I viaggi di Gigi: POMPEI - Quarta parte - Dal Castellum Acquae alle Terme Stabiane
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Introduzione
Prosegue il nostro affascinante viaggio alla scoperta delle meraviglie di Pompei.
Descrizione
I viaggi di Gigi: POMPEI - Quarta parte - Dal Castellum Aquae alle Terme Stabiane
Eccoci di nuovo insieme per proseguire il nostro magico viaggio alla scoperta delle meraviglie di Pompei, che ho voluto proporvi in itinerari ragionati per non farvi perdere nulla dei suoi luoghi più importanti.
CASA DELLE NOZZE D'ARGENTO
Ripartiamo dal Castellum Aquae, dove ci eravamo fermati la scorsa volta, la straordinaria struttura posta nella parte più alta della città per approvvigionarla di acqua. La prima casa che incontriamo è la Casa Delle Nozze D'argento, che deve il suo nome al fatto che fu scavata nel 1893, anno in cui ricorrevano le nozze d'argento dei Reali d'Italia. Si tratta di una sontuosa abitazione, risalente al II sec. a.C. Maestoso è l'atrio, il più grande tra tutte le case di Pompei, dominato da quattro colonne in tufo con capitelli corinzi, e molto interessanti sono alcuni ambienti decorati con affreschi del 2° stile, oltre a un grande salone con una parete nera. Anche di questa casa conosciamo l'ultimo proprietario che si chiamava Lucio Albucio Celso, un uomo certo ricco, se si pensa che la casa possedeva un piccolo reparto termale autonomo.
CASA DI CECILIO GIOCONDO
Scendendo per Via Stabiana dal Castellum Aquae raggiungiamo, all'incrocio col Vicolo di Mercurio, la Casa di Cecilio Giocondo. Questa abitazione fu edificata tra il III e II sec. a.C. e deve il nome al banchiere Cecìlius Iucùndus, del quale è stato rinvenuto l’archivio di 154 tavole cerate. Le tavole registrano le somme da lui versate a persone per conto delle quali aveva venduto beni o riscosso affitti. Il banchiere, in pratica, faceva anche l’esattore delle tasse cittadine. L’ingresso della casa è affiancato da botteghe che comunicavano all’interno con l’ampio atrio: qui fu rinvenuto il ritratto di un antenato del proprietario, offerto da un suo liberto, e due rilievi marmorei, nei quali erano rappresentati gli effetti del sisma del 62 d.C. su alcuni edifici pubblici pompeiani. Nel tablìno, in fondo all’atrio, le pareti erano dipinte nello splendido e costoso fondo rosso, tipico della pittura pompeiana, ottenuto dal cinabro, che oggi è quasi del tutto svanito. Di fronte alla casa troviamo i resti di un locale che era adibito a bisca. I Romani, è noto, adoravano i giochi e le scommesse e si può immaginare quanto locali come questo fossero affollati e rumorosi
CASA DI LUCREZIO FRONTONE
Proseguendo per il Vicolo delle Nozze d'Argento, arriviamo alla Casa di Lucrezio Frontone, una sontuosa dimora, che apparteneva a un importante uomo politico, il cui nome appare in numerosi graffiti, all’interno e all’esterno. Tutta la sua ricchezza, comunque, non servì ad evitare la morte a sette degli abitanti, fra cui alcuni bambini, che furono ritrovati in un unico ambiente, dove avevano invano cercato scampo alla tragedia. Tutta la casa è affrescata con splendidi quadri mitologici, realizzati, forse, dall’unico pittore pompeiano che ci ha lasciato la firma: Lucio. Ecco allora gli Amori di Marte e Venere, il Trionfo di Dioniso e Arianna, Narciso che si ammira, specchiandosi in una fonte, il Mito di Teseo che riceve da Arianna il filo che lo aiuterà a uscire dal Labirinto, e infine, sul fondo del giardino, un grande paesaggio africano, con piante e animali.
CASA DEL CENTENARIO
Prospiciente le terme centrali possiamo visitare la Casa del Centenario, così chiamata perché fu scoperta nel 1879, in occasione del 18° centenario della distruzione della città. Era una delle più grandi case di Pompei, costruita nel II sec. a.C. e occupava un intero isolato. Proprietario doveva essere un tale Aulo Vero, come si può vedere dai vari graffiti elettorali incisi sulle pareti esterne e che riportano appunto il suo nome. Il giardino era occupato da una piscina e da un ninfeo adornato di fontane. Un atrio secondario presentava un larario, cui apparteneva un dipinto che raffigura Bacco ai piedi di un monte identificato come il Vesuvio (che non aveva ancora la seconda sagoma dell'attuale Monte Somma). L'abbigliamento del dio, fatto di uva, fa presupporre che il proprietario della casa doveva avere vigneti alle falde del Vesuvio.
TERME CENTRALI
Torniamo su Via di Nola per raggiungere une delle tre Terme pubbliche della città, quelle "Centrali". Erano state iniziate dopo il terremoto del 62 d. C., e dovevano diventare le più grandi e importanti della città. Ma non furono mai completate. Gli ambienti termali occupavano un intero isolato. Una parte era occupato da un cortile con funzione di palestra, mentre in un'altra parte si sviluppavano gli ambienti termali, ognuno dei quali era provvisto di ampie finestre aperte sulla palestra. Si possono ancora vedere le intercapedini costruite sotto il pavimento e sotto le pareti per trasportare l'aria calda in tutti gli ambienti.
CASA DELLA CACCIA ANTICA
Torniamo indietro per Via di Nola. La casa prende il nome dall’affresco nel giardino, raffigurante una caccia alle fiere. Ristrutturata poco prima l’eruzione, conserva ancora l’impianto originario, costruito sull’asse ingresso-atrio-tablino. Sull’atrio si dispongono quasi tutte le stanze: a destra e sinistra i cubìcola, cioè le stanze da letto; sul fondo il tablino, cioè la stanza di ricevimento, e alla sua destra il triclinio, cioè la stanza da pranzo. Al centro della sala, accanto all’impluvium, è la bocca in calcare decorato della cisterna. Sulla destra, al centro, ci appare un quadretto con la rappresentazione di Venere pescatrice, tra due medaglioni con busti di Mercurio e Apollo. A sinistra, Leda con il cigno, tra Diana e Giove. Si narra che Giove, invaghitosi di Leda, si trasformò in cigno e dalla loro unione nacquero i due gemelli Castore e Polluce. Più avanti ecco il tablìno, che si apre con una grande finestra sul giardino retrostante ed è adornato di begli affreschi. Proseguiamo per giungere nel giardino, sulla cui parete di fondo troviamo i resti dell’affresco con la scena di caccia in cui si scorgono zampe e sagome dei cinghiali. Nella vicina esedra, cioè un ambiente destinato al soggiorno e alla conversazione, troviamo pannelli con quadri mitologici: il Mito di Atteòne, trasformato in cervo e sbranato dai suoi cani per aver spiato Diana nuda al bagno e Apollo con un pastore.
PANIFICIO DI MODESTO
Imbocchiamo ora il Vicolo Storto, su cui si apre il panificio di Modesto. Non ha il banco di vendita diretta al pubblico; dunque è probabile che qui si vendesse il pane all’ingrosso o per mezzo di ambulanti, i libàrii. Subito dopo l’ingresso, ci sono varie macine in pietra lavica. Sono costituite da un blocco conico fissato ad una base in muratura, su cui ruotava un elemento a forma di clessidra. Questo era legato con una stanga a una mula che lo faceva girare triturando il grano. A sinistra vi è il forno a calotta conica, costruito all’interno di una camera quadrata, con un camino per la circolazione dell’aria. L’ambiente a sinistra del forno era destinato al deposito del prodotto finito e forse il vano accanto era il granaio.
LUPANARE
Poco oltre la Casa del Balcone Pensile troviamo poi uno dei luoghi più visitati dai moderni turisti, il Lupanare. A Pompei, come in tutto il mondo romano antico, vigeva una grande tolleranza sessuale, dovuta alla predisposizione al piacere propria del mondo antico. Non è quindi un caso che una delle maggiori curiosità della città sia proprio questo edificio, che era appunto un bordello (“Lupa”, in latino, significa prostituta). Questo è il più grande e organizzato dei circa 25 che esistevano in città. Era a due piani e comprendeva dieci piccole stanze, cinque su quello superiore, più ampie e comode, e altre cinque al pianterreno, piccole e dotate di pochissima privacy. Ognuna era provvista di un letto in muratura, su cui venivano posti dei sacchi, molto poco igienici. Una curiosità è il compenso che veniva generalmente richiesto, e che non superava i due assi, il prezzo medio, cioè, di due boccali di vino, che andava interamente al lenone.
In questo luogo venivano per lo più schiavi e visitatori di passaggio, in quanto i ricchi della città incontravano le loro preferite nelle ben più comode dimore o si divertivano (senza spendere neanche i pochi soldi richiesti) con la loro schiavitù. Alle prostitute era vietato indossare la stola lunga, propria delle matrone, testimoniare in tribunale e accettare eredità. Solamente con il matrimonio potevano elevarsi al rango di matrone. Quello che attira soprattutto i turisti sono le celebri raffigurazioni erotiche dipinte all’ingresso delle camere e che alludevano alle posizioni amorose promesse dalle ragazze della casa. Si tratta di rappresentazioni presenti un po’ dovunque in città, anche in dimore nobili e ricche e persino, come abbiamo visto, nelle terme suburbane. Una particolare collezione di queste immagini (nascosta per molti anni agli occhi del grande pubblico) è oggi conservata al Museo Archeologico di Napoli e, a parte l’argomento piccante, è un’ennesima, affascinante testimonianza di arte e costume antichi. Alle pareti, prostitute e clienti hanno lasciato molti graffiti. Oltre a scritte scurrili, le circa 120 iscrizioni conservano lamentele per aver contratto malattie veneree, e nomi di donne greche e orientali, famose per la loro bellezza e lascivia.
TERME STABIANE
A pochi passi dal lupanare possiamo infine visitare le terme più antiche della città, le Terme Stabiane, che prendono il nome dalla Via Stabiana che le costeggia. Furono costruite nel II secolo a.C. e il grande restauro successivo al terremoto del 62 d.C. era a buon punto al momento dell’eruzione. Entrando, si accede a un cortile porticato, che fungeva da palestra. Al centro del lato occidentale, a sinistra, c’è la piscina scoperta. La facciata dei vani ai lati della piscina è decorata da una fastosa scenografia in stucco dipinto, con figure di divinità e di atleti. All’interno di queste sale gli atleti potevano spogliarsi e fare dei lavaggi preliminari, prima di entrare in piscina. Le terme vere e proprie si sviluppano sul lato opposto, con una serie di ambienti, tra loro separati, per uomini e donne. Il vestibolo delle terme maschili ci offre uno splendido esempio di volta decorata a stucco, in cui restano, purtroppo, poche tracce di colore. Dalla parete di sinistra si accede al frigidàrium, dove c’era la piscina con l’acqua fredda. In origine sulle pareti erano rappresentati dei giardini e sulla volta, dipinta di azzurro, un cielo stellato.
Dal vestibolo scendiamo poi nell’apoditerium, cioè lo spogliatoio. Lungo le pareti, sopra i sedili in muratura, ci sono le nicchie in cui i clienti potevano deporre gli abiti. Anche questa sala ha la volta decorata con stucchi che disegnano ottagoni con figure umane e armi. Nello spogliatoio sono anche due teche che conservano calchi in gesso delle vittime dell’eruzione. Sulla sinistra ci possiamo affacciare sul tepidarium. Questa era la stanza moderatamente riscaldata, con la vasca per l’acqua addossata alla parete destra. Si notano ancora le suspensùre, cioè i pilastrini di laterizio sui quali poggiava il pavimento. Sotto restava così uno spazio vuoto, nel quale circolava l’aria calda prodotta dalle fornaci. L’aria calda passava anche nelle intercapedini lungo le pareti, in modo da avvolgere interamente la stanza. La sala successiva è il calidarium, con la vasca per i bagni caldi e un bacino rotondo per le abluzioni di acqua fredda. Alle spalle del caldarium vi sono le fornaci, che producevano il calore necessario a riscaldare gli ambienti.
Anche questa volta abbiamo finito. Nelle prossime chiacchierate, continueremo a visitare questa straordinaria città. Come il solito, se volete saperne di più, potrete andare su YOUTUBE (nel sito “FILMCARDS”), dove troverete bellissimi filmati sulla città. E addirittura, se avete l’iPhone o l’iPad, potrete visitarla standovene tranquillamente seduti a casa, scaricandovi un’applicazione presente su App Store e dedicata completamente a Pompei: cercate “Filmcards Pompei” o il link http://itunes.apple.com/it/app/pompei/id339147826?mt=8. La guida offre la visita a tutti i più importanti luoghi della città, oltre 500 foto originali, 80 minuti di filmati, la ricostruzione grafica 3D di 40 monumenti, la Pompei erotica, un’audioguida di 90 minuti, oltre a 12 approfondimenti del mondo romano, l’elenco di alberghi e ristoranti e tutte le informazioni turistiche. Il tutto supportato da precisi punti GPS e un comodo navigatore. Sul sito www.filmcards.it potrete scoprire tutte le guide già disponibili (Todi, Orvieto, Capri, Ischia, Roma Antica, Assisi, Iran, Uzbekistan e Palermo). Aspetto i vostri giudizi e le vostre… critiche.
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