Appunti di un fiorista free-lance
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Introduzione
Descrizione
L'Austria era un Paese ordinato, recitava il titolo di un piacevole libro di alcuni anni fa. Arrivando a Salisburgo, città del sale, si potrebbe tradurre un po' sommariamente, sembra che quel "era" sia un po' fuori luogo. La prima impressione è invece quella di una città molto, quasi troppo, ordinata.
Sotto la mole bianca, perfino candida, del bellissimo castello, si districa uno dei più belli fra i centri storici europei. Si respira aria di mondanità e di leggero, ma educatamente ostentato, snobbismo. I salisbughesi sono molto campanilisti e fieri di esserlo.
L'immagine pubblica che viene proposta dai media, dalle pubblicazioni patinate e di grande formato che vengono sfornate con generosità e di cui si può usufruire gratuitamente, è quella di una metropoli cosmopolita e con un suo marchio di fabbrica ben preciso.
I ristoratori e i commercianti, gli stilisti e i designers della città si danno alle varie ribalte con molta generosità e grande autostima e autoconsiderazione, ma sembra che l'effetto ottenuto, sia negli abitanti e residenti, sia presso il vastissimo pubblico turistico, vada comunque nella direzione di una vera simpatia e stima. Siamo salisburghesi e fieri di esserlo. Si sa che uno dei tanti portoncini secenteschi di una nota piazza centrale, nasconda in realtà una splendida magione voluta da un ramo della famiglia Swarovsky, nota per i cristalli e che viene invece dalla zona ovest, nelle immediate vicinanze di Innsbruk. Non è certo un caso che delle così famose e facoltose personalità scelgano di avere una casa che affaccia sulla pietra levigata di una piazza Salisburghese.
Se vogliamo giocare con le parole, mai snob rese più "nobile" questo termine di chi si è arricchito con il duro lavoro e con sacrifici degni delle più romanzesche saghe familiari della fine dell'Ottocento. Rendendo così giustizia ad un ossimoro che ha perso il suo vero significato con l'uso inappropriato che se ne è fatto nel corso dei decenni passati.
La descrizione della bella città austriaca potrebbe continuare per alcune pagine. Consiglio, per esempio, di salire al castello a piedi e di godere dello spettacolo dei tetti sottostanti. Si diventa degli involontari guardoni e ci si lascia rapire da una malinconia ancestrale. Parigi.. Roma... Praga... Budapest e chissà quanti altri panorami evocati da questa incantevole visione. Ma si prosegue, per non diventare indiscreti. Si arriva allora ad un bivio: continuare a percorrere l'erta verso il Catello o scegliere di andare a vedere cosa c'è lì, dritti davanti a noi?
Pochi passi e ci si trova immersi in un'atmosfera rarefatta e unica: una chiesa in stile gotico affianca un monastero silenzioso e segreto. E' grande lo stupore che si prova alzando gli occhi lungo le pareti della elegante costruzione. Su, in alto, quasi a toccare la sommità delle mura, delle splendide finestre rotonde, degli oblò intagliati nella pietra, raffigurano senza possibilità di errore il simbolo del Tao. Sono piccoli accenni, avvisaglie di un mondo eterico che ci circonda dall'alba dei secoli. L'uomo sceglie i suoi simboli in base ad uno "spirito umano" diffuso che non può avere spiegazioni logiche.
Troppo grandi le distanze, per l'epoca cui si deve risalire, per cercare di pensare a una forma di contaminazione dovuta a contatti dirtetti fra le varie civiltà. Si deve accettare ciò che la mente razionale non gradisce. Così, come dicevo poc'anzi, si potrebbe continuare per delle ore. Ma torniamo a terra. Il lavoro in terra straniera, quando si tratta di un lavoro "nomade" come il mio, è frenetico, spietato e stancante, lascia poco tempo e poco spazio per il turismo. Così ti ritrovi a percorrere sentieri poco battuti dalle folle, strade semi deserte e scorciatoie improbabili che ti fanno sentire un po' fuori dal giro. Vagando per queste inusitate percorrenze, si capisce cosa volessero dire i due autori del libro che ho citato all'inizio.
Si passa in vicoli stretti e zozzi, le belle facciate restaurate dei palazzi della Salisburgo ufficiale, quella delle cartoline, lasciano la scena a muri ammuffiti, scrostati, a grondaie bucate e penzolanti e, spesso, piene di rigogliosi cespugli di erbacce graminacee, di malve, di tarassaco o di altre varietà rustiche che più facilmente siamo usi notare nei campi e nelle campagne.
I locali che si affacciano su queste vie non sono così belli, non hanno quei nomi affascinanti e quelle vetrate che vediamo stampate sulle riviste di cui parlavo. Ma non c'è delusione, anzi. Scoprire questo lato della città ti rassicura, ti fa capire che sei in un posto "umano" sotto ogni profilo e ti riappacifica col tuo essere. E' tutto in equilibrio, anche qui. C'è lo sfarzo, la bellezza e la ricchezza ostentate e c'è... questo. Ecco. Sei in una città normale. Puoi scegliere i tuoi percorsi, le tue frequentazioni e sai che starai bene.
Quello che si impara a Salisburgo è proprio l'amore per la propria città, la tenacia di sfruttare quello che offre il territorio anche quando la stagione non è delle migliori e, credetemi, l'estate al nord non dura tanto e spesso non è "estate" come intendiamo noi mediterranei. E' commovente vedere i vaporetti carichi di gente che arrancano contro la corrente di un fiume in piena e che lasciano una scia lunghissima come se stessero sfrecciando a cento chilometri all'ora e invece sono quasi fermi, tanto che a piedi, dalla sponda, li superi tranquillamente. Ecco, "loro", i salisburghesi, ci credono! Sono i fieri abitanti di una città turistica e allora... che turismo sia! A tutti i costi e con qualsiasi tempo.
Ce n'è per tutti: ricchi e poveri. Ci sarebbero mille cose da consigliare al viaggiatore per diporto, ma le guide sono molto ben fornite di consigli e di programmi (tantissimi sono gli eventi culturali, artistici, museali, musicali e quant'altro). Io dico di percorrere a piedi il tunnel che passa sotto il castello, lasciandovi il teatro alle spalle e, dopo neanche un chilometro, procedendo sempre diritti, passare prima davanti ad un improbabile ristorante greco e subito dopo lasciarsi rapire dalla tenera atmosfera di una piccola locanda/trattoria che trovate sulla destra. Non potete sbagliarvi, nel micro giardinetto campeggia una conifera gigantesca e la Casa (del seicento) è proprio come ve l'aspettate. Dite che vi mando io e porgete i miei saluti a Johannes e alla sua gentile Signora e al loro pargolo. Dite che li saluta Donato. Dopo di che se volete leggere una pagina dell' Indipendent dovete fare il percorso contrario. Risbucare dal tunnel all'incrocio con il teatro, girare a sinistra, seguire la strada sempre mantenendovi sulla destra e fare circa trecento metri; inoltrarvi per qualche passo nel vicolo che vedete davanti a voi e fermarvi a bere una pinta al Murphi's law pub, si, proprio quello delle famose leggi! Più Irlandesi di così... Sappiatemi dire. Saluti da Salisburgo!




