Una settimana nelle Marche
Community: Diari di viaggio e Racconti Una settimana nelle Marche
Introduzione
Descrizione
Premessa
Noi siamo andati via con un vecchio camper che andava al massimo a 90 km/h quindi non facciamo testo per quanto riguarda i tempi di percorrenza. Però vi riporterò quelli calcolati con Google Maps, in modo che abbiate almeno un’idea delle distanze con un mezzo “normale”.
E ora passiamo al diario di viaggio.
Le Tappe del Viaggio
Alle 11.00 partiamo. Abitando nel Nord Italia e sostando per il pranzo, giungiamo nelle Marche verso le 17.00.
La nostra prima destinazione è Gradara, al confine tra Emilia Romagna e Marche. È un borgo, con tanto di castello, racchiuso in una cinta di mura.
Ci fermiamo in uno dei pochi parcheggi gratuiti vicino alle mura. Poi c’incamminiamo a piedi in salita. Dopo qualche minuto siamo dinnanzi a uno degli ingressi.
Il borgo è tenuto molto bene, sia per quanto riguarda le abitazioni che il castello ed è un susseguirsi di piccole stradine, case caratteristiche, bar, locali e negozi di souvenir. Il castello sfortunatamente è chiuso (lo si può visitare da martedì a domenica fino alle 14.00 e il biglietto costa 8€).
Ci godiamo anche lo splendido paesaggio delle colline marchigiane da più punti panoramici diversi.
Dopo un paio di ore in questo splendido borgo, ripartiamo: direzione Pesaro.
In una ventina di minuti siamo a destinazione.
Parcheggiato il mezzo, andiamo verso il centro città.
Ci dirigiamo subito verso Piazza del Popolo. Molto carina, specialmente illuminata dalle luci serali.
Passiamo anche accanto al Palazzo Mosca (adibito a museo) e poi ci dirigiamo fino al mare e più precisamente nel piazzale della Libertà, dove troviamo ciò che ci colpirà di più di questa città: la Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro. L’enorme sfera posta al centro della fontana crea (insieme al cielo al tramonto) un gioco di riflessi spettacolare che merita più di una foto.
Nel piazzale scorgiamo anche il Villino di Ruggeri.
Poi facciamo una passeggiata sul lungomare e, dopo queste due ore a visitare la città, torniamo al nostro camper per cenare e dormire.
Se avete intenzione di andare a Pesaro, vi consiglio anche di visitare la Biblioteca San Giovanni (per il suo design curioso), e la Villa Imperiale, la quale domina la città essendo collocata sul Monte San Bartolo.
Dopo una fugace colazione, dato che il brutto tempo non ci permette di goderci il mare e le sue attività ludiche, decidiamo di spostarci a Fano. In una mezz’oretta siamo a destinazione.
La città offre molti monumenti e luoghi d’interesse.
Innanzitutto passiamo accanto all’Arco d’Augusto e alle Mura Augustee. Infine c’immergiamo nelle vie del centro fino a giungere alla ex chiesa di San Francesco. La sua particolarità è che non possiede più il tetto (non si può entrare ma anche da fuori è decisamente suggestiva).
Ci spingiamo poi fino alla Rocca Maltestiana e alla Piazza XX Settembre dove si trova la Fontana della Fortuna.
Dopo aver visto la Chiesa di Sant’Antonio Abate e il Duomo di Santa Maria Maggiore, ci spostiamo verso il lungo mare e per la precisione a Marina dei Cesari, un porto dove si trovano tante casette dei pescatori. Poi andiamo a visitare la via El Gugul, simbolo dei pescatori fanesi (anche se non abbiamo trovato nulla di particolare o caratteristico).
Al contrario di noi, se avete altro tempo merita anche una visita il teatro della Fortuna, la Chiesa di San Pietro in Valle e la “Fano Sotterranea”.
Aspettiamo che l’improvviso acquazzone cessi e poi alle 17.00 ripartiamo.
Prossima meta: Recanati, famosa per aver dato i natali a Leopardi.
In un’oretta siamo al paese. Il parcheggio che troviamo è a pagamento ma alle 20 diventa gratuito.
In primis raggiungiamo Piazza Giacomo Leopardi, dove si trova la statua del poeta e il Palazzo Comunale.
Poi ci spostiamo per vedere, dall’esterno, la casa di Leopardi e, successivamente, il Colle dell’Infinito, rappresentato dalla frase affissa sul muro “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”. Meravigliosa da qui la vista panoramica delle colline marchigiane. Foto a iosa e poi si torna indietro fino alla Piazzetta del sabato del villaggio.
Continuiamo la visita del paese facendo zig zag tra le sue piccole e adorabili vie, giusto per il piacere di scorgere poesie o frasi del poeta dipinti ovunque. Raggiungiamo anche il Liceo Classico Giacomo Leopardi in cui si trova un balcone che dà sulle colline circostanti. Incantevole.
Devo dire che Recanati merita, tanto per il paese in sé quanto per come hanno enfatizzato il poeta e le sue opere.
Dopo due ore di esplorazione del paese torniamo al camper e raggiungiamo in una quindicina di minuti San Firmano (un minuscolo paese vicino a Montelupone) scelto in quanto vogliamo passare la notte in un luogo tranquillo.
Prima di andare a Montelupone decidiamo di fare colazione nella minuscola piazza di San Firmano, dove si trova l’Abbazia. Quest’ultima esternamente è piccola e con nessuna peculiarità ma il suo punto forte è l’interno. Infatti l’altare è “sopraelevato”, quindi per raggiungerlo bisogna salire una ventina di scalini. Raggiunto l’altare, ci sono alcune statue, una cripta e un teschio collocato in un muro. Se siete di passaggio consiglio una toccata e fuga in questa Abbazia.
Poi ripartiamo e in una decina di minuti raggiungiamo Montelupone, un altro borgo piccolo ma adorabile, immerso nelle colline marchigiane.
Attraversiamo le mura che lo circondano e c’immergiamo nel paese. Il primo impatto è positivo: il borgo è ben conservato e ha un non so che di fiabesco.
Raggiungiamo la Piazza dove si trova il Palazzetto del Podestà e la Torre Civica.
Poi visitiamo la Chiesa di San Francesco. Bella, con le sue pareti bianche maculate.
Degni di nota anche i panorami delle colline che si scorgono al di là delle viuzze del borgo.
Poi in camper ci spostiamo a Macerata in una ventina di minuti.
Troviamo un parcheggio accanto alle mura antiche (dalle 13 alle 15 è gratuito, poi 1,20€ all’ora).
Le costeggiamo fino a trovare una volta che ci immette nella città vecchia. Attraversiamo vie caratteristiche, piazze e chiese (per lo più chiuse). Degne di nota sono: il Duomo di San Giuliano, la Torre dell’Orologio in Piazza della Libertà, la Porta Romana, la Basilica della Misericordia ma soprattutto lo Sferisterio (un’arena adibita a teatro. Peccato averla potuta vedere solo dall’esterno a causa delle restrizioni post-coronavirus).
Ovviamente in una città del genere pullulano musei, chiese e palazzi d’epoca (ma il limitato tempo a nostra disposizione ci ha permesso di ammirare solo ciò che ho elencato qui sopra).
Che dire di Macerata? È una città, come Pesaro, di conseguenza un po’ più caotica ma anche più ricca di luoghi da visitare. Senza contare che anch’essa è immersa nelle colline e il suo centro è antico e medievale, in stile borghi appena visitati.
Dopo un paio di ore è il momento di ripartire.
Vogliamo spostarci nell’entroterra, verso Sarnano. Ma, dato che siamo di strada, ci fermiamo a visitare l’Abbazia di Fiastra in quanto ce ne hanno parlato bene.
In una quindicina di minuti raggiungiamo la meta.
Accanto all’Abbazia ci sono vari parcheggi, di cui uno gratuito.
Lasciamo giù il mezzo e ci avviamo verso l’ingresso. Raggiunto un piccolo parco, scorgiamo alla destra una chiesa e l’ingresso all’Abbazia mentre a sinistra un bar e la biglietteria.
Acquistiamo i biglietti (5€ per visitare l’Abbazia. L’ingresso invece alla chiesa è gratuito).
Entriamo prima nell’Abbazia: ci si presenta davanti un cortile circondato dal monastero, in cui si trovano vari portoni che conducono a: un parco, un museo dei vini (con macchinari, botti e cartelloni esplicativi), una “sala del trono” e una stanza con uno splendido trompe l’oeil.
L’intero complesso, chiesa annessa, merita una visita.
Dall’Abbazia ci spostiamo in una mezz’oretta a Sarnano, considerato uno dei borghi più belli d’Italia. E, lo ammetto, ciò corrisponde al vero. È un borgo incantevole: fortificato, piccolo, con vie strette, case d’altri tempi ma ben conservate e panorami collinari splendidi.
Ci piace così tanto da decidere di fermarci qui per la notte, in modo da poterlo visitare anche di sera per ammirarlo sotto la luce della luna e dei neon. Col senno di poi, decisamente una decisione azzeccata.
Dato che il tempo regge, decidiamo di andare al Lago di Fiastra, in quanto siamo curiosi di vedere le famose Lame Rosse, ovvero delle enormi rocce rosse circondate dai boschi. Non per niente vengono soprannominate “Il Gran Canyon delle Marche”.
Per raggiungerle bisogna prima arrivare alla diga del Lago di Fiastra attraverso la Strada provinciale 91.
Dopo aver lasciato il camper in un parcheggio gratuito (e fatte le foto di rito al paesaggio perché, tra montagne, lago e natura rigogliosa, è uno spettacolo) dovremmo attraversare la diga a piedi per raggiungere il lato opposto, ovvero dove parte il sentiero per le Lame. Sfortunatamente, a causa dei lavori in corso alla diga, il passaggio è chiuso.
Al che dobbiamo optare per la seconda via d’accesso (più lontana). In camper ci dirigiamo al paese di Ruffella (praticamente bisogna circumnavigare il lago ma lo si fa in una quindicina di minuti). Prima di entrare in paese c’è un parcheggio gratuito che dà sul lago (vista panoramica spettacolare). Questo è anche l’inizio del sentiero per le Lame Rosse. Vi consiglio di andarci presto (già alle undici non c’era un posto libero, cosicché abbiamo dovuto allontanarci parecchio per trovarne uno).
Tornati a Ruffella prendiamo il sentiero per le Lame, il quale costeggia un pezzo di lago fino all’altezza della diga. Da qui poi ci s’immette nella foresta.
Non abbiate timore di perdervi perché il sentiero è uno solo (eccetto per un bivio ma con indicazioni chiare).
Dopo un’oretta immersi nella natura raggiungiamo le Lame Rosse. Decisamente imponenti e d’effetto, dato che c’è il contrasto tra queste rocce rosse e tutte le altre grigie. Ammetto di essermi aspettato un canyon più grande, con sentieri annessi da esplorare, invece il tutto è racchiuso in un unico passaggio che le costeggia e che conduce a un “vicolo cieco”. Ciò nonostante è decisamente d’impatto e inusuale. Quindi la camminata e la fatica sono pienamente giustificate. Le foto fioccano, sia per le Lame in sé che per il paesaggio circostante.
Apro parentesi: non troverete baretti, chioschi o ristoranti sul percorso o alle Lame, quindi portatevi dietro acqua e cibo perché ne avrete bisogno! In più, qualcuno consiglia d’indossare scarpe da trekking. Noi l’abbiamo fatta con quelle da tennis e non ci sono stati problemi (solo le Lame sono un pelo più pericolose perché c’è una salita ripida acciottolata quindi il rischio di cadere o scivolare è più alto. D’altro canto, quasi tutti avevano i tennis e nessuno ha avuto incidenti).
Ci godiamo il paesaggio per un’oretta, poi pranziamo al sacco e torniamo sui nostri passi.
Recuperiamo il camper e ci spostiamo ad Ascoli Piceno in un’oretta e mezza. Essendoci portati le bici, lasciamo il camper in periferia e ci spostiamo in centro pedalando allegramente per le vie della città. Raggiungiamo in primis Piazza del Popolo, la quale risulta decisamente bella. Lasciamo le bici in una via laterale e poi torniamo in Piazza per poter ammirare la Chiesa di San Francesco (bella; merita una visita), i palazzi rinascimentali e i portici. Qui si trova anche il Caffè Meletti, ovvero il bar storico della città, famoso sia il suo arredamento chic che per l’Anisetta (liquore a base di anice da bere “con la mosca”).
Dato che è quasi ora di cena, prima di provare l’Anisetta, ci sediamo a un bar sotto i portici per gustarci un aperitivo a base di birra, olive ascolane, mozzarelline fritte e cremini (tutti piatti tipici della regione).
Poi andiamo al Caffè Meletti per assaggiare il liquore: decisamente buono e caratteristico. Merita l’assaggio.
Ripresa poi la bici, facciamo un giro per le vie secondarie, cosicché c’imbattiamo in Piazza Arringo, dove si trova il Duomo di Sant’Emidio (peccato fosse chiuso) e il Palazzo dell’Arengo.
Tornando verso il camper scorgiamo il Forte Malatesta, il quale illuminato dalle luci artificiali fa la sua porca figura.
Dato che abbiamo ancora energie, in una mezz’oretta ci spostiamo a Offida, un altro piccolo borgo a nord-est di Ascoli Piceno. Però lasciamo la visita del borgo a domani in quanto ormai è tardi.
Offida, ovvero un altro adorabile borgo cinto da mura che merita una visita.
Il suo centro nevralgico è Piazza del Popolo, dove si trova il palazzo comunale (al cui interno c’è il Teatro Serpente Aureo), la chiesa della Collegiata (dove ci sono due presepi da ammirare) e la chiesa dell’Addolorata. Proseguendo verso Nord non ci lasciamo sfuggire la Chiesa di Santa Maria della Rocca, la quale in realtà è una chiesetta inglobata in una più grande arroccata su uno sperone. Qui ci sono anche degli affreschi del Maestro di Offida. La visita costa 3€, è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 17.30 (ma chiusa dalle 12.30 alle 15.30) e la bigliettaia fa anche da cicerone. Merita sia la visita alla chiesa che i panorami collinari circostanti.
Tanto che ci siete, non perdete anche le enoteche (e di conseguenza i vini del luogo), il museo e le botteghe che valorizzano il merletto a tombolo (una tecnica di ricamo).
Facciamo un po’ di zig zag tra le vie del borgo e infine raggiungiamo il camper.
Dato che la giornata oggi è clemente, decidiamo di passarla al mare.
L’obiettivo è riposarci su qualche spiaggia intorno ad Ancona, in quanto che ce ne sono d’invitanti.
In un’ora e mezza raggiungiamo quella di Numana. L’abbiamo scelta perché dai siti si evinceva che alcune spiagge richiedevano la prenotazione e altre (ad esempio la spiaggia delle due sorelle) si potevano raggiungere solo in traghetto.
Il lungo mare di Numana è circondato da parcheggi, ristoranti e bar. Ci sono sia spiagge libere che a pagamento con sdrai e ombrelloni. Noi lasciamo il camper fuori dal paese e raggiungiamo la spiaggia in bici (scopriremo dopo che il parcheggio sul lungo mare costa 12€ per l’intera giornata).
Pur essendo un sabato soleggiato non c’è tanta gente, il mare è tranquillo e la spiaggia è accogliente. Passiamo qualche ora a prendere il sole e poi torniamo sul camper per cenare.
Considerata la bella serata, decidiamo di raggiungere a piedi Sirolo (è praticamente attaccata a Numana) in quanto ne parlano molto bene.
Dopo aver attraversato il suo Arco Gotico entriamo in paese. Le viuzze convergono nella Piazza Vittorio Veneto dove si trovano bar, ristoranti, la Chiesa di San Nicola di Bari e una splendida vista panoramica che dà sul mare.
Poi proseguiamo percorrendo una via piena di negozi che ci conduce fino alla periferia.
Data l’ora tarda, torniamo al nostro camper, lasciando Sirolo gremito di turisti e abitanti del luogo.
Essendoci alzati presto, decidiamo di percorrere un sentiero (si chiama “Il passo del lupo”) che offre viste panoramiche mozzafiato sulle spiagge.
Per raggiungerlo, dobbiamo arrivare in camper fino a Sirolo, in Via Monte Conero, numero 22.
Qui c’è un parcheggio, un paio di locali, una chiesa e il ristorante Belvedere.
Proseguendo oltre i due bar (e quindi costeggiando la chiesa) c’è un sentiero che conduce in salita fino alle scogliere (le stesse che si scorgono dalla spiaggia di Numana).
Il percorso non è impegnativo (lo si fa con le scarpe da tennis) e permette, da vari punti panoramici immersi nella natura, di ammirare il paesaggio dall’alto ma soprattutto la spiaggia delle Due Sorelle (splendida).
Dopo un’oretta si torna al camper in quanto, essendo l’ultimo giorno, vorremmo visitare anche qualcos’altro.
Infatti da qui raggiungiamo in un’ora e venti Urbino, detta da tutti uno dei più bei borghi delle Marche.
Circondato da mura, è una città rinascimentale considerata patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
In effetti è splendida.
Gironzolando per le vie giungiamo al Duomo e ammiriamo la sua piazzetta caratteristica.
Poi percorriamo la strada in salita fino a un piccolo parco dov’è presente la statua di Raffaello (si trova anche la casa ma non siamo andati a visitarla). Da qui raggiungiamo la fortezza Albornoz: decisamente imponente e con un bel panorama circostante.
Poi torniamo indietro e andiamo all’Oratorio di San Giovanni Battista e a quello di San Giuseppe (praticamente l’uno accanto all’altro). Con solo 5€ si possono visitare entrambi.
Quello di San Giovanni spicca per i suoi splendidi affreschi mentre l’altro, oltre all’oratorio, possiede l’originale presepe del Brandani (realizzato tutto in stucco).
Conclusa la visita, gironzoliamo nuovamente per il paese, non risparmiando le foto quando si tratta d’immortalare il paesaggio, le viuzze ma soprattutto l’imponente Palazzo Ducale. Infine giungiamo alla Cattedrale di Urbino. Visita veloce all’interno e poi, dato che il tempo è tiranno, torniamo al camper perché ci aspetta un lungo viaggio di ritorno.
Innanzitutto parliamo dei posti visitati. Ogni luogo ci ha piacevolmente stupito. Le foto sono fioccate ovunque e in quantità, sia per la natura incontaminata che per le città e i borghi incantevoli.
Personalmente ognuno merita di essere visitato, passandoci almeno qualche ora e, perché no?, anche la serata per apprezzarlo in “versione notturna”, magari gustando un aperitivo in centro.
- Facendo il punto su tutto ciò che ho visto:
Pesaro, Ascoli Piceno e Macerata sono le città più grandi e per questo più ricche di monumenti e attrattive.
Le altre sono borghi e paesini adorabili, da cartolina.
Numana è una spiaggia carina, senza lode né infamia. Però è anche vero che lì accanto ci sono spiagge ben più famose e belle, raggiungibili anche da qui.
Se non temete fare un po’ di trekking (giusto un paio di ore tra andata e ritorno), le Lame Rosse sono uno spettacolo da non perdere.
Recanati è una tappa fissa. Al di là del fatto che venga celebrato Leopardi in ogni dove, ciò che colpisce è il borgo in sé, ricco di scorci incantevoli.
- Sfortunatamente abbiamo avuto solo una settimana per visitare le Marche e, a causa anche del tempo tiranno (ha piovuto spesso, facendoci modificare tragitto e località ogni giorno), abbiamo dovuto fare una cernita dei luoghi.
Eppure le Marche pullulano di paesini, borghi e luoghi naturalistici che meritano.
Per dirne alcuni, trovati sia sui libri che su internet:
Dei borghi parlano bene anche di: Corinaldo, Mondavio, Montefabbri , Morro d’Alba, Encito, Smerillo, Offragna, Ripatransone, Montecassiano, Grottamare.
Altri luoghi degni di nota: Filottrano (paese collinare), Abbazia di San Vittore delle Chiuse (abbazia in mezzo alle montagne), Sevigliano (città della memoria perché vi si trovava un campo di prigionia), Jesi (per il suo castello), Loreto (per il suo santuario), Fabriano (per il suo museo della carta), il Monastero di Fonte Avellana (immerso nella natura), Senigallia (per la spiaggia e i suoi monumenti) e San Benedetto del Tronto.
Se siete amanti della natura, non lasciatevi sfuggire anche: le grotte di Frasassi (dicono essere spettacolari), la gola del Furlo, il Monte Fabbri e le grotte di Camerano.
- Invece, per quanto riguarda le spiagge, noi abbiamo scelto Numana per comodità. Anche perché tante risultavano da prenotare (suppongo causa restrizioni da Coronavirus).
Di quelle che ho trovato su internet, considerate meritevoli di una visita, ci sono:
A Nord: Fiorenzuola di Focara, Baia Flaminia e Pesaro.
Al centro: Senigallia (con la baia Canaria e la spiaggia di Velluto), Ancona (Scalaccia, Numara, Sirolo, Mezzavalle, Urbani, dei Sassi Neri e delle Due Sorelle).
A sud: Grottamare e San Benedetto del Tronto
- Per quanto riguarda il cibo, io e il mio amico non facciamo testo perché siamo vegetariani. Ma le Marche sono ricche di piatti tipici a base di pesce e di carne che sicuramente meritano un assaggio. Senza contare i vini, i quali sono squisiti.
- Le mie conclusioni? Dopo esserci stato posso asserire che sono una regione sottovalutata. Si pensa sempre, ad esempio, alla Toscana come meta da non lasciarsi sfuggire ma penso che anche le Marche non siano da meno in quanto offrono tanto e lasciano il segno per la loro bellezza.
Lo dimostra il fatto che questo viaggio l’ho apprezzato dall’inizio alla fine. Tanti bei luoghi naturalistici, un paesaggio collinare splendido, borghi incantevoli e città ricche di monumenti ma al tempo stesso piccole e vivibili.
Per quanto mi riguarda, questa regione merita di essere visitata anche più volte per scoprire ciò che è sfuggito negli altri viaggi.









