La città degli asinelli
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Introduzione
È una città interssantissima ma quello che mi ha colpito sono stati gli asinelli, piccolissimi e tanti che affollano la sua medina. E poi Meknes, la città imperiale. La polvere degli scavi ci ricopre e la città ci sembra un'oasi di frescura.
Le Tappe del Viaggio
Ancora più caotica, se possibile, di Marrakesch, Fez ci viene incontro con il suo caratteristico "blu" intenso, vivo, presente dovunque. La medina è affollata di asinelli piccoli, carini che sono gli unici mezzi per portare la merce in quel dedalo di viuzze. Sono asini che non temono la gente e sono annuniciati dal caratteristico grido del conducente. Ai lati della strada ragazzini che battono il ferro, botteghe di artigianato del rame, drappi srotolati, babucce multicolore ed enormi fasci di prezzemolo (non ne ho mai visto tanto). Lo spettacolo più strano è però senz'altro quello delle concerie: da una terrazza si può dominare la zona in cui, immersi fino alla vita nelle vasche di coloranti, degli uomini tingono le stoffe. L'aria è così mefitica che ci hanno preventivamente munito di un fascio di menta da tenere sotto il naso costantemente. Andiamo poi a visitare una fabbrica di ceramica dove per la maggior parte i manufatti sono in blu, opere artigianali molto belle, caratteristiche.
Veniamo da Voluvilis, il sito archeologico che ci ha fatto sentire più vicino alla nostra terra perché abbiamo respirato aria di romanità, siamo impolverate ed accaldate: provate voi a trascorrere delle ore sotto il sole infuocato marocchino, fra sentieri in terra battuta e senza un riparo che non sia quello del cappello!
Entriamo a Meknes attraverso il bellissimo portale di Bab al-Mansour, a pochi passi dalla piazza centrale c'è una moschea sconsacrata in cui sono ammessi anche i non credenti, è stupenda con quei colori così intensi; al centro, dai bordi bassi, la vasca delle ambluzioni, non ce lo facciamo dire due volte e mettiamo le estremità a mollo. A qualche mese di distanza la moschea, con il suo bravo minareto, è crollata, mi sono sentita a disagio, come se l'avessi profanata.
Una porticina dà su una necropoli, c'è molta pace, è una caratteristica forse di questa città la pace perché l'ho trovata diversa dalla caotica Fez e dalla splendida Marrakesch.
Ancora più caotica, se possibile, di Marrakesch, Fez ci viene incontro con il suo caratteristico "blu" intenso, vivo, presente dovunque. La medina è affollata di asinelli piccoli, carini che sono gli unici mezzi per portare la merce in quel dedalo di viuzze. Sono asini che non temono la gente e sono annuniciati dal caratteristico grido del conducente. Ai lati della strada ragazzini che battono il ferro, botteghe di artigianato del rame, drappi srotolati, babucce multicolore ed enormi fasci di prezzemolo (non ne ho mai visto tanto). Lo spettacolo più strano è però senz'altro quello delle concerie: da una terrazza si può dominare la zona in cui, immersi fino alla vita nelle vasche di coloranti, degli uomini tingono le stoffe. L'aria è così mefitica che ci hanno preventivamente munito di un fascio di menta da tenere sotto il naso costantemente. Andiamo poi a visitare una fabbrica di ceramica dove per la maggior parte i manufatti sono in blu, opere artigianali molto belle, caratteristiche.
Veniamo da Voluvilis, il sito archeologico che ci ha fatto sentire più vicino alla nostra terra perché abbiamo respirato aria di romanità, siamo impolverate ed accaldate: provate voi a trascorrere delle ore sotto il sole infuocato marocchino, fra sentieri in terra battuta e senza un riparo che non sia quello del cappello!
Entriamo a Meknes attraverso il bellissimo portale di Bab al-Mansour, a pochi passi dalla piazza centrale c'è una moschea sconsacrata in cui sono ammessi anche i non credenti, è stupenda con quei colori così intensi; al centro, dai bordi bassi, la vasca delle ambluzioni, non ce lo facciamo dire due volte e mettiamo le estremità a mollo. A qualche mese di distanza la moschea, con il suo bravo minareto, è crollata, mi sono sentita a disagio, come se l'avessi profanata.
Una porticina dà su una necropoli, c'è molta pace, è una caratteristica forse di questa città la pace perché l'ho trovata diversa dalla caotica Fez e dalla splendida Marrakesch.
Ancora più caotica, se possibile, di Marrakesch, Fez ci viene incontro con il suo caratteristico "blu" intenso, vivo, presente dovunque. La medina è affollata di asinelli piccoli, carini che sono gli unici mezzi per portare la merce in quel dedalo di viuzze. Sono asini che non temono la gente e sono annuniciati dal caratteristico grido del conducente. Ai lati della strada ragazzini che battono il ferro, botteghe di artigianato del rame, drappi srotolati, babucce multicolore ed enormi fasci di prezzemolo (non ne ho mai visto tanto). Lo spettacolo più strano è però senz'altro quello delle concerie: da una terrazza si può dominare la zona in cui, immersi fino alla vita nelle vasche di coloranti, degli uomini tingono le stoffe. L'aria è così mefitica che ci hanno preventivamente munito di un fascio di menta da tenere sotto il naso costantemente. Andiamo poi a visitare una fabbrica di ceramica dove per la maggior parte i manufatti sono in blu, opere artigianali molto belle, caratteristiche.
Veniamo da Voluvilis, il sito archeologico che ci ha fatto sentire più vicino alla nostra terra perché abbiamo respirato aria di romanità, siamo impolverate ed accaldate: provate voi a trascorrere delle ore sotto il sole infuocato marocchino, fra sentieri in terra battuta e senza un riparo che non sia quello del cappello!
Entriamo a Meknes attraverso il bellissimo portale di Bab al-Mansour, a pochi passi dalla piazza centrale c'è una moschea sconsacrata in cui sono ammessi anche i non credenti, è stupenda con quei colori così intensi; al centro, dai bordi bassi, la vasca delle ambluzioni, non ce lo facciamo dire due volte e mettiamo le estremità a mollo. A qualche mese di distanza la moschea, con il suo bravo minareto, è crollata, mi sono sentita a disagio, come se l'avessi profanata.
Una porticina dà su una necropoli, c'è molta pace, è una caratteristica forse di questa città la pace perché l'ho trovata diversa dalla caotica Fez e dalla splendida Marrakesch.
Ancora più caotica, se possibile, di Marrakesch, Fez ci viene incontro con il suo caratteristico "blu" intenso, vivo, presente dovunque. La medina è affollata di asinelli piccoli, carini che sono gli unici mezzi per portare la merce in quel dedalo di viuzze. Sono asini che non temono la gente e sono annuniciati dal caratteristico grido del conducente. Ai lati della strada ragazzini che battono il ferro, botteghe di artigianato del rame, drappi srotolati, babucce multicolore ed enormi fasci di prezzemolo (non ne ho mai visto tanto). Lo spettacolo più strano è però senz'altro quello delle concerie: da una terrazza si può dominare la zona in cui, immersi fino alla vita nelle vasche di coloranti, degli uomini tingono le stoffe. L'aria è così mefitica che ci hanno preventivamente munito di un fascio di menta da tenere sotto il naso costantemente. Andiamo poi a visitare una fabbrica di ceramica dove per la maggior parte i manufatti sono in blu, opere artigianali molto belle, caratteristiche.
Veniamo da Voluvilis, il sito archeologico che ci ha fatto sentire più vicino alla nostra terra perché abbiamo respirato aria di romanità, siamo impolverate ed accaldate: provate voi a trascorrere delle ore sotto il sole infuocato marocchino, fra sentieri in terra battuta e senza un riparo che non sia quello del cappello!
Entriamo a Meknes attraverso il bellissimo portale di Bab al-Mansour, a pochi passi dalla piazza centrale c'è una moschea sconsacrata in cui sono ammessi anche i non credenti, è stupenda con quei colori così intensi; al centro, dai bordi bassi, la vasca delle ambluzioni, non ce lo facciamo dire due volte e mettiamo le estremità a mollo. A qualche mese di distanza la moschea, con il suo bravo minareto, è crollata, mi sono sentita a disagio, come se l'avessi profanata.
Una porticina dà su una necropoli, c'è molta pace, è una caratteristica forse di questa città la pace perché l'ho trovata diversa dalla caotica Fez e dalla splendida Marrakesch.
Ancora più caotica, se possibile, di Marrakesch, Fez ci viene incontro con il suo caratteristico "blu" intenso, vivo, presente dovunque. La medina è affollata di asinelli piccoli, carini che sono gli unici mezzi per portare la merce in quel dedalo di viuzze. Sono asini che non temono la gente e sono annuniciati dal caratteristico grido del conducente. Ai lati della strada ragazzini che battono il ferro, botteghe di artigianato del rame, drappi srotolati, babucce multicolore ed enormi fasci di prezzemolo (non ne ho mai visto tanto). Lo spettacolo più strano è però senz'altro quello delle concerie: da una terrazza si può dominare la zona in cui, immersi fino alla vita nelle vasche di coloranti, degli uomini tingono le stoffe. L'aria è così mefitica che ci hanno preventivamente munito di un fascio di menta da tenere sotto il naso costantemente. Andiamo poi a visitare una fabbrica di ceramica dove per la maggior parte i manufatti sono in blu, opere artigianali molto belle, caratteristiche.
Veniamo da Voluvilis, il sito archeologico che ci ha fatto sentire più vicino alla nostra terra perché abbiamo respirato aria di romanità, siamo impolverate ed accaldate: provate voi a trascorrere delle ore sotto il sole infuocato marocchino, fra sentieri in terra battuta e senza un riparo che non sia quello del cappello!
Entriamo a Meknes attraverso il bellissimo portale di Bab al-Mansour, a pochi passi dalla piazza centrale c'è una moschea sconsacrata in cui sono ammessi anche i non credenti, è stupenda con quei colori così intensi; al centro, dai bordi bassi, la vasca delle ambluzioni, non ce lo facciamo dire due volte e mettiamo le estremità a mollo. A qualche mese di distanza la moschea, con il suo bravo minareto, è crollata, mi sono sentita a disagio, come se l'avessi profanata.
Una porticina dà su una necropoli, c'è molta pace, è una caratteristica forse di questa città la pace perché l'ho trovata diversa dalla caotica Fez e dalla splendida Marrakesch.
Ancora più caotica, se possibile, di Marrakesch, Fez ci viene incontro con il suo caratteristico "blu" intenso, vivo, presente dovunque. La medina è affollata di asinelli piccoli, carini che sono gli unici mezzi per portare la merce in quel dedalo di viuzze. Sono asini che non temono la gente e sono annuniciati dal caratteristico grido del conducente. Ai lati della strada ragazzini che battono il ferro, botteghe di artigianato del rame, drappi srotolati, babucce multicolore ed enormi fasci di prezzemolo (non ne ho mai visto tanto). Lo spettacolo più strano è però senz'altro quello delle concerie: da una terrazza si può dominare la zona in cui, immersi fino alla vita nelle vasche di coloranti, degli uomini tingono le stoffe. L'aria è così mefitica che ci hanno preventivamente munito di un fascio di menta da tenere sotto il naso costantemente. Andiamo poi a visitare una fabbrica di ceramica dove per la maggior parte i manufatti sono in blu, opere artigianali molto belle, caratteristiche.
Veniamo da Voluvilis, il sito archeologico che ci ha fatto sentire più vicino alla nostra terra perché abbiamo respirato aria di romanità, siamo impolverate ed accaldate: provate voi a trascorrere delle ore sotto il sole infuocato marocchino, fra sentieri in terra battuta e senza un riparo che non sia quello del cappello!
Entriamo a Meknes attraverso il bellissimo portale di Bab al-Mansour, a pochi passi dalla piazza centrale c'è una moschea sconsacrata in cui sono ammessi anche i non credenti, è stupenda con quei colori così intensi; al centro, dai bordi bassi, la vasca delle ambluzioni, non ce lo facciamo dire due volte e mettiamo le estremità a mollo. A qualche mese di distanza la moschea, con il suo bravo minareto, è crollata, mi sono sentita a disagio, come se l'avessi profanata.
Una porticina dà su una necropoli, c'è molta pace, è una caratteristica forse di questa città la pace perché l'ho trovata diversa dalla caotica Fez e dalla splendida Marrakesch.
Ancora più caotica, se possibile, di Marrakesch, Fez ci viene incontro con il suo caratteristico "blu" intenso, vivo, presente dovunque. La medina è affollata di asinelli piccoli, carini che sono gli unici mezzi per portare la merce in quel dedalo di viuzze. Sono asini che non temono la gente e sono annuniciati dal caratteristico grido del conducente. Ai lati della strada ragazzini che battono il ferro, botteghe di artigianato del rame, drappi srotolati, babucce multicolore ed enormi fasci di prezzemolo (non ne ho mai visto tanto). Lo spettacolo più strano è però senz'altro quello delle concerie: da una terrazza si può dominare la zona in cui, immersi fino alla vita nelle vasche di coloranti, degli uomini tingono le stoffe. L'aria è così mefitica che ci hanno preventivamente munito di un fascio di menta da tenere sotto il naso costantemente. Andiamo poi a visitare una fabbrica di ceramica dove per la maggior parte i manufatti sono in blu, opere artigianali molto belle, caratteristiche.
Veniamo da Voluvilis, il sito archeologico che ci ha fatto sentire più vicino alla nostra terra perché abbiamo respirato aria di romanità, siamo impolverate ed accaldate: provate voi a trascorrere delle ore sotto il sole infuocato marocchino, fra sentieri in terra battuta e senza un riparo che non sia quello del cappello!
Entriamo a Meknes attraverso il bellissimo portale di Bab al-Mansour, a pochi passi dalla piazza centrale c'è una moschea sconsacrata in cui sono ammessi anche i non credenti, è stupenda con quei colori così intensi; al centro, dai bordi bassi, la vasca delle ambluzioni, non ce lo facciamo dire due volte e mettiamo le estremità a mollo. A qualche mese di distanza la moschea, con il suo bravo minareto, è crollata, mi sono sentita a disagio, come se l'avessi profanata.
Una porticina dà su una necropoli, c'è molta pace, è una caratteristica forse di questa città la pace perché l'ho trovata diversa dalla caotica Fez e dalla splendida Marrakesch.
Ancora più caotica, se possibile, di Marrakesch, Fez ci viene incontro con il suo caratteristico "blu" intenso, vivo, presente dovunque. La medina è affollata di asinelli piccoli, carini che sono gli unici mezzi per portare la merce in quel dedalo di viuzze. Sono asini che non temono la gente e sono annuniciati dal caratteristico grido del conducente. Ai lati della strada ragazzini che battono il ferro, botteghe di artigianato del rame, drappi srotolati, babucce multicolore ed enormi fasci di prezzemolo (non ne ho mai visto tanto). Lo spettacolo più strano è però senz'altro quello delle concerie: da una terrazza si può dominare la zona in cui, immersi fino alla vita nelle vasche di coloranti, degli uomini tingono le stoffe. L'aria è così mefitica che ci hanno preventivamente munito di un fascio di menta da tenere sotto il naso costantemente. Andiamo poi a visitare una fabbrica di ceramica dove per la maggior parte i manufatti sono in blu, opere artigianali molto belle, caratteristiche.
Veniamo da Voluvilis, il sito archeologico che ci ha fatto sentire più vicino alla nostra terra perché abbiamo respirato aria di romanità, siamo impolverate ed accaldate: provate voi a trascorrere delle ore sotto il sole infuocato marocchino, fra sentieri in terra battuta e senza un riparo che non sia quello del cappello!
Entriamo a Meknes attraverso il bellissimo portale di Bab al-Mansour, a pochi passi dalla piazza centrale c'è una moschea sconsacrata in cui sono ammessi anche i non credenti, è stupenda con quei colori così intensi; al centro, dai bordi bassi, la vasca delle ambluzioni, non ce lo facciamo dire due volte e mettiamo le estremità a mollo. A qualche mese di distanza la moschea, con il suo bravo minareto, è crollata, mi sono sentita a disagio, come se l'avessi profanata.
Una porticina dà su una necropoli, c'è molta pace, è una caratteristica forse di questa città la pace perché l'ho trovata diversa dalla caotica Fez e dalla splendida Marrakesch.




