Dublino, una Guinness a Temple Bar
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Introduzione
Descrizione
Una città di poco più di cinquecentomila abitanti adagiata sulla foce del fiume Liffey, Dublino conserva nel suo DNA una storia quasi millenaria che ne ricollega la fondazione addirittura alle popolazioni vichinghe e che si sviluppa tra lunghi intervalli di tempo scanditi da religione, letteratura e quella capacità di distinguersi, a tutti i costi, da qualcosa vicino al concetto di Gran Bretagna ma al tempo stesso così rigorosamente irlandese.
Sì, perché Dublino è innanzitutto Irlanda, lo è nel modo di parlare e in quello di interpretare il proprio, personalissimo, concetto di comunità. Un concetto che non può non confinare la sua massima espressione tra le pareti dei tanti pub di Temple Bar, ombelico del mondo, e forse anche qualcosa di più, della vera Dublino. Chiuso in un groviglio di vie comprese tra i principali riferimenti culturali e artistici della città: il fiume Liffey a nord e la via di Dame Street a sud, il Trinity College a est e le cattedrali di St Patricks e Christ Church ad ovest, Temple Bar vista e vissuta dal vivo esce da qualsiasi possibile concezione pregressa. Bisogna percorrere le sue vie fatte di sampietrini e addentrarsi nei suoi affollatissimi pub in un tripudio di gente e musiche popolari per capirne veramente l’essenza, e poi, naturalmente, bisogna farsi spillare una birra, appoggiarsi a un tavolo o a un bancone ed immergersi in quel vortice di rumori e sapori mescolati a una totale e spregiudicata genuinità.
Il “tempio” nei “tempi” è assolutamente il Temple Bar Pub. Esterni caratterizzati da un rosso acceso e vetri neri, diversi ambienti interni più un suggestivo cortiletto all’aperto, sul palco del Temple Bar Pub, tra il 12 ed il 17 giugno del 2011, il chitarrista Dave Browne ha suonato per 114 ore, stabilendo il nuovo record da Guinnes dei primati per la più lunga maratona musicale di sempre. Un esempio, il più eclatante forse, di come la musica al pari della birra sgorghi, letteralmente, tra le pareti dei locali di Temple Bar e in generale di tutta Dublino. Poche centinaia di metri più su, all’angolo con Anglesea Street, impossibile non accorgersi dell'Oliver St. John Gogarty, pub, ristorante ma anche ostello, un edificio fuori dal tempo, visibile già in lontananza per le sue pareti gialle e la sua collezione di bandiere esposte all’esterno. Nel Gogarty Pub si può bere, mangiare nel ristorante posto al primo piano e lasciarsi trasportare da una continua, a tutte le ore del giorno, alternanza di musica live o registrata. Al Gogarty Pub è come se la natura più autentica di Dublino venisse confinata all’interno di quattro pareti, lasciando fuori tutto ciò che non appartenga alla tradizione. Di fronte al Gogarty Pub, letteralmente dall’altra parte della strada, ecco l’Auld Dubliner, anche qui musica e birra diventano i protagonisti assoluti già dalle prime luci della sera (o ultime del giorno…), combinando il loro irlandese frastuono con quello di giovani turisti stranieri ma anche con protagonisti, e protagoniste, più attempati ed inaspettati. Temple Bar, Gogarty e Auld Dubliner, tre nomi tra i tanti, tre locali da non perdere. Lì, come in tutti gli altri, impossibile calcolare la valanga di Guinness che sgorga ogni giorno dalle spine per riempire bicchieri colmi fino all’orlo. La Guinness sta a Dublino, come… È davvero difficile trovare un altro paragone calzante che possa rendere davvero l’idea.
All’ombra della storica fabbrica fondata da Arthur Guinness nel 1759, l’attuale Dublino è cresciuta e si è sviluppata nei secoli. Il birrificio di St. James’s Gate, all’interno del quale è stato ricavato un museo dettagliatissimo sulla storia della birra stout più famosa al mondo, è oggi uno dei punti di riferimento turistici della città, quasi quanto la St Patrick’s Cathedral o quanto il Trinity College, la prestigiosissima università fondata nel XVI secolo da Elisabetta I e al cui interno è custodito, tra gli altri, il celebre Book of Kells, un manoscritto realizzato dai monaci irlandesi e risalente addirittura alla fine del VII secolo. Uno dei libri, in assoluto, più antichi al mondo.
Il Trinity College richiama però anche cultura, e se si pensa alla cultura legata a Dublino, allora è impossibile non pensare a Joyce, Wilde, Beckett e Burke, ma anche Swift, Shaw e Goldsmith. Poeti, scrittori, letterati, alcuni premi Nobel, tutti, assolutamente, narratori, seppur in epoche diverse, della storia di una città “verde” (il Phoenix Park di Dublino è il parco cittadino più grande al mondo), spontanea, allegra, divertente e unica nel suo genere.











