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Ottobre a Lesina  

Community: Diari di viaggio e Racconti Ottobre a Lesina

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Paolo
Scritto da: Paolo
Località: Hvar
Durata: 8 giorni
Data partenza: dal 04/10/2010 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Paolo e Luisa

Introduzione

Un viaggio di 8 giorni in auto, da Trieste fino all'isola croata di Hvar.

Le Tappe del Viaggio

Partiamo da Trieste verso le 7 poiché ci aspettano quasi 500 chilometri e dobbiamo raggiungere Spalato (Split) entro le 14.30, orario di partenza del traghetto per Lesina (Hvar).

Il primo tratto di strada statale attraverso la Slovenia è seguito da una nuova comoda, anche se monotona autostrada croata che ci fa  arrivare a Spalato poco dopo le 12.

Il punto d’imbarco è ottimamente segnalato, acquistiamo velocemente il biglietto (343 kune/48 euro per un’auto e 2 persone) e ci accodiamo alla fila già iniziata. C’è il tempo per una fugace visita del centro storico della città e del grande  mercato adiacente. Puntuale partenza alle 14.30 di un grande ed affollato traghetto. A bordo ci sono un bar e un enorme spazio comune fornito di comodi divani, dove riusciamo anche a prendere qualche minuto di sonno.

Cronometrica anche l’ora di arrivo alle 16.30 e ci aspettano circa 15 chilometri per raggiungere il capoluogo dell’isola. La strada è spettacolare, soprattutto all’uscita della galleria che attraversa trasversalmente tutta Lesina, cammina alta sul mare donandoci da un lato i primi scorci di un mare splendido e, dall’altro una rigogliosa macchia mediterranea.  

Abbiamo una “soffiata”, un amico ci ha consigliato di visitare Milna, pochi chilometri prima del paese, potrebbe essere un’idea per l’eventuale pernottamento in alternativa.

Milna è un piccolo paese che possiede uno stretto lungomare fornito di parecchie abitazioni che offrono stanze ed appartamenti in affitto e soprattutto alcuni semplici ristoranti arroccati sul mare.

Esaurita la curiosità, ma contando sicuramente di ritornarci per i ristoranti, proseguiamo verso Hvar per un confronto e una decisione finale.

Al parcheggio principale ci accolgono numerose persone offerenti sistemazione per la notte; osserviamo le fotografie che ci pongono, ma anche in questo caso ci riserviamo di decidere. Ci addentriamo, a piedi, poiché il centro è chiuso al traffico, nella grande piazza Santo Stefano in consunto lastricato grigio chiaro dominata su questo lato dall’omonima cattedrale e delimitata sul lato opposto dal mandracchio. Proseguiamo sul lungomare di sinistra e ci rendiamo conto dell’eventuale difficoltà a raggiungere questa zona con i bagagli. Accanto ai numerosi negozi per turisti, bar, e ristoranti c’è anche un’agenzia turistica (Fontana tours tel. +385917987983) che visitiamo più per curiosità che per necessità. Parlano discretamente l’italiano e ci fanno notare che anche posteggiare l’auto nelle vicinanze per tutte le notti ha il suo costo (100kune/14euro al giorno) e ci magnificano un appartamento con parcheggio nella zona alta della città a 300kune/42euro a notte, che è comunque la stessa cifra chiestaci in precedenza. Curiosi, attendiamo il proprietario per andar a vedere. Saliamo lungo una serie di stretti vicoli un centinaio di scalini e raggiungiamo alla fine una costruzione molto recente, ci fanno entrare in un appartamento dotato anche di un piccolo salottino e soprattutto un’ampia terrazza dalla quale si domina tutta la cittadina, il mare e tutte le isolette di fronte. Perfetto: lo prendiamo per tre notti, (si paga anticipato in agenzia).

Dopo 5 ore di viaggio, 2 ore di traghetto, un paio d’ore di ricerche e trattative per la sistemazione notturna, finalmente siamo un poco più rilassati; scendiamo in centro, ci appare tutto molto tranquillo, la temperatura è ottimale, nella grande piazza e sul lungomare i numerosi bar e ristoranti hanno i tavoli all’esterno, non ci sono automobili, circolano solamente veicoli elettrici, c’è una bella illuminazione non invasiva, c’è molta animazione, turisti ci sono ma in minoranza; insomma siamo soddisfatti. Per la cena andiamo da “Bonaca” sul lungomare di sinistra, consigliatoci dalla proprietaria dell’appartamento, dove mangio un’ottima spigola grigliata . “Racun” in linea con il posto. (499 kune/70 euro)

La mattina si “bighellona” a Hvar. Scendiamo con calma e prendiamo un caffè sulla piazza, visitiamo poi la chiesa e tutto quello che le sta nei dintorni, l’edificio dell’arsenale con il soprastante teatro, visibili però solamente dall’esterno poiché chiusi per lavori, stessa cosa per la vicina loggia, conglobata in un albergo pluristellato.

Raggiungiamo poi, attraverso il lungomare, il più lontano monastero dei francescani dove, tra l’altro, c’è una enorme “ultima cena” e, nel giardino, un immenso cipresso multicentenario. All’uscita notiamo una locandina che pubblicizza un’esibizione di un coro di musiche dalmate per la sera successiva e, incuriositi, decidiamo di andarci.

Risolviamo il pranzo in una “pecarna” sulla piazza, con dell’ottimo “burek”.

Il pomeriggio prendiamo l’auto per percorrere la panoramicissima vecchia strada che fino a non molti anni fa, prima della costruzione della galleria, si doveva percorrere per raggiungere Stari Grad. Da Hvar si sale sul monte retrostante,  dapprima la vista spazia a sud verso le piccole isole di fronte alla città e arriva fino alla lontana Curzola (Korciula), poi invece la strada si rivolge verso la terraferma dove incombe il massiccio del Biokovo. Questo lato è caratterizzato soprattutto da una serie di strade che, dalla principale, scendono verso il mare su incantate baie dove trovano rifugio alcune imbarcazioni a vela e, sulla terra, antichi depositi di pescatori sono stati trasformati, immancabilmente, in moderne case, proposte, spesso, in affitto ai turisti. Siamo circondati dalla bassa macchia mediterranea regno di numerosi uccelli, che gridano arrabbiati dalla nostra presenza e, insieme allo sciabordio della risacca, sono gli unici rumori presenti. Incantevole!

La strada principale segue quasi la cresta della montagna e giunti all’apice della salita troviamo anche un interessante isolato ristorante che attira la nostra attenzione, “Divikovac”, diamo un’occhiata al menù, e diversamente dai locali in riva al mare propone piatti di carne. Contiamo di ritornarci.

Stari Grad è molto più piccola e tranquilla di Hvar, anche qua le strade del centro storico sono chiuse al traffico. C’è il convento dei domenicani dove si trova addirittura un dipinto del Tintoretto. Purtroppo quasi improvvisamente incomincia a piovere e decidiamo di rientrare, attraversando ovviamente la galleria e, già che si trova sulla strada, ripassiamo per Milna a sceglierci con calma il  ristorante per questa sera. Barba Bozjeg, specialità della casa la “gregada” specie di zuppa fatta però con pesci pregiati. Ottima, e ottimo anche il vino della casa: totale 415 kune/ 58 euro.
Splendida giornata di sole, saliamo, accompagnati da un coro di cicale, alla fortezza spagnola che domina la città. L’interno è ottimamente ben restaurato e altrettanto ben mantenuto, comprende, nel grande cortile, anche un bar sui comodi divani del quale ci soffermiamo per un caffè. Scendiamo poi in città per comperare qualcosa per la cena poiché il concerto del coro dalmato di questa sera che inizia alle 8.30 e termina alle 10 non ci permette la sosta al ristorante. Alla solita agenzia prenotiamo anche l’appartamento a Vrboska, nostra prossima tappa sull’isola.

L’idea successiva era di completare la visita di Stari Grad, interrotta l’altro giorno dalla pioggia e proseguire poi per Jelsa ma, complice il bisogno di rabboccare il serbatoio del gasolio dell’automobile, seguendo l’indicazione per l’unica stazione di servizio della città e proseguendo successivamente lungo il mare per uscire dalla città ci imbattiamo in un piccolo paradiso. Una baia isolata, una bellissima spiaggia, un’acqua “caraibica”, una retrostante ombreggiata “konoba”. Pochi secondi di esitazione ed eravamo seduti ad un tavolo sotto un pergolato con i costumi da bagno pronti sulle brandine predisposte sulla battigia.

Siamo scesi in acqua più volte e dopo aver pranzato qualcosa ci siamo anche presi qualche minuto di sonno.

All’intero della konoba “Mustacio” una grande vasca conteneva una decina di aragoste che, a detta della titolare, che parlava un ottimo italiano, non erano allevate ma provenivano dalla vicina isola di Vis dove se ne pescano abitualmente in quantità. Sul menù l’aragosta viene offerta a 450 kune/63 euro al chilo.

Rientriamo in appartamento per uscire in tempo per lo spettacolo dei coristi dalmati al monastero domenicano.

Per nulla barboso come me lo sarei aspettato, bravi i coristi, folto pubblico interessato e applaudente, l'ora e mezza è passata velocemente.

Rientriamo a casa verso le 11 passando prima per una delle numerose “viniarije” disposte lungo le scalinate della città vecchia per un buon bicchiere di bianco fresco.
Giornata di trasferimento. Partiamo con comodo, dobbiamo fare circa 20 chilometri e abbiamo l'appuntamento a Vrboska per le 2 del pomeriggio. C’è da visitare la penisola di Kabal sperando in una spiaggia come quella di ieri, facciamo molti chilometri di sterrato dove non incontriamo anima viva, siamo circondati da bassi cespugli accompagnati solamente dal rumore del vento ma il mare non è raggiungibile con facilità . Nel frattempo, arrivato il pomeriggio, ci dirigiamo verso il nuovo luogo di soggiorno che troviamo senza difficoltà. Il proprietario è già sul posto ad attenderci, ci apre un appartamento enorme, 2 camere, una su un soppalco, un grande salotto, una piccola terrazza prospiciente sul porto da cui si domina tutta la cittadina.

Vila Darinka tel. +38521774188 www.hvar.hr/viladarinka   300kune/42 euro a notte.     Un poco ci si rilassa e nelle ore successive visitiamo la cittadina, con il centro storico spettacolarmente attorcigliato tutto attorno alla parte finale di un fiordo. Però, al di là della estrema calma e tranquillità che ci regna, è un po’ una delusione: la grande chiesa fortificata, emblema della città, è chiusa, e altrettanto chiusa risulta la chiesa di San Lorenzo, contenente, questa, opere interessanti.

Speriamo in domani mattina. Ancora deludenti risultano i ristoranti locali.

Optiamo così per salire al Divikovac, sulla vecchia strada, che avevamo adocchiato giorni prima. Qui troviamo una trentina di persone, tutti uomini, riuniti per un torneo

 “internazionale” di bocce. Naturalmente il torneo è una scusa per far baldoria, difatti

dapprima c'è un gruppo che intona dei canti probabilmente locali, poi arriva un gruppo di sloveni con annessa fisarmonica e trombone che ci "allieterà" per buona parte del tempo.

Specialità della casa la “pastizada” una sorta di brasato di manzo ma speziato con ingredienti locali. Da provare. 335 kune/47 euro con vino della casa.

Rientriamo tranquillamente a casa verso le 11.

Ci svegliamo con calma quasi alle 9 e scendiamo in paese 2 ore dopo, sperando di trovare aperta la chiesa di mattina, speranza vana. Però, vedendoci spazientiti, alcune persone ci fanno capire che c’è ogni giorno una messa alle 17.30, alla fine della quale la chiesa rimane aperta per qualche tempo.  Cerchiamo quindi una spiaggia nelle vicinanze di casa e passiamo qua il resto della mattina. Pomeriggio visita della cittadina di Humac. Molto interessante, è un paesetto di case di pietra semi abbandonato, con qualche tentativo  di recupero tra cui una “konoba” che offre quasi esclusivamente cucina sulla "peka", che è un contenitore a forma di campana, fatto in ghisa, che, riempito di carne, patate, cipolle e diverse spezie viene posizionato sul caminetto e coperto di braci. Ci stiamo facendo un pensierino per domani. Alle 18.30 siamo davanti alla chiesa ad aspettare la fine della messa per poter finalmente entrare. Effettivamente sulle pareti ci sono dipinti di pregio, tra cui un Tiziano, ma non riusciamo a trovare il polittico del Veronese segnalato dalla guida.  Rientrati in appartamento abbiamo grandi difficoltà per decidere dove andare al ristorante, alla fine si va a Stari Grad da Eremitaz, segnalato dalla rivista "Itinerari" e che sembra il migliore della cittadina.

Il posto è bello, bello anche il tragitto per arrivarci, con una passeggiata lungo il fiordo. Purtroppo sembra che in queste piccole cittadine, dove arrivano solo pochi turisti, in questo periodo il pesce di giornata è una rarità. Ordiniamo perciò trancio di tonno e filetto di orata, dignitosissimi e con il conto quasi da pizzeria. (282 k/40€)
Altra giornata di relativa calma, ci prendiamo un caffè al porto, poi ci dirigiamo verso Zavala e Sveti Nedelija sull'altra costa. Splendida. Facciamo una lunga passeggiata sul sentiero attrezzato che costeggia il mare. Mia moglie raccoglie tutto quello che trova, capperi, olive, anche mirto. Lungo il cammino incontriamo piccolissime baie dove spesso ci sono le case, sia abitate che da dare in affitto, oggi è sabato e c'è un certo movimento. Lungo la strada del ritorno ci fermiamo ad acquistare anche del vino locale; speriamo bene. Non trovando però un posto dove poter prendere il sole con tranquillità decidiamo di andar a finir la visita di Stari Grad. Cerchiamo di visitare la casa di Hektorovic,segnalata dalle guide, la troviamo, ma ovviamente è aperta solamente un'ora al giorno.

Rientriamo all'appartamento per incominciare a preparare le borse poiché domani dobbiamo partire abbastanza presto per imbarcarsi sul traghetto che si trova a più di 50 chilometri su una strada segnalata come non molto comoda. Per la cena abbiamo prenotato la famosa “peka” nel paese semiabbandonato di Humac.

Arriviamo su e ci accorgiamo subito che saremo soli, però l'ambiente è spettacolare, non c'è la luce elettrica, per cui i tavoli sono apparecchiati con delle candele.

La proprietaria parla abbastanza bene l'italiano ed è molto cordiale. Mangiamo degli ottimi antipasti con due tipi di formaggio e un prosciutto locale, segue il pattuito agnello in campana che è ovviamente buono, anche se per noi non è una novità, ottimo rosso della casa e, anche in questo posto, "racun" in linea con l'ambiente (442 k/62€) Konoba Humac +385915239463

Oggi lasciamo definitivamente l'isola. Facciamo i 54 chilometri di strada per raggiungere il traghetto con estrema calma, anche troppa, poiché ci accorgiamo che ci sono in attesa già parecchi veicoli, ma riusciamo ad imbarcarci con un po’ di brivido. La splendida giornata di sole ci regala una magnifica "magistrala adriatica", con salite verso il massiccio Velebit e discese a toccare quasi il mare.

Alle 4, dopo una veloce sosta per rifocillarsi raggiungiamo Trogir e senza troppa voglia di ulteriori ricerche troviamo un appartamento che non ci piace molto ma si trova in compenso abbastanza vicino al ponte che collega il centro storico. Giriamo Trogir in lungo e in largo, è indubbiamente bella, tutti i suggestivi vicoletti sono tirati a lucido, ci sono tanti negozietti e tantissimi ristoranti anche molto ben attrezzati. Si arriva nella grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II dove trovano posto i monumenti più importanti della cittadina. Gli stellati, palazzo Cippico, la loggia e soprattutto la cattedrale di San Lorenzo con il magnifico portale e il campanile.

C’è molta animazione, ci sono molti più turisti che a Hvar, i tavoli esterni dei numerosi bar sono pieni e la sensazione è di calma e tranquillità.

All'ora di cena scegliamo il "Kamerlengo" che ha il pregio di farci vedere e scegliere direttamente il pesce.

Con una bottiglietta di pregiato Posip (170k) arriviamo a 513kune/72 euro.

Il rientro a casa offre 2 possibilità. Se si ha tempo si può proseguire lungo la vecchia ma spettacolare “magistrala adriatica” magari passando attraverso l’isola di Pag che è collegata a sud da un ponte ma a nord bisogna traghettare (circa 10 minuti con traghetti frequenti) oppure riprendere la veloce autostrada che in circa 5 ore ci riporta al confine italiano.
Partiamo da Trieste verso le 7 poiché ci aspettano quasi 500 chilometri e dobbiamo raggiungere Spalato (Split) entro le 14.30, orario di partenza del traghetto per Lesina (Hvar).

Il primo tratto di strada statale attraverso la Slovenia è seguito da una nuova comoda, anche se monotona autostrada croata che ci fa  arrivare a Spalato poco dopo le 12.

Il punto d’imbarco è ottimamente segnalato, acquistiamo velocemente il biglietto (343 kune/48 euro per un’auto e 2 persone) e ci accodiamo alla fila già iniziata. C’è il tempo per una fugace visita del centro storico della città e del grande  mercato adiacente. Puntuale partenza alle 14.30 di un grande ed affollato traghetto. A bordo ci sono un bar e un enorme spazio comune fornito di comodi divani, dove riusciamo anche a prendere qualche minuto di sonno.

Cronometrica anche l’ora di arrivo alle 16.30 e ci aspettano circa 15 chilometri per raggiungere il capoluogo dell’isola. La strada è spettacolare, soprattutto all’uscita della galleria che attraversa trasversalmente tutta Lesina, cammina alta sul mare donandoci da un lato i primi scorci di un mare splendido e, dall’altro una rigogliosa macchia mediterranea.  

Abbiamo una “soffiata”, un amico ci ha consigliato di visitare Milna, pochi chilometri prima del paese, potrebbe essere un’idea per l’eventuale pernottamento in alternativa.

Milna è un piccolo paese che possiede uno stretto lungomare fornito di parecchie abitazioni che offrono stanze ed appartamenti in affitto e soprattutto alcuni semplici ristoranti arroccati sul mare.

Esaurita la curiosità, ma contando sicuramente di ritornarci per i ristoranti, proseguiamo verso Hvar per un confronto e una decisione finale.

Al parcheggio principale ci accolgono numerose persone offerenti sistemazione per la notte; osserviamo le fotografie che ci pongono, ma anche in questo caso ci riserviamo di decidere. Ci addentriamo, a piedi, poiché il centro è chiuso al traffico, nella grande piazza Santo Stefano in consunto lastricato grigio chiaro dominata su questo lato dall’omonima cattedrale e delimitata sul lato opposto dal mandracchio. Proseguiamo sul lungomare di sinistra e ci rendiamo conto dell’eventuale difficoltà a raggiungere questa zona con i bagagli. Accanto ai numerosi negozi per turisti, bar, e ristoranti c’è anche un’agenzia turistica (Fontana tours tel. +385917987983) che visitiamo più per curiosità che per necessità. Parlano discretamente l’italiano e ci fanno notare che anche posteggiare l’auto nelle vicinanze per tutte le notti ha il suo costo (100kune/14euro al giorno) e ci magnificano un appartamento con parcheggio nella zona alta della città a 300kune/42euro a notte, che è comunque la stessa cifra chiestaci in precedenza. Curiosi, attendiamo il proprietario per andar a vedere. Saliamo lungo una serie di stretti vicoli un centinaio di scalini e raggiungiamo alla fine una costruzione molto recente, ci fanno entrare in un appartamento dotato anche di un piccolo salottino e soprattutto un’ampia terrazza dalla quale si domina tutta la cittadina, il mare e tutte le isolette di fronte. Perfetto: lo prendiamo per tre notti, (si paga anticipato in agenzia).

Dopo 5 ore di viaggio, 2 ore di traghetto, un paio d’ore di ricerche e trattative per la sistemazione notturna, finalmente siamo un poco più rilassati; scendiamo in centro, ci appare tutto molto tranquillo, la temperatura è ottimale, nella grande piazza e sul lungomare i numerosi bar e ristoranti hanno i tavoli all’esterno, non ci sono automobili, circolano solamente veicoli elettrici, c’è una bella illuminazione non invasiva, c’è molta animazione, turisti ci sono ma in minoranza; insomma siamo soddisfatti. Per la cena andiamo da “Bonaca” sul lungomare di sinistra, consigliatoci dalla proprietaria dell’appartamento, dove mangio un’ottima spigola grigliata . “Racun” in linea con il posto. (499 kune/70 euro)

La mattina si “bighellona” a Hvar. Scendiamo con calma e prendiamo un caffè sulla piazza, visitiamo poi la chiesa e tutto quello che le sta nei dintorni, l’edificio dell’arsenale con il soprastante teatro, visibili però solamente dall’esterno poiché chiusi per lavori, stessa cosa per la vicina loggia, conglobata in un albergo pluristellato.

Raggiungiamo poi, attraverso il lungomare, il più lontano monastero dei francescani dove, tra l’altro, c’è una enorme “ultima cena” e, nel giardino, un immenso cipresso multicentenario. All’uscita notiamo una locandina che pubblicizza un’esibizione di un coro di musiche dalmate per la sera successiva e, incuriositi, decidiamo di andarci.

Risolviamo il pranzo in una “pecarna” sulla piazza, con dell’ottimo “burek”.

Il pomeriggio prendiamo l’auto per percorrere la panoramicissima vecchia strada che fino a non molti anni fa, prima della costruzione della galleria, si doveva percorrere per raggiungere Stari Grad. Da Hvar si sale sul monte retrostante,  dapprima la vista spazia a sud verso le piccole isole di fronte alla città e arriva fino alla lontana Curzola (Korciula), poi invece la strada si rivolge verso la terraferma dove incombe il massiccio del Biokovo. Questo lato è caratterizzato soprattutto da una serie di strade che, dalla principale, scendono verso il mare su incantate baie dove trovano rifugio alcune imbarcazioni a vela e, sulla terra, antichi depositi di pescatori sono stati trasformati, immancabilmente, in moderne case, proposte, spesso, in affitto ai turisti. Siamo circondati dalla bassa macchia mediterranea regno di numerosi uccelli, che gridano arrabbiati dalla nostra presenza e, insieme allo sciabordio della risacca, sono gli unici rumori presenti. Incantevole!

La strada principale segue quasi la cresta della montagna e giunti all’apice della salita troviamo anche un interessante isolato ristorante che attira la nostra attenzione, “Divikovac”, diamo un’occhiata al menù, e diversamente dai locali in riva al mare propone piatti di carne. Contiamo di ritornarci.

Stari Grad è molto più piccola e tranquilla di Hvar, anche qua le strade del centro storico sono chiuse al traffico. C’è il convento dei domenicani dove si trova addirittura un dipinto del Tintoretto. Purtroppo quasi improvvisamente incomincia a piovere e decidiamo di rientrare, attraversando ovviamente la galleria e, già che si trova sulla strada, ripassiamo per Milna a sceglierci con calma il  ristorante per questa sera. Barba Bozjeg, specialità della casa la “gregada” specie di zuppa fatta però con pesci pregiati. Ottima, e ottimo anche il vino della casa: totale 415 kune/ 58 euro.
Splendida giornata di sole, saliamo, accompagnati da un coro di cicale, alla fortezza spagnola che domina la città. L’interno è ottimamente ben restaurato e altrettanto ben mantenuto, comprende, nel grande cortile, anche un bar sui comodi divani del quale ci soffermiamo per un caffè. Scendiamo poi in città per comperare qualcosa per la cena poiché il concerto del coro dalmato di questa sera che inizia alle 8.30 e termina alle 10 non ci permette la sosta al ristorante. Alla solita agenzia prenotiamo anche l’appartamento a Vrboska, nostra prossima tappa sull’isola.

L’idea successiva era di completare la visita di Stari Grad, interrotta l’altro giorno dalla pioggia e proseguire poi per Jelsa ma, complice il bisogno di rabboccare il serbatoio del gasolio dell’automobile, seguendo l’indicazione per l’unica stazione di servizio della città e proseguendo successivamente lungo il mare per uscire dalla città ci imbattiamo in un piccolo paradiso. Una baia isolata, una bellissima spiaggia, un’acqua “caraibica”, una retrostante ombreggiata “konoba”. Pochi secondi di esitazione ed eravamo seduti ad un tavolo sotto un pergolato con i costumi da bagno pronti sulle brandine predisposte sulla battigia.

Siamo scesi in acqua più volte e dopo aver pranzato qualcosa ci siamo anche presi qualche minuto di sonno.

All’intero della konoba “Mustacio” una grande vasca conteneva una decina di aragoste che, a detta della titolare, che parlava un ottimo italiano, non erano allevate ma provenivano dalla vicina isola di Vis dove se ne pescano abitualmente in quantità. Sul menù l’aragosta viene offerta a 450 kune/63 euro al chilo.

Rientriamo in appartamento per uscire in tempo per lo spettacolo dei coristi dalmati al monastero domenicano.

Per nulla barboso come me lo sarei aspettato, bravi i coristi, folto pubblico interessato e applaudente, l'ora e mezza è passata velocemente.

Rientriamo a casa verso le 11 passando prima per una delle numerose “viniarije” disposte lungo le scalinate della città vecchia per un buon bicchiere di bianco fresco.
Giornata di trasferimento. Partiamo con comodo, dobbiamo fare circa 20 chilometri e abbiamo l'appuntamento a Vrboska per le 2 del pomeriggio. C’è da visitare la penisola di Kabal sperando in una spiaggia come quella di ieri, facciamo molti chilometri di sterrato dove non incontriamo anima viva, siamo circondati da bassi cespugli accompagnati solamente dal rumore del vento ma il mare non è raggiungibile con facilità . Nel frattempo, arrivato il pomeriggio, ci dirigiamo verso il nuovo luogo di soggiorno che troviamo senza difficoltà. Il proprietario è già sul posto ad attenderci, ci apre un appartamento enorme, 2 camere, una su un soppalco, un grande salotto, una piccola terrazza prospiciente sul porto da cui si domina tutta la cittadina.

Vila Darinka tel. +38521774188 www.hvar.hr/viladarinka   300kune/42 euro a notte.     Un poco ci si rilassa e nelle ore successive visitiamo la cittadina, con il centro storico spettacolarmente attorcigliato tutto attorno alla parte finale di un fiordo. Però, al di là della estrema calma e tranquillità che ci regna, è un po’ una delusione: la grande chiesa fortificata, emblema della città, è chiusa, e altrettanto chiusa risulta la chiesa di San Lorenzo, contenente, questa, opere interessanti.

Speriamo in domani mattina. Ancora deludenti risultano i ristoranti locali.

Optiamo così per salire al Divikovac, sulla vecchia strada, che avevamo adocchiato giorni prima. Qui troviamo una trentina di persone, tutti uomini, riuniti per un torneo

 “internazionale” di bocce. Naturalmente il torneo è una scusa per far baldoria, difatti

dapprima c'è un gruppo che intona dei canti probabilmente locali, poi arriva un gruppo di sloveni con annessa fisarmonica e trombone che ci "allieterà" per buona parte del tempo.

Specialità della casa la “pastizada” una sorta di brasato di manzo ma speziato con ingredienti locali. Da provare. 335 kune/47 euro con vino della casa.

Rientriamo tranquillamente a casa verso le 11.

Ci svegliamo con calma quasi alle 9 e scendiamo in paese 2 ore dopo, sperando di trovare aperta la chiesa di mattina, speranza vana. Però, vedendoci spazientiti, alcune persone ci fanno capire che c’è ogni giorno una messa alle 17.30, alla fine della quale la chiesa rimane aperta per qualche tempo.  Cerchiamo quindi una spiaggia nelle vicinanze di casa e passiamo qua il resto della mattina. Pomeriggio visita della cittadina di Humac. Molto interessante, è un paesetto di case di pietra semi abbandonato, con qualche tentativo  di recupero tra cui una “konoba” che offre quasi esclusivamente cucina sulla "peka", che è un contenitore a forma di campana, fatto in ghisa, che, riempito di carne, patate, cipolle e diverse spezie viene posizionato sul caminetto e coperto di braci. Ci stiamo facendo un pensierino per domani. Alle 18.30 siamo davanti alla chiesa ad aspettare la fine della messa per poter finalmente entrare. Effettivamente sulle pareti ci sono dipinti di pregio, tra cui un Tiziano, ma non riusciamo a trovare il polittico del Veronese segnalato dalla guida.  Rientrati in appartamento abbiamo grandi difficoltà per decidere dove andare al ristorante, alla fine si va a Stari Grad da Eremitaz, segnalato dalla rivista "Itinerari" e che sembra il migliore della cittadina.

Il posto è bello, bello anche il tragitto per arrivarci, con una passeggiata lungo il fiordo. Purtroppo sembra che in queste piccole cittadine, dove arrivano solo pochi turisti, in questo periodo il pesce di giornata è una rarità. Ordiniamo perciò trancio di tonno e filetto di orata, dignitosissimi e con il conto quasi da pizzeria. (282 k/40€)
Altra giornata di relativa calma, ci prendiamo un caffè al porto, poi ci dirigiamo verso Zavala e Sveti Nedelija sull'altra costa. Splendida. Facciamo una lunga passeggiata sul sentiero attrezzato che costeggia il mare. Mia moglie raccoglie tutto quello che trova, capperi, olive, anche mirto. Lungo il cammino incontriamo piccolissime baie dove spesso ci sono le case, sia abitate che da dare in affitto, oggi è sabato e c'è un certo movimento. Lungo la strada del ritorno ci fermiamo ad acquistare anche del vino locale; speriamo bene. Non trovando però un posto dove poter prendere il sole con tranquillità decidiamo di andar a finir la visita di Stari Grad. Cerchiamo di visitare la casa di Hektorovic,segnalata dalle guide, la troviamo, ma ovviamente è aperta solamente un'ora al giorno.

Rientriamo all'appartamento per incominciare a preparare le borse poiché domani dobbiamo partire abbastanza presto per imbarcarsi sul traghetto che si trova a più di 50 chilometri su una strada segnalata come non molto comoda. Per la cena abbiamo prenotato la famosa “peka” nel paese semiabbandonato di Humac.

Arriviamo su e ci accorgiamo subito che saremo soli, però l'ambiente è spettacolare, non c'è la luce elettrica, per cui i tavoli sono apparecchiati con delle candele.

La proprietaria parla abbastanza bene l'italiano ed è molto cordiale. Mangiamo degli ottimi antipasti con due tipi di formaggio e un prosciutto locale, segue il pattuito agnello in campana che è ovviamente buono, anche se per noi non è una novità, ottimo rosso della casa e, anche in questo posto, "racun" in linea con l'ambiente (442 k/62€) Konoba Humac +385915239463

Oggi lasciamo definitivamente l'isola. Facciamo i 54 chilometri di strada per raggiungere il traghetto con estrema calma, anche troppa, poiché ci accorgiamo che ci sono in attesa già parecchi veicoli, ma riusciamo ad imbarcarci con un po’ di brivido. La splendida giornata di sole ci regala una magnifica "magistrala adriatica", con salite verso il massiccio Velebit e discese a toccare quasi il mare.

Alle 4, dopo una veloce sosta per rifocillarsi raggiungiamo Trogir e senza troppa voglia di ulteriori ricerche troviamo un appartamento che non ci piace molto ma si trova in compenso abbastanza vicino al ponte che collega il centro storico. Giriamo Trogir in lungo e in largo, è indubbiamente bella, tutti i suggestivi vicoletti sono tirati a lucido, ci sono tanti negozietti e tantissimi ristoranti anche molto ben attrezzati. Si arriva nella grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II dove trovano posto i monumenti più importanti della cittadina. Gli stellati, palazzo Cippico, la loggia e soprattutto la cattedrale di San Lorenzo con il magnifico portale e il campanile.

C’è molta animazione, ci sono molti più turisti che a Hvar, i tavoli esterni dei numerosi bar sono pieni e la sensazione è di calma e tranquillità.

All'ora di cena scegliamo il "Kamerlengo" che ha il pregio di farci vedere e scegliere direttamente il pesce.

Con una bottiglietta di pregiato Posip (170k) arriviamo a 513kune/72 euro.

Il rientro a casa offre 2 possibilità. Se si ha tempo si può proseguire lungo la vecchia ma spettacolare “magistrala adriatica” magari passando attraverso l’isola di Pag che è collegata a sud da un ponte ma a nord bisogna traghettare (circa 10 minuti con traghetti frequenti) oppure riprendere la veloce autostrada che in circa 5 ore ci riporta al confine italiano.
Partiamo da Trieste verso le 7 poiché ci aspettano quasi 500 chilometri e dobbiamo raggiungere Spalato (Split) entro le 14.30, orario di partenza del traghetto per Lesina (Hvar).

Il primo tratto di strada statale attraverso la Slovenia è seguito da una nuova comoda, anche se monotona autostrada croata che ci fa  arrivare a Spalato poco dopo le 12.

Il punto d’imbarco è ottimamente segnalato, acquistiamo velocemente il biglietto (343 kune/48 euro per un’auto e 2 persone) e ci accodiamo alla fila già iniziata. C’è il tempo per una fugace visita del centro storico della città e del grande  mercato adiacente. Puntuale partenza alle 14.30 di un grande ed affollato traghetto. A bordo ci sono un bar e un enorme spazio comune fornito di comodi divani, dove riusciamo anche a prendere qualche minuto di sonno.

Cronometrica anche l’ora di arrivo alle 16.30 e ci aspettano circa 15 chilometri per raggiungere il capoluogo dell’isola. La strada è spettacolare, soprattutto all’uscita della galleria che attraversa trasversalmente tutta Lesina, cammina alta sul mare donandoci da un lato i primi scorci di un mare splendido e, dall’altro una rigogliosa macchia mediterranea.  

Abbiamo una “soffiata”, un amico ci ha consigliato di visitare Milna, pochi chilometri prima del paese, potrebbe essere un’idea per l’eventuale pernottamento in alternativa.

Milna è un piccolo paese che possiede uno stretto lungomare fornito di parecchie abitazioni che offrono stanze ed appartamenti in affitto e soprattutto alcuni semplici ristoranti arroccati sul mare.

Esaurita la curiosità, ma contando sicuramente di ritornarci per i ristoranti, proseguiamo verso Hvar per un confronto e una decisione finale.

Al parcheggio principale ci accolgono numerose persone offerenti sistemazione per la notte; osserviamo le fotografie che ci pongono, ma anche in questo caso ci riserviamo di decidere. Ci addentriamo, a piedi, poiché il centro è chiuso al traffico, nella grande piazza Santo Stefano in consunto lastricato grigio chiaro dominata su questo lato dall’omonima cattedrale e delimitata sul lato opposto dal mandracchio. Proseguiamo sul lungomare di sinistra e ci rendiamo conto dell’eventuale difficoltà a raggiungere questa zona con i bagagli. Accanto ai numerosi negozi per turisti, bar, e ristoranti c’è anche un’agenzia turistica (Fontana tours tel. +385917987983) che visitiamo più per curiosità che per necessità. Parlano discretamente l’italiano e ci fanno notare che anche posteggiare l’auto nelle vicinanze per tutte le notti ha il suo costo (100kune/14euro al giorno) e ci magnificano un appartamento con parcheggio nella zona alta della città a 300kune/42euro a notte, che è comunque la stessa cifra chiestaci in precedenza. Curiosi, attendiamo il proprietario per andar a vedere. Saliamo lungo una serie di stretti vicoli un centinaio di scalini e raggiungiamo alla fine una costruzione molto recente, ci fanno entrare in un appartamento dotato anche di un piccolo salottino e soprattutto un’ampia terrazza dalla quale si domina tutta la cittadina, il mare e tutte le isolette di fronte. Perfetto: lo prendiamo per tre notti, (si paga anticipato in agenzia).

Dopo 5 ore di viaggio, 2 ore di traghetto, un paio d’ore di ricerche e trattative per la sistemazione notturna, finalmente siamo un poco più rilassati; scendiamo in centro, ci appare tutto molto tranquillo, la temperatura è ottimale, nella grande piazza e sul lungomare i numerosi bar e ristoranti hanno i tavoli all’esterno, non ci sono automobili, circolano solamente veicoli elettrici, c’è una bella illuminazione non invasiva, c’è molta animazione, turisti ci sono ma in minoranza; insomma siamo soddisfatti. Per la cena andiamo da “Bonaca” sul lungomare di sinistra, consigliatoci dalla proprietaria dell’appartamento, dove mangio un’ottima spigola grigliata . “Racun” in linea con il posto. (499 kune/70 euro)

La mattina si “bighellona” a Hvar. Scendiamo con calma e prendiamo un caffè sulla piazza, visitiamo poi la chiesa e tutto quello che le sta nei dintorni, l’edificio dell’arsenale con il soprastante teatro, visibili però solamente dall’esterno poiché chiusi per lavori, stessa cosa per la vicina loggia, conglobata in un albergo pluristellato.

Raggiungiamo poi, attraverso il lungomare, il più lontano monastero dei francescani dove, tra l’altro, c’è una enorme “ultima cena” e, nel giardino, un immenso cipresso multicentenario. All’uscita notiamo una locandina che pubblicizza un’esibizione di un coro di musiche dalmate per la sera successiva e, incuriositi, decidiamo di andarci.

Risolviamo il pranzo in una “pecarna” sulla piazza, con dell’ottimo “burek”.

Il pomeriggio prendiamo l’auto per percorrere la panoramicissima vecchia strada che fino a non molti anni fa, prima della costruzione della galleria, si doveva percorrere per raggiungere Stari Grad. Da Hvar si sale sul monte retrostante,  dapprima la vista spazia a sud verso le piccole isole di fronte alla città e arriva fino alla lontana Curzola (Korciula), poi invece la strada si rivolge verso la terraferma dove incombe il massiccio del Biokovo. Questo lato è caratterizzato soprattutto da una serie di strade che, dalla principale, scendono verso il mare su incantate baie dove trovano rifugio alcune imbarcazioni a vela e, sulla terra, antichi depositi di pescatori sono stati trasformati, immancabilmente, in moderne case, proposte, spesso, in affitto ai turisti. Siamo circondati dalla bassa macchia mediterranea regno di numerosi uccelli, che gridano arrabbiati dalla nostra presenza e, insieme allo sciabordio della risacca, sono gli unici rumori presenti. Incantevole!

La strada principale segue quasi la cresta della montagna e giunti all’apice della salita troviamo anche un interessante isolato ristorante che attira la nostra attenzione, “Divikovac”, diamo un’occhiata al menù, e diversamente dai locali in riva al mare propone piatti di carne. Contiamo di ritornarci.

Stari Grad è molto più piccola e tranquilla di Hvar, anche qua le strade del centro storico sono chiuse al traffico. C’è il convento dei domenicani dove si trova addirittura un dipinto del Tintoretto. Purtroppo quasi improvvisamente incomincia a piovere e decidiamo di rientrare, attraversando ovviamente la galleria e, già che si trova sulla strada, ripassiamo per Milna a sceglierci con calma il  ristorante per questa sera. Barba Bozjeg, specialità della casa la “gregada” specie di zuppa fatta però con pesci pregiati. Ottima, e ottimo anche il vino della casa: totale 415 kune/ 58 euro.
Splendida giornata di sole, saliamo, accompagnati da un coro di cicale, alla fortezza spagnola che domina la città. L’interno è ottimamente ben restaurato e altrettanto ben mantenuto, comprende, nel grande cortile, anche un bar sui comodi divani del quale ci soffermiamo per un caffè. Scendiamo poi in città per comperare qualcosa per la cena poiché il concerto del coro dalmato di questa sera che inizia alle 8.30 e termina alle 10 non ci permette la sosta al ristorante. Alla solita agenzia prenotiamo anche l’appartamento a Vrboska, nostra prossima tappa sull’isola.

L’idea successiva era di completare la visita di Stari Grad, interrotta l’altro giorno dalla pioggia e proseguire poi per Jelsa ma, complice il bisogno di rabboccare il serbatoio del gasolio dell’automobile, seguendo l’indicazione per l’unica stazione di servizio della città e proseguendo successivamente lungo il mare per uscire dalla città ci imbattiamo in un piccolo paradiso. Una baia isolata, una bellissima spiaggia, un’acqua “caraibica”, una retrostante ombreggiata “konoba”. Pochi secondi di esitazione ed eravamo seduti ad un tavolo sotto un pergolato con i costumi da bagno pronti sulle brandine predisposte sulla battigia.

Siamo scesi in acqua più volte e dopo aver pranzato qualcosa ci siamo anche presi qualche minuto di sonno.

All’intero della konoba “Mustacio” una grande vasca conteneva una decina di aragoste che, a detta della titolare, che parlava un ottimo italiano, non erano allevate ma provenivano dalla vicina isola di Vis dove se ne pescano abitualmente in quantità. Sul menù l’aragosta viene offerta a 450 kune/63 euro al chilo.

Rientriamo in appartamento per uscire in tempo per lo spettacolo dei coristi dalmati al monastero domenicano.

Per nulla barboso come me lo sarei aspettato, bravi i coristi, folto pubblico interessato e applaudente, l'ora e mezza è passata velocemente.

Rientriamo a casa verso le 11 passando prima per una delle numerose “viniarije” disposte lungo le scalinate della città vecchia per un buon bicchiere di bianco fresco.
Giornata di trasferimento. Partiamo con comodo, dobbiamo fare circa 20 chilometri e abbiamo l'appuntamento a Vrboska per le 2 del pomeriggio. C’è da visitare la penisola di Kabal sperando in una spiaggia come quella di ieri, facciamo molti chilometri di sterrato dove non incontriamo anima viva, siamo circondati da bassi cespugli accompagnati solamente dal rumore del vento ma il mare non è raggiungibile con facilità . Nel frattempo, arrivato il pomeriggio, ci dirigiamo verso il nuovo luogo di soggiorno che troviamo senza difficoltà. Il proprietario è già sul posto ad attenderci, ci apre un appartamento enorme, 2 camere, una su un soppalco, un grande salotto, una piccola terrazza prospiciente sul porto da cui si domina tutta la cittadina.

Vila Darinka tel. +38521774188 www.hvar.hr/viladarinka   300kune/42 euro a notte.     Un poco ci si rilassa e nelle ore successive visitiamo la cittadina, con il centro storico spettacolarmente attorcigliato tutto attorno alla parte finale di un fiordo. Però, al di là della estrema calma e tranquillità che ci regna, è un po’ una delusione: la grande chiesa fortificata, emblema della città, è chiusa, e altrettanto chiusa risulta la chiesa di San Lorenzo, contenente, questa, opere interessanti.

Speriamo in domani mattina. Ancora deludenti risultano i ristoranti locali.

Optiamo così per salire al Divikovac, sulla vecchia strada, che avevamo adocchiato giorni prima. Qui troviamo una trentina di persone, tutti uomini, riuniti per un torneo

 “internazionale” di bocce. Naturalmente il torneo è una scusa per far baldoria, difatti

dapprima c'è un gruppo che intona dei canti probabilmente locali, poi arriva un gruppo di sloveni con annessa fisarmonica e trombone che ci "allieterà" per buona parte del tempo.

Specialità della casa la “pastizada” una sorta di brasato di manzo ma speziato con ingredienti locali. Da provare. 335 kune/47 euro con vino della casa.

Rientriamo tranquillamente a casa verso le 11.

Ci svegliamo con calma quasi alle 9 e scendiamo in paese 2 ore dopo, sperando di trovare aperta la chiesa di mattina, speranza vana. Però, vedendoci spazientiti, alcune persone ci fanno capire che c’è ogni giorno una messa alle 17.30, alla fine della quale la chiesa rimane aperta per qualche tempo.  Cerchiamo quindi una spiaggia nelle vicinanze di casa e passiamo qua il resto della mattina. Pomeriggio visita della cittadina di Humac. Molto interessante, è un paesetto di case di pietra semi abbandonato, con qualche tentativo  di recupero tra cui una “konoba” che offre quasi esclusivamente cucina sulla "peka", che è un contenitore a forma di campana, fatto in ghisa, che, riempito di carne, patate, cipolle e diverse spezie viene posizionato sul caminetto e coperto di braci. Ci stiamo facendo un pensierino per domani. Alle 18.30 siamo davanti alla chiesa ad aspettare la fine della messa per poter finalmente entrare. Effettivamente sulle pareti ci sono dipinti di pregio, tra cui un Tiziano, ma non riusciamo a trovare il polittico del Veronese segnalato dalla guida.  Rientrati in appartamento abbiamo grandi difficoltà per decidere dove andare al ristorante, alla fine si va a Stari Grad da Eremitaz, segnalato dalla rivista "Itinerari" e che sembra il migliore della cittadina.

Il posto è bello, bello anche il tragitto per arrivarci, con una passeggiata lungo il fiordo. Purtroppo sembra che in queste piccole cittadine, dove arrivano solo pochi turisti, in questo periodo il pesce di giornata è una rarità. Ordiniamo perciò trancio di tonno e filetto di orata, dignitosissimi e con il conto quasi da pizzeria. (282 k/40€)
Altra giornata di relativa calma, ci prendiamo un caffè al porto, poi ci dirigiamo verso Zavala e Sveti Nedelija sull'altra costa. Splendida. Facciamo una lunga passeggiata sul sentiero attrezzato che costeggia il mare. Mia moglie raccoglie tutto quello che trova, capperi, olive, anche mirto. Lungo il cammino incontriamo piccolissime baie dove spesso ci sono le case, sia abitate che da dare in affitto, oggi è sabato e c'è un certo movimento. Lungo la strada del ritorno ci fermiamo ad acquistare anche del vino locale; speriamo bene. Non trovando però un posto dove poter prendere il sole con tranquillità decidiamo di andar a finir la visita di Stari Grad. Cerchiamo di visitare la casa di Hektorovic,segnalata dalle guide, la troviamo, ma ovviamente è aperta solamente un'ora al giorno.

Rientriamo all'appartamento per incominciare a preparare le borse poiché domani dobbiamo partire abbastanza presto per imbarcarsi sul traghetto che si trova a più di 50 chilometri su una strada segnalata come non molto comoda. Per la cena abbiamo prenotato la famosa “peka” nel paese semiabbandonato di Humac.

Arriviamo su e ci accorgiamo subito che saremo soli, però l'ambiente è spettacolare, non c'è la luce elettrica, per cui i tavoli sono apparecchiati con delle candele.

La proprietaria parla abbastanza bene l'italiano ed è molto cordiale. Mangiamo degli ottimi antipasti con due tipi di formaggio e un prosciutto locale, segue il pattuito agnello in campana che è ovviamente buono, anche se per noi non è una novità, ottimo rosso della casa e, anche in questo posto, "racun" in linea con l'ambiente (442 k/62€) Konoba Humac +385915239463

Oggi lasciamo definitivamente l'isola. Facciamo i 54 chilometri di strada per raggiungere il traghetto con estrema calma, anche troppa, poiché ci accorgiamo che ci sono in attesa già parecchi veicoli, ma riusciamo ad imbarcarci con un po’ di brivido. La splendida giornata di sole ci regala una magnifica "magistrala adriatica", con salite verso il massiccio Velebit e discese a toccare quasi il mare.

Alle 4, dopo una veloce sosta per rifocillarsi raggiungiamo Trogir e senza troppa voglia di ulteriori ricerche troviamo un appartamento che non ci piace molto ma si trova in compenso abbastanza vicino al ponte che collega il centro storico. Giriamo Trogir in lungo e in largo, è indubbiamente bella, tutti i suggestivi vicoletti sono tirati a lucido, ci sono tanti negozietti e tantissimi ristoranti anche molto ben attrezzati. Si arriva nella grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II dove trovano posto i monumenti più importanti della cittadina. Gli stellati, palazzo Cippico, la loggia e soprattutto la cattedrale di San Lorenzo con il magnifico portale e il campanile.

C’è molta animazione, ci sono molti più turisti che a Hvar, i tavoli esterni dei numerosi bar sono pieni e la sensazione è di calma e tranquillità.

All'ora di cena scegliamo il "Kamerlengo" che ha il pregio di farci vedere e scegliere direttamente il pesce.

Con una bottiglietta di pregiato Posip (170k) arriviamo a 513kune/72 euro.

Il rientro a casa offre 2 possibilità. Se si ha tempo si può proseguire lungo la vecchia ma spettacolare “magistrala adriatica” magari passando attraverso l’isola di Pag che è collegata a sud da un ponte ma a nord bisogna traghettare (circa 10 minuti con traghetti frequenti) oppure riprendere la veloce autostrada che in circa 5 ore ci riporta al confine italiano.
Partiamo da Trieste verso le 7 poiché ci aspettano quasi 500 chilometri e dobbiamo raggiungere Spalato (Split) entro le 14.30, orario di partenza del traghetto per Lesina (Hvar).

Il primo tratto di strada statale attraverso la Slovenia è seguito da una nuova comoda, anche se monotona autostrada croata che ci fa  arrivare a Spalato poco dopo le 12.

Il punto d’imbarco è ottimamente segnalato, acquistiamo velocemente il biglietto (343 kune/48 euro per un’auto e 2 persone) e ci accodiamo alla fila già iniziata. C’è il tempo per una fugace visita del centro storico della città e del grande  mercato adiacente. Puntuale partenza alle 14.30 di un grande ed affollato traghetto. A bordo ci sono un bar e un enorme spazio comune fornito di comodi divani, dove riusciamo anche a prendere qualche minuto di sonno.

Cronometrica anche l’ora di arrivo alle 16.30 e ci aspettano circa 15 chilometri per raggiungere il capoluogo dell’isola. La strada è spettacolare, soprattutto all’uscita della galleria che attraversa trasversalmente tutta Lesina, cammina alta sul mare donandoci da un lato i primi scorci di un mare splendido e, dall’altro una rigogliosa macchia mediterranea.  

Abbiamo una “soffiata”, un amico ci ha consigliato di visitare Milna, pochi chilometri prima del paese, potrebbe essere un’idea per l’eventuale pernottamento in alternativa.

Milna è un piccolo paese che possiede uno stretto lungomare fornito di parecchie abitazioni che offrono stanze ed appartamenti in affitto e soprattutto alcuni semplici ristoranti arroccati sul mare.

Esaurita la curiosità, ma contando sicuramente di ritornarci per i ristoranti, proseguiamo verso Hvar per un confronto e una decisione finale.

Al parcheggio principale ci accolgono numerose persone offerenti sistemazione per la notte; osserviamo le fotografie che ci pongono, ma anche in questo caso ci riserviamo di decidere. Ci addentriamo, a piedi, poiché il centro è chiuso al traffico, nella grande piazza Santo Stefano in consunto lastricato grigio chiaro dominata su questo lato dall’omonima cattedrale e delimitata sul lato opposto dal mandracchio. Proseguiamo sul lungomare di sinistra e ci rendiamo conto dell’eventuale difficoltà a raggiungere questa zona con i bagagli. Accanto ai numerosi negozi per turisti, bar, e ristoranti c’è anche un’agenzia turistica (Fontana tours tel. +385917987983) che visitiamo più per curiosità che per necessità. Parlano discretamente l’italiano e ci fanno notare che anche posteggiare l’auto nelle vicinanze per tutte le notti ha il suo costo (100kune/14euro al giorno) e ci magnificano un appartamento con parcheggio nella zona alta della città a 300kune/42euro a notte, che è comunque la stessa cifra chiestaci in precedenza. Curiosi, attendiamo il proprietario per andar a vedere. Saliamo lungo una serie di stretti vicoli un centinaio di scalini e raggiungiamo alla fine una costruzione molto recente, ci fanno entrare in un appartamento dotato anche di un piccolo salottino e soprattutto un’ampia terrazza dalla quale si domina tutta la cittadina, il mare e tutte le isolette di fronte. Perfetto: lo prendiamo per tre notti, (si paga anticipato in agenzia).

Dopo 5 ore di viaggio, 2 ore di traghetto, un paio d’ore di ricerche e trattative per la sistemazione notturna, finalmente siamo un poco più rilassati; scendiamo in centro, ci appare tutto molto tranquillo, la temperatura è ottimale, nella grande piazza e sul lungomare i numerosi bar e ristoranti hanno i tavoli all’esterno, non ci sono automobili, circolano solamente veicoli elettrici, c’è una bella illuminazione non invasiva, c’è molta animazione, turisti ci sono ma in minoranza; insomma siamo soddisfatti. Per la cena andiamo da “Bonaca” sul lungomare di sinistra, consigliatoci dalla proprietaria dell’appartamento, dove mangio un’ottima spigola grigliata . “Racun” in linea con il posto. (499 kune/70 euro)

La mattina si “bighellona” a Hvar. Scendiamo con calma e prendiamo un caffè sulla piazza, visitiamo poi la chiesa e tutto quello che le sta nei dintorni, l’edificio dell’arsenale con il soprastante teatro, visibili però solamente dall’esterno poiché chiusi per lavori, stessa cosa per la vicina loggia, conglobata in un albergo pluristellato.

Raggiungiamo poi, attraverso il lungomare, il più lontano monastero dei francescani dove, tra l’altro, c’è una enorme “ultima cena” e, nel giardino, un immenso cipresso multicentenario. All’uscita notiamo una locandina che pubblicizza un’esibizione di un coro di musiche dalmate per la sera successiva e, incuriositi, decidiamo di andarci.

Risolviamo il pranzo in una “pecarna” sulla piazza, con dell’ottimo “burek”.

Il pomeriggio prendiamo l’auto per percorrere la panoramicissima vecchia strada che fino a non molti anni fa, prima della costruzione della galleria, si doveva percorrere per raggiungere Stari Grad. Da Hvar si sale sul monte retrostante,  dapprima la vista spazia a sud verso le piccole isole di fronte alla città e arriva fino alla lontana Curzola (Korciula), poi invece la strada si rivolge verso la terraferma dove incombe il massiccio del Biokovo. Questo lato è caratterizzato soprattutto da una serie di strade che, dalla principale, scendono verso il mare su incantate baie dove trovano rifugio alcune imbarcazioni a vela e, sulla terra, antichi depositi di pescatori sono stati trasformati, immancabilmente, in moderne case, proposte, spesso, in affitto ai turisti. Siamo circondati dalla bassa macchia mediterranea regno di numerosi uccelli, che gridano arrabbiati dalla nostra presenza e, insieme allo sciabordio della risacca, sono gli unici rumori presenti. Incantevole!

La strada principale segue quasi la cresta della montagna e giunti all’apice della salita troviamo anche un interessante isolato ristorante che attira la nostra attenzione, “Divikovac”, diamo un’occhiata al menù, e diversamente dai locali in riva al mare propone piatti di carne. Contiamo di ritornarci.

Stari Grad è molto più piccola e tranquilla di Hvar, anche qua le strade del centro storico sono chiuse al traffico. C’è il convento dei domenicani dove si trova addirittura un dipinto del Tintoretto. Purtroppo quasi improvvisamente incomincia a piovere e decidiamo di rientrare, attraversando ovviamente la galleria e, già che si trova sulla strada, ripassiamo per Milna a sceglierci con calma il  ristorante per questa sera. Barba Bozjeg, specialità della casa la “gregada” specie di zuppa fatta però con pesci pregiati. Ottima, e ottimo anche il vino della casa: totale 415 kune/ 58 euro.
Splendida giornata di sole, saliamo, accompagnati da un coro di cicale, alla fortezza spagnola che domina la città. L’interno è ottimamente ben restaurato e altrettanto ben mantenuto, comprende, nel grande cortile, anche un bar sui comodi divani del quale ci soffermiamo per un caffè. Scendiamo poi in città per comperare qualcosa per la cena poiché il concerto del coro dalmato di questa sera che inizia alle 8.30 e termina alle 10 non ci permette la sosta al ristorante. Alla solita agenzia prenotiamo anche l’appartamento a Vrboska, nostra prossima tappa sull’isola.

L’idea successiva era di completare la visita di Stari Grad, interrotta l’altro giorno dalla pioggia e proseguire poi per Jelsa ma, complice il bisogno di rabboccare il serbatoio del gasolio dell’automobile, seguendo l’indicazione per l’unica stazione di servizio della città e proseguendo successivamente lungo il mare per uscire dalla città ci imbattiamo in un piccolo paradiso. Una baia isolata, una bellissima spiaggia, un’acqua “caraibica”, una retrostante ombreggiata “konoba”. Pochi secondi di esitazione ed eravamo seduti ad un tavolo sotto un pergolato con i costumi da bagno pronti sulle brandine predisposte sulla battigia.

Siamo scesi in acqua più volte e dopo aver pranzato qualcosa ci siamo anche presi qualche minuto di sonno.

All’intero della konoba “Mustacio” una grande vasca conteneva una decina di aragoste che, a detta della titolare, che parlava un ottimo italiano, non erano allevate ma provenivano dalla vicina isola di Vis dove se ne pescano abitualmente in quantità. Sul menù l’aragosta viene offerta a 450 kune/63 euro al chilo.

Rientriamo in appartamento per uscire in tempo per lo spettacolo dei coristi dalmati al monastero domenicano.

Per nulla barboso come me lo sarei aspettato, bravi i coristi, folto pubblico interessato e applaudente, l'ora e mezza è passata velocemente.

Rientriamo a casa verso le 11 passando prima per una delle numerose “viniarije” disposte lungo le scalinate della città vecchia per un buon bicchiere di bianco fresco.
Giornata di trasferimento. Partiamo con comodo, dobbiamo fare circa 20 chilometri e abbiamo l'appuntamento a Vrboska per le 2 del pomeriggio. C’è da visitare la penisola di Kabal sperando in una spiaggia come quella di ieri, facciamo molti chilometri di sterrato dove non incontriamo anima viva, siamo circondati da bassi cespugli accompagnati solamente dal rumore del vento ma il mare non è raggiungibile con facilità . Nel frattempo, arrivato il pomeriggio, ci dirigiamo verso il nuovo luogo di soggiorno che troviamo senza difficoltà. Il proprietario è già sul posto ad attenderci, ci apre un appartamento enorme, 2 camere, una su un soppalco, un grande salotto, una piccola terrazza prospiciente sul porto da cui si domina tutta la cittadina.

Vila Darinka tel. +38521774188 www.hvar.hr/viladarinka   300kune/42 euro a notte.     Un poco ci si rilassa e nelle ore successive visitiamo la cittadina, con il centro storico spettacolarmente attorcigliato tutto attorno alla parte finale di un fiordo. Però, al di là della estrema calma e tranquillità che ci regna, è un po’ una delusione: la grande chiesa fortificata, emblema della città, è chiusa, e altrettanto chiusa risulta la chiesa di San Lorenzo, contenente, questa, opere interessanti.

Speriamo in domani mattina. Ancora deludenti risultano i ristoranti locali.

Optiamo così per salire al Divikovac, sulla vecchia strada, che avevamo adocchiato giorni prima. Qui troviamo una trentina di persone, tutti uomini, riuniti per un torneo

 “internazionale” di bocce. Naturalmente il torneo è una scusa per far baldoria, difatti

dapprima c'è un gruppo che intona dei canti probabilmente locali, poi arriva un gruppo di sloveni con annessa fisarmonica e trombone che ci "allieterà" per buona parte del tempo.

Specialità della casa la “pastizada” una sorta di brasato di manzo ma speziato con ingredienti locali. Da provare. 335 kune/47 euro con vino della casa.

Rientriamo tranquillamente a casa verso le 11.

Ci svegliamo con calma quasi alle 9 e scendiamo in paese 2 ore dopo, sperando di trovare aperta la chiesa di mattina, speranza vana. Però, vedendoci spazientiti, alcune persone ci fanno capire che c’è ogni giorno una messa alle 17.30, alla fine della quale la chiesa rimane aperta per qualche tempo.  Cerchiamo quindi una spiaggia nelle vicinanze di casa e passiamo qua il resto della mattina. Pomeriggio visita della cittadina di Humac. Molto interessante, è un paesetto di case di pietra semi abbandonato, con qualche tentativo  di recupero tra cui una “konoba” che offre quasi esclusivamente cucina sulla "peka", che è un contenitore a forma di campana, fatto in ghisa, che, riempito di carne, patate, cipolle e diverse spezie viene posizionato sul caminetto e coperto di braci. Ci stiamo facendo un pensierino per domani. Alle 18.30 siamo davanti alla chiesa ad aspettare la fine della messa per poter finalmente entrare. Effettivamente sulle pareti ci sono dipinti di pregio, tra cui un Tiziano, ma non riusciamo a trovare il polittico del Veronese segnalato dalla guida.  Rientrati in appartamento abbiamo grandi difficoltà per decidere dove andare al ristorante, alla fine si va a Stari Grad da Eremitaz, segnalato dalla rivista "Itinerari" e che sembra il migliore della cittadina.

Il posto è bello, bello anche il tragitto per arrivarci, con una passeggiata lungo il fiordo. Purtroppo sembra che in queste piccole cittadine, dove arrivano solo pochi turisti, in questo periodo il pesce di giornata è una rarità. Ordiniamo perciò trancio di tonno e filetto di orata, dignitosissimi e con il conto quasi da pizzeria. (282 k/40€)
Altra giornata di relativa calma, ci prendiamo un caffè al porto, poi ci dirigiamo verso Zavala e Sveti Nedelija sull'altra costa. Splendida. Facciamo una lunga passeggiata sul sentiero attrezzato che costeggia il mare. Mia moglie raccoglie tutto quello che trova, capperi, olive, anche mirto. Lungo il cammino incontriamo piccolissime baie dove spesso ci sono le case, sia abitate che da dare in affitto, oggi è sabato e c'è un certo movimento. Lungo la strada del ritorno ci fermiamo ad acquistare anche del vino locale; speriamo bene. Non trovando però un posto dove poter prendere il sole con tranquillità decidiamo di andar a finir la visita di Stari Grad. Cerchiamo di visitare la casa di Hektorovic,segnalata dalle guide, la troviamo, ma ovviamente è aperta solamente un'ora al giorno.

Rientriamo all'appartamento per incominciare a preparare le borse poiché domani dobbiamo partire abbastanza presto per imbarcarsi sul traghetto che si trova a più di 50 chilometri su una strada segnalata come non molto comoda. Per la cena abbiamo prenotato la famosa “peka” nel paese semiabbandonato di Humac.

Arriviamo su e ci accorgiamo subito che saremo soli, però l'ambiente è spettacolare, non c'è la luce elettrica, per cui i tavoli sono apparecchiati con delle candele.

La proprietaria parla abbastanza bene l'italiano ed è molto cordiale. Mangiamo degli ottimi antipasti con due tipi di formaggio e un prosciutto locale, segue il pattuito agnello in campana che è ovviamente buono, anche se per noi non è una novità, ottimo rosso della casa e, anche in questo posto, "racun" in linea con l'ambiente (442 k/62€) Konoba Humac +385915239463

Oggi lasciamo definitivamente l'isola. Facciamo i 54 chilometri di strada per raggiungere il traghetto con estrema calma, anche troppa, poiché ci accorgiamo che ci sono in attesa già parecchi veicoli, ma riusciamo ad imbarcarci con un po’ di brivido. La splendida giornata di sole ci regala una magnifica "magistrala adriatica", con salite verso il massiccio Velebit e discese a toccare quasi il mare.

Alle 4, dopo una veloce sosta per rifocillarsi raggiungiamo Trogir e senza troppa voglia di ulteriori ricerche troviamo un appartamento che non ci piace molto ma si trova in compenso abbastanza vicino al ponte che collega il centro storico. Giriamo Trogir in lungo e in largo, è indubbiamente bella, tutti i suggestivi vicoletti sono tirati a lucido, ci sono tanti negozietti e tantissimi ristoranti anche molto ben attrezzati. Si arriva nella grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II dove trovano posto i monumenti più importanti della cittadina. Gli stellati, palazzo Cippico, la loggia e soprattutto la cattedrale di San Lorenzo con il magnifico portale e il campanile.

C’è molta animazione, ci sono molti più turisti che a Hvar, i tavoli esterni dei numerosi bar sono pieni e la sensazione è di calma e tranquillità.

All'ora di cena scegliamo il "Kamerlengo" che ha il pregio di farci vedere e scegliere direttamente il pesce.

Con una bottiglietta di pregiato Posip (170k) arriviamo a 513kune/72 euro.

Il rientro a casa offre 2 possibilità. Se si ha tempo si può proseguire lungo la vecchia ma spettacolare “magistrala adriatica” magari passando attraverso l’isola di Pag che è collegata a sud da un ponte ma a nord bisogna traghettare (circa 10 minuti con traghetti frequenti) oppure riprendere la veloce autostrada che in circa 5 ore ci riporta al confine italiano.
Partiamo da Trieste verso le 7 poiché ci aspettano quasi 500 chilometri e dobbiamo raggiungere Spalato (Split) entro le 14.30, orario di partenza del traghetto per Lesina (Hvar).

Il primo tratto di strada statale attraverso la Slovenia è seguito da una nuova comoda, anche se monotona autostrada croata che ci fa  arrivare a Spalato poco dopo le 12.

Il punto d’imbarco è ottimamente segnalato, acquistiamo velocemente il biglietto (343 kune/48 euro per un’auto e 2 persone) e ci accodiamo alla fila già iniziata. C’è il tempo per una fugace visita del centro storico della città e del grande  mercato adiacente. Puntuale partenza alle 14.30 di un grande ed affollato traghetto. A bordo ci sono un bar e un enorme spazio comune fornito di comodi divani, dove riusciamo anche a prendere qualche minuto di sonno.

Cronometrica anche l’ora di arrivo alle 16.30 e ci aspettano circa 15 chilometri per raggiungere il capoluogo dell’isola. La strada è spettacolare, soprattutto all’uscita della galleria che attraversa trasversalmente tutta Lesina, cammina alta sul mare donandoci da un lato i primi scorci di un mare splendido e, dall’altro una rigogliosa macchia mediterranea.  

Abbiamo una “soffiata”, un amico ci ha consigliato di visitare Milna, pochi chilometri prima del paese, potrebbe essere un’idea per l’eventuale pernottamento in alternativa.

Milna è un piccolo paese che possiede uno stretto lungomare fornito di parecchie abitazioni che offrono stanze ed appartamenti in affitto e soprattutto alcuni semplici ristoranti arroccati sul mare.

Esaurita la curiosità, ma contando sicuramente di ritornarci per i ristoranti, proseguiamo verso Hvar per un confronto e una decisione finale.

Al parcheggio principale ci accolgono numerose persone offerenti sistemazione per la notte; osserviamo le fotografie che ci pongono, ma anche in questo caso ci riserviamo di decidere. Ci addentriamo, a piedi, poiché il centro è chiuso al traffico, nella grande piazza Santo Stefano in consunto lastricato grigio chiaro dominata su questo lato dall’omonima cattedrale e delimitata sul lato opposto dal mandracchio. Proseguiamo sul lungomare di sinistra e ci rendiamo conto dell’eventuale difficoltà a raggiungere questa zona con i bagagli. Accanto ai numerosi negozi per turisti, bar, e ristoranti c’è anche un’agenzia turistica (Fontana tours tel. +385917987983) che visitiamo più per curiosità che per necessità. Parlano discretamente l’italiano e ci fanno notare che anche posteggiare l’auto nelle vicinanze per tutte le notti ha il suo costo (100kune/14euro al giorno) e ci magnificano un appartamento con parcheggio nella zona alta della città a 300kune/42euro a notte, che è comunque la stessa cifra chiestaci in precedenza. Curiosi, attendiamo il proprietario per andar a vedere. Saliamo lungo una serie di stretti vicoli un centinaio di scalini e raggiungiamo alla fine una costruzione molto recente, ci fanno entrare in un appartamento dotato anche di un piccolo salottino e soprattutto un’ampia terrazza dalla quale si domina tutta la cittadina, il mare e tutte le isolette di fronte. Perfetto: lo prendiamo per tre notti, (si paga anticipato in agenzia).

Dopo 5 ore di viaggio, 2 ore di traghetto, un paio d’ore di ricerche e trattative per la sistemazione notturna, finalmente siamo un poco più rilassati; scendiamo in centro, ci appare tutto molto tranquillo, la temperatura è ottimale, nella grande piazza e sul lungomare i numerosi bar e ristoranti hanno i tavoli all’esterno, non ci sono automobili, circolano solamente veicoli elettrici, c’è una bella illuminazione non invasiva, c’è molta animazione, turisti ci sono ma in minoranza; insomma siamo soddisfatti. Per la cena andiamo da “Bonaca” sul lungomare di sinistra, consigliatoci dalla proprietaria dell’appartamento, dove mangio un’ottima spigola grigliata . “Racun” in linea con il posto. (499 kune/70 euro)

La mattina si “bighellona” a Hvar. Scendiamo con calma e prendiamo un caffè sulla piazza, visitiamo poi la chiesa e tutto quello che le sta nei dintorni, l’edificio dell’arsenale con il soprastante teatro, visibili però solamente dall’esterno poiché chiusi per lavori, stessa cosa per la vicina loggia, conglobata in un albergo pluristellato.

Raggiungiamo poi, attraverso il lungomare, il più lontano monastero dei francescani dove, tra l’altro, c’è una enorme “ultima cena” e, nel giardino, un immenso cipresso multicentenario. All’uscita notiamo una locandina che pubblicizza un’esibizione di un coro di musiche dalmate per la sera successiva e, incuriositi, decidiamo di andarci.

Risolviamo il pranzo in una “pecarna” sulla piazza, con dell’ottimo “burek”.

Il pomeriggio prendiamo l’auto per percorrere la panoramicissima vecchia strada che fino a non molti anni fa, prima della costruzione della galleria, si doveva percorrere per raggiungere Stari Grad. Da Hvar si sale sul monte retrostante,  dapprima la vista spazia a sud verso le piccole isole di fronte alla città e arriva fino alla lontana Curzola (Korciula), poi invece la strada si rivolge verso la terraferma dove incombe il massiccio del Biokovo. Questo lato è caratterizzato soprattutto da una serie di strade che, dalla principale, scendono verso il mare su incantate baie dove trovano rifugio alcune imbarcazioni a vela e, sulla terra, antichi depositi di pescatori sono stati trasformati, immancabilmente, in moderne case, proposte, spesso, in affitto ai turisti. Siamo circondati dalla bassa macchia mediterranea regno di numerosi uccelli, che gridano arrabbiati dalla nostra presenza e, insieme allo sciabordio della risacca, sono gli unici rumori presenti. Incantevole!

La strada principale segue quasi la cresta della montagna e giunti all’apice della salita troviamo anche un interessante isolato ristorante che attira la nostra attenzione, “Divikovac”, diamo un’occhiata al menù, e diversamente dai locali in riva al mare propone piatti di carne. Contiamo di ritornarci.

Stari Grad è molto più piccola e tranquilla di Hvar, anche qua le strade del centro storico sono chiuse al traffico. C’è il convento dei domenicani dove si trova addirittura un dipinto del Tintoretto. Purtroppo quasi improvvisamente incomincia a piovere e decidiamo di rientrare, attraversando ovviamente la galleria e, già che si trova sulla strada, ripassiamo per Milna a sceglierci con calma il  ristorante per questa sera. Barba Bozjeg, specialità della casa la “gregada” specie di zuppa fatta però con pesci pregiati. Ottima, e ottimo anche il vino della casa: totale 415 kune/ 58 euro.
Splendida giornata di sole, saliamo, accompagnati da un coro di cicale, alla fortezza spagnola che domina la città. L’interno è ottimamente ben restaurato e altrettanto ben mantenuto, comprende, nel grande cortile, anche un bar sui comodi divani del quale ci soffermiamo per un caffè. Scendiamo poi in città per comperare qualcosa per la cena poiché il concerto del coro dalmato di questa sera che inizia alle 8.30 e termina alle 10 non ci permette la sosta al ristorante. Alla solita agenzia prenotiamo anche l’appartamento a Vrboska, nostra prossima tappa sull’isola.

L’idea successiva era di completare la visita di Stari Grad, interrotta l’altro giorno dalla pioggia e proseguire poi per Jelsa ma, complice il bisogno di rabboccare il serbatoio del gasolio dell’automobile, seguendo l’indicazione per l’unica stazione di servizio della città e proseguendo successivamente lungo il mare per uscire dalla città ci imbattiamo in un piccolo paradiso. Una baia isolata, una bellissima spiaggia, un’acqua “caraibica”, una retrostante ombreggiata “konoba”. Pochi secondi di esitazione ed eravamo seduti ad un tavolo sotto un pergolato con i costumi da bagno pronti sulle brandine predisposte sulla battigia.

Siamo scesi in acqua più volte e dopo aver pranzato qualcosa ci siamo anche presi qualche minuto di sonno.

All’intero della konoba “Mustacio” una grande vasca conteneva una decina di aragoste che, a detta della titolare, che parlava un ottimo italiano, non erano allevate ma provenivano dalla vicina isola di Vis dove se ne pescano abitualmente in quantità. Sul menù l’aragosta viene offerta a 450 kune/63 euro al chilo.

Rientriamo in appartamento per uscire in tempo per lo spettacolo dei coristi dalmati al monastero domenicano.

Per nulla barboso come me lo sarei aspettato, bravi i coristi, folto pubblico interessato e applaudente, l'ora e mezza è passata velocemente.

Rientriamo a casa verso le 11 passando prima per una delle numerose “viniarije” disposte lungo le scalinate della città vecchia per un buon bicchiere di bianco fresco.
Giornata di trasferimento. Partiamo con comodo, dobbiamo fare circa 20 chilometri e abbiamo l'appuntamento a Vrboska per le 2 del pomeriggio. C’è da visitare la penisola di Kabal sperando in una spiaggia come quella di ieri, facciamo molti chilometri di sterrato dove non incontriamo anima viva, siamo circondati da bassi cespugli accompagnati solamente dal rumore del vento ma il mare non è raggiungibile con facilità . Nel frattempo, arrivato il pomeriggio, ci dirigiamo verso il nuovo luogo di soggiorno che troviamo senza difficoltà. Il proprietario è già sul posto ad attenderci, ci apre un appartamento enorme, 2 camere, una su un soppalco, un grande salotto, una piccola terrazza prospiciente sul porto da cui si domina tutta la cittadina.

Vila Darinka tel. +38521774188 www.hvar.hr/viladarinka   300kune/42 euro a notte.     Un poco ci si rilassa e nelle ore successive visitiamo la cittadina, con il centro storico spettacolarmente attorcigliato tutto attorno alla parte finale di un fiordo. Però, al di là della estrema calma e tranquillità che ci regna, è un po’ una delusione: la grande chiesa fortificata, emblema della città, è chiusa, e altrettanto chiusa risulta la chiesa di San Lorenzo, contenente, questa, opere interessanti.

Speriamo in domani mattina. Ancora deludenti risultano i ristoranti locali.

Optiamo così per salire al Divikovac, sulla vecchia strada, che avevamo adocchiato giorni prima. Qui troviamo una trentina di persone, tutti uomini, riuniti per un torneo

 “internazionale” di bocce. Naturalmente il torneo è una scusa per far baldoria, difatti

dapprima c'è un gruppo che intona dei canti probabilmente locali, poi arriva un gruppo di sloveni con annessa fisarmonica e trombone che ci "allieterà" per buona parte del tempo.

Specialità della casa la “pastizada” una sorta di brasato di manzo ma speziato con ingredienti locali. Da provare. 335 kune/47 euro con vino della casa.

Rientriamo tranquillamente a casa verso le 11.

Ci svegliamo con calma quasi alle 9 e scendiamo in paese 2 ore dopo, sperando di trovare aperta la chiesa di mattina, speranza vana. Però, vedendoci spazientiti, alcune persone ci fanno capire che c’è ogni giorno una messa alle 17.30, alla fine della quale la chiesa rimane aperta per qualche tempo.  Cerchiamo quindi una spiaggia nelle vicinanze di casa e passiamo qua il resto della mattina. Pomeriggio visita della cittadina di Humac. Molto interessante, è un paesetto di case di pietra semi abbandonato, con qualche tentativo  di recupero tra cui una “konoba” che offre quasi esclusivamente cucina sulla "peka", che è un contenitore a forma di campana, fatto in ghisa, che, riempito di carne, patate, cipolle e diverse spezie viene posizionato sul caminetto e coperto di braci. Ci stiamo facendo un pensierino per domani. Alle 18.30 siamo davanti alla chiesa ad aspettare la fine della messa per poter finalmente entrare. Effettivamente sulle pareti ci sono dipinti di pregio, tra cui un Tiziano, ma non riusciamo a trovare il polittico del Veronese segnalato dalla guida.  Rientrati in appartamento abbiamo grandi difficoltà per decidere dove andare al ristorante, alla fine si va a Stari Grad da Eremitaz, segnalato dalla rivista "Itinerari" e che sembra il migliore della cittadina.

Il posto è bello, bello anche il tragitto per arrivarci, con una passeggiata lungo il fiordo. Purtroppo sembra che in queste piccole cittadine, dove arrivano solo pochi turisti, in questo periodo il pesce di giornata è una rarità. Ordiniamo perciò trancio di tonno e filetto di orata, dignitosissimi e con il conto quasi da pizzeria. (282 k/40€)
Altra giornata di relativa calma, ci prendiamo un caffè al porto, poi ci dirigiamo verso Zavala e Sveti Nedelija sull'altra costa. Splendida. Facciamo una lunga passeggiata sul sentiero attrezzato che costeggia il mare. Mia moglie raccoglie tutto quello che trova, capperi, olive, anche mirto. Lungo il cammino incontriamo piccolissime baie dove spesso ci sono le case, sia abitate che da dare in affitto, oggi è sabato e c'è un certo movimento. Lungo la strada del ritorno ci fermiamo ad acquistare anche del vino locale; speriamo bene. Non trovando però un posto dove poter prendere il sole con tranquillità decidiamo di andar a finir la visita di Stari Grad. Cerchiamo di visitare la casa di Hektorovic,segnalata dalle guide, la troviamo, ma ovviamente è aperta solamente un'ora al giorno.

Rientriamo all'appartamento per incominciare a preparare le borse poiché domani dobbiamo partire abbastanza presto per imbarcarsi sul traghetto che si trova a più di 50 chilometri su una strada segnalata come non molto comoda. Per la cena abbiamo prenotato la famosa “peka” nel paese semiabbandonato di Humac.

Arriviamo su e ci accorgiamo subito che saremo soli, però l'ambiente è spettacolare, non c'è la luce elettrica, per cui i tavoli sono apparecchiati con delle candele.

La proprietaria parla abbastanza bene l'italiano ed è molto cordiale. Mangiamo degli ottimi antipasti con due tipi di formaggio e un prosciutto locale, segue il pattuito agnello in campana che è ovviamente buono, anche se per noi non è una novità, ottimo rosso della casa e, anche in questo posto, "racun" in linea con l'ambiente (442 k/62€) Konoba Humac +385915239463

Oggi lasciamo definitivamente l'isola. Facciamo i 54 chilometri di strada per raggiungere il traghetto con estrema calma, anche troppa, poiché ci accorgiamo che ci sono in attesa già parecchi veicoli, ma riusciamo ad imbarcarci con un po’ di brivido. La splendida giornata di sole ci regala una magnifica "magistrala adriatica", con salite verso il massiccio Velebit e discese a toccare quasi il mare.

Alle 4, dopo una veloce sosta per rifocillarsi raggiungiamo Trogir e senza troppa voglia di ulteriori ricerche troviamo un appartamento che non ci piace molto ma si trova in compenso abbastanza vicino al ponte che collega il centro storico. Giriamo Trogir in lungo e in largo, è indubbiamente bella, tutti i suggestivi vicoletti sono tirati a lucido, ci sono tanti negozietti e tantissimi ristoranti anche molto ben attrezzati. Si arriva nella grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II dove trovano posto i monumenti più importanti della cittadina. Gli stellati, palazzo Cippico, la loggia e soprattutto la cattedrale di San Lorenzo con il magnifico portale e il campanile.

C’è molta animazione, ci sono molti più turisti che a Hvar, i tavoli esterni dei numerosi bar sono pieni e la sensazione è di calma e tranquillità.

All'ora di cena scegliamo il "Kamerlengo" che ha il pregio di farci vedere e scegliere direttamente il pesce.

Con una bottiglietta di pregiato Posip (170k) arriviamo a 513kune/72 euro.

Il rientro a casa offre 2 possibilità. Se si ha tempo si può proseguire lungo la vecchia ma spettacolare “magistrala adriatica” magari passando attraverso l’isola di Pag che è collegata a sud da un ponte ma a nord bisogna traghettare (circa 10 minuti con traghetti frequenti) oppure riprendere la veloce autostrada che in circa 5 ore ci riporta al confine italiano.
Partiamo da Trieste verso le 7 poiché ci aspettano quasi 500 chilometri e dobbiamo raggiungere Spalato (Split) entro le 14.30, orario di partenza del traghetto per Lesina (Hvar).

Il primo tratto di strada statale attraverso la Slovenia è seguito da una nuova comoda, anche se monotona autostrada croata che ci fa  arrivare a Spalato poco dopo le 12.

Il punto d’imbarco è ottimamente segnalato, acquistiamo velocemente il biglietto (343 kune/48 euro per un’auto e 2 persone) e ci accodiamo alla fila già iniziata. C’è il tempo per una fugace visita del centro storico della città e del grande  mercato adiacente. Puntuale partenza alle 14.30 di un grande ed affollato traghetto. A bordo ci sono un bar e un enorme spazio comune fornito di comodi divani, dove riusciamo anche a prendere qualche minuto di sonno.

Cronometrica anche l’ora di arrivo alle 16.30 e ci aspettano circa 15 chilometri per raggiungere il capoluogo dell’isola. La strada è spettacolare, soprattutto all’uscita della galleria che attraversa trasversalmente tutta Lesina, cammina alta sul mare donandoci da un lato i primi scorci di un mare splendido e, dall’altro una rigogliosa macchia mediterranea.  

Abbiamo una “soffiata”, un amico ci ha consigliato di visitare Milna, pochi chilometri prima del paese, potrebbe essere un’idea per l’eventuale pernottamento in alternativa.

Milna è un piccolo paese che possiede uno stretto lungomare fornito di parecchie abitazioni che offrono stanze ed appartamenti in affitto e soprattutto alcuni semplici ristoranti arroccati sul mare.

Esaurita la curiosità, ma contando sicuramente di ritornarci per i ristoranti, proseguiamo verso Hvar per un confronto e una decisione finale.

Al parcheggio principale ci accolgono numerose persone offerenti sistemazione per la notte; osserviamo le fotografie che ci pongono, ma anche in questo caso ci riserviamo di decidere. Ci addentriamo, a piedi, poiché il centro è chiuso al traffico, nella grande piazza Santo Stefano in consunto lastricato grigio chiaro dominata su questo lato dall’omonima cattedrale e delimitata sul lato opposto dal mandracchio. Proseguiamo sul lungomare di sinistra e ci rendiamo conto dell’eventuale difficoltà a raggiungere questa zona con i bagagli. Accanto ai numerosi negozi per turisti, bar, e ristoranti c’è anche un’agenzia turistica (Fontana tours tel. +385917987983) che visitiamo più per curiosità che per necessità. Parlano discretamente l’italiano e ci fanno notare che anche posteggiare l’auto nelle vicinanze per tutte le notti ha il suo costo (100kune/14euro al giorno) e ci magnificano un appartamento con parcheggio nella zona alta della città a 300kune/42euro a notte, che è comunque la stessa cifra chiestaci in precedenza. Curiosi, attendiamo il proprietario per andar a vedere. Saliamo lungo una serie di stretti vicoli un centinaio di scalini e raggiungiamo alla fine una costruzione molto recente, ci fanno entrare in un appartamento dotato anche di un piccolo salottino e soprattutto un’ampia terrazza dalla quale si domina tutta la cittadina, il mare e tutte le isolette di fronte. Perfetto: lo prendiamo per tre notti, (si paga anticipato in agenzia).

Dopo 5 ore di viaggio, 2 ore di traghetto, un paio d’ore di ricerche e trattative per la sistemazione notturna, finalmente siamo un poco più rilassati; scendiamo in centro, ci appare tutto molto tranquillo, la temperatura è ottimale, nella grande piazza e sul lungomare i numerosi bar e ristoranti hanno i tavoli all’esterno, non ci sono automobili, circolano solamente veicoli elettrici, c’è una bella illuminazione non invasiva, c’è molta animazione, turisti ci sono ma in minoranza; insomma siamo soddisfatti. Per la cena andiamo da “Bonaca” sul lungomare di sinistra, consigliatoci dalla proprietaria dell’appartamento, dove mangio un’ottima spigola grigliata . “Racun” in linea con il posto. (499 kune/70 euro)

La mattina si “bighellona” a Hvar. Scendiamo con calma e prendiamo un caffè sulla piazza, visitiamo poi la chiesa e tutto quello che le sta nei dintorni, l’edificio dell’arsenale con il soprastante teatro, visibili però solamente dall’esterno poiché chiusi per lavori, stessa cosa per la vicina loggia, conglobata in un albergo pluristellato.

Raggiungiamo poi, attraverso il lungomare, il più lontano monastero dei francescani dove, tra l’altro, c’è una enorme “ultima cena” e, nel giardino, un immenso cipresso multicentenario. All’uscita notiamo una locandina che pubblicizza un’esibizione di un coro di musiche dalmate per la sera successiva e, incuriositi, decidiamo di andarci.

Risolviamo il pranzo in una “pecarna” sulla piazza, con dell’ottimo “burek”.

Il pomeriggio prendiamo l’auto per percorrere la panoramicissima vecchia strada che fino a non molti anni fa, prima della costruzione della galleria, si doveva percorrere per raggiungere Stari Grad. Da Hvar si sale sul monte retrostante,  dapprima la vista spazia a sud verso le piccole isole di fronte alla città e arriva fino alla lontana Curzola (Korciula), poi invece la strada si rivolge verso la terraferma dove incombe il massiccio del Biokovo. Questo lato è caratterizzato soprattutto da una serie di strade che, dalla principale, scendono verso il mare su incantate baie dove trovano rifugio alcune imbarcazioni a vela e, sulla terra, antichi depositi di pescatori sono stati trasformati, immancabilmente, in moderne case, proposte, spesso, in affitto ai turisti. Siamo circondati dalla bassa macchia mediterranea regno di numerosi uccelli, che gridano arrabbiati dalla nostra presenza e, insieme allo sciabordio della risacca, sono gli unici rumori presenti. Incantevole!

La strada principale segue quasi la cresta della montagna e giunti all’apice della salita troviamo anche un interessante isolato ristorante che attira la nostra attenzione, “Divikovac”, diamo un’occhiata al menù, e diversamente dai locali in riva al mare propone piatti di carne. Contiamo di ritornarci.

Stari Grad è molto più piccola e tranquilla di Hvar, anche qua le strade del centro storico sono chiuse al traffico. C’è il convento dei domenicani dove si trova addirittura un dipinto del Tintoretto. Purtroppo quasi improvvisamente incomincia a piovere e decidiamo di rientrare, attraversando ovviamente la galleria e, già che si trova sulla strada, ripassiamo per Milna a sceglierci con calma il  ristorante per questa sera. Barba Bozjeg, specialità della casa la “gregada” specie di zuppa fatta però con pesci pregiati. Ottima, e ottimo anche il vino della casa: totale 415 kune/ 58 euro.
Splendida giornata di sole, saliamo, accompagnati da un coro di cicale, alla fortezza spagnola che domina la città. L’interno è ottimamente ben restaurato e altrettanto ben mantenuto, comprende, nel grande cortile, anche un bar sui comodi divani del quale ci soffermiamo per un caffè. Scendiamo poi in città per comperare qualcosa per la cena poiché il concerto del coro dalmato di questa sera che inizia alle 8.30 e termina alle 10 non ci permette la sosta al ristorante. Alla solita agenzia prenotiamo anche l’appartamento a Vrboska, nostra prossima tappa sull’isola.

L’idea successiva era di completare la visita di Stari Grad, interrotta l’altro giorno dalla pioggia e proseguire poi per Jelsa ma, complice il bisogno di rabboccare il serbatoio del gasolio dell’automobile, seguendo l’indicazione per l’unica stazione di servizio della città e proseguendo successivamente lungo il mare per uscire dalla città ci imbattiamo in un piccolo paradiso. Una baia isolata, una bellissima spiaggia, un’acqua “caraibica”, una retrostante ombreggiata “konoba”. Pochi secondi di esitazione ed eravamo seduti ad un tavolo sotto un pergolato con i costumi da bagno pronti sulle brandine predisposte sulla battigia.

Siamo scesi in acqua più volte e dopo aver pranzato qualcosa ci siamo anche presi qualche minuto di sonno.

All’intero della konoba “Mustacio” una grande vasca conteneva una decina di aragoste che, a detta della titolare, che parlava un ottimo italiano, non erano allevate ma provenivano dalla vicina isola di Vis dove se ne pescano abitualmente in quantità. Sul menù l’aragosta viene offerta a 450 kune/63 euro al chilo.

Rientriamo in appartamento per uscire in tempo per lo spettacolo dei coristi dalmati al monastero domenicano.

Per nulla barboso come me lo sarei aspettato, bravi i coristi, folto pubblico interessato e applaudente, l'ora e mezza è passata velocemente.

Rientriamo a casa verso le 11 passando prima per una delle numerose “viniarije” disposte lungo le scalinate della città vecchia per un buon bicchiere di bianco fresco.
Giornata di trasferimento. Partiamo con comodo, dobbiamo fare circa 20 chilometri e abbiamo l'appuntamento a Vrboska per le 2 del pomeriggio. C’è da visitare la penisola di Kabal sperando in una spiaggia come quella di ieri, facciamo molti chilometri di sterrato dove non incontriamo anima viva, siamo circondati da bassi cespugli accompagnati solamente dal rumore del vento ma il mare non è raggiungibile con facilità . Nel frattempo, arrivato il pomeriggio, ci dirigiamo verso il nuovo luogo di soggiorno che troviamo senza difficoltà. Il proprietario è già sul posto ad attenderci, ci apre un appartamento enorme, 2 camere, una su un soppalco, un grande salotto, una piccola terrazza prospiciente sul porto da cui si domina tutta la cittadina.

Vila Darinka tel. +38521774188 www.hvar.hr/viladarinka   300kune/42 euro a notte.     Un poco ci si rilassa e nelle ore successive visitiamo la cittadina, con il centro storico spettacolarmente attorcigliato tutto attorno alla parte finale di un fiordo. Però, al di là della estrema calma e tranquillità che ci regna, è un po’ una delusione: la grande chiesa fortificata, emblema della città, è chiusa, e altrettanto chiusa risulta la chiesa di San Lorenzo, contenente, questa, opere interessanti.

Speriamo in domani mattina. Ancora deludenti risultano i ristoranti locali.

Optiamo così per salire al Divikovac, sulla vecchia strada, che avevamo adocchiato giorni prima. Qui troviamo una trentina di persone, tutti uomini, riuniti per un torneo

 “internazionale” di bocce. Naturalmente il torneo è una scusa per far baldoria, difatti

dapprima c'è un gruppo che intona dei canti probabilmente locali, poi arriva un gruppo di sloveni con annessa fisarmonica e trombone che ci "allieterà" per buona parte del tempo.

Specialità della casa la “pastizada” una sorta di brasato di manzo ma speziato con ingredienti locali. Da provare. 335 kune/47 euro con vino della casa.

Rientriamo tranquillamente a casa verso le 11.

Ci svegliamo con calma quasi alle 9 e scendiamo in paese 2 ore dopo, sperando di trovare aperta la chiesa di mattina, speranza vana. Però, vedendoci spazientiti, alcune persone ci fanno capire che c’è ogni giorno una messa alle 17.30, alla fine della quale la chiesa rimane aperta per qualche tempo.  Cerchiamo quindi una spiaggia nelle vicinanze di casa e passiamo qua il resto della mattina. Pomeriggio visita della cittadina di Humac. Molto interessante, è un paesetto di case di pietra semi abbandonato, con qualche tentativo  di recupero tra cui una “konoba” che offre quasi esclusivamente cucina sulla "peka", che è un contenitore a forma di campana, fatto in ghisa, che, riempito di carne, patate, cipolle e diverse spezie viene posizionato sul caminetto e coperto di braci. Ci stiamo facendo un pensierino per domani. Alle 18.30 siamo davanti alla chiesa ad aspettare la fine della messa per poter finalmente entrare. Effettivamente sulle pareti ci sono dipinti di pregio, tra cui un Tiziano, ma non riusciamo a trovare il polittico del Veronese segnalato dalla guida.  Rientrati in appartamento abbiamo grandi difficoltà per decidere dove andare al ristorante, alla fine si va a Stari Grad da Eremitaz, segnalato dalla rivista "Itinerari" e che sembra il migliore della cittadina.

Il posto è bello, bello anche il tragitto per arrivarci, con una passeggiata lungo il fiordo. Purtroppo sembra che in queste piccole cittadine, dove arrivano solo pochi turisti, in questo periodo il pesce di giornata è una rarità. Ordiniamo perciò trancio di tonno e filetto di orata, dignitosissimi e con il conto quasi da pizzeria. (282 k/40€)
Altra giornata di relativa calma, ci prendiamo un caffè al porto, poi ci dirigiamo verso Zavala e Sveti Nedelija sull'altra costa. Splendida. Facciamo una lunga passeggiata sul sentiero attrezzato che costeggia il mare. Mia moglie raccoglie tutto quello che trova, capperi, olive, anche mirto. Lungo il cammino incontriamo piccolissime baie dove spesso ci sono le case, sia abitate che da dare in affitto, oggi è sabato e c'è un certo movimento. Lungo la strada del ritorno ci fermiamo ad acquistare anche del vino locale; speriamo bene. Non trovando però un posto dove poter prendere il sole con tranquillità decidiamo di andar a finir la visita di Stari Grad. Cerchiamo di visitare la casa di Hektorovic,segnalata dalle guide, la troviamo, ma ovviamente è aperta solamente un'ora al giorno.

Rientriamo all'appartamento per incominciare a preparare le borse poiché domani dobbiamo partire abbastanza presto per imbarcarsi sul traghetto che si trova a più di 50 chilometri su una strada segnalata come non molto comoda. Per la cena abbiamo prenotato la famosa “peka” nel paese semiabbandonato di Humac.

Arriviamo su e ci accorgiamo subito che saremo soli, però l'ambiente è spettacolare, non c'è la luce elettrica, per cui i tavoli sono apparecchiati con delle candele.

La proprietaria parla abbastanza bene l'italiano ed è molto cordiale. Mangiamo degli ottimi antipasti con due tipi di formaggio e un prosciutto locale, segue il pattuito agnello in campana che è ovviamente buono, anche se per noi non è una novità, ottimo rosso della casa e, anche in questo posto, "racun" in linea con l'ambiente (442 k/62€) Konoba Humac +385915239463

Oggi lasciamo definitivamente l'isola. Facciamo i 54 chilometri di strada per raggiungere il traghetto con estrema calma, anche troppa, poiché ci accorgiamo che ci sono in attesa già parecchi veicoli, ma riusciamo ad imbarcarci con un po’ di brivido. La splendida giornata di sole ci regala una magnifica "magistrala adriatica", con salite verso il massiccio Velebit e discese a toccare quasi il mare.

Alle 4, dopo una veloce sosta per rifocillarsi raggiungiamo Trogir e senza troppa voglia di ulteriori ricerche troviamo un appartamento che non ci piace molto ma si trova in compenso abbastanza vicino al ponte che collega il centro storico. Giriamo Trogir in lungo e in largo, è indubbiamente bella, tutti i suggestivi vicoletti sono tirati a lucido, ci sono tanti negozietti e tantissimi ristoranti anche molto ben attrezzati. Si arriva nella grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II dove trovano posto i monumenti più importanti della cittadina. Gli stellati, palazzo Cippico, la loggia e soprattutto la cattedrale di San Lorenzo con il magnifico portale e il campanile.

C’è molta animazione, ci sono molti più turisti che a Hvar, i tavoli esterni dei numerosi bar sono pieni e la sensazione è di calma e tranquillità.

All'ora di cena scegliamo il "Kamerlengo" che ha il pregio di farci vedere e scegliere direttamente il pesce.

Con una bottiglietta di pregiato Posip (170k) arriviamo a 513kune/72 euro.

Il rientro a casa offre 2 possibilità. Se si ha tempo si può proseguire lungo la vecchia ma spettacolare “magistrala adriatica” magari passando attraverso l’isola di Pag che è collegata a sud da un ponte ma a nord bisogna traghettare (circa 10 minuti con traghetti frequenti) oppure riprendere la veloce autostrada che in circa 5 ore ci riporta al confine italiano.
Partiamo da Trieste verso le 7 poiché ci aspettano quasi 500 chilometri e dobbiamo raggiungere Spalato (Split) entro le 14.30, orario di partenza del traghetto per Lesina (Hvar).

Il primo tratto di strada statale attraverso la Slovenia è seguito da una nuova comoda, anche se monotona autostrada croata che ci fa  arrivare a Spalato poco dopo le 12.

Il punto d’imbarco è ottimamente segnalato, acquistiamo velocemente il biglietto (343 kune/48 euro per un’auto e 2 persone) e ci accodiamo alla fila già iniziata. C’è il tempo per una fugace visita del centro storico della città e del grande  mercato adiacente. Puntuale partenza alle 14.30 di un grande ed affollato traghetto. A bordo ci sono un bar e un enorme spazio comune fornito di comodi divani, dove riusciamo anche a prendere qualche minuto di sonno.

Cronometrica anche l’ora di arrivo alle 16.30 e ci aspettano circa 15 chilometri per raggiungere il capoluogo dell’isola. La strada è spettacolare, soprattutto all’uscita della galleria che attraversa trasversalmente tutta Lesina, cammina alta sul mare donandoci da un lato i primi scorci di un mare splendido e, dall’altro una rigogliosa macchia mediterranea.  

Abbiamo una “soffiata”, un amico ci ha consigliato di visitare Milna, pochi chilometri prima del paese, potrebbe essere un’idea per l’eventuale pernottamento in alternativa.

Milna è un piccolo paese che possiede uno stretto lungomare fornito di parecchie abitazioni che offrono stanze ed appartamenti in affitto e soprattutto alcuni semplici ristoranti arroccati sul mare.

Esaurita la curiosità, ma contando sicuramente di ritornarci per i ristoranti, proseguiamo verso Hvar per un confronto e una decisione finale.

Al parcheggio principale ci accolgono numerose persone offerenti sistemazione per la notte; osserviamo le fotografie che ci pongono, ma anche in questo caso ci riserviamo di decidere. Ci addentriamo, a piedi, poiché il centro è chiuso al traffico, nella grande piazza Santo Stefano in consunto lastricato grigio chiaro dominata su questo lato dall’omonima cattedrale e delimitata sul lato opposto dal mandracchio. Proseguiamo sul lungomare di sinistra e ci rendiamo conto dell’eventuale difficoltà a raggiungere questa zona con i bagagli. Accanto ai numerosi negozi per turisti, bar, e ristoranti c’è anche un’agenzia turistica (Fontana tours tel. +385917987983) che visitiamo più per curiosità che per necessità. Parlano discretamente l’italiano e ci fanno notare che anche posteggiare l’auto nelle vicinanze per tutte le notti ha il suo costo (100kune/14euro al giorno) e ci magnificano un appartamento con parcheggio nella zona alta della città a 300kune/42euro a notte, che è comunque la stessa cifra chiestaci in precedenza. Curiosi, attendiamo il proprietario per andar a vedere. Saliamo lungo una serie di stretti vicoli un centinaio di scalini e raggiungiamo alla fine una costruzione molto recente, ci fanno entrare in un appartamento dotato anche di un piccolo salottino e soprattutto un’ampia terrazza dalla quale si domina tutta la cittadina, il mare e tutte le isolette di fronte. Perfetto: lo prendiamo per tre notti, (si paga anticipato in agenzia).

Dopo 5 ore di viaggio, 2 ore di traghetto, un paio d’ore di ricerche e trattative per la sistemazione notturna, finalmente siamo un poco più rilassati; scendiamo in centro, ci appare tutto molto tranquillo, la temperatura è ottimale, nella grande piazza e sul lungomare i numerosi bar e ristoranti hanno i tavoli all’esterno, non ci sono automobili, circolano solamente veicoli elettrici, c’è una bella illuminazione non invasiva, c’è molta animazione, turisti ci sono ma in minoranza; insomma siamo soddisfatti. Per la cena andiamo da “Bonaca” sul lungomare di sinistra, consigliatoci dalla proprietaria dell’appartamento, dove mangio un’ottima spigola grigliata . “Racun” in linea con il posto. (499 kune/70 euro)

La mattina si “bighellona” a Hvar. Scendiamo con calma e prendiamo un caffè sulla piazza, visitiamo poi la chiesa e tutto quello che le sta nei dintorni, l’edificio dell’arsenale con il soprastante teatro, visibili però solamente dall’esterno poiché chiusi per lavori, stessa cosa per la vicina loggia, conglobata in un albergo pluristellato.

Raggiungiamo poi, attraverso il lungomare, il più lontano monastero dei francescani dove, tra l’altro, c’è una enorme “ultima cena” e, nel giardino, un immenso cipresso multicentenario. All’uscita notiamo una locandina che pubblicizza un’esibizione di un coro di musiche dalmate per la sera successiva e, incuriositi, decidiamo di andarci.

Risolviamo il pranzo in una “pecarna” sulla piazza, con dell’ottimo “burek”.

Il pomeriggio prendiamo l’auto per percorrere la panoramicissima vecchia strada che fino a non molti anni fa, prima della costruzione della galleria, si doveva percorrere per raggiungere Stari Grad. Da Hvar si sale sul monte retrostante,  dapprima la vista spazia a sud verso le piccole isole di fronte alla città e arriva fino alla lontana Curzola (Korciula), poi invece la strada si rivolge verso la terraferma dove incombe il massiccio del Biokovo. Questo lato è caratterizzato soprattutto da una serie di strade che, dalla principale, scendono verso il mare su incantate baie dove trovano rifugio alcune imbarcazioni a vela e, sulla terra, antichi depositi di pescatori sono stati trasformati, immancabilmente, in moderne case, proposte, spesso, in affitto ai turisti. Siamo circondati dalla bassa macchia mediterranea regno di numerosi uccelli, che gridano arrabbiati dalla nostra presenza e, insieme allo sciabordio della risacca, sono gli unici rumori presenti. Incantevole!

La strada principale segue quasi la cresta della montagna e giunti all’apice della salita troviamo anche un interessante isolato ristorante che attira la nostra attenzione, “Divikovac”, diamo un’occhiata al menù, e diversamente dai locali in riva al mare propone piatti di carne. Contiamo di ritornarci.

Stari Grad è molto più piccola e tranquilla di Hvar, anche qua le strade del centro storico sono chiuse al traffico. C’è il convento dei domenicani dove si trova addirittura un dipinto del Tintoretto. Purtroppo quasi improvvisamente incomincia a piovere e decidiamo di rientrare, attraversando ovviamente la galleria e, già che si trova sulla strada, ripassiamo per Milna a sceglierci con calma il  ristorante per questa sera. Barba Bozjeg, specialità della casa la “gregada” specie di zuppa fatta però con pesci pregiati. Ottima, e ottimo anche il vino della casa: totale 415 kune/ 58 euro.
Splendida giornata di sole, saliamo, accompagnati da un coro di cicale, alla fortezza spagnola che domina la città. L’interno è ottimamente ben restaurato e altrettanto ben mantenuto, comprende, nel grande cortile, anche un bar sui comodi divani del quale ci soffermiamo per un caffè. Scendiamo poi in città per comperare qualcosa per la cena poiché il concerto del coro dalmato di questa sera che inizia alle 8.30 e termina alle 10 non ci permette la sosta al ristorante. Alla solita agenzia prenotiamo anche l’appartamento a Vrboska, nostra prossima tappa sull’isola.

L’idea successiva era di completare la visita di Stari Grad, interrotta l’altro giorno dalla pioggia e proseguire poi per Jelsa ma, complice il bisogno di rabboccare il serbatoio del gasolio dell’automobile, seguendo l’indicazione per l’unica stazione di servizio della città e proseguendo successivamente lungo il mare per uscire dalla città ci imbattiamo in un piccolo paradiso. Una baia isolata, una bellissima spiaggia, un’acqua “caraibica”, una retrostante ombreggiata “konoba”. Pochi secondi di esitazione ed eravamo seduti ad un tavolo sotto un pergolato con i costumi da bagno pronti sulle brandine predisposte sulla battigia.

Siamo scesi in acqua più volte e dopo aver pranzato qualcosa ci siamo anche presi qualche minuto di sonno.

All’intero della konoba “Mustacio” una grande vasca conteneva una decina di aragoste che, a detta della titolare, che parlava un ottimo italiano, non erano allevate ma provenivano dalla vicina isola di Vis dove se ne pescano abitualmente in quantità. Sul menù l’aragosta viene offerta a 450 kune/63 euro al chilo.

Rientriamo in appartamento per uscire in tempo per lo spettacolo dei coristi dalmati al monastero domenicano.

Per nulla barboso come me lo sarei aspettato, bravi i coristi, folto pubblico interessato e applaudente, l'ora e mezza è passata velocemente.

Rientriamo a casa verso le 11 passando prima per una delle numerose “viniarije” disposte lungo le scalinate della città vecchia per un buon bicchiere di bianco fresco.
Giornata di trasferimento. Partiamo con comodo, dobbiamo fare circa 20 chilometri e abbiamo l'appuntamento a Vrboska per le 2 del pomeriggio. C’è da visitare la penisola di Kabal sperando in una spiaggia come quella di ieri, facciamo molti chilometri di sterrato dove non incontriamo anima viva, siamo circondati da bassi cespugli accompagnati solamente dal rumore del vento ma il mare non è raggiungibile con facilità . Nel frattempo, arrivato il pomeriggio, ci dirigiamo verso il nuovo luogo di soggiorno che troviamo senza difficoltà. Il proprietario è già sul posto ad attenderci, ci apre un appartamento enorme, 2 camere, una su un soppalco, un grande salotto, una piccola terrazza prospiciente sul porto da cui si domina tutta la cittadina.

Vila Darinka tel. +38521774188 www.hvar.hr/viladarinka   300kune/42 euro a notte.     Un poco ci si rilassa e nelle ore successive visitiamo la cittadina, con il centro storico spettacolarmente attorcigliato tutto attorno alla parte finale di un fiordo. Però, al di là della estrema calma e tranquillità che ci regna, è un po’ una delusione: la grande chiesa fortificata, emblema della città, è chiusa, e altrettanto chiusa risulta la chiesa di San Lorenzo, contenente, questa, opere interessanti.

Speriamo in domani mattina. Ancora deludenti risultano i ristoranti locali.

Optiamo così per salire al Divikovac, sulla vecchia strada, che avevamo adocchiato giorni prima. Qui troviamo una trentina di persone, tutti uomini, riuniti per un torneo

 “internazionale” di bocce. Naturalmente il torneo è una scusa per far baldoria, difatti

dapprima c'è un gruppo che intona dei canti probabilmente locali, poi arriva un gruppo di sloveni con annessa fisarmonica e trombone che ci "allieterà" per buona parte del tempo.

Specialità della casa la “pastizada” una sorta di brasato di manzo ma speziato con ingredienti locali. Da provare. 335 kune/47 euro con vino della casa.

Rientriamo tranquillamente a casa verso le 11.

Ci svegliamo con calma quasi alle 9 e scendiamo in paese 2 ore dopo, sperando di trovare aperta la chiesa di mattina, speranza vana. Però, vedendoci spazientiti, alcune persone ci fanno capire che c’è ogni giorno una messa alle 17.30, alla fine della quale la chiesa rimane aperta per qualche tempo.  Cerchiamo quindi una spiaggia nelle vicinanze di casa e passiamo qua il resto della mattina. Pomeriggio visita della cittadina di Humac. Molto interessante, è un paesetto di case di pietra semi abbandonato, con qualche tentativo  di recupero tra cui una “konoba” che offre quasi esclusivamente cucina sulla "peka", che è un contenitore a forma di campana, fatto in ghisa, che, riempito di carne, patate, cipolle e diverse spezie viene posizionato sul caminetto e coperto di braci. Ci stiamo facendo un pensierino per domani. Alle 18.30 siamo davanti alla chiesa ad aspettare la fine della messa per poter finalmente entrare. Effettivamente sulle pareti ci sono dipinti di pregio, tra cui un Tiziano, ma non riusciamo a trovare il polittico del Veronese segnalato dalla guida.  Rientrati in appartamento abbiamo grandi difficoltà per decidere dove andare al ristorante, alla fine si va a Stari Grad da Eremitaz, segnalato dalla rivista "Itinerari" e che sembra il migliore della cittadina.

Il posto è bello, bello anche il tragitto per arrivarci, con una passeggiata lungo il fiordo. Purtroppo sembra che in queste piccole cittadine, dove arrivano solo pochi turisti, in questo periodo il pesce di giornata è una rarità. Ordiniamo perciò trancio di tonno e filetto di orata, dignitosissimi e con il conto quasi da pizzeria. (282 k/40€)
Altra giornata di relativa calma, ci prendiamo un caffè al porto, poi ci dirigiamo verso Zavala e Sveti Nedelija sull'altra costa. Splendida. Facciamo una lunga passeggiata sul sentiero attrezzato che costeggia il mare. Mia moglie raccoglie tutto quello che trova, capperi, olive, anche mirto. Lungo il cammino incontriamo piccolissime baie dove spesso ci sono le case, sia abitate che da dare in affitto, oggi è sabato e c'è un certo movimento. Lungo la strada del ritorno ci fermiamo ad acquistare anche del vino locale; speriamo bene. Non trovando però un posto dove poter prendere il sole con tranquillità decidiamo di andar a finir la visita di Stari Grad. Cerchiamo di visitare la casa di Hektorovic,segnalata dalle guide, la troviamo, ma ovviamente è aperta solamente un'ora al giorno.

Rientriamo all'appartamento per incominciare a preparare le borse poiché domani dobbiamo partire abbastanza presto per imbarcarsi sul traghetto che si trova a più di 50 chilometri su una strada segnalata come non molto comoda. Per la cena abbiamo prenotato la famosa “peka” nel paese semiabbandonato di Humac.

Arriviamo su e ci accorgiamo subito che saremo soli, però l'ambiente è spettacolare, non c'è la luce elettrica, per cui i tavoli sono apparecchiati con delle candele.

La proprietaria parla abbastanza bene l'italiano ed è molto cordiale. Mangiamo degli ottimi antipasti con due tipi di formaggio e un prosciutto locale, segue il pattuito agnello in campana che è ovviamente buono, anche se per noi non è una novità, ottimo rosso della casa e, anche in questo posto, "racun" in linea con l'ambiente (442 k/62€) Konoba Humac +385915239463

Oggi lasciamo definitivamente l'isola. Facciamo i 54 chilometri di strada per raggiungere il traghetto con estrema calma, anche troppa, poiché ci accorgiamo che ci sono in attesa già parecchi veicoli, ma riusciamo ad imbarcarci con un po’ di brivido. La splendida giornata di sole ci regala una magnifica "magistrala adriatica", con salite verso il massiccio Velebit e discese a toccare quasi il mare.

Alle 4, dopo una veloce sosta per rifocillarsi raggiungiamo Trogir e senza troppa voglia di ulteriori ricerche troviamo un appartamento che non ci piace molto ma si trova in compenso abbastanza vicino al ponte che collega il centro storico. Giriamo Trogir in lungo e in largo, è indubbiamente bella, tutti i suggestivi vicoletti sono tirati a lucido, ci sono tanti negozietti e tantissimi ristoranti anche molto ben attrezzati. Si arriva nella grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II dove trovano posto i monumenti più importanti della cittadina. Gli stellati, palazzo Cippico, la loggia e soprattutto la cattedrale di San Lorenzo con il magnifico portale e il campanile.

C’è molta animazione, ci sono molti più turisti che a Hvar, i tavoli esterni dei numerosi bar sono pieni e la sensazione è di calma e tranquillità.

All'ora di cena scegliamo il "Kamerlengo" che ha il pregio di farci vedere e scegliere direttamente il pesce.

Con una bottiglietta di pregiato Posip (170k) arriviamo a 513kune/72 euro.

Il rientro a casa offre 2 possibilità. Se si ha tempo si può proseguire lungo la vecchia ma spettacolare “magistrala adriatica” magari passando attraverso l’isola di Pag che è collegata a sud da un ponte ma a nord bisogna traghettare (circa 10 minuti con traghetti frequenti) oppure riprendere la veloce autostrada che in circa 5 ore ci riporta al confine italiano.
Partiamo da Trieste verso le 7 poiché ci aspettano quasi 500 chilometri e dobbiamo raggiungere Spalato (Split) entro le 14.30, orario di partenza del traghetto per Lesina (Hvar).

Il primo tratto di strada statale attraverso la Slovenia è seguito da una nuova comoda, anche se monotona autostrada croata che ci fa  arrivare a Spalato poco dopo le 12.

Il punto d’imbarco è ottimamente segnalato, acquistiamo velocemente il biglietto (343 kune/48 euro per un’auto e 2 persone) e ci accodiamo alla fila già iniziata. C’è il tempo per una fugace visita del centro storico della città e del grande  mercato adiacente. Puntuale partenza alle 14.30 di un grande ed affollato traghetto. A bordo ci sono un bar e un enorme spazio comune fornito di comodi divani, dove riusciamo anche a prendere qualche minuto di sonno.

Cronometrica anche l’ora di arrivo alle 16.30 e ci aspettano circa 15 chilometri per raggiungere il capoluogo dell’isola. La strada è spettacolare, soprattutto all’uscita della galleria che attraversa trasversalmente tutta Lesina, cammina alta sul mare donandoci da un lato i primi scorci di un mare splendido e, dall’altro una rigogliosa macchia mediterranea.  

Abbiamo una “soffiata”, un amico ci ha consigliato di visitare Milna, pochi chilometri prima del paese, potrebbe essere un’idea per l’eventuale pernottamento in alternativa.

Milna è un piccolo paese che possiede uno stretto lungomare fornito di parecchie abitazioni che offrono stanze ed appartamenti in affitto e soprattutto alcuni semplici ristoranti arroccati sul mare.

Esaurita la curiosità, ma contando sicuramente di ritornarci per i ristoranti, proseguiamo verso Hvar per un confronto e una decisione finale.

Al parcheggio principale ci accolgono numerose persone offerenti sistemazione per la notte; osserviamo le fotografie che ci pongono, ma anche in questo caso ci riserviamo di decidere. Ci addentriamo, a piedi, poiché il centro è chiuso al traffico, nella grande piazza Santo Stefano in consunto lastricato grigio chiaro dominata su questo lato dall’omonima cattedrale e delimitata sul lato opposto dal mandracchio. Proseguiamo sul lungomare di sinistra e ci rendiamo conto dell’eventuale difficoltà a raggiungere questa zona con i bagagli. Accanto ai numerosi negozi per turisti, bar, e ristoranti c’è anche un’agenzia turistica (Fontana tours tel. +385917987983) che visitiamo più per curiosità che per necessità. Parlano discretamente l’italiano e ci fanno notare che anche posteggiare l’auto nelle vicinanze per tutte le notti ha il suo costo (100kune/14euro al giorno) e ci magnificano un appartamento con parcheggio nella zona alta della città a 300kune/42euro a notte, che è comunque la stessa cifra chiestaci in precedenza. Curiosi, attendiamo il proprietario per andar a vedere. Saliamo lungo una serie di stretti vicoli un centinaio di scalini e raggiungiamo alla fine una costruzione molto recente, ci fanno entrare in un appartamento dotato anche di un piccolo salottino e soprattutto un’ampia terrazza dalla quale si domina tutta la cittadina, il mare e tutte le isolette di fronte. Perfetto: lo prendiamo per tre notti, (si paga anticipato in agenzia).

Dopo 5 ore di viaggio, 2 ore di traghetto, un paio d’ore di ricerche e trattative per la sistemazione notturna, finalmente siamo un poco più rilassati; scendiamo in centro, ci appare tutto molto tranquillo, la temperatura è ottimale, nella grande piazza e sul lungomare i numerosi bar e ristoranti hanno i tavoli all’esterno, non ci sono automobili, circolano solamente veicoli elettrici, c’è una bella illuminazione non invasiva, c’è molta animazione, turisti ci sono ma in minoranza; insomma siamo soddisfatti. Per la cena andiamo da “Bonaca” sul lungomare di sinistra, consigliatoci dalla proprietaria dell’appartamento, dove mangio un’ottima spigola grigliata . “Racun” in linea con il posto. (499 kune/70 euro)

La mattina si “bighellona” a Hvar. Scendiamo con calma e prendiamo un caffè sulla piazza, visitiamo poi la chiesa e tutto quello che le sta nei dintorni, l’edificio dell’arsenale con il soprastante teatro, visibili però solamente dall’esterno poiché chiusi per lavori, stessa cosa per la vicina loggia, conglobata in un albergo pluristellato.

Raggiungiamo poi, attraverso il lungomare, il più lontano monastero dei francescani dove, tra l’altro, c’è una enorme “ultima cena” e, nel giardino, un immenso cipresso multicentenario. All’uscita notiamo una locandina che pubblicizza un’esibizione di un coro di musiche dalmate per la sera successiva e, incuriositi, decidiamo di andarci.

Risolviamo il pranzo in una “pecarna” sulla piazza, con dell’ottimo “burek”.

Il pomeriggio prendiamo l’auto per percorrere la panoramicissima vecchia strada che fino a non molti anni fa, prima della costruzione della galleria, si doveva percorrere per raggiungere Stari Grad. Da Hvar si sale sul monte retrostante,  dapprima la vista spazia a sud verso le piccole isole di fronte alla città e arriva fino alla lontana Curzola (Korciula), poi invece la strada si rivolge verso la terraferma dove incombe il massiccio del Biokovo. Questo lato è caratterizzato soprattutto da una serie di strade che, dalla principale, scendono verso il mare su incantate baie dove trovano rifugio alcune imbarcazioni a vela e, sulla terra, antichi depositi di pescatori sono stati trasformati, immancabilmente, in moderne case, proposte, spesso, in affitto ai turisti. Siamo circondati dalla bassa macchia mediterranea regno di numerosi uccelli, che gridano arrabbiati dalla nostra presenza e, insieme allo sciabordio della risacca, sono gli unici rumori presenti. Incantevole!

La strada principale segue quasi la cresta della montagna e giunti all’apice della salita troviamo anche un interessante isolato ristorante che attira la nostra attenzione, “Divikovac”, diamo un’occhiata al menù, e diversamente dai locali in riva al mare propone piatti di carne. Contiamo di ritornarci.

Stari Grad è molto più piccola e tranquilla di Hvar, anche qua le strade del centro storico sono chiuse al traffico. C’è il convento dei domenicani dove si trova addirittura un dipinto del Tintoretto. Purtroppo quasi improvvisamente incomincia a piovere e decidiamo di rientrare, attraversando ovviamente la galleria e, già che si trova sulla strada, ripassiamo per Milna a sceglierci con calma il  ristorante per questa sera. Barba Bozjeg, specialità della casa la “gregada” specie di zuppa fatta però con pesci pregiati. Ottima, e ottimo anche il vino della casa: totale 415 kune/ 58 euro.
Splendida giornata di sole, saliamo, accompagnati da un coro di cicale, alla fortezza spagnola che domina la città. L’interno è ottimamente ben restaurato e altrettanto ben mantenuto, comprende, nel grande cortile, anche un bar sui comodi divani del quale ci soffermiamo per un caffè. Scendiamo poi in città per comperare qualcosa per la cena poiché il concerto del coro dalmato di questa sera che inizia alle 8.30 e termina alle 10 non ci permette la sosta al ristorante. Alla solita agenzia prenotiamo anche l’appartamento a Vrboska, nostra prossima tappa sull’isola.

L’idea successiva era di completare la visita di Stari Grad, interrotta l’altro giorno dalla pioggia e proseguire poi per Jelsa ma, complice il bisogno di rabboccare il serbatoio del gasolio dell’automobile, seguendo l’indicazione per l’unica stazione di servizio della città e proseguendo successivamente lungo il mare per uscire dalla città ci imbattiamo in un piccolo paradiso. Una baia isolata, una bellissima spiaggia, un’acqua “caraibica”, una retrostante ombreggiata “konoba”. Pochi secondi di esitazione ed eravamo seduti ad un tavolo sotto un pergolato con i costumi da bagno pronti sulle brandine predisposte sulla battigia.

Siamo scesi in acqua più volte e dopo aver pranzato qualcosa ci siamo anche presi qualche minuto di sonno.

All’intero della konoba “Mustacio” una grande vasca conteneva una decina di aragoste che, a detta della titolare, che parlava un ottimo italiano, non erano allevate ma provenivano dalla vicina isola di Vis dove se ne pescano abitualmente in quantità. Sul menù l’aragosta viene offerta a 450 kune/63 euro al chilo.

Rientriamo in appartamento per uscire in tempo per lo spettacolo dei coristi dalmati al monastero domenicano.

Per nulla barboso come me lo sarei aspettato, bravi i coristi, folto pubblico interessato e applaudente, l'ora e mezza è passata velocemente.

Rientriamo a casa verso le 11 passando prima per una delle numerose “viniarije” disposte lungo le scalinate della città vecchia per un buon bicchiere di bianco fresco.
Giornata di trasferimento. Partiamo con comodo, dobbiamo fare circa 20 chilometri e abbiamo l'appuntamento a Vrboska per le 2 del pomeriggio. C’è da visitare la penisola di Kabal sperando in una spiaggia come quella di ieri, facciamo molti chilometri di sterrato dove non incontriamo anima viva, siamo circondati da bassi cespugli accompagnati solamente dal rumore del vento ma il mare non è raggiungibile con facilità . Nel frattempo, arrivato il pomeriggio, ci dirigiamo verso il nuovo luogo di soggiorno che troviamo senza difficoltà. Il proprietario è già sul posto ad attenderci, ci apre un appartamento enorme, 2 camere, una su un soppalco, un grande salotto, una piccola terrazza prospiciente sul porto da cui si domina tutta la cittadina.

Vila Darinka tel. +38521774188 www.hvar.hr/viladarinka   300kune/42 euro a notte.     Un poco ci si rilassa e nelle ore successive visitiamo la cittadina, con il centro storico spettacolarmente attorcigliato tutto attorno alla parte finale di un fiordo. Però, al di là della estrema calma e tranquillità che ci regna, è un po’ una delusione: la grande chiesa fortificata, emblema della città, è chiusa, e altrettanto chiusa risulta la chiesa di San Lorenzo, contenente, questa, opere interessanti.

Speriamo in domani mattina. Ancora deludenti risultano i ristoranti locali.

Optiamo così per salire al Divikovac, sulla vecchia strada, che avevamo adocchiato giorni prima. Qui troviamo una trentina di persone, tutti uomini, riuniti per un torneo

 “internazionale” di bocce. Naturalmente il torneo è una scusa per far baldoria, difatti

dapprima c'è un gruppo che intona dei canti probabilmente locali, poi arriva un gruppo di sloveni con annessa fisarmonica e trombone che ci "allieterà" per buona parte del tempo.

Specialità della casa la “pastizada” una sorta di brasato di manzo ma speziato con ingredienti locali. Da provare. 335 kune/47 euro con vino della casa.

Rientriamo tranquillamente a casa verso le 11.

Ci svegliamo con calma quasi alle 9 e scendiamo in paese 2 ore dopo, sperando di trovare aperta la chiesa di mattina, speranza vana. Però, vedendoci spazientiti, alcune persone ci fanno capire che c’è ogni giorno una messa alle 17.30, alla fine della quale la chiesa rimane aperta per qualche tempo.  Cerchiamo quindi una spiaggia nelle vicinanze di casa e passiamo qua il resto della mattina. Pomeriggio visita della cittadina di Humac. Molto interessante, è un paesetto di case di pietra semi abbandonato, con qualche tentativo  di recupero tra cui una “konoba” che offre quasi esclusivamente cucina sulla "peka", che è un contenitore a forma di campana, fatto in ghisa, che, riempito di carne, patate, cipolle e diverse spezie viene posizionato sul caminetto e coperto di braci. Ci stiamo facendo un pensierino per domani. Alle 18.30 siamo davanti alla chiesa ad aspettare la fine della messa per poter finalmente entrare. Effettivamente sulle pareti ci sono dipinti di pregio, tra cui un Tiziano, ma non riusciamo a trovare il polittico del Veronese segnalato dalla guida.  Rientrati in appartamento abbiamo grandi difficoltà per decidere dove andare al ristorante, alla fine si va a Stari Grad da Eremitaz, segnalato dalla rivista "Itinerari" e che sembra il migliore della cittadina.

Il posto è bello, bello anche il tragitto per arrivarci, con una passeggiata lungo il fiordo. Purtroppo sembra che in queste piccole cittadine, dove arrivano solo pochi turisti, in questo periodo il pesce di giornata è una rarità. Ordiniamo perciò trancio di tonno e filetto di orata, dignitosissimi e con il conto quasi da pizzeria. (282 k/40€)
Altra giornata di relativa calma, ci prendiamo un caffè al porto, poi ci dirigiamo verso Zavala e Sveti Nedelija sull'altra costa. Splendida. Facciamo una lunga passeggiata sul sentiero attrezzato che costeggia il mare. Mia moglie raccoglie tutto quello che trova, capperi, olive, anche mirto. Lungo il cammino incontriamo piccolissime baie dove spesso ci sono le case, sia abitate che da dare in affitto, oggi è sabato e c'è un certo movimento. Lungo la strada del ritorno ci fermiamo ad acquistare anche del vino locale; speriamo bene. Non trovando però un posto dove poter prendere il sole con tranquillità decidiamo di andar a finir la visita di Stari Grad. Cerchiamo di visitare la casa di Hektorovic,segnalata dalle guide, la troviamo, ma ovviamente è aperta solamente un'ora al giorno.

Rientriamo all'appartamento per incominciare a preparare le borse poiché domani dobbiamo partire abbastanza presto per imbarcarsi sul traghetto che si trova a più di 50 chilometri su una strada segnalata come non molto comoda. Per la cena abbiamo prenotato la famosa “peka” nel paese semiabbandonato di Humac.

Arriviamo su e ci accorgiamo subito che saremo soli, però l'ambiente è spettacolare, non c'è la luce elettrica, per cui i tavoli sono apparecchiati con delle candele.

La proprietaria parla abbastanza bene l'italiano ed è molto cordiale. Mangiamo degli ottimi antipasti con due tipi di formaggio e un prosciutto locale, segue il pattuito agnello in campana che è ovviamente buono, anche se per noi non è una novità, ottimo rosso della casa e, anche in questo posto, "racun" in linea con l'ambiente (442 k/62€) Konoba Humac +385915239463

Oggi lasciamo definitivamente l'isola. Facciamo i 54 chilometri di strada per raggiungere il traghetto con estrema calma, anche troppa, poiché ci accorgiamo che ci sono in attesa già parecchi veicoli, ma riusciamo ad imbarcarci con un po’ di brivido. La splendida giornata di sole ci regala una magnifica "magistrala adriatica", con salite verso il massiccio Velebit e discese a toccare quasi il mare.

Alle 4, dopo una veloce sosta per rifocillarsi raggiungiamo Trogir e senza troppa voglia di ulteriori ricerche troviamo un appartamento che non ci piace molto ma si trova in compenso abbastanza vicino al ponte che collega il centro storico. Giriamo Trogir in lungo e in largo, è indubbiamente bella, tutti i suggestivi vicoletti sono tirati a lucido, ci sono tanti negozietti e tantissimi ristoranti anche molto ben attrezzati. Si arriva nella grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II dove trovano posto i monumenti più importanti della cittadina. Gli stellati, palazzo Cippico, la loggia e soprattutto la cattedrale di San Lorenzo con il magnifico portale e il campanile.

C’è molta animazione, ci sono molti più turisti che a Hvar, i tavoli esterni dei numerosi bar sono pieni e la sensazione è di calma e tranquillità.

All'ora di cena scegliamo il "Kamerlengo" che ha il pregio di farci vedere e scegliere direttamente il pesce.

Con una bottiglietta di pregiato Posip (170k) arriviamo a 513kune/72 euro.

Il rientro a casa offre 2 possibilità. Se si ha tempo si può proseguire lungo la vecchia ma spettacolare “magistrala adriatica” magari passando attraverso l’isola di Pag che è collegata a sud da un ponte ma a nord bisogna traghettare (circa 10 minuti con traghetti frequenti) oppure riprendere la veloce autostrada che in circa 5 ore ci riporta al confine italiano.
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