L'Alzaia del Sile
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Introduzione
Tranquilla e rilassante pedalata tra le campagne di Treviso, accompagnando il fiume Sile nel suo placido viaggio verso la laguna veneziana.
Descrizione
Sulla scia di altre grandi città europee con le loro piste ciclabili lungo i fiumi, anche Treviso si sta attrezzando con la sua: l’Alzaia del Sile. Esempio in scala ridotta (appena una quindicina di chilometri) e ancora incompleto (si ferma prima di Casale sul Sile ma potrebbe proseguire fino alla laguna veneziana) però molto suggestivo, ideale per una breve e tranquilla passeggiata a piedi o in bicicletta nell'immediata periferia di Treviso, quindi, in luoghi dalle notevoli valenze naturalistiche e storiche.
I punti di accesso al percorso sono diversi, alcuni intermedi altri posti alle estremità: quelli indubbiamente più comodi sono quelli che permettono di parcheggiare l’auto e poi proseguire a piedi o in bicicletta, come Prato della Fiera a Treviso, Villapendola di Casier, il porto di Casier o il porto di Silea, oppure si può arrivare in treno e partire dalla stazione di Treviso. In ogni caso, il punto di partenza per elezione è il centro storico, con una visita alla città e al suo vivace ed affascinante reticolo di canali d'acqua all'interno delle mura veneziane per poi uscirne e seguire il corso del fiume percorrendone l’argine sinistro.
Il primo tratto, Via dell’Alzaia, è una splendida e tranquilla area residenziale che ospita anche alcuni servizi comunali; insieme al centro di Casier e all’imbarco di Casale sul Sile, è l’unico tratto del percorso ad essere veramente abitato, si alternano tratti sterrati e altri asfaltati, si sottopassa la ferrovia, e poi una superstrada. Qui il Sile compie numerose anse e l'ambiente diviene via via più affascinante finchè, superata Riviera Santa Margherita, si arriva nei pressi dei grandi edifici dei mulini sul Sile, mulino Mandelli, oramai archeologia industriale. Questo primo tratto, chiamato “restera” (cioè dove una volta i barconi - burci - sostavano in attesa del carico o scarico delle merci da lavorare o prodotte nelle manifatture della città) è frequentatissimo dai trevigiani per le loro placide passeggiate o per il jogging.
Lungo tutto il percorso si è accompagnati da una moltitudine di uccelli di varie specie, ma in questo primo tratto sono particolarmente numerosi e così abituati alla presenza umana da essere quasi facili da avvicinare, soprattutto con qualche briciola di pane. Le specie più comuni sono folaghe, germani reali e cigni, ma non mancano altri esemplari.
Proseguendo lungo il fiume si arriva ad un arcuato ponticello pedonale in cemento, che una volta attraversato offre due alternative: svoltando a sinistra si costeggia la riva destra del Sile e si raggiunge rapidamente un canneto, svoltando a destra invece si arriva al medesimo punto allungando il percorso attraverso un ramo secondario del fiume. Vale davvero la pena pedalare un paio di chilometri in più e costeggiare il “Sil Morto” addentrandosi nelle campagne di Villapendola giungendo in prossimità della Chiesa di S.Antonino, dove una volta vi era un porticciolo che consentiva di scaricare le merci per Casier, Cendon e per le fornaci che lì erano numerose.
All’incirca all’altezza di Silea, la ciclabile raggiunge un’area denominata “Lago Verde”, dei bacini residuo delle cave per l'escavazione della ghiaia rinaturalizzati e restituiti alla collettità sotto forma di laghetti per la pesca sportiva e area ristoro.
Più avanti la pista ciclopedonale è composta da passerelle di legno su palafitte che consentono di attraversare su di un percorso aereo sull’acqua il canneto di cui sopra, ambiente ove si possono osservare molte specie di uccelli acquatici ed il "cimitero dei burci", barconi affondati per protesta dagli operai dopo il fallimento di un’azienda cerealicola locale, mentre Poco oltre sull’altra sponda si scorge il grande mulino di Silea.
Superato questo tratto particolarmente suggestivo si prosegue sulle vere e proprie alzaie, gli argini sovrastati da una stradina in terra battuta da dove i barcaroli con lunghe corde trascinavano i burci per fargli risalire il fiume (a volte, nei tratti più difficili dalla corrente più forte, venivano utilizzati anche buoi o cavalli); a seconda dell’andamento della curvatura del fiume i barconi dovevano essere trainati alternativamente dal lato destro o sinistro del Sile, ed è proprio per questo che percorrendo il fiume si evidenziano in successione tratti alberati e tratti privi di vegetazione, poiché quest'ultima avrebbe impedito il transito.
Essendo questo meccanismo in disuso da decenni, ormai anche i tratti originariamente privi di piantumazione presentano vegetazione, e ora sono numerosi gli alberi o i canneti tra il vecchio e ampio sentiero e lo specchio d’acqua, particolare che garantisce ombra e frescura anche nei torridi pomeriggi estivi. Inoltre, nonostante le sue origini, il sentiero si presenta sempre ben tracciato e sufficientemente ampio da consentire il passaggio di due biciclette affiancate senza particolari problemi.
Passando nei pressi di un cantiere nautico, che pare specializzato in house boat, si sbocca nel centro di Casier, dove il fiume si allarga ed accoglie il porticciolo recentemente attrezzato con briccole e pontili. La piazzetta, fiorita e graziosa, accoglie una una vecchia gru manuale, ora in mostra come monumento, e un originale orologio mosso dall'acqua con i particolari meccanismi meccanici in bella vista; il porto invece offre la possibilità di noleggiare piccoli barchini a motore elettrico per navigare sul fiume o di imbarcarsi sulla motonave "Silis" che trasporta i turisti e le scolaresche lungo il Sile in laguna a Burano e Torcello.
Riprendendo il sentiero oltre il porto si continua sino alla "casa degli artisti", un centro culturale realizzato attraverso il recupero di una vecchia porcilaia, per poi proseguire lungo un argine recentemente consolidato per evitarne l’ulteriore degrado causato dal moto ondoso dell’acqua che lo bagna da ambo i lati. Si incontra quindi un ponte mobile, che consente il transito dei motoscafi di un cantiere nautico, e la pista prosegue sempre su sterrato fino a Cendon di Silea, dove l'alzaia si interrompe bruscamente in attesa della realizzazione del secondo tratto sino a Casale e poi alla conca di Portegrandi.
A questo punto si può rientrare oppure prendere la chiatta elettrica che permette di attraversare il Sile per raggiungere un’ulteriore piccolo tratto (un paio di chilometri) dell’alzaia, stavolta sulla riva sinistra, finché nei pressi di Sant'Elena il recinto di una villa che affaccia direttamente sul Sile impedisce di proseguire oltre.
Anche se attualmente non è possibile raggiungere direttamente Casale sul Sile rimanendo lungo il fiume, si potrebbe proseguire alternando tratti di trafficate strade provinciali o marciapiedi a tratti di sterrato in mezzo ai campi, per raggiungere, appunto, Casale ed eventualmente anche Quarto d’Altino e oltre, ma senza quella poesia e quella pace caratteristica dell’alzaia e senza il contatto con il fiume, quindi a malincuore si può anche pensare di tornare verso Treviso.
L'intero percorso, tra andata e ritorno, si snoda per circa una trentina di chilometri senza alcuna difficoltà, poiché sviluppandosi tutto in piano non richiede nessun tipo di sforzo, ed è quindi fattibile per chiunque. Assolutamente da provare!




