I viaggi di Gigi: ROMA (Il Foro Romano - 2.a parte)
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Introduzione
Descrizione
I viaggi di Gigi: ROMA ANTICA (il Foro Romano - 2.a parte)
Riprendiamo a passeggiare, a Roma, nell’area archeologica forse più famosa del mondo, il mitico Foro Romano.
Potrà sembrare strano, ma in quest'area della Roma antica, a due passi dal palazzo imperiale e dove si svolgevano le funzioni pubbliche dello Stato, i romani venivano anche a giocare. Per esempio accanto alla Basilica Giulia, voluta dal grande Cesare, i cui resti ci appaiono sulla destra volgendo le spalle al Tabularium, l’alto edificio che sovrasta tutto il Foro, chiudendo il Campidoglio (e oggi sede del Comune cittadino).
Le celebri “Basiliche” romane non erano luoghi di culto come le intendiamo noi oggi, ma ampi edifici destinati alle contrattazioni e soprattutto all’amministrazione della giustizia, un campo in cui i Romani, certo per primi nella storia, avevano costituito un’organizzazione modernissima ed efficiente, i cui principi fondamentali hanno ispirato il diritto di moltissime nazioni attuali.
Qui si trattavano importanti cause, che attiravano molto il popolino, sempre in cerca di notizie piccanti e scandalistiche.
E poiché le pause fra un'udienza e l'altra erano molte e lunghe, per ammazzare il tempo, erano state incise sui gradini scacchiere e modelli di giochi vari, che possiamo ammirare ancor oggi.
Il popolo romano, pur così "civile" (per l'epoca di cui parliamo), era molto litigioso e le aule dei tribunali non bastavano mai.
L'edificio era di dimensioni davvero imponenti: 5 navate, divise da 36 pilastri di mattoni rivestiti in marmo! La grande sala centrale (lunga più di 80 metri) era circondata da due portici successivi che, in modo certo inconsueto, erano del tutto privi di muri su tre dei quattro Iati, affacciandosi direttamente sull'esterno.
Qui operava il tribunale dei centumviri, e, grazie a varie tende e tramezzi (che dividevano ingegnosamente in più locali l'ampio spazio), si riuscivano a trattare anche 4 cause contemporaneamente.
Come dicevamo, le udienze erano pubbliche e, soprattutto quando erano coinvolti personaggi famosi, il popolo accorreva a frotte a vederli. Con una calca e una confusione che possiamo facilmente immaginarci...
Tempio dei Dioscuri
Riprendiamo ora a passeggiare lungo la Via Sacra, che attraversava tutta l'area fino al Colosseo ed è ancora lastricata con la pavimentazione originale. Di fronte a noi il Tempio dei Dioscuri, cioè Romolo e Remo, i mitici fondatori della città, eretto nel 484 a.C. e di cui rimangono ancora tre belle colonne corinzie.
II primo tempio fu un voto fatto dal dittatore Postumio in caso di vittoria, nel 499 a.C., durante la battaglia del lago Regillo, al tempo della cacciata dei Tarquini e fu inaugurato nel 484 a.C. Per un lungo periodo esso ospitò l'ufficio dei pesi e delle misure e fu spesso usato anche dai banchieri.
Accanto il Tempio di Cesare, dove un'ara indica il luogo dove il dittatore fu cremato, dopo il suo assassinio, avvenuto nel 44 a.C.
Tempio e casa delle Vestali
Abbiamo visto che questa zona di Roma era forse la più affollata e caotica della città. Eppure a due passi da qui c'era un luogo in cui nessun romano avrebbe mai osato entrare: la Casa delle Vestali. Passeggiamo allora verso il centro del Foro, in direzione del Colosseo che vediamo in lontananza, il tempietto che ammiriamo, ancora ben conservato, era il Tempio di Vesta, il luogo dove era conservato il fuoco sacro della città. Era costituito da un podio di circa 15 metri di diametro, rivestito di marmo, al centro del quale era posta la cella, circondata da colonne corinzie. Al suo interno era posto un tripode su cui ardeva il fuoco perennemente acceso. Il tetto era conico e aperto nel centro, per permettere l'uscita del fumo.
Il delicato compito di conservare il fuoco sacro era affidato a 6 fanciulle, scelte in tenerissima età fra le famiglie patrizie. Erano le Vestali, le componenti dell'unico collegio sacerdotale femminile romano, la cui fondazione risale addirittura alle origini di Roma. Anche Rea Silvia, infatti, la mitica madre di Romolo e Remo, era una vestale di famiglia reale. Si trattava di sei bambine, scelte fra le famiglie nobili tra i sei e i dieci anni d'età, che servivano Vesta per 30 anni, con l'obbligo di conservare la verginità, pena la morte (cosa che però capitò a non più di dieci di loro). In cambio godevano di mezzi finanziari e di prestigio immensi; avevano posti d'onore negli spettacoli e tombe situate all'interno della città. L'usanza voleva addirittura che fosse concessa la grazia a un condannato a morte che si fosse imbattuto in una di loro!
Le Vestali dovevano anche custodire il Palladio, la statua sacra della dea Atena Pallade. E lo fecero sempre molto bene, tanto che nel 111 d.C. riuscirono a beffare persino Eliogabalo, che pensò di essere riuscito a trafugare la preziosissima statua, che era però stata abilmente sostituita dalle sacerdotesse con una copia.
Accanto al tempio, possiamo visitare il grande edificio in cui le Vestali si trasferivano appena nominate tali. Oggi si può ancora vedere il grande giardino rettangolare, circondato da un portico colonnato a due piani situato al centro dell'edificio. Sotto il portico erano sistemate le statue delle Vestali Massime, cioè le decane del collegio. Tutt'intorno, sorgevano ben 50 stanze, la cucina e numerosi bagni, dotati di impianti di riscaldamento. Un ambiente decisamente di lusso rispetto all'austerità dei nostri conventi...
Basilica di Massenzio
Proseguendo per la via che si dirige verso il Colosseo, possiamo ora ammirare, sulla sinistra, la più famosa delle basiliche giunte fino a noi, la Basilica di Massenzio. Anche questa volta siamo in presenza di un edificio grandioso, iniziato nei primi anni del IV secolo, da un mediocre imperatore romano, Massenzio, al cui nome, comunque, resterà legata nei secoli la fama dell'edificio. In effetti fu Costantino (che lo aveva destituito dopo la battaglia di Ponte Milvio del 312) a completarlo in maniera superba. La costruzione occupava un'area di 100 metri per 65, all'incirca le dimensioni di uno stadio di calcio. Per sorreggere le enormi crociere della navata centrale furono costruiti ingegnosi sistemi di contrafforti, mentre il tetto era ricoperto di tegole e coppi.
All'interno si accedeva tramite un solenne portico posto sul lato sud, costituito da quattro grandi colonne di porfido, poste alla sommità di una scalinata. La navata centrale era alta più di trenta metri ed era ricoperta da tre immense volte a crociera, poggianti su colonne alte quasi 15 metri. Come altri grandi monumenti romani, l'immensa mole della costruzione ne fece, fra il Medioevo e il Rinascimento, una delle cave di materiale edilizio più saccheggiate dell'antica Roma. Persino l'ultima di queste colonne fu prelevata, nel 1613, da papa Paolo V, per essere deposta nella piazza di S. Maria Maggiore, dove spicca ancor oggi.
II lato nord della navata si concludeva con un'abside, affiancata da due colonne, nella quale si aprivano varie nicchie per statue, inquadrate da colonnine poggianti su mensole scolpite.
L'interno era poi completato da due ali laterali, ognuna composta di tre ambienti, coperti da potenti volte a botte cassettonate. Il pavimento era splendidamente decorato con marmi policromi, mentre sui due ordini di piani erano aperte enormi finestre per l'illuminazione dell'ambiente. Nell'abside della navata centrale, infine, era situata una colossale statua seduta di Costantino, alta 12 metri, che aveva, probabilmente il corpo in bronzo, e la testa, le mani e i piedi di marmo. Per dare un'idea delle sue dimensioni, si pensi che la sola testa (oggi conservata nei Musei Capitolini), è alta quasi tre metri!.
Arco di Tito
Lo spettacolare Arco di Tito chiude il Foro Romano verso il Colosseo. Fu innalzato sul punto più alto della Via Sacra, per celebrare le vittorie degli imperatori Vespasiano e Tito sugli ebrei del 71. L'arco fu restaurato dall'architetto Valadier nel 1821. E' a un unico fornice con colonne scanalate. Nell'arcata si possono leggere i rilievi che celebrano il corteo imperiale col bottino di guerra saccheggiato a Gerusalemme e la Vittoria che incorona Tito.
Tempio di Venere a Roma
I resti di un ultimo, grandioso tempio chiudono il Foro Romano, proprio davanti al Colosseo. Si tratta del Tempio di Venere e Roma, progettato personalmente dall'imperatore Adriano, che lo inaugurò nel 135 d.C. Ma l'opera non dovette piacere al grande architetto Apollodoro (il creatore del Foro di Traiano), che osò criticare apertamente l'imperatore. La cosa gli costò cara, in quanto Adriano, secondo l'uso del tempo, lo fece dapprima esiliare e quindi uccidere.
Con le sue eccezionali dimensioni (145 metri per 100) era il più grande tempio di Roma. Unico esempio nell'architettura romana, il tempio era costituito da due celle orientate in senso opposto, con le pareti di fondo adiacenti. Il motivo doveva essere simbolico, rappresentando l'accostamento della dea Roma alla grande progenitrice della città e dell'Impero. L'immagine doveva essere insieme possente e spettacolare: era infatti l'unico tempio ad avere ben 10 immense colonne di marmo sul frontale, che sorreggevano volte decorate a cassettoni stuccati, mentre splendidi pavimenti in marmo policromo completavano l'insieme. La forma del tempio è tipicamente greca, secondo la moda ellenizzante del periodo adrianeo. Sui lati lunghi del podio, due doppi colonnati recingevano l'area sacra, aprendosi al centro in due propilei.
Bene, nel prossimo articolo continueremo la nostra passeggiata nel tempo alla scoperta di questo incredibile luogo. Se intanto volete approfondire la conoscenza di questa mitica civiltà, potete andare su You Tube, dove troverete numerosi filmati che abbiamo dedicato all’argomento, nella nostra sezione Filmcards.
Se poi avete l’iPhone o l’iPad, potrete scaricarvi da App Store l’applicazione che abbiamo dedicato proprio alla Roma Antica, cercando “Filmcards Antica Roma”, o al link http://itunes.apple.com/it/app/antica-roma/id339149294?mt=8
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