I viaggi di Gigi: POMPEI - Dai Teatri a Porta Marina
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Introduzione
Concludiamo la nostra passeggiata a Pompei.
Descrizione
I viaggi di Gigi: POMPEI - Sesta Parte - Dal Quartiere dei Teatri a Porta Marina
Concludiamo oggi la nostra visita guidata “intelligente” agli scavi di Pompei, riprendendo il nostro itinerario da Via dell’Abbondanza, la strada più importante della città.
CASA DI LOREIO TIBURTINO
Proseguiamo a camminare in Via Dell'Abbondanza e giungiamo alla Casa di Loreio Tiburtino, costruita già in età sannitica. Era un’abitazione molto signorile, com’è dimostrato dalle elegantissime decorazioni pittoriche che adornano le stanze e alcune pareti dello splendido giardino, che ne faceva una vera villa nella città. Parte di questo era destinato ai pranzi all’aperto, dove le pietanze erano offerte su vassoi galleggianti sulle vasche che lo attraversavano. Non mancano, anche qui, numerose testimonianze artistiche. Sul fondo ammiriamo un affresco di Piramo e Tisbe, suicidi per amore, e un altro di Narciso che si innamora della sua immagine. A proposito di questi dipinti, è interessante ricordare che alcuni di essi sono gli unici, a Pompei, a essere stati firmati con una sigla: “Luciuspinxit”, cioè “L’ha dipinto Lucio”. Un canale, lungo 50 metri, si addentrava poi nel grande giardino, simulando il Nilo, dal momento che vi erano accostate numerose statuette dedicate al culto di Iside. Tutt’intorno ci sono porticati per le passeggiate degli ospiti, in un insieme che, all’epoca, doveva costituire un’immagine davvero splendida.
CASA DELLA VENERE IN CONCHIGLIA
Accanto alla Casa di Loreio Tiburtino troviamo poi la Casa della Venere in Conchiglia, che fu riportata alla luce solo nel 1952 e apparteneva a un cittadino molto benestante. Il nome della casa è dovuto ad uno splendido affresco che ricopre la parete di fondo del grande peristilio e rappresenta appunto una Venere, mollemente distesa su una conchiglia, trasportata dalle onde e accompagnata da due amorini. Lo splendido dipinto è accompagnato da due riquadri, uno raffigurante Marte e l’altro una fontana immersa in una scena acquatica. Nella casa, fra i tanti oggetti, furono ritrovate molte anfore, 13 delle quali recavano iscrizioni greche e una un supposto monogramma, che ha contribuito a far discutere sull’eventuale presenza di cristiani in città.
VILLA DI GIULIA FELICE
Proseguendo verso l'Anfiteatro scopriamo poi la Villa di Giulia Felice, che apparteneva a una donna molto abile negli affari e che sfruttò la grandezza della sua proprietà e la crisi edilizia che colpì la città dopo il disastroso terremoto del 62 per affittarne buona parte a una clientela molto benestante. La parte più splendida della casa è quella affacciata sul grande giardino. Si tratta di un elegante portico, ottenuto con pilastri di marmo scanalato e capitelli corinzi, dove si apre un bellissimo triclinio estivo, rivestito di marmo, con una fontana a gradini. In un’edicola in fondo al giardino, che sembra fosse destinata al culto di Iside, fu rinvenuto uno splendido tripode bronzeo, oggi conservato al Museo Nazionale di Napoli.
ANFITEATRO
Di fronte alla Villa di Giulia Felice si apre l'immenso anfiteatro della città, il più antico e meglio conservato fra quelli giunti sino a noi. I romani, è noto, avevano una passione sfrenata per gli spettacoli, soprattutto quelli gladiatori. E Pompei non sfuggiva certo a questa regola. Il monumento fu fatto costruire, a loro spese, intorno all’80 a.C. da Caio Quinzio Valgo e Marco Porcio, due magistrati che già, anni prima, avevano donato alla cittadinanza il Teatro Piccolo: una dimostrazione di quanto influisse sull’opinione pubblica l’offerta di spettacolo, che doveva garantire proventi ben importanti, se si pensa alla spesa necessaria a costruire un anfiteatro simile, capace di contenere 20.000 spettatori, cioè l’intera popolazione della città. Tutta la cavea poteva essere completamente ricoperta da un immenso velarium, che proteggeva dal sole e dalla pioggia gli spettatori. Gli spettacoli consistevano soprattutto in scontri fra gladiatori, mentre la mancanza di sotterranei fa pensare che avessero meno spazio i combattimenti con le belve feroci, che necessitavano di complicati apparati per il loro svolgimento. Belve che pure non mancavano mai negli spettacoli del tempo: non solo tigri e leoni, ma anche elefanti, pantere, cammelli e persino struzzi e coccodrilli! I gladiatori erano scelti fra gli schiavi e i prigionieri di guerra ed erano addestrati perfettamente alle piccole battaglie che dovevano sostenere, sotto l’incitamento eccitato di migliaia di spettatori, fra i quali numerosissime donne, che impazzivano per questi uomini rudi e che, per evitare pericolose promiscuità, erano solitamente fatte sedere negli ordini più alti della cavea. Il clima molto caldo che si creava durante gli spettacoli è testimoniato da un episodio, che ci tramanda Tacito nei suoi “Annales”, avvenuto nel 59 d.C., quando una furibonda rissa, scoppiata fra i pompeiani e i rivali di Nocera, causò un tal numero di morti da costringere Nerone e il Senato romano a ordinare la cessazione degli spettacoli per ben 10 anni!
PALESTRA GRANDE
L’ambiente che sorge nei pressi dell’anfiteatro, la Grande Palestra, fu costruita per soddisfare le esigenze di sport della gioventù pompeiana. Si tratta di un triportico dalle dimensioni gigantesche, ottenuto con 118 colonne di mattoni. L’interno era rinfrescato da un doppio filare di platani e arricchito da un’immensa piscina al centro, di quasi 800 mq. In questo ambiente, realizzato intorno al 25 a.C., si svolgevano varie discipline sportive come il lancio del disco, il salto, la lotta oltre ad addestramenti militari, come la corsa con le armi o le sfilate a cavallo. Sulle pareti del portico restano decorazioni in "terzo stile" e graffiti di vario genere: frasi oscene, parolacce, commenti agli spettacoli dei gladiatori e persino poesie. Ma ci sono anche imprecazioni contro candidati alle cariche cittadine, avvisi di locazione, di oggetti smarriti, ricordi e persino caricature. Nel portico di fondo furono rinvenuti oltre 50 corpi di sventurati che non riuscirono a scampare all’eruzione, oltre a un carretto con lo scheletro di un cavallo e una cassetta di strumenti chirurgici, appartenenti forse a un medico sportivo dell’epoca
ORTO DEI FUGGIASCHI
Ritornando verso Porta Marina non dovremo mancare la visita al cosiddetto Orto dei fuggiaschi. Si tratta di un ampio spazio ora coltivato a vigneto, che accoglie, in una teca sulla sinistra, i calchi di alcune delle vittime del 79 d.C., sopraffatte dalla furia dell’eruzione mentre cercavano scampo. Giuseppe Fiorelli, direttore degli scavi di Pompei nella seconda metà del 1800, introdusse il metodo dei calchi (ottenuti colando gesso liquido nelle cavità lasciate sotto la cenere dai corpi decomposti), adottato sostanzialmente ancora oggi. Questo metodo ci ha permesso di ottenere le impressionanti immagini dei Pompeiani colti nell’attimo della morte nella fase eruttiva finale, successiva alla caduta dei lapilli. Nel vigneto si trova anche un triclinio dove si consumavano pasti all’aperto su letti in muratura.
NECROPOLI DI PORTA NOCERA
Più avanti scopriamo un'altra delle 7 porte da cui si accedeva all’antica Pompei. È detta di Nocera, perché si trova all’inizio della via che conduceva a questa città. La sua costruzione risale al IV secolo a.C., anche se ha avuto restauri in epoche successive. La porta dalla parte della città ha un vano con volta a botte, dove era posta la porta vera e propria, poi un corridoio con due bastioni alle estremità, a protezione dell’ingresso. È costruita in blocchi di calcare e appare molto alta per un successivo abbassamento del piano stradale. Subito fuori Porta Nocera era situata un’altra necropoli. Come le altre, era posta per ragioni igieniche al di fuori delle mura, ma comunque sempre su una strada di grande frequentazione, così da richiamare l’attenzione dei passanti e assicurare un perpetuo ricordo al defunto e alla sua famiglia. La necropoli comprende un complesso di tombe appartenenti quasi tutte al periodo romano, dal I secolo a.C. alla seconda metà del I secolo d.C. e rappresenta una bella visita per ammirare l’architettura e l’arte applicata ai monumenti funebri romani. Si tratta per lo più di sepolcri di famiglia, destinati a raccogliere le ceneri dei defunti, le cui salme venivano solitamente cremate. Come il solito, erano disposti ai lati di un’importante arteria, così da richiamare l’attenzione dei passanti e assicurare un perpetuo ricordo per i defunti e il loro nome. Per questo i ricchi facevano a gara per edificare veri e propri monumenti funebri, eleganti e sfarzosi, come questo, che apparteneva alla famiglia della sacerdotessa Eumachia, di cui abbiamo ammirato il grande edificio nel Foro.
VILLA DEI MISTERI
Non si può lasciare Pompei senza visitare uno dei suoi angoli più famosi, la Villa dei Misteri, una grande dimora suburbana, situata a nord della città, in una splendida posizione panoramica. Per raggiungerla dovremo uscire dall'ingresso di Porta Marina e salire, per alcune centinaia di metri, lungo Via dei Misteri. Il primo impianto della villa risale al II secolo a.C., ma successivamente essa subì un ampliamento, godendo di grande splendore come dimora patrizia. All’epoca della catastrofe, era stata però trasformata in una grande azienda agricola. Lo testimoniano le grandi cucine e il quartiere rustico. Qui è stato ricostruito il “torcularium”, un grande palo in legno con una testa d’ariete in cima, che serviva per pigiare l’uva. Una curiosità è un piccolo graffito su una parete, la caricatura di un senatore, di cui conosciamo anche il nome, Rufo. Quello che ha dato fama universale alla villa sono i suoi affreschi, a cominciare da quelli di un cubicolo (una piccola stanza da letto).
La vera meraviglia del complesso, però, la troviamo nella camera attigua e consiste in uno dei più straordinari dipinti murali dell’antichità: una complessa rappresentazione che copre tre pareti e che, fra le tante interpretazioni che le sono state date, sembra rappresentasse i momenti essenziali di una cerimonia sacra, relativa ai culti in onore di Dioniso. Cerimonie che si erano diffuse a tal punto, da provocare interventi del Senato, allo scopo di reprimere i fini orgiastici che esse comportavano. Il dipinto ci mostra un meraviglioso spettacolo, interpretato da ben 29 figure. Si comincia con la lettura del rituale, fatta da un fanciullo nudo (forse lo stesso Dioniso). Accanto, una scena pastorale, con un vecchio sileno che suona la lira e una Panisca che allatta un capretto. Nel frattempo un’ancella fugge via terrorizzata, sconvolta da quel che si vede nelle scene seguenti. Un Sileno abbevera un Satiro, mentre un altro cerca di spaventarlo, riflettendo l’immagine di una maschera tragica nel vino della brocca. Poco oltre, Dioniso, ebbro e seminudo, si abbandona in grembo ad Arianna. Accanto troviamo una fanciulla, che sta scoprendo la mistica cesta dei misteri, dove si nasconde il fallo, simbolo della forza generatrice della natura. La assiste un demone alato, pronto a flagellare una giovinetta che, terrorizzata, si rifugia nel grembo di una matrona. Accanto, una baccante nuda si abbandona, in una posa leggerissima, a una danza. Il complesso fa dell’opera una delle più straordinarie rappresentazioni artistiche della storia dell’arte, un capolavoro assoluto di forma e contenuti, in un’immagine indimenticabile.
Finisce qui la nostra visita guidata a tutti i luoghi più importanti di Pompei. Nei prossimi articoli continueremo a parlare di questa città unica, approfondendone molti aspetti, dalla celebre “arte erotica”, che traspare dappertutto in città, fino ai più interessanti argomenti legati alla romanità (i divertimenti, la religione, le tecniche di costruzione, l’arte ecc.) Come il solito, se volete intanto saperne di più, potrete andare su YOUTUBE (nel sito “FILMCARDS”), dove troverete bellissimi filmati sulla città. E addirittura, se avete l’iPhone o l’iPad, potrete visitarla standovene tranquillamente seduti a casa, scaricandovi l’applicazione presente su App Store e dedicata completamente a Pompei: cercate “Filmcards Pompei” o il link http://itunes.apple.com/it/app/pompei/id339147826?mt=8. La guida offre la visita a tutti i più importanti luoghi della città, oltre 500 foto originali, 80 minuti di filmati, la ricostruzione grafica 3D di 40 monumenti, la Pompei erotica, un’audioguida di 90 minuti, oltre a 12 approfondimenti del mondo romano, l’elenco di alberghi e ristoranti e tutte le informazioni turistiche. Il tutto supportato da precisi punti GPS e un comodo navigatore. Sul sito www.filmcards.it potrete scoprire tutte le guide già disponibili (Todi, Orvieto, Capri, Ischia, Roma Antica, Assisi, Iran, Uzbekistan e Palermo). A presto!
gigi.oliviero09@gmail.com – www.filmcards.it





































