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I viaggi di Gigi: Uzbekistan - La Valle di Fergana  

Community: Diari di viaggio e Racconti I viaggi di Gigi: Uzbekistan - La Valle di Fergana

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Gigi
Scritto da: Gigi
Località: Tashkent
Durata: 15 gg
Data partenza: dal 10/03/2011 al
Viaggiatori: 2
Nomi dei viaggiatori: Gigi Oliviero - Stefano Carbone

Introduzione

Continua il nostro viaggio in Uzbekistan. Oggi andremo nella capitale Tashkent e proseguiremo per la Valle di Fergana.

Descrizione

I viaggi di Gigi: Uzbekistan - Tashkent e la Valle di Fergana

Il nostro straordinario viaggio in Uzbekistan continua. Abbiamo lasciato Shakhrisabz, la città natale di Tamerlano e, sempre accompagnati in macchina dalla nostra guida, ci dirigiamo verso est, per raggiungere Tashkent, la capitale del Paese. La nostra guida è un uomo duro e all’apparenza rude. Parla un ottimo inglese e, una volta rotto il ghiaccio, si sta dimostrando molto professionale e molto più umano di quel che sembrava all’inizio. Ci fa addirittura tenerezza quando esalta la storia o la bellezza di monumenti che, costruiti 2000 anni dopo Giulio Cesare, a noi fanno un po’ sorridere. Oppure quando guarda con occhi sognanti l’ennesima facciata di moschea o madrasa, eternamente azzurra, che, sia pur di bella spettacolarità, man mano che passano i giorni comincia a diventare un po’ noiosa, dal momento che sembrano tutte uguali. Lui giura che non esiste nulla di più bello al mondo. Si vede proprio che non ha visitato il Duomo di Siena o quello di Orvieto.

Taskent ci accoglie dopo un altro viaggio eterno (le strade sono davvero in condizioni mediocrissime ed è impossibile superare una media di 50-60 Km orari). La capitale dell’Uzbekistan non è fra le mete più importanti del Paese a livello artistico e culturale, anche se saprà offrire angoli e monumenti belli e importanti.

Il primo nucleo della città fu forse l’insediamento di Ming-Uruk (Mille alberi di albicocche), risalente al II o I sec. a.C. Nel 751 d.C. fu conquistata dagli Arabi, diventando un importante centro carovaniero, cui fu assegnato il nome “Toshkent”, cioè Città della Pietra. Il centro della città è ampio e arricchito da splendide zone di verde e solenni palazzi. Importante è il Teatro dell’opera, che ospita spesso artisti internazionali, fra cui molti italiani.

Ci fermiamo solo un giorno a Tashkent e proseguiamo subito per Fergana e la sua famosa valle. La Valle di Fergana è la regione più popolata e industrializzata dell’Uzbekistan, e non a caso. Invaso da un deserto molto poco accogliente, il Paese sfoga il suo desiderio di verde in questa celebre zona, considerata una delle più salubri di tutta l’Asia centrale. E, in effetti, si tratta di una bellissima terra, attraversata dal corso superiore del fiume Syr-Darya, famosa per le coltivazioni di frutta e del cotone. Da sempre la zona, per la sua posizione e il clima gradevole, ha influenzato la politica e l’economia non solo dell’Uzbekistan.

Qui nacquero numerose rivolte contro gli zar e i bolscevichi, e qui, negli anni ’90, nacque l’estremismo islamico dell’Asia centrale (proprio ad Adijon, nel 2005, ci fu una celebre rivolta soffocata in un bagno di sangue dal presidente Karimov). Oggi la popolazione della valle resta la più cordiale e ospitale del paese, anche se questa è la zona dove è più sentita l’influenza religiosa. Sono anche celebri, nella zona, un raffinato artigianato e la mitica lavorazione della seta.

Fergana è la città più moderna e meno uzbeka della valle. Con i suoi grandi viali alberati e gli edifici zaristi color pastello sembra una piccola Tashkent. Fu fondata nel 1877 con il nome di Novy Margelan e rappresenta una gradevole passeggiata. Particolarmente suggestivo il suo grande bazar, dove si può trovare di tutto, anche specialità russe e coreane.

Kokand è la prima città che si incontra quando si entra nella valle che, ripetiamo, per il suo aspetto lussureggiante, è una gradevolissima visione dopo centinaia di chilometri di nulla. La città fu la capitale dell’omonimo khanato nel XVIII e XIX secolo, diventando all’epoca il punto nevralgico della valle, anche nel campo religioso. Con le sue 35 medrasse, infatti, e centinaia di moschee era seconda solo a Bukhara.

La città subì un grave colpo nel gennaio del 1918 quando i nazionalisti, stanchi delle inutili promesse rivoluzionarie, proclamarono un’amministrazione alternativa, il governo provinciale musulmano del Turkestan autonomo. La reazione del Soviet di Tashkent fu immediata e brutale. La città fu messa a ferro e fuoco, gli edifici religiosi distrutti e circa 14.000 abitanti massacrati ferocemente. La città fu dimenticata e solo negli ultimi anni i suoi antichi monumenti sono tornati alla luce.

La moschea più imponente della città, la Moschea Djuma, fu costruita agli inizi del 1.800 e ha, nel centro, un minareto alto 22 metri. Presenta un imponente aivan, cioè un portico con archi sostenuto da 98 colonne di legno rosso provenienti dall’India. Una sala ospita un museo in cui spicca una bella collezione di ceramiche.

Il Palazzo del Khan, con sette cortili e 114 stanze, fu ultimato nel 1873, per l’ultimo khan, Khudoyar, appena tre anni prima  dell’arrivo dell’esercito zarista, che fece saltare le fortificazioni e abolì la figura del khan. Khudoyar fuggì, ma dai propri sudditi. Si rifugiò, infatti, in un dorato esilio a Oremburg. Finì, però, ugualmente ucciso da alcuni banditi mentre tornava da un pellegrinaggio alla Mecca. Circa metà del palazzo era occupata dall’harem, occupato da ben 43 concubine. Per superare il limite di quattro mogli concesse dall’Islam, il monarca teneva sempre a disposizione un mullah per celebrare di volta in volta un matrimonio destinato a essere sciolto la mattina dopo. La parte che rimane del palazzo ospita il Museo di Studi Regionali di Kokand, mentre nella camera da letto del khan è allestito un museo d’arte.

Una visita interessante è quella alla Medressa di Harbutabey, fondata nel 1799, che fu chiusa dai bolscevichi ma oggi è di nuovo operante. Nell’adiacente cimitero si trovano importanti mausolei collegati a un altro khan, Umar. All’interno spicca l’azzurra cupola del Mausoleo di Modari Khan, costruito nel 1825. A sinistra, si trova la Dekhma-i-Shokhon, cioè Tomba del Re, che comprende le tombe di Umar e della sua famiglia.

Andijon è la città più grande della valle di Fergana e la mecca spirituale della regione. È forse la città uzbeka più pura, sia dal punto di vista culturale, sia da quello linguistico. La città è tristemente nota per un altro, terribile fatto di sangue, avvenuto il 13 maggio 2005, quando una protesta da parte dei sostenitori di un gruppo di potenti uomini d’affari locali, arrestati con l’accusa di far parte del movimento di estremisti islamici Akramiya, scatenò una violentissima repressione da parte della polizia, che portò a un vero bagno di sangue, con centinaia di morti. Il fatto provocò naturalmente la sdegnosa reazione del mondo occidentale, cui però il presidente Karimov rispose con un giro di vite senza precedenti contro gli attivisti politici di opposizione e i giornalisti. Solo dopo un severissimo embargo da parte dell’Unione Europea, Karimov destituì il governatore della provincia di Adijon. Ciò non toglie che da allora lo stesso nome della città ricordi un fatto drammatico che blocca qualsiasi conversazione con i turisti occidentali e che ha portato a una presenza ossessiva della polizia in tutta la valle. Sono infiniti, infatti, i posto di blocco nelle città e lungo le strade, che obbligano a soste spesso snervanti, anche se ai turisti (soprattutto se accompagnati da guide locali) non è normalmente chiesto nulla di più che un normale controllo di passaporti.

Fra i monumenti da visitare c’è la Juma Mosque & Madrassah, che sorge di fronte al bazar: sembra sia l’unico edificio sopravvissuto al terremoto del 1902. Negli anni ’90 la medressa era stata riaperta, ma, chiusa di nuovo dalla polizia, è oggi stata trasformata in un museo di etnografia locale. Accanto vi è un altro Museo Regionale con numerosi reperti storici e molti animali impagliati.

Un altro piccolo centro della Valle, Margilon, è diventato molto famoso per la lavorazione della seta, un’attività che sembra risalire addirittura al I secolo. Qui si potrà visitare la Yodgorlik Silk Factory, una grande filanda dove si potrà assistere a tutte le lavorazioni riguardanti appunto la seta: dalla bollitura dei bozzoli all’estrazione dei fili, alla coloritura, alla tessitura (sempre effettuata a mano) delle lucenti stoffe chiamate khanatlas, caratterizzate da un disegno su un lato. Quando vi siamo arrivati, il proprietario, che, gentilissimo, ci è venuto ad accogliere, alla vista della telecamera è sprofondato in scuse per il fatto che quel giorno (cosa che dev’essere abbastanza frequente) era andata via la corrente. Lì per lì mi sono preoccupato un po’, ma ben presto io e Stefano siamo stati costretti a farci una risata (molto controllata…) dal momento che tutte le lavorazioni vengono effettuate a mano, come mille anni fa, senza quindi utilizzare mai l’elettricità.

Ecco allora donne col volto scavato dal tempo che, accovacciate davanti a un grande calderone, sfilano con le dita centinaia di fili sottilissimi che avvolgono i bachi immersi nell’acqua bollente. Naturalmente senza farne aggrovigliare neanche uno. Sembra davvero un miracolo! Poi c’è l’avvolgitura dei fili, il passaggio in uno stanzone dove le matasse vengono preparate per la coloritura (coprendo le zone che si vogliono lasciare pulite). Quindi l’immersione dei grappoli di fili in vasche primitive ricolme di coloranti, che li fanno uscire splendenti di mille colori. E infine l’immensa sala dei telai, dove decine di ragazze giovanissime tessono le meravigliose tele finali. Non manca, naturalmente, la zona tappeti, dove un gruppo di sceltissime ricamatrici, tesse, sempre a mano, meravigliosi e preziosissimi tappeti, tutti in seta. Naturalmente è possibile acquistare la seta a metratura e addirittura farsi confezionare abiti e tappeti.

Un’altra delle attrattive celebri della valle di Fergana è la lavorazione della ceramica, che raggiunge i vertici in questo settore proprio qui, a Rishton, anche grazie alla straordinaria purezza dell’argilla locale, che purtroppo ha cominciato a scarseggiare. Anche qui il classico giro turistico ci farà entrare nella fabbrica di un ceramista famosissimo da queste parti, Rustan Usmanov, che ci farà assistere al ciclo completo di lavorazione di piatti, vasi e oggetti di fattura e colori splendenti.

Anche oggi abbiamo finito. Prima di lasciare però questa terra suggestiva e lontana, vi parlerò, nel prossimo diario, di una delle più grandi catastrofi ecologiche del ‘900: il prosciugamento volontario, da parte dei sovietici, del lago d’Aral, che negli anni ’50 era il quarto lago della Terra e oggi è ridotto a un decimo della sua estensione originaria. Una storia tragica e terribile, che è giusto che venga conosciuta.

Come il solito, se intanto volete consultare la guida multimediale che abbiamo realizzato in Uzbekistan, scaricatevi pure l’applicazione presente su App Store, cercate “Filmcards Uzbekistan” o il link http://itunes.apple.com/it/app/uzbekistan/id411457753?mt=8. Si tratta di una vastissima guida (che fa parte di una serie comprendente, fra l’altro, Orvieto, Capri, Ischia, Pompei, Assisi, Palermo, l’Iran ecc.), con centinaia di testi e fotografie originali e oltre un’ora di filmati su tutto il Paese. Un modo completo per visitare questa terra senza muoversi da casa. Su YOUTUBE, infine (sempre sul sito “FILMCARDS”), troverete moltissimi altri video su tutto il Paese. Arrivederci!

gigi.oliviero09@gmail.com – www.filmcards.it

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