante formichine che tutte in fila si preparano alla loro giornata lavorativa.

Olga ed io ci concediamo una super colazione in un rifugio vicino alla funivia, ci concediamo anche il lusso di sederci a prendere il sole mentre commentiamo questa esperienza così intensa ed emozionante.

L’anno prossimo ci regaleremo un concerto ad alta quota.

Rientriamo in hotel.

Una doccia, un cambio d’abiti e partiamo con destinazione il Lago Carezza che non è molto distante da Vigo.

Il cielo è splendidamente azzurro e scalda senza dare fastidio.

La strada che ci porta al Passo di Costalunga attraversa vallate di un color verde incredibilmente intenso e il verde smeraldo del lago è perfettamente intonato alla natura che lo circonda.

Al Passo di Lavazè ci fermiamo in una aerea attrezzata sulla sponda di uno stagno per consumare il nostro picnic vacanziero e per stenderci al sole: fa caldo ma è un caldo gradevole, c’è silenzio interrotto solamente dal suono dei batacchi di alcune mucche che pascolano in un prato vicino e dalle grida di bambini che giocano.

Si sta benissimo.

Rientriamo in hotel e decidiamo che il programma fatto la sera precedente e cioè quello di andare ad assistere ad una festa folkloristica nel paese vicino può subire tranquillamente la variante “meglio andarsene a letto perché domani sarà un’altra intensa giornata” e così facciamo.

Sia Olga che io siamo abituate a svegliarci molto presto al mattino per cui, nonostante i reciproci sforzi di continuare a dormire, alle 6 siamo sveglie come grilli e ci rendiamo conto che la cosa a cui non abbiamo pensato e che ci manca di più è……….la tazzina di caffè appena sveglie.

Ci ripromettiamo per le prossime volte di portarci un fornelletto e la moka così da essere autonome per la droga mattutina.

Poiché il albergo non è possibile berlo prima delle 7 decidiamo di andare in paese alla ricerca di un bar.

E’ una bella giornata e malgrado l’ora non fa freddo.

E’ tutto ancora chiuso. Troviamo un signore romano che gironzola anche lui in attesa del caffè. Alle fine ecco un bar aperto, uhmmmmmmm buono il caffè.

Rientriamo il hotel, terminiamo i bagagli e fatta colazione partiamo in direzione Borgo Valsugana per visitare la cattedrale degli Alberi.

Siamo indecise sulla strada da seguire per arrivare a Borgo: ce ne sono due, una più facile e una più stretta, più corta ma decisamente più tortuosa.

A Cavalese acquisto il giornale e chiedo informazioni al giornalaio il quale non appena accenno alla strada tortuosa me la sconsiglia perché oltre alla difficoltà della strada stessa quella è una strada di montagna molto amata dai motociclisti ed essendo oggi domenica molto trafficata dagli stessi.

La scelta è quindi una sola: arrivare a Pèrgine, proseguire per Borgo Valsugana costeggiando il lago di Levico. Una volta arrivate a Borgo seguiamo le indicazioni Arte Sella e saliamo in Val Sella.

Troviamo un posteggio a lato del quale ci sono le indicazioni per il percorso Arte Sella sul Monte Armentera e per la cattedrale di alberi.

Come due sprovvedute (ma lo scopriremo dopo circa 2 ore) affrontiamo il percorso pensando che sia abbastanza breve e non in salita: per fortuna ci siamo messe le scarpe da trekking e nello zaino abbiamo portato il necessario per un picnic e l’acqua.

Il sentiero sale lungo un percorso espositivo molto ben segnalato e il tempo di percorrenza è appunto di circa 2 ore.

Molte sono le installazioni di artisti di tutto il mondo e ogni installazione realizzata con legno e pietre “esprime il rapporto con la natura basato sul rispetto e traendo da essa ispirazione e stimolo”.

La camminata è molto piacevole sia per il contesto naturale che per le installazioni che ammiriamo che per la temperatura decisamente gradevole.

Quando siamo a tre quarti del percorso scopriamo da una coppia che viene in senso contrario al nostro che il percorso non è ad anello e che quindi scollinando arriveremo in un punto distante dal parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto….attimi di sconforto ma non avendo alternative riprendiamo a camminare.

Arriviamo alla fine del percorso che incrocia una strada e decidiamo di fermarci nell’ area attrezzata per mangiare.

Attorno a noi diverse famiglie e gruppi di amici sono impegnati in picnic completi di barbecue.

Occupiamo un tavolo con due panchine e ci accorgiamo che tre persone stanno cercando un posticino per poter sedersi e mangiare. Facciamo loro posto e chiacchieriamo con loro.

Scopriamo che poco più avanti c’è una malga, la cattedrale e che forse c’è una navetta che potrebbe portarci al parcheggio ma non abbiamo notizie precise. Il signore si offre comunque di darci un passaggio fino alla nostra auto nel caso non trovassimo questa navetta.

Lo ringraziamo, salutiamo e ci avviamo alla ricerca della cattedrale.

Strada facendo troviamo una bar-trattoria dove ci confermano sia la malga, che la cattedrale che la navetta gratuita che ci riporterà alla nostra automobile.

Ci avviamo ma strada facendo Olga decide che l’ombra di un gigantesco abete è quello che desidera in quel preciso istante per cui si ferma decisa a riposare.

Proseguo da sola e arrivo alla malga da dove si può accedere, al costo di 5 euro, per visitare la cattedrale.

Il percorso è “guidato” e arricchito da opere gigantesche in uno spazio naturale molto ben curato. Le installazioni sono sorprendenti per le loro dimensioni e per le materie utilizzate: legno, pietra, carta.

E’ proprio arrivando in prossimità della cattedrale che vedo un ponticello (non utilizzabile) su un minuscolo rigagnolo: da lontano sembra costruito con sassi grigi. Avvicinandomi scopro che la materia usata è composta da quotidiani pressati e tenuti uniti da terra e acqua. Bello.

Ed eccomi finalmente alla cattedrale gotica creata con gli alberi: è posizionata su un prato e circondata da grandi abeti che le fanno da cornice, le tre navate si stanno formando e sono già ben delineate: è suggestiva.

Valeva la pena di venire qui per poterla vedere.

Ritorno da Olga e troviamo la navetta guidata da Franco che ci riporta con incredibile sollecitudine e gentilezza esattamente dove abbiamo lasciato l’automobile.

Ringraziamo Franco che ci dà anche notizie utili per dirigerci verso Trento e per poter riprendere l’autostrada in direzione Milano.

Soddisfatte e felici rientriamo a casa.

Il prossimo anno la manifestazione “i suoni delle Dolomiti” ci vedrà presenti.
Alle 6 del mattino inizia la mini vacanza che Olga ed io ci siamo organizzate.

Temendo il traffico ed il caldo partiamo abbastanza presto e senza grossi problemi raggiungiamo Trento giusto in tempo per fare una bella colazione in centro città, gironzolare fra le vie, ammirare i palazzi dipinti e il Duomo.


Poi di nuovo in auto e su suggerimento di un barista optiamo per percorrere la statale in direzione Egna anziché utilizzare l’autostrada.

Per un poco alla nostra sinistra ci accompagna il fiume Adige e sulla destra una continua estensione di piante da frutta. Poco alla volta ci allontaniamo dal fiume e i meleti si alternano ai filari di vigne in particolare su terrazzamenti che sembrano cercare di raggiungere la cima delle montagne.

All’improvviso su un gigantesco spuntone di roccia ci appare il Castello di Salorno (Haderburg).

Decidiamo di fermarci e di visitarlo.

La salita al castello è ripida e solo pedonale ma scopriamo da un pannello illustrativo che per chi avesse difficoltà nell’affrontarla esiste una servizio taxi a richiesta al costo di soli 2 euro.

“Il Castello fu eretto nella prima metà del XIII secolo dai Conti di Salorno e nel 1514 l’imperatore Massimiliano ordinò delle fortificazioni a monte e alcuni aggiornamenti di architettura militare. Perduto ogni interesse strategico fu abbandonato nella seconda metà del XVI secolo e solo negli ultimi anni l’attuale proprietario il Barone Ernesto Rubin ha organizzato il suo restauro con l’obiettivo non solo di arrestare il degrado ma anche quello di valorizzare l’importanza storica rendendolo accessibile a tutti i visitatori”.

Dopo aver visitato il Castello ripartiamo.

La strada che percorriamo è bella e immersa in una verde e curatissima natura; i paesini che attraversiamo sono tutti da cartolina e siamo colte da continui attacchi di invidia per il tripudio di fiori che ogni casa, ogni balcone, ogni finestra sfoggia: sembra quasi una gara senza fine fra gli abitanti dei paesi.

Attraversiamo Cavalese, Predazzo e Moena fino ad imboccare la Val di Fassa in direzione Vigo dove abbiamo prenotato una camera in hotel.

L’Hotel Belvedere ci accoglie con la piacevole sorpresa di un mini appartamento pulito e ordinato e con una spettacolare vista sulle Dolomiti.

Consumiamo il nostro picnic sul balcone di “casa” guardando i monti e scrutando il cielo nuvoloso perché le previsioni del tempo danno temporali in arrivo.

Domani mattina dovremmo essere a quota 2000 per vedere l’alba ascoltando Marco Paolini e la pioggia distruggerebbe inevitabilmente questa aspettativa.

Fiduciose ma previdenti prepariamo lo zaino per l’indomani inserendo mantella poncho, pantaloni da pioggia e ghette e poi usciamo per visitare il paese.

Anche qui la mia personale invidia per chi possiede il pollice verde è infinita: alcuni balconi sono così ben curati come accostamento di colori dei diversi fiori che sembrano quasi finti.

Andiamo alla partenza della funivia che domani mattina ci porterà fino a Ciampediè, acquistiamo i relativi biglietti e, alle prime gocce di pioggia, ci rifugiamo in un bar godendoci un buon caffè e sperando intensamente che lo sfogo di oggi sia il preludio ad una bella giornata di sole per domani.

Domani mattina sveglia alle 3.30 per cui dopo cena e dopo un vano tentativo di leggere o di chiacchierare ci addormentiamo sempre scrutando il cielo.

Il suono della sveglia ci trova pronte ad affrontare questa avventura e dopo aver dato un’occhiata al cielo in cui si intravvedono alcune nuvole ma molte stelle ci vestiamo e usciamo nella notte.

Moltissime sono le persone che come noi salgono con la funivia ma altrettante sono quelle che affrontano la salita a piedi e vedendole dall’alto sembrano tante lucciole che stanno scalando il monte: ognuna di loro ha una piccola pila che utilizza per vedere il sentiero e con tutte queste luci in movimento l’impressione è proprio quella di vedere tante lucciole.

In pochi minuti siamo a quota 1997 e affrontiamo il sentiero che ci porterà a Pra Martin a quota 2095.

E’ sempre notte anche se il cielo si sta leggermente schiarendo: molti salgono in silenzio, altri parlano sottovoce, i bambini che incrociamo hanno gli occhi pieni di sonno e di sorpresa per l’avventura, i cani seguono i loro padroni con facilità e pazienza.

Arrivati a Pra Martin scopriamo molte tende canadesi: la gioventù sa organizzarsi per tempo ed è pronta a tutti gli imprevisti compreso il maltempo.

Per fortuna la pioggia si dimentica di noi e poco alla volta il cielo si schiarisce, si tinge di rosa anche se alcune nuvole malandrine impediscono al sole di farsi vedere in tutto il suo splendore. E’ tutto talmente bello e speciale che poco importa se il sole è nascosto da loro.

L’enorme prato si riempi poco alla volta di gente; ognuno cerca il posto migliore per poter ascoltare e vedere Marco Paolini: chi è accucciato dentro il proprio sacco a pelo, chi trova un piccolo dislivello dove sedersi il più comodamente possibile ma la maggior parte, dopo aver sistemato un telo impermeabile e un plaid, si siede sull’erba e utilizzando il proprio zaino come schienale si accomoda come meglio può e attende.

Mi guardo intorno e vedo moltissimi ragazzi, alcuni bambini, alcuni cani e qualcuno della mia età, diciamo non giovanissimi. Quello che mi stupisce piacevolmente è proprio la presenza di gente giovane. Si ascoltano cadenze dialettali di tutta l’Italia ed anche questa è una gradevole sorpresa. Chi abita più vicino è salito in Val di Fassa a fine giornata e ha dormito in auto in attesa di salire. Finito lo spettacolo ritornerà nella propria casa. Tutti si guardano attorno e iniziano a chiacchierare con i propri vicini. Due bambini sonnecchiano in un sacco a pelo. Un cane guarda in modo adorante il proprio padrone. Una signora davanti a noi apre il thermos del caffè e un aroma gradevole arriva fino al nostro naso. Il prato è quasi completamente coperto dai colori sgargianti delle giacche a vento e i ritardatari cercano un posticino per sedersi. Hanno perso un bimbo che viene subito ritrovato e Paolini inizia la sua perfomance che sarà quasi completamente in lingua dialettale così che ci annuncia: “chi riuscirà a capire tutto o quasi tutto riceverà alla fine una dichiarazione di idoneità dialettale all’insegnamento nelle scuole pubbliche”……scoppia un applauso e una risata generale.

Il cielo è sempre più chiaro e ci scopriamo circondate da uno scenario incredibile: le vette delle Dolomiti che man mano si tingono di rosa sono magnifiche.

Ascoltiamo Paolini per un’ora e mezzo.

Le nostre “ossicine” non più giovanissime ogni tanto si ribellano alla posizione non molto comoda e all’umidità che sale dalla terra ma l’interesse per quello che Paolini sta dicendo e declamando vale qualche piccola scomodità e lo vale soprattutto la sensazione di attenzione e partecipazione generale che si percepisce quasi che ci fosse una nuvola aromatica che lega le centinaia di persone che sono salite nella notte.

La performance di Paolini termina con tantissimi applausi e la richiesta di bis e tris che non ci fa mancare.

Il sole ormai è in cielo ben posizionato e metà del prato riceve il suo calore. Lentamente molti di noi raccolgono le proprie cose, avvolgono i teli e i plaid, li ripongono negli zaini e chiacchierando si preparano a scendere a valle. Ora, mentre scendiamo, sembriamo tante formichine che tutte in fila si preparano alla loro giornata lavorativa.

Olga ed io ci concediamo una super colazione in un rifugio vicino alla funivia, ci concediamo anche il lusso di sederci a prendere il sole mentre commentiamo questa esperienza così intensa ed emozionante.

L’anno prossimo ci regaleremo un concerto ad alta quota.

Rientriamo in hotel.

Una doccia, un cambio d’abiti e partiamo con destinazione il Lago Carezza che non è molto distante da Vigo.

Il cielo è splendidamente azzurro e scalda senza dare fastidio.

La strada che ci porta al Passo di Costalunga attraversa vallate di un color verde incredibilmente intenso e il verde smeraldo del lago è perfettamente intonato alla natura che lo circonda.

Al Passo di Lavazè ci fermiamo in una aerea attrezzata sulla sponda di uno stagno per consumare il nostro picnic vacanziero e per stenderci al sole: fa caldo ma è un caldo gradevole, c’è silenzio interrotto solamente dal suono dei batacchi di alcune mucche che pascolano in un prato vicino e dalle grida di bambini che giocano.

Si sta benissimo.

Rientriamo in hotel e decidiamo che il programma fatto la sera precedente e cioè quello di andare ad assistere ad una festa folkloristica nel paese vicino può subire tranquillamente la variante “meglio andarsene a letto perché domani sarà un’altra intensa giornata” e così facciamo.

Sia Olga che io siamo abituate a svegliarci molto presto al mattino per cui, nonostante i reciproci sforzi di continuare a dormire, alle 6 siamo sveglie come grilli e ci rendiamo conto che la cosa a cui non abbiamo pensato e che ci manca di più è……….la tazzina di caffè appena sveglie.

Ci ripromettiamo per le prossime volte di portarci un fornelletto e la moka così da essere autonome per la droga mattutina.

Poiché il albergo non è possibile berlo prima delle 7 decidiamo di andare in paese alla ricerca di un bar.

E’ una bella giornata e malgrado l’ora non fa freddo.

E’ tutto ancora chiuso. Troviamo un signore romano che gironzola anche lui in attesa del caffè. Alle fine ecco un bar aperto, uhmmmmmmm buono il caffè.

Rientriamo il hotel, terminiamo i bagagli e fatta colazione partiamo in direzione Borgo Valsugana per visitare la cattedrale degli Alberi.

Siamo indecise sulla strada da seguire per arrivare a Borgo: ce ne sono due, una più facile e una più stretta, più corta ma decisamente più tortuosa.

A Cavalese acquisto il giornale e chiedo informazioni al giornalaio il quale non appena accenno alla strada tortuosa me la sconsiglia perché oltre alla difficoltà della strada stessa quella è una strada di montagna molto amata dai motociclisti ed essendo oggi domenica molto trafficata dagli stessi.

La scelta è quindi una sola: arrivare a Pèrgine, proseguire per Borgo Valsugana costeggiando il lago di Levico. Una volta arrivate a Borgo seguiamo le indicazioni Arte Sella e saliamo in Val Sella.

Troviamo un posteggio a lato del quale ci sono le indicazioni per il percorso Arte Sella sul Monte Armentera e per la cattedrale di alberi.

Come due sprovvedute (ma lo scopriremo dopo circa 2 ore) affrontiamo il percorso pensando che sia abbastanza breve e non in salita: per fortuna ci siamo messe le scarpe da trekking e nello zaino abbiamo portato il necessario per un picnic e l’acqua.

Il sentiero sale lungo un percorso espositivo molto ben segnalato e il tempo di percorrenza è appunto di circa 2 ore.

Molte sono le installazioni di artisti di tutto il mondo e ogni installazione realizzata con legno e pietre “esprime il rapporto con la natura basato sul rispetto e traendo da essa ispirazione e stimolo”.

La camminata è molto piacevole sia per il contesto naturale che per le installazioni che ammiriamo che per la temperatura decisamente gradevole.

Quando siamo a tre quarti del percorso scopriamo da una coppia che viene in senso contrario al nostro che il percorso non è ad anello e che quindi scollinando arriveremo in un punto distante dal parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto….attimi di sconforto ma non avendo alternative riprendiamo a camminare.

Arriviamo alla fine del percorso che incrocia una strada e decidiamo di fermarci nell’ area attrezzata per mangiare.

Attorno a noi diverse famiglie e gruppi di amici sono impegnati in picnic completi di barbecue.

Occupiamo un tavolo con due panchine e ci accorgiamo che tre persone stanno cercando un posticino per poter sedersi e mangiare. Facciamo loro posto e chiacchieriamo con loro.

Scopriamo che poco più avanti c’è una malga, la cattedrale e che forse c’è una navetta che potrebbe portarci al parcheggio ma non abbiamo notizie precise. Il signore si offre comunque di darci un passaggio fino alla nostra auto nel caso non trovassimo questa navetta.

Lo ringraziamo, salutiamo e ci avviamo alla ricerca della cattedrale.

Strada facendo troviamo una bar-trattoria dove ci confermano sia la malga, che la cattedrale che la navetta gratuita che ci riporterà alla nostra automobile.

Ci avviamo ma strada facendo Olga decide che l’ombra di un gigantesco abete è quello che desidera in quel preciso istante per cui si ferma decisa a riposare.

Proseguo da sola e arrivo alla malga da dove si può accedere, al costo di 5 euro, per visitare la cattedrale.

Il percorso è “guidato” e arricchito da opere gigantesche in uno spazio naturale molto ben curato. Le installazioni sono sorprendenti per le loro dimensioni e per le materie utilizzate: legno, pietra, carta.

E’ proprio arrivando in prossimità della cattedrale che vedo un ponticello (non utilizzabile) su un minuscolo rigagnolo: da lontano sembra costruito con sassi grigi. Avvicinandomi scopro che la materia usata è composta da quotidiani pressati e tenuti uniti da terra e acqua. Bello.

Ed eccomi finalmente alla cattedrale gotica creata con gli alberi: è posizionata su un prato e circondata da grandi abeti che le fanno da cornice, le tre navate si stanno formando e sono già ben delineate: è suggestiva.

Valeva la pena di venire qui per poterla vedere.

Ritorno da Olga e troviamo la navetta guidata da Franco che ci riporta con incredibile sollecitudine e gentilezza esattamente dove abbiamo lasciato l’automobile.

Ringraziamo Franco che ci dà anche notizie utili per dirigerci verso Trento e per poter riprendere l’autostrada in direzione Milano.

Soddisfatte e felici rientriamo a casa.

Il prossimo anno la manifestazione “i suoni delle Dolomiti” ci vedrà presenti.
Alle 6 del mattino inizia la mini vacanza che Olga ed io ci siamo organizzate.

Temendo il traffico ed il caldo partiamo abbastanza presto e senza grossi problemi raggiungiamo Trento giusto in tempo per fare una bella colazione in centro città, gironzolare fra le vie, ammirare i palazzi dipinti e il Duomo.


Poi di nuovo in auto e su suggerimento di un barista optiamo per percorrere la statale in direzione Egna anziché utilizzare l’autostrada.

Per un poco alla nostra sinistra ci accompagna il fiume Adige e sulla destra una continua estensione di piante da frutta. Poco alla volta ci allontaniamo dal fiume e i meleti si alternano ai filari di vigne in particolare su terrazzamenti che sembrano cercare di raggiungere la cima delle montagne.

All’improvviso su un gigantesco spuntone di roccia ci appare il Castello di Salorno (Haderburg).

Decidiamo di fermarci e di visitarlo.

La salita al castello è ripida e solo pedonale ma scopriamo da un pannello illustrativo che per chi avesse difficoltà nell’affrontarla esiste una servizio taxi a richiesta al costo di soli 2 euro.

“Il Castello fu eretto nella prima metà del XIII secolo dai Conti di Salorno e nel 1514 l’imperatore Massimiliano ordinò delle fortificazioni a monte e alcuni aggiornamenti di architettura militare. Perduto ogni interesse strategico fu abbandonato nella seconda metà del XVI secolo e solo negli ultimi anni l’attuale proprietario il Barone Ernesto Rubin ha organizzato il suo restauro con l’obiettivo non solo di arrestare il degrado ma anche quello di valorizzare l’importanza storica rendendolo accessibile a tutti i visitatori”.

Dopo aver visitato il Castello ripartiamo.

La strada che percorriamo è bella e immersa in una verde e curatissima natura; i paesini che attraversiamo sono tutti da cartolina e siamo colte da continui attacchi di invidia per il tripudio di fiori che ogni casa, ogni balcone, ogni finestra sfoggia: sembra quasi una gara senza fine fra gli abitanti dei paesi.

Attraversiamo Cavalese, Predazzo e Moena fino ad imboccare la Val di Fassa in direzione Vigo dove abbiamo prenotato una camera in hotel.

L’Hotel Belvedere ci accoglie con la piacevole sorpresa di un mini appartamento pulito e ordinato e con una spettacolare vista sulle Dolomiti.

Consumiamo il nostro picnic sul balcone di “casa” guardando i monti e scrutando il cielo nuvoloso perché le previsioni del tempo danno temporali in arrivo.

Domani mattina dovremmo essere a quota 2000 per vedere l’alba ascoltando Marco Paolini e la pioggia distruggerebbe inevitabilmente questa aspettativa.

Fiduciose ma previdenti prepariamo lo zaino per l’indomani inserendo mantella poncho, pantaloni da pioggia e ghette e poi usciamo per visitare il paese.

Anche qui la mia personale invidia per chi possiede il pollice verde è infinita: alcuni balconi sono così ben curati come accostamento di colori dei diversi fiori che sembrano quasi finti.

Andiamo alla partenza della funivia che domani mattina ci porterà fino a Ciampediè, acquistiamo i relativi biglietti e, alle prime gocce di pioggia, ci rifugiamo in un bar godendoci un buon caffè e sperando intensamente che lo sfogo di oggi sia il preludio ad una bella giornata di sole per domani.

Domani mattina sveglia alle 3.30 per cui dopo cena e dopo un vano tentativo di leggere o di chiacchierare ci addormentiamo sempre scrutando il cielo.

Il suono della sveglia ci trova pronte ad affrontare questa avventura e dopo aver dato un’occhiata al cielo in cui si intravvedono alcune nuvole ma molte stelle ci vestiamo e usciamo nella notte.

Moltissime sono le persone che come noi salgono con la funivia ma altrettante sono quelle che affrontano la salita a piedi e vedendole dall’alto sembrano tante lucciole che stanno scalando il monte: ognuna di loro ha una piccola pila che utilizza per vedere il sentiero e con tutte queste luci in movimento l’impressione è proprio quella di vedere tante lucciole.

In pochi minuti siamo a quota 1997 e affrontiamo il sentiero che ci porterà a Pra Martin a quota 2095.

E’ sempre notte anche se il cielo si sta leggermente schiarendo: molti salgono in silenzio, altri parlano sottovoce, i bambini che incrociamo hanno gli occhi pieni di sonno e di sorpresa per l’avventura, i cani seguono i loro padroni con facilità e pazienza.

Arrivati a Pra Martin scopriamo molte tende canadesi: la gioventù sa organizzarsi per tempo ed è pronta a tutti gli imprevisti compreso il maltempo.

Per fortuna la pioggia si dimentica di noi e poco alla volta il cielo si schiarisce, si tinge di rosa anche se alcune nuvole malandrine impediscono al sole di farsi vedere in tutto il suo splendore. E’ tutto talmente bello e speciale che poco importa se il sole è nascosto da loro.

L’enorme prato si riempi poco alla volta di gente; ognuno cerca il posto migliore per poter ascoltare e vedere Marco Paolini: chi è accucciato dentro il proprio sacco a pelo, chi trova un piccolo dislivello dove sedersi il più comodamente possibile ma la maggior parte, dopo aver sistemato un telo impermeabile e un plaid, si siede sull’erba e utilizzando il proprio zaino come schienale si accomoda come meglio può e attende.

Mi guardo intorno e vedo moltissimi ragazzi, alcuni bambini, alcuni cani e qualcuno della mia età, diciamo non giovanissimi. Quello che mi stupisce piacevolmente è proprio la presenza di gente giovane. Si ascoltano cadenze dialettali di tutta l’Italia ed anche questa è una gradevole sorpresa. Chi abita più vicino è salito in Val di Fassa a fine giornata e ha dormito in auto in attesa di salire. Finito lo spettacolo ritornerà nella propria casa. Tutti si guardano attorno e iniziano a chiacchierare con i propri vicini. Due bambini sonnecchiano in un sacco a pelo. Un cane guarda in modo adorante il proprio padrone. Una signora davanti a noi apre il thermos del caffè e un aroma gradevole arriva fino al nostro naso. Il prato è quasi completamente coperto dai colori sgargianti delle giacche a vento e i ritardatari cercano un posticino per sedersi. Hanno perso un bimbo che viene subito ritrovato e Paolini inizia la sua perfomance che sarà quasi completamente in lingua dialettale così che ci annuncia: “chi riuscirà a capire tutto o quasi tutto riceverà alla fine una dichiarazione di idoneità dialettale all’insegnamento nelle scuole pubbliche”……scoppia un applauso e una risata generale.

Il cielo è sempre più chiaro e ci scopriamo circondate da uno scenario incredibile: le vette delle Dolomiti che man mano si tingono di rosa sono magnifiche.

Ascoltiamo Paolini per un’ora e mezzo.

Le nostre “ossicine” non più giovanissime ogni tanto si ribellano alla posizione non molto comoda e all’umidità che sale dalla terra ma l’interesse per quello che Paolini sta dicendo e declamando vale qualche piccola scomodità e lo vale soprattutto la sensazione di attenzione e partecipazione generale che si percepisce quasi che ci fosse una nuvola aromatica che lega le centinaia di persone che sono salite nella notte.

La performance di Paolini termina con tantissimi applausi e la richiesta di bis e tris che non ci fa mancare.

Il sole ormai è in cielo ben posizionato e metà del prato riceve il suo calore. Lentamente molti di noi raccolgono le proprie cose, avvolgono i teli e i plaid, li ripongono negli zaini e chiacchierando si preparano a scendere a valle. Ora, mentre scendiamo, sembriamo tante formichine che tutte in fila si preparano alla loro giornata lavorativa.

Olga ed io ci concediamo una super colazione in un rifugio vicino alla funivia, ci concediamo anche il lusso di sederci a prendere il sole mentre commentiamo questa esperienza così intensa ed emozionante.

L’anno prossimo ci regaleremo un concerto ad alta quota.

Rientriamo in hotel.

Una doccia, un cambio d’abiti e partiamo con destinazione il Lago Carezza che non è molto distante da Vigo.

Il cielo è splendidamente azzurro e scalda senza dare fastidio.

La strada che ci porta al Passo di Costalunga attraversa vallate di un color verde incredibilmente intenso e il verde smeraldo del lago è perfettamente intonato alla natura che lo circonda.

Al Passo di Lavazè ci fermiamo in una aerea attrezzata sulla sponda di uno stagno per consumare il nostro picnic vacanziero e per stenderci al sole: fa caldo ma è un caldo gradevole, c’è silenzio interrotto solamente dal suono dei batacchi di alcune mucche che pascolano in un prato vicino e dalle grida di bambini che giocano.

Si sta benissimo.

Rientriamo in hotel e decidiamo che il programma fatto la sera precedente e cioè quello di andare ad assistere ad una festa folkloristica nel paese vicino può subire tranquillamente la variante “meglio andarsene a letto perché domani sarà un’altra intensa giornata” e così facciamo.

Sia Olga che io siamo abituate a svegliarci molto presto al mattino per cui, nonostante i reciproci sforzi di continuare a dormire, alle 6 siamo sveglie come grilli e ci rendiamo conto che la cosa a cui non abbiamo pensato e che ci manca di più è……….la tazzina di caffè appena sveglie.

Ci ripromettiamo per le prossime volte di portarci un fornelletto e la moka così da essere autonome per la droga mattutina.

Poiché il albergo non è possibile berlo prima delle 7 decidiamo di andare in paese alla ricerca di un bar.

E’ una bella giornata e malgrado l’ora non fa freddo.

E’ tutto ancora chiuso. Troviamo un signore romano che gironzola anche lui in attesa del caffè. Alle fine ecco un bar aperto, uhmmmmmmm buono il caffè.

Rientriamo il hotel, terminiamo i bagagli e fatta colazione partiamo in direzione Borgo Valsugana per visitare la cattedrale degli Alberi.

Siamo indecise sulla strada da seguire per arrivare a Borgo: ce ne sono due, una più facile e una più stretta, più corta ma decisamente più tortuosa.

A Cavalese acquisto il giornale e chiedo informazioni al giornalaio il quale non appena accenno alla strada tortuosa me la sconsiglia perché oltre alla difficoltà della strada stessa quella è una strada di montagna molto amata dai motociclisti ed essendo oggi domenica molto trafficata dagli stessi.

La scelta è quindi una sola: arrivare a Pèrgine, proseguire per Borgo Valsugana costeggiando il lago di Levico. Una volta arrivate a Borgo seguiamo le indicazioni Arte Sella e saliamo in Val Sella.

Troviamo un posteggio a lato del quale ci sono le indicazioni per il percorso Arte Sella sul Monte Armentera e per la cattedrale di alberi.

Come due sprovvedute (ma lo scopriremo dopo circa 2 ore) affrontiamo il percorso pensando che sia abbastanza breve e non in salita: per fortuna ci siamo messe le scarpe da trekking e nello zaino abbiamo portato il necessario per un picnic e l’acqua.

Il sentiero sale lungo un percorso espositivo molto ben segnalato e il tempo di percorrenza è appunto di circa 2 ore.

Molte sono le installazioni di artisti di tutto il mondo e ogni installazione realizzata con legno e pietre “esprime il rapporto con la natura basato sul rispetto e traendo da essa ispirazione e stimolo”.

La camminata è molto piacevole sia per il contesto naturale che per le installazioni che ammiriamo che per la temperatura decisamente gradevole.

Quando siamo a tre quarti del percorso scopriamo da una coppia che viene in senso contrario al nostro che il percorso non è ad anello e che quindi scollinando arriveremo in un punto distante dal parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto….attimi di sconforto ma non avendo alternative riprendiamo a camminare.

Arriviamo alla fine del percorso che incrocia una strada e decidiamo di fermarci nell’ area attrezzata per mangiare.

Attorno a noi diverse famiglie e gruppi di amici sono impegnati in picnic completi di barbecue.

Occupiamo un tavolo con due panchine e ci accorgiamo che tre persone stanno cercando un posticino per poter sedersi e mangiare. Facciamo loro posto e chiacchieriamo con loro.

Scopriamo che poco più avanti c’è una malga, la cattedrale e che forse c’è una navetta che potrebbe portarci al parcheggio ma non abbiamo notizie precise. Il signore si offre comunque di darci un passaggio fino alla nostra auto nel caso non trovassimo questa navetta.

Lo ringraziamo, salutiamo e ci avviamo alla ricerca della cattedrale.

Strada facendo troviamo una bar-trattoria dove ci confermano sia la malga, che la cattedrale che la navetta gratuita che ci riporterà alla nostra automobile.

Ci avviamo ma strada facendo Olga decide che l’ombra di un gigantesco abete è quello che desidera in quel preciso istante per cui si ferma decisa a riposare.

Proseguo da sola e arrivo alla malga da dove si può accedere, al costo di 5 euro, per visitare la cattedrale.

Il percorso è “guidato” e arricchito da opere gigantesche in uno spazio naturale molto ben curato. Le installazioni sono sorprendenti per le loro dimensioni e per le materie utilizzate: legno, pietra, carta.

E’ proprio arrivando in prossimità della cattedrale che vedo un ponticello (non utilizzabile) su un minuscolo rigagnolo: da lontano sembra costruito con sassi grigi. Avvicinandomi scopro che la materia usata è composta da quotidiani pressati e tenuti uniti da terra e acqua. Bello.

Ed eccomi finalmente alla cattedrale gotica creata con gli alberi: è posizionata su un prato e circondata da grandi abeti che le fanno da cornice, le tre navate si stanno formando e sono già ben delineate: è suggestiva.

Valeva la pena di venire qui per poterla vedere.

Ritorno da Olga e troviamo la navetta guidata da Franco che ci riporta con incredibile sollecitudine e gentilezza esattamente dove abbiamo lasciato l’automobile.

Ringraziamo Franco che ci dà anche notizie utili per dirigerci verso Trento e per poter riprendere l’autostrada in direzione Milano.

Soddisfatte e felici rientriamo a casa.

Il prossimo anno la manifestazione “i suoni delle Dolomiti” ci vedrà presenti.
Alle 6 del mattino inizia la mini vacanza che Olga ed io ci siamo organizzate.

Temendo il traffico ed il caldo partiamo abbastanza presto e senza grossi problemi raggiungiamo Trento giusto in tempo per fare una bella colazione in centro città, gironzolare fra le vie, ammirare i palazzi dipinti e il Duomo.


Poi di nuovo in auto e su suggerimento di un barista optiamo per percorrere la statale in direzione Egna anziché utilizzare l’autostrada.

Per un poco alla nostra sinistra ci accompagna il fiume Adige e sulla destra una continua estensione di piante da frutta. Poco alla volta ci allontaniamo dal fiume e i meleti si alternano ai filari di vigne in particolare su terrazzamenti che sembrano cercare di raggiungere la cima delle montagne.

All’improvviso su un gigantesco spuntone di roccia ci appare il Castello di Salorno (Haderburg).

Decidiamo di fermarci e di visitarlo.

La salita al castello è ripida e solo pedonale ma scopriamo da un pannello illustrativo che per chi avesse difficoltà nell’affrontarla esiste una servizio taxi a richiesta al costo di soli 2 euro.

“Il Castello fu eretto nella prima metà del XIII secolo dai Conti di Salorno e nel 1514 l’imperatore Massimiliano ordinò delle fortificazioni a monte e alcuni aggiornamenti di architettura militare. Perduto ogni interesse strategico fu abbandonato nella seconda metà del XVI secolo e solo negli ultimi anni l’attuale proprietario il Barone Ernesto Rubin ha organizzato il suo restauro con l’obiettivo non solo di arrestare il degrado ma anche quello di valorizzare l’importanza storica rendendolo accessibile a tutti i visitatori”.

Dopo aver visitato il Castello ripartiamo.

La strada che percorriamo è bella e immersa in una verde e curatissima natura; i paesini che attraversiamo sono tutti da cartolina e siamo colte da continui attacchi di invidia per il tripudio di fiori che ogni casa, ogni balcone, ogni finestra sfoggia: sembra quasi una gara senza fine fra gli abitanti dei paesi.

Attraversiamo Cavalese, Predazzo e Moena fino ad imboccare la Val di Fassa in direzione Vigo dove abbiamo prenotato una camera in hotel.

L’Hotel Belvedere ci accoglie con la piacevole sorpresa di un mini appartamento pulito e ordinato e con una spettacolare vista sulle Dolomiti.

Consumiamo il nostro picnic sul balcone di “casa” guardando i monti e scrutando il cielo nuvoloso perché le previsioni del tempo danno temporali in arrivo.

Domani mattina dovremmo essere a quota 2000 per vedere l’alba ascoltando Marco Paolini e la pioggia distruggerebbe inevitabilmente questa aspettativa.

Fiduciose ma previdenti prepariamo lo zaino per l’indomani inserendo mantella poncho, pantaloni da pioggia e ghette e poi usciamo per visitare il paese.

Anche qui la mia personale invidia per chi possiede il pollice verde è infinita: alcuni balconi sono così ben curati come accostamento di colori dei diversi fiori che sembrano quasi finti.

Andiamo alla partenza della funivia che domani mattina ci porterà fino a Ciampediè, acquistiamo i relativi biglietti e, alle prime gocce di pioggia, ci rifugiamo in un bar godendoci un buon caffè e sperando intensamente che lo sfogo di oggi sia il preludio ad una bella giornata di sole per domani.

Domani mattina sveglia alle 3.30 per cui dopo cena e dopo un vano tentativo di leggere o di chiacchierare ci addormentiamo sempre scrutando il cielo.

Il suono della sveglia ci trova pronte ad affrontare questa avventura e dopo aver dato un’occhiata al cielo in cui si intravvedono alcune nuvole ma molte stelle ci vestiamo e usciamo nella notte.

Moltissime sono le persone che come noi salgono con la funivia ma altrettante sono quelle che affrontano la salita a piedi e vedendole dall’alto sembrano tante lucciole che stanno scalando il monte: ognuna di loro ha una piccola pila che utilizza per vedere il sentiero e con tutte queste luci in movimento l’impressione è proprio quella di vedere tante lucciole.

In pochi minuti siamo a quota 1997 e affrontiamo il sentiero che ci porterà a Pra Martin a quota 2095.

E’ sempre notte anche se il cielo si sta leggermente schiarendo: molti salgono in silenzio, altri parlano sottovoce, i bambini che incrociamo hanno gli occhi pieni di sonno e di sorpresa per l’avventura, i cani seguono i loro padroni con facilità e pazienza.

Arrivati a Pra Martin scopriamo molte tende canadesi: la gioventù sa organizzarsi per tempo ed è pronta a tutti gli imprevisti compreso il maltempo.

Per fortuna la pioggia si dimentica di noi e poco alla volta il cielo si schiarisce, si tinge di rosa anche se alcune nuvole malandrine impediscono al sole di farsi vedere in tutto il suo splendore. E’ tutto talmente bello e speciale che poco importa se il sole è nascosto da loro.

L’enorme prato si riempi poco alla volta di gente; ognuno cerca il posto migliore per poter ascoltare e vedere Marco Paolini: chi è accucciato dentro il proprio sacco a pelo, chi trova un piccolo dislivello dove sedersi il più comodamente possibile ma la maggior parte, dopo aver sistemato un telo impermeabile e un plaid, si siede sull’erba e utilizzando il proprio zaino come schienale si accomoda come meglio può e attende.

Mi guardo intorno e vedo moltissimi ragazzi, alcuni bambini, alcuni cani e qualcuno della mia età, diciamo non giovanissimi. Quello che mi stupisce piacevolmente è proprio la presenza di gente giovane. Si ascoltano cadenze dialettali di tutta l’Italia ed anche questa è una gradevole sorpresa. Chi abita più vicino è salito in Val di Fassa a fine giornata e ha dormito in auto in attesa di salire. Finito lo spettacolo ritornerà nella propria casa. Tutti si guardano attorno e iniziano a chiacchierare con i propri vicini. Due bambini sonnecchiano in un sacco a pelo. Un cane guarda in modo adorante il proprio padrone. Una signora davanti a noi apre il thermos del caffè e un aroma gradevole arriva fino al nostro naso. Il prato è quasi completamente coperto dai colori sgargianti delle giacche a vento e i ritardatari cercano un posticino per sedersi. Hanno perso un bimbo che viene subito ritrovato e Paolini inizia la sua perfomance che sarà quasi completamente in lingua dialettale così che ci annuncia: “chi riuscirà a capire tutto o quasi tutto riceverà alla fine una dichiarazione di idoneità dialettale all’insegnamento nelle scuole pubbliche”……scoppia un applauso e una risata generale.

Il cielo è sempre più chiaro e ci scopriamo circondate da uno scenario incredibile: le vette delle Dolomiti che man mano si tingono di rosa sono magnifiche.

Ascoltiamo Paolini per un’ora e mezzo.

Le nostre “ossicine” non più giovanissime ogni tanto si ribellano alla posizione non molto comoda e all’umidità che sale dalla terra ma l’interesse per quello che Paolini sta dicendo e declamando vale qualche piccola scomodità e lo vale soprattutto la sensazione di attenzione e partecipazione generale che si percepisce quasi che ci fosse una nuvola aromatica che lega le centinaia di persone che sono salite nella notte.

La performance di Paolini termina con tantissimi applausi e la richiesta di bis e tris che non ci fa mancare.

Il sole ormai è in cielo ben posizionato e metà del prato riceve il suo calore. Lentamente molti di noi raccolgono le proprie cose, avvolgono i teli e i plaid, li ripongono negli zaini e chiacchierando si preparano a scendere a valle. Ora, mentre scendiamo, sembriamo tante formichine che tutte in fila si preparano alla loro giornata lavorativa.

Olga ed io ci concediamo una super colazione in un rifugio vicino alla funivia, ci concediamo anche il lusso di sederci a prendere il sole mentre commentiamo questa esperienza così intensa ed emozionante.

L’anno prossimo ci regaleremo un concerto ad alta quota.

Rientriamo in hotel.

Una doccia, un cambio d’abiti e partiamo con destinazione il Lago Carezza che non è molto distante da Vigo.

Il cielo è splendidamente azzurro e scalda senza dare fastidio.

La strada che ci porta al Passo di Costalunga attraversa vallate di un color verde incredibilmente intenso e il verde smeraldo del lago è perfettamente intonato alla natura che lo circonda.

Al Passo di Lavazè ci fermiamo in una aerea attrezzata sulla sponda di uno stagno per consumare il nostro picnic vacanziero e per stenderci al sole: fa caldo ma è un caldo gradevole, c’è silenzio interrotto solamente dal suono dei batacchi di alcune mucche che pascolano in un prato vicino e dalle grida di bambini che giocano.

Si sta benissimo.

Rientriamo in hotel e decidiamo che il programma fatto la sera precedente e cioè quello di andare ad assistere ad una festa folkloristica nel paese vicino può subire tranquillamente la variante “meglio andarsene a letto perché domani sarà un’altra intensa giornata” e così facciamo.

Sia Olga che io siamo abituate a svegliarci molto presto al mattino per cui, nonostante i reciproci sforzi di continuare a dormire, alle 6 siamo sveglie come grilli e ci rendiamo conto che la cosa a cui non abbiamo pensato e che ci manca di più è……….la tazzina di caffè appena sveglie.

Ci ripromettiamo per le prossime volte di portarci un fornelletto e la moka così da essere autonome per la droga mattutina.

Poiché il albergo non è possibile berlo prima delle 7 decidiamo di andare in paese alla ricerca di un bar.

E’ una bella giornata e malgrado l’ora non fa freddo.

E’ tutto ancora chiuso. Troviamo un signore romano che gironzola anche lui in attesa del caffè. Alle fine ecco un bar aperto, uhmmmmmmm buono il caffè.

Rientriamo il hotel, terminiamo i bagagli e fatta colazione partiamo in direzione Borgo Valsugana per visitare la cattedrale degli Alberi.

Siamo indecise sulla strada da seguire per arrivare a Borgo: ce ne sono due, una più facile e una più stretta, più corta ma decisamente più tortuosa.

A Cavalese acquisto il giornale e chiedo informazioni al giornalaio il quale non appena accenno alla strada tortuosa me la sconsiglia perché oltre alla difficoltà della strada stessa quella è una strada di montagna molto amata dai motociclisti ed essendo oggi domenica molto trafficata dagli stessi.

La scelta è quindi una sola: arrivare a Pèrgine, proseguire per Borgo Valsugana costeggiando il lago di Levico. Una volta arrivate a Borgo seguiamo le indicazioni Arte Sella e saliamo in Val Sella.

Troviamo un posteggio a lato del quale ci sono le indicazioni per il percorso Arte Sella sul Monte Armentera e per la cattedrale di alberi.

Come due sprovvedute (ma lo scopriremo dopo circa 2 ore) affrontiamo il percorso pensando che sia abbastanza breve e non in salita: per fortuna ci siamo messe le scarpe da trekking e nello zaino abbiamo portato il necessario per un picnic e l’acqua.

Il sentiero sale lungo un percorso espositivo molto ben segnalato e il tempo di percorrenza è appunto di circa 2 ore.

Molte sono le installazioni di artisti di tutto il mondo e ogni installazione realizzata con legno e pietre “esprime il rapporto con la natura basato sul rispetto e traendo da essa ispirazione e stimolo”.

La camminata è molto piacevole sia per il contesto naturale che per le installazioni che ammiriamo che per la temperatura decisamente gradevole.

Quando siamo a tre quarti del percorso scopriamo da una coppia che viene in senso contrario al nostro che il percorso non è ad anello e che quindi scollinando arriveremo in un punto distante dal parcheggio dove abbiamo lasciato la nostra auto….attimi di sconforto ma non avendo alternative riprendiamo a camminare.

Arriviamo alla fine del percorso che incrocia una strada e decidiamo di fermarci nell’ area attrezzata per mangiare.

Attorno a noi diverse famiglie e gruppi di amici sono impegnati in picnic completi di barbecue.

Occupiamo un tavolo con due panchine e ci accorgiamo che tre persone stanno cercando un posticino per poter sedersi e mangiare. Facciamo loro posto e chiacchieriamo con loro.

Scopriamo che poco più avanti c’è una malga, la cattedrale e che forse c’è una navetta che potrebbe portarci al parcheggio ma non abbiamo notizie precise. Il signore si offre comunque di darci un passaggio fino alla nostra auto nel caso non trovassimo questa navetta.

Lo ringraziamo, salutiamo e ci avviamo alla ricerca della cattedrale.

Strada facendo troviamo una bar-trattoria dove ci confermano sia la malga, che la cattedrale che la navetta gratuita che ci riporterà alla nostra automobile.

Ci avviamo ma strada facendo Olga decide che l’ombra di un gigantesco abete è quello che desidera in quel preciso istante per cui si ferma decisa a riposare.

Proseguo da sola e arrivo alla malga da dove si può accedere, al costo di 5 euro, per visitare la cattedrale.

Il percorso è “guidato” e arricchito da opere gigantesche in uno spazio naturale molto ben curato. Le installazioni sono sorprendenti per le loro dimensioni e per le materie utilizzate: legno, pietra, carta.

E’ proprio arrivando in prossimità della cattedrale che vedo un ponticello (non utilizzabile) su un minuscolo rigagnolo: da lontano sembra costruito con sassi grigi. Avvicinandomi scopro che la materia usata è composta da quotidiani pressati e tenuti uniti da terra e acqua. Bello.

Ed eccomi finalmente alla cattedrale gotica creata con gli alberi: è posizionata su un prato e circondata da grandi abeti che le fanno da cornice, le tre navate si stanno formando e sono già ben delineate: è suggestiva.

Valeva la pena di venire qui per poterla vedere.

Ritorno da Olga e troviamo la navetta guidata da Franco che ci riporta con incredibile sollecitudine e gentilezza esattamente dove abbiamo lasciato l’automobile.

Ringraziamo Franco che ci dà anche notizie utili per dirigerci verso Trento e per poter riprendere l’autostrada in direzione Milano.

Soddisfatte e felici rientriamo a casa.

Il prossimo anno la manifestazione “i suoni delle Dolomiti” ci vedrà presenti.
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Commenti

cipollina cipolla
Livello 2    
Ankora devo vedere qll ke hai scritto... quindi ti do una stella perkè mi piace il verde... hihihihi =-P
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