Ricordi di un giretto in moto all' Elba!
Community: Diari di viaggio e Racconti Ricordi di un giretto in moto all' Elba!
Introduzione
Le Tappe del Viaggio
Per motivi di lavoro, l'anno scorso in quel periodo, di vacanza ancora non se ne vedeva l'ombra. Avevo fatto qualche giorno di mare, quello si, ma ancora non una vera e propria vacanza, è logico che avevo una voglia incredibile di andar via da Roma e coglievo ogni occasione per fare in modo di rifugiarmi in quelle piccole evasioni che potevano capitare.
Ed infatti capitò, chiacchierando con una mia amica, che mi disse che da lì a pochi giorni, sarebbe partita con altre amiche per un paio di settimane sull'isola d'Elba.
-E tu, invece, vacanze?- Fu questa la domanda di fronte a cui, con un po' di malinconia dovetti rispondere che a casa mia, di vacanza ancora non si sentiva neanche l'odore. Si, effettivamente c'erano dei programmi con gli amici, delle idee da pianificare meglio, ma niente che ancora prendesse una direzione sicura e precisa. Era giovedì 2 agosto, quando in tarda mattinata, chiacchierando con Chiara di vacanze improbabili ed ancora in forse, ricevevo dalla stessa questo invito da cogliere al volo o meno. Decisione rapida, sicura.
-Il posto c'è, perchè noi abbiamo affittato questa casetta e ha dei posti letto in più... perchè non vieni a trovarci qualche giorno?- Il caso volle che, per impegni vari, gli unici giorni in cui avrei potuto passare qualche giorno all'Elba erano quelli del fine settimana successivo.
Era giovedì 2 agosto e la migliore soluzione era partire il giorno dopo, per rientrare a Roma lunedì mattina al massimo. Lunedì alle 10 avevo un impegno di quelli improrogabili, ma la mia mente non ci pensava già più: lunedì alle 10 sarei stato a Rm, ma venerdì alle 9 avrei avuto la valigia pronta.
Valigia essenziale, minima, uno zaino in realtà. Erano un paio di giorni, e soprattutto, con la moto comprata da pochissimi giorni, il desiderio di portarla a farle vedere un po' di bel mare era più che alto.
Deciso, Elba, il giorno dopo, in moto.
Tutta dritta! Più o meno... le curve dell'Aurelia non sono pochissime in realtà, ma niente di impegnativo, non ce n'è una sola che non si possa fare con una sola mano sul manubrio, sono le classiche curve in cui i piloti abilissimi col cbr 600 fanno sfoggio della loro ars piegatoria. La cosa fastidiosa è stato, come al solito, il traffico. Neanche tanto intenso per fortuna, ma fastidioso. Viaggiavo con una media che oscillava appena sopra i limiti consentiti, alla ricerca di questa corsa blu che mi precedeva. Le donzelle infatti erano in viaggio qualche km davanti a me ed io intanto mi divertivo cimentandomi nei sorpassi per raggiungerle. Non so di preciso quanta strada sia passata prima che le avessi raggiunte, ma, in tutta onestà, me la sono "sciallata" alla grande, come direbbe il vecchio the wolf. Un tratto particolarmente carino è un ponte lungo più di 3 km che non è altro che un lungo curvone a destra seguito da uno, altrettanto lungo, a sinistra. Bell'asfalto, possibilità di belle traiettorie... in quel tratto di strada però avevo già raggiunto le signorine e viaggiavamo entro i limiti.
Siamo arrivati al porto di piombino con più di due ore d'anticipo sulla partenza del traghetto, per fortuna siamo riusciti ad imbarcarci sulla prima nave disponibile per portoferraio, praticamente non abbiamo aspettato nulla, siamo stati lì giusto il tempo di informarci sulla possibilità di partire in anticipo. Sulla nave poi, ho avuto modo di iniziare a capire che la compagnia sarebbe stata piacevole. Il livello di cultura era decisamente alto, ALLA RICERCA DI NEMO lo sanno praticamente a memoria: ottima prova d'esame! :D
Una volta sull'isola ci aspettavano altri 25 km di strada. Ottima strada, tutta curve. Appena usciti dall'abitato di Portoferraio ho avuto modo di provare un po' le sensazioni di guida sull'asfalto salato. Infatti sull'isola le zone prossime al mare hanno un leggero strato di salsedine umida sull'asfalto: si scivola in modo poco meno ingestibile del ghiaccio. Guardavo questa strada con sospetto mentre superavo la corsa blu in una curva a gomito sulla sinistra, perfettamente conscio della salsedine che c'era per terra: volevo vedere come reagiva la moto. Ed è andata alla grande, per un centinaio di metri scarsi.... Infatti entrando nella curva successiva, una curva a destra apparentemente molto meno difficile di quella precedente mi sono sentito sul sapone. Non ho avuto il coraggio di accennare a una piega anche leggerissima. Ho rallentato, invadendo per metà l'altra corsia e per mettere le ruote sul "pulito", dopodiché l'ho buttata giù per rientrare. BASTA COSí, mi sono detto, meglio evitare di andare a rovinare qualcosa i cui presupposti avevano dimostrato di essere ottimi. Mi sono lasciato superare dalle donzelle, d'altronde la sapevano loro la strada, e mi sono messo dietro, buono buono.
Arriviamo a quello che mi aveva dato l'impressione di essere l'ultimo bivio per Rio Marina: la nostra destinazione ultima, ormai lontani dal mare, la strada era asciutta e curvosa. D'altronde stavamo per attraversare l'isola da passando per il centro, per forza di cose si saliva un po' in quota. "L'asfalto dell'Elb
Rio Marina è un paesino molto sullo stile di quelli che caratterizzano ogni posto con un territorio leggermente contorto di un'Italia di altri tempi.
Il centro storico era tutto vicoli e scale. Appartamentini piccoli e su più piani, costruiti arrampicati alla montagna. Tutto molto caratteristico, siamo arrivati poco prima dell'ora di cena, quindi le luci ambiente hanno iniziato ad accendersi.
Avete presente il classico borgo illuminato di giallo? Sperlonga ad esempio, Ovindoli, oppure anche il più vicino Genazzano.. ecco, lo stile era perfettamente quello, carino e tremendamente tranquillo. Ci è piaciuto subito.
Dopodiché il tempo di fare un po'di spesa, di darci una sistemata, e di cenare che siamo subito pronti ad uscire.
Anche con la crew non al completo, eccoci pronti di nuovo a metterci in viaggio per raggiungere Capoliveri, un posticino segnalato su ogni guida possibile.
Un altro intreccio di vicoli, ma almeno ha una strada principale su cui si riesce a camminare abbastanza bene. Evento clou della serata?
Un ambulante che vende crepes in tute le salse. Mi sono lasciato naturalmente tentare. Il risultato è stato spettacolare, l'aggettivo calzante per quella crepe è DEFINITIVA! Non ne ho mai mangiata una così buona.
Decidiamo di affittare un pedalò, e dopo essersi allontanati un po’ lo scenario cambia. Ci troviamo in mezzo all'Elba ed a un altro isolotto. Il mare bellissimo, azzurro e il sole che picchia ( era l'ora di pranzo ) non mi lasciano altra scelta che un tuffo. Dopo un po' ci troviamo io e Chiara in acqua, con il pedalò che si allontana e va in esplorazione. Nuotando ci mettiamo a chiacchierare di quanto sia bello il posto, dell'infinita sensazione di contatto con la natura che ci dà quella situazione. Si chiacchiera di esperienze passate, si fanno confronti con posti e sensazioni vagamente simili. Piano piano la sensazione di pace assoluta si fa spazio nei nostri corpi, interrotta solo da qualche motoschifo che passava sconsideratamente da quelle parti. Nuotiamo con calma, godendoci appieno il sole e l'acqua. Sto benissimo, in pace con me stesso, io e il mare. Il tutto condito dalla piacevole chiacchierata che ci stiamo facendo. Ero all'apoteosi, o almeno credevo di esserlo. Stavamo proprio parlando, fra le altre cose, della sensazione di essere soli a contatto con la natura, con il mare, e del fatto che in un'ipotetica situazione d'emergenza avremmo potuto contare sulle sole nostre forze. Nuotavamo tranquilli, quando noto con la coda dell'occhio qualcosa di strano e terribilmente inaspettato. Mi giro verso destra e faccio appena in tempo a mettere a fuoco un cormorano che mi sfreccia a pochi metri, raso all'acqua. Sarà stato a 3 metri da me, non credo di più. Faccio appena in tempo a metterlo a fuoco, è stato un attimo, era lì vicinissimo a me e subito dopo lo osservavo mentre volava via veloce. Mi è impossibile trasmettere da una tastiera una sensazione del genere senza usare aggettivi banali. Quindi non mi metterò a provarci. Si parlava proprio delle differenze, a livello emozionale di una forte sensazione trasmessa dall'asfalto e/o dall'alta velocità, rispetto a ciò che si provava in quel momento. Non è un discorso di forza delle sensazioni, di maggiore adrenalina... non era un confronto dal quale una delle due tipologie doveva uscirne vincente. Certo la barriera dei 300 orari è una pezza non poco forte, ma è relativamente facile schiacciare un acceleratore. Le differenze ci sono eccome. Te stesso ed il mare, senza nient'altro!
Raggiungiamo il pedalò, ci lasciamo trasportare un po', poi saliamo sul pedalò. Uno slancio, uno sforzo... e una sensazione strana sul polso. Non faccio in tempo a rendermi conto, mi chiedo cosa avessi sentito. Mi guardo il polso e.... non c'era più. Avevo lasciato tutto a casa per paura di perdere o di dimenticare da qualche parte. Con quel braccialetto non me la sono sentita, quasi d'istinto, subito prima di uscire me lo sono messo al polso. Non avrei lasciato a casa anche lui. Ed ora è lì. In quel posto favoloso, in fondo a quel mare azzurrissimo. é lì signorina, basterà tornare lì per trovarlo. Avremo sempre un motivo in più per tornare, ricordare e vivere quel luogo.
Torniamo alla civiltà, la spiaggia, la borsa termica con l'acqua gelata, i telefonini e i ladri gentili di pantaloncini e magliette... gentili si, perchè prima
Abbiamo saggiato alla grande l'enorme quantità di natura di cui sopra. Dal lato montagna stavolta, non immersi nel blu. Era ugualmente uno spettacolo, dopo un breve tratto sull'asfalto ci siamo immessi in un sentiero sterrato strettissimo, con rami bassi e le more a portata di mano. A portata di mano per chi è riuscito a prenderle naturalmente, perchè per me non c'è stato proprio verso. Abbiamo visto trappole di cinghiale distrutte, lastroni di marmo, radici scoperte enormi e con una forma molto contorta. E poi alberi alberi alberi. Era la mia seconda esperienza a cavallo, della prima conservo un ricordo fastidioso, ma stavolta le redini erano di tutt'altra fattura! é andata bene, benissimo! Il cavallo con il pilota automatico non l'avevo mai guidato. Abbiamo accennato ad un po' di trotto, qualche volta l'ho deciso io, altre lui, ma è andata benissimo lo stesso!
Torniamo a casa, ci si prepara per tuffarsi a letto, mi tuffo a letto. Ma c'era chi girava per la stanza con fare dubbioso. Finché, guardandomi mi dice di non avere poi tutto questo sonno. Lo sguardo in realtà chiedeva se, per caso, neanche io avessi tutta questa grande voglia di dormire. No, non ne avevo in fondo. Passeggiata? Passeggiata! Ci si mette qualcosa al volo e ce ne andiamo verso il porto e una spiaggetta retrostante che avevamo visto la sera prima, durante un primo giretto esplorativo. Sarà stata l'una. Ci si mette a chiacchierare un po', godendoci pienamente tutta la tranquillità del caso. Onde, ogni tanto qualche macchina. Il freddo e l'umidità non erano eccessivi, nonostante, va detto, su quell'isola c'è una media di umidità davvero molto alta. Abbiamo un po' di tempo tutto per noi. Si parla molto, racconti, opinioni, esperienze. Decidiamo di rincasare, "tanto non sarà tardissimo, ma che ore sono?" Erano le 5. Allora la scelta è stata immediata: colazione con dei cornetti appena sfornati, e poi un altro paio d'ore di sonno, prima che il resto della truppa si svegliasse!
In serata siamo andati a Porto Azzurro. Altro centro dell'isola, altra situazione, altra storia. Probabilmente perchè è molto più raggiungibile da ogni altro posto dell'isola rispetto a Capoliveri, Porto Azzurro risulta essere più attrezzato, più pieno di gente. Forse un po' meno esclusivista, magari non per altro se non per la capienza di gente che riesce ad ospitare. Volendo continuare nel paragone con il basso Lazio, Sperlonga e Terracina, avete presente?
Perchè mi rivolgo continuamente a quelle zone? Non chiedetemelo perchè non lo so!
Comunque anche Porto Azzurro ha guadagnato la sua buona dose di punteggio, il mojito non era il massimo ma ci poteva stare tranquillamente. Quel cocktail, ad ormai poche ore dalla partenza della nave che mi avrebbe riportato a Piombino è stato la chiusura del mio weekend.
Un fantastico fine settimana, con tutto ciò che ha portato. Non avevo mai visto un poso così, è stato bellissimo sotto tutti i punti di vista. Le spalle scottate, il panico sul sale, quell'ambulante creppettaro, quell'ultima ora e quaranta di sonno prima di andar via, tutta la strada fatta in moto, il suzukista che mi ha fatto da apripista all'andata, la pasta fredda, le chiacchierate interminabili e quelle curve che diventavano sempre più cosa nostra! :D
Nient'altro da dire se non GRAZIE!
Per motivi di lavoro, l'anno scorso in quel periodo, di vacanza ancora non se ne vedeva l'ombra. Avevo fatto qualche giorno di mare, quello si, ma ancora non una vera e propria vacanza, è logico che avevo una voglia incredibile di andar via da Roma e coglievo ogni occasione per fare in modo di rifugiarmi in quelle piccole evasioni che potevano capitare.
Ed infatti capitò, chiacchierando con una mia amica, che mi disse che da lì a pochi giorni, sarebbe partita con altre amiche per un paio di settimane sull'isola d'Elba.
-E tu, invece, vacanze?- Fu questa la domanda di fronte a cui, con un po' di malinconia dovetti rispondere che a casa mia, di vacanza ancora non si sentiva neanche l'odore. Si, effettivamente c'erano dei programmi con gli amici, delle idee da pianificare meglio, ma niente che ancora prendesse una direzione sicura e precisa. Era giovedì 2 agosto, quando in tarda mattinata, chiacchierando con Chiara di vacanze improbabili ed ancora in forse, ricevevo dalla stessa questo invito da cogliere al volo o meno. Decisione rapida, sicura.
-Il posto c'è, perchè noi abbiamo affittato questa casetta e ha dei posti letto in più... perchè non vieni a trovarci qualche giorno?- Il caso volle che, per impegni vari, gli unici giorni in cui avrei potuto passare qualche giorno all'Elba erano quelli del fine settimana successivo.
Era giovedì 2 agosto e la migliore soluzione era partire il giorno dopo, per rientrare a Roma lunedì mattina al massimo. Lunedì alle 10 avevo un impegno di quelli improrogabili, ma la mia mente non ci pensava già più: lunedì alle 10 sarei stato a Rm, ma venerdì alle 9 avrei avuto la valigia pronta.
Valigia essenziale, minima, uno zaino in realtà. Erano un paio di giorni, e soprattutto, con la moto comprata da pochissimi giorni, il desiderio di portarla a farle vedere un po' di bel mare era più che alto.
Deciso, Elba, il giorno dopo, in moto.
Tutta dritta! Più o meno... le curve dell'Aurelia non sono pochissime in realtà, ma niente di impegnativo, non ce n'è una sola che non si possa fare con una sola mano sul manubrio, sono le classiche curve in cui i piloti abilissimi col cbr 600 fanno sfoggio della loro ars piegatoria. La cosa fastidiosa è stato, come al solito, il traffico. Neanche tanto intenso per fortuna, ma fastidioso. Viaggiavo con una media che oscillava appena sopra i limiti consentiti, alla ricerca di questa corsa blu che mi precedeva. Le donzelle infatti erano in viaggio qualche km davanti a me ed io intanto mi divertivo cimentandomi nei sorpassi per raggiungerle. Non so di preciso quanta strada sia passata prima che le avessi raggiunte, ma, in tutta onestà, me la sono "sciallata" alla grande, come direbbe il vecchio the wolf. Un tratto particolarmente carino è un ponte lungo più di 3 km che non è altro che un lungo curvone a destra seguito da uno, altrettanto lungo, a sinistra. Bell'asfalto, possibilità di belle traiettorie... in quel tratto di strada però avevo già raggiunto le signorine e viaggiavamo entro i limiti.
Siamo arrivati al porto di piombino con più di due ore d'anticipo sulla partenza del traghetto, per fortuna siamo riusciti ad imbarcarci sulla prima nave disponibile per portoferraio, praticamente non abbiamo aspettato nulla, siamo stati lì giusto il tempo di informarci sulla possibilità di partire in anticipo. Sulla nave poi, ho avuto modo di iniziare a capire che la compagnia sarebbe stata piacevole. Il livello di cultura era decisamente alto, ALLA RICERCA DI NEMO lo sanno praticamente a memoria: ottima prova d'esame! :D
Una volta sull'isola ci aspettavano altri 25 km di strada. Ottima strada, tutta curve. Appena usciti dall'abitato di Portoferraio ho avuto modo di provare un po' le sensazioni di guida sull'asfalto salato. Infatti sull'isola le zone prossime al mare hanno un leggero strato di salsedine umida sull'asfalto: si scivola in modo poco meno ingestibile del ghiaccio. Guardavo questa strada con sospetto mentre superavo la corsa blu in una curva a gomito sulla sinistra, perfettamente conscio della salsedine che c'era per terra: volevo vedere come reagiva la moto. Ed è andata alla grande, per un centinaio di metri scarsi.... Infatti entrando nella curva successiva, una curva a destra apparentemente molto meno difficile di quella precedente mi sono sentito sul sapone. Non ho avuto il coraggio di accennare a una piega anche leggerissima. Ho rallentato, invadendo per metà l'altra corsia e per mettere le ruote sul "pulito", dopodiché l'ho buttata giù per rientrare. BASTA COSí, mi sono detto, meglio evitare di andare a rovinare qualcosa i cui presupposti avevano dimostrato di essere ottimi. Mi sono lasciato superare dalle donzelle, d'altronde la sapevano loro la strada, e mi sono messo dietro, buono buono.
Arriviamo a quello che mi aveva dato l'impressione di essere l'ultimo bivio per Rio Marina: la nostra destinazione ultima, ormai lontani dal mare, la strada era asciutta e curvosa. D'altronde stavamo per attraversare l'isola da passando per il centro, per forza di cose si saliva un po' in quota. "L'asfalto dell'Elb
Rio Marina è un paesino molto sullo stile di quelli che caratterizzano ogni posto con un territorio leggermente contorto di un'Italia di altri tempi.
Il centro storico era tutto vicoli e scale. Appartamentini piccoli e su più piani, costruiti arrampicati alla montagna. Tutto molto caratteristico, siamo arrivati poco prima dell'ora di cena, quindi le luci ambiente hanno iniziato ad accendersi.
Avete presente il classico borgo illuminato di giallo? Sperlonga ad esempio, Ovindoli, oppure anche il più vicino Genazzano.. ecco, lo stile era perfettamente quello, carino e tremendamente tranquillo. Ci è piaciuto subito.
Dopodiché il tempo di fare un po'di spesa, di darci una sistemata, e di cenare che siamo subito pronti ad uscire.
Anche con la crew non al completo, eccoci pronti di nuovo a metterci in viaggio per raggiungere Capoliveri, un posticino segnalato su ogni guida possibile.
Un altro intreccio di vicoli, ma almeno ha una strada principale su cui si riesce a camminare abbastanza bene. Evento clou della serata?
Un ambulante che vende crepes in tute le salse. Mi sono lasciato naturalmente tentare. Il risultato è stato spettacolare, l'aggettivo calzante per quella crepe è DEFINITIVA! Non ne ho mai mangiata una così buona.
Decidiamo di affittare un pedalò, e dopo essersi allontanati un po’ lo scenario cambia. Ci troviamo in mezzo all'Elba ed a un altro isolotto. Il mare bellissimo, azzurro e il sole che picchia ( era l'ora di pranzo ) non mi lasciano altra scelta che un tuffo. Dopo un po' ci troviamo io e Chiara in acqua, con il pedalò che si allontana e va in esplorazione. Nuotando ci mettiamo a chiacchierare di quanto sia bello il posto, dell'infinita sensazione di contatto con la natura che ci dà quella situazione. Si chiacchiera di esperienze passate, si fanno confronti con posti e sensazioni vagamente simili. Piano piano la sensazione di pace assoluta si fa spazio nei nostri corpi, interrotta solo da qualche motoschifo che passava sconsideratamente da quelle parti. Nuotiamo con calma, godendoci appieno il sole e l'acqua. Sto benissimo, in pace con me stesso, io e il mare. Il tutto condito dalla piacevole chiacchierata che ci stiamo facendo. Ero all'apoteosi, o almeno credevo di esserlo. Stavamo proprio parlando, fra le altre cose, della sensazione di essere soli a contatto con la natura, con il mare, e del fatto che in un'ipotetica situazione d'emergenza avremmo potuto contare sulle sole nostre forze. Nuotavamo tranquilli, quando noto con la coda dell'occhio qualcosa di strano e terribilmente inaspettato. Mi giro verso destra e faccio appena in tempo a mettere a fuoco un cormorano che mi sfreccia a pochi metri, raso all'acqua. Sarà stato a 3 metri da me, non credo di più. Faccio appena in tempo a metterlo a fuoco, è stato un attimo, era lì vicinissimo a me e subito dopo lo osservavo mentre volava via veloce. Mi è impossibile trasmettere da una tastiera una sensazione del genere senza usare aggettivi banali. Quindi non mi metterò a provarci. Si parlava proprio delle differenze, a livello emozionale di una forte sensazione trasmessa dall'asfalto e/o dall'alta velocità, rispetto a ciò che si provava in quel momento. Non è un discorso di forza delle sensazioni, di maggiore adrenalina... non era un confronto dal quale una delle due tipologie doveva uscirne vincente. Certo la barriera dei 300 orari è una pezza non poco forte, ma è relativamente facile schiacciare un acceleratore. Le differenze ci sono eccome. Te stesso ed il mare, senza nient'altro!
Raggiungiamo il pedalò, ci lasciamo trasportare un po', poi saliamo sul pedalò. Uno slancio, uno sforzo... e una sensazione strana sul polso. Non faccio in tempo a rendermi conto, mi chiedo cosa avessi sentito. Mi guardo il polso e.... non c'era più. Avevo lasciato tutto a casa per paura di perdere o di dimenticare da qualche parte. Con quel braccialetto non me la sono sentita, quasi d'istinto, subito prima di uscire me lo sono messo al polso. Non avrei lasciato a casa anche lui. Ed ora è lì. In quel posto favoloso, in fondo a quel mare azzurrissimo. é lì signorina, basterà tornare lì per trovarlo. Avremo sempre un motivo in più per tornare, ricordare e vivere quel luogo.
Torniamo alla civiltà, la spiaggia, la borsa termica con l'acqua gelata, i telefonini e i ladri gentili di pantaloncini e magliette... gentili si, perchè prima
Abbiamo saggiato alla grande l'enorme quantità di natura di cui sopra. Dal lato montagna stavolta, non immersi nel blu. Era ugualmente uno spettacolo, dopo un breve tratto sull'asfalto ci siamo immessi in un sentiero sterrato strettissimo, con rami bassi e le more a portata di mano. A portata di mano per chi è riuscito a prenderle naturalmente, perchè per me non c'è stato proprio verso. Abbiamo visto trappole di cinghiale distrutte, lastroni di marmo, radici scoperte enormi e con una forma molto contorta. E poi alberi alberi alberi. Era la mia seconda esperienza a cavallo, della prima conservo un ricordo fastidioso, ma stavolta le redini erano di tutt'altra fattura! é andata bene, benissimo! Il cavallo con il pilota automatico non l'avevo mai guidato. Abbiamo accennato ad un po' di trotto, qualche volta l'ho deciso io, altre lui, ma è andata benissimo lo stesso!
Torniamo a casa, ci si prepara per tuffarsi a letto, mi tuffo a letto. Ma c'era chi girava per la stanza con fare dubbioso. Finché, guardandomi mi dice di non avere poi tutto questo sonno. Lo sguardo in realtà chiedeva se, per caso, neanche io avessi tutta questa grande voglia di dormire. No, non ne avevo in fondo. Passeggiata? Passeggiata! Ci si mette qualcosa al volo e ce ne andiamo verso il porto e una spiaggetta retrostante che avevamo visto la sera prima, durante un primo giretto esplorativo. Sarà stata l'una. Ci si mette a chiacchierare un po', godendoci pienamente tutta la tranquillità del caso. Onde, ogni tanto qualche macchina. Il freddo e l'umidità non erano eccessivi, nonostante, va detto, su quell'isola c'è una media di umidità davvero molto alta. Abbiamo un po' di tempo tutto per noi. Si parla molto, racconti, opinioni, esperienze. Decidiamo di rincasare, "tanto non sarà tardissimo, ma che ore sono?" Erano le 5. Allora la scelta è stata immediata: colazione con dei cornetti appena sfornati, e poi un altro paio d'ore di sonno, prima che il resto della truppa si svegliasse!
In serata siamo andati a Porto Azzurro. Altro centro dell'isola, altra situazione, altra storia. Probabilmente perchè è molto più raggiungibile da ogni altro posto dell'isola rispetto a Capoliveri, Porto Azzurro risulta essere più attrezzato, più pieno di gente. Forse un po' meno esclusivista, magari non per altro se non per la capienza di gente che riesce ad ospitare. Volendo continuare nel paragone con il basso Lazio, Sperlonga e Terracina, avete presente?
Perchè mi rivolgo continuamente a quelle zone? Non chiedetemelo perchè non lo so!
Comunque anche Porto Azzurro ha guadagnato la sua buona dose di punteggio, il mojito non era il massimo ma ci poteva stare tranquillamente. Quel cocktail, ad ormai poche ore dalla partenza della nave che mi avrebbe riportato a Piombino è stato la chiusura del mio weekend.
Un fantastico fine settimana, con tutto ciò che ha portato. Non avevo mai visto un poso così, è stato bellissimo sotto tutti i punti di vista. Le spalle scottate, il panico sul sale, quell'ambulante creppettaro, quell'ultima ora e quaranta di sonno prima di andar via, tutta la strada fatta in moto, il suzukista che mi ha fatto da apripista all'andata, la pasta fredda, le chiacchierate interminabili e quelle curve che diventavano sempre più cosa nostra! :D
Nient'altro da dire se non GRAZIE!
Per motivi di lavoro, l'anno scorso in quel periodo, di vacanza ancora non se ne vedeva l'ombra. Avevo fatto qualche giorno di mare, quello si, ma ancora non una vera e propria vacanza, è logico che avevo una voglia incredibile di andar via da Roma e coglievo ogni occasione per fare in modo di rifugiarmi in quelle piccole evasioni che potevano capitare.
Ed infatti capitò, chiacchierando con una mia amica, che mi disse che da lì a pochi giorni, sarebbe partita con altre amiche per un paio di settimane sull'isola d'Elba.
-E tu, invece, vacanze?- Fu questa la domanda di fronte a cui, con un po' di malinconia dovetti rispondere che a casa mia, di vacanza ancora non si sentiva neanche l'odore. Si, effettivamente c'erano dei programmi con gli amici, delle idee da pianificare meglio, ma niente che ancora prendesse una direzione sicura e precisa. Era giovedì 2 agosto, quando in tarda mattinata, chiacchierando con Chiara di vacanze improbabili ed ancora in forse, ricevevo dalla stessa questo invito da cogliere al volo o meno. Decisione rapida, sicura.
-Il posto c'è, perchè noi abbiamo affittato questa casetta e ha dei posti letto in più... perchè non vieni a trovarci qualche giorno?- Il caso volle che, per impegni vari, gli unici giorni in cui avrei potuto passare qualche giorno all'Elba erano quelli del fine settimana successivo.
Era giovedì 2 agosto e la migliore soluzione era partire il giorno dopo, per rientrare a Roma lunedì mattina al massimo. Lunedì alle 10 avevo un impegno di quelli improrogabili, ma la mia mente non ci pensava già più: lunedì alle 10 sarei stato a Rm, ma venerdì alle 9 avrei avuto la valigia pronta.
Valigia essenziale, minima, uno zaino in realtà. Erano un paio di giorni, e soprattutto, con la moto comprata da pochissimi giorni, il desiderio di portarla a farle vedere un po' di bel mare era più che alto.
Deciso, Elba, il giorno dopo, in moto.
Tutta dritta! Più o meno... le curve dell'Aurelia non sono pochissime in realtà, ma niente di impegnativo, non ce n'è una sola che non si possa fare con una sola mano sul manubrio, sono le classiche curve in cui i piloti abilissimi col cbr 600 fanno sfoggio della loro ars piegatoria. La cosa fastidiosa è stato, come al solito, il traffico. Neanche tanto intenso per fortuna, ma fastidioso. Viaggiavo con una media che oscillava appena sopra i limiti consentiti, alla ricerca di questa corsa blu che mi precedeva. Le donzelle infatti erano in viaggio qualche km davanti a me ed io intanto mi divertivo cimentandomi nei sorpassi per raggiungerle. Non so di preciso quanta strada sia passata prima che le avessi raggiunte, ma, in tutta onestà, me la sono "sciallata" alla grande, come direbbe il vecchio the wolf. Un tratto particolarmente carino è un ponte lungo più di 3 km che non è altro che un lungo curvone a destra seguito da uno, altrettanto lungo, a sinistra. Bell'asfalto, possibilità di belle traiettorie... in quel tratto di strada però avevo già raggiunto le signorine e viaggiavamo entro i limiti.
Siamo arrivati al porto di piombino con più di due ore d'anticipo sulla partenza del traghetto, per fortuna siamo riusciti ad imbarcarci sulla prima nave disponibile per portoferraio, praticamente non abbiamo aspettato nulla, siamo stati lì giusto il tempo di informarci sulla possibilità di partire in anticipo. Sulla nave poi, ho avuto modo di iniziare a capire che la compagnia sarebbe stata piacevole. Il livello di cultura era decisamente alto, ALLA RICERCA DI NEMO lo sanno praticamente a memoria: ottima prova d'esame! :D
Una volta sull'isola ci aspettavano altri 25 km di strada. Ottima strada, tutta curve. Appena usciti dall'abitato di Portoferraio ho avuto modo di provare un po' le sensazioni di guida sull'asfalto salato. Infatti sull'isola le zone prossime al mare hanno un leggero strato di salsedine umida sull'asfalto: si scivola in modo poco meno ingestibile del ghiaccio. Guardavo questa strada con sospetto mentre superavo la corsa blu in una curva a gomito sulla sinistra, perfettamente conscio della salsedine che c'era per terra: volevo vedere come reagiva la moto. Ed è andata alla grande, per un centinaio di metri scarsi.... Infatti entrando nella curva successiva, una curva a destra apparentemente molto meno difficile di quella precedente mi sono sentito sul sapone. Non ho avuto il coraggio di accennare a una piega anche leggerissima. Ho rallentato, invadendo per metà l'altra corsia e per mettere le ruote sul "pulito", dopodiché l'ho buttata giù per rientrare. BASTA COSí, mi sono detto, meglio evitare di andare a rovinare qualcosa i cui presupposti avevano dimostrato di essere ottimi. Mi sono lasciato superare dalle donzelle, d'altronde la sapevano loro la strada, e mi sono messo dietro, buono buono.
Arriviamo a quello che mi aveva dato l'impressione di essere l'ultimo bivio per Rio Marina: la nostra destinazione ultima, ormai lontani dal mare, la strada era asciutta e curvosa. D'altronde stavamo per attraversare l'isola da passando per il centro, per forza di cose si saliva un po' in quota. "L'asfalto dell'Elb
Rio Marina è un paesino molto sullo stile di quelli che caratterizzano ogni posto con un territorio leggermente contorto di un'Italia di altri tempi.
Il centro storico era tutto vicoli e scale. Appartamentini piccoli e su più piani, costruiti arrampicati alla montagna. Tutto molto caratteristico, siamo arrivati poco prima dell'ora di cena, quindi le luci ambiente hanno iniziato ad accendersi.
Avete presente il classico borgo illuminato di giallo? Sperlonga ad esempio, Ovindoli, oppure anche il più vicino Genazzano.. ecco, lo stile era perfettamente quello, carino e tremendamente tranquillo. Ci è piaciuto subito.
Dopodiché il tempo di fare un po'di spesa, di darci una sistemata, e di cenare che siamo subito pronti ad uscire.
Anche con la crew non al completo, eccoci pronti di nuovo a metterci in viaggio per raggiungere Capoliveri, un posticino segnalato su ogni guida possibile.
Un altro intreccio di vicoli, ma almeno ha una strada principale su cui si riesce a camminare abbastanza bene. Evento clou della serata?
Un ambulante che vende crepes in tute le salse. Mi sono lasciato naturalmente tentare. Il risultato è stato spettacolare, l'aggettivo calzante per quella crepe è DEFINITIVA! Non ne ho mai mangiata una così buona.
Decidiamo di affittare un pedalò, e dopo essersi allontanati un po’ lo scenario cambia. Ci troviamo in mezzo all'Elba ed a un altro isolotto. Il mare bellissimo, azzurro e il sole che picchia ( era l'ora di pranzo ) non mi lasciano altra scelta che un tuffo. Dopo un po' ci troviamo io e Chiara in acqua, con il pedalò che si allontana e va in esplorazione. Nuotando ci mettiamo a chiacchierare di quanto sia bello il posto, dell'infinita sensazione di contatto con la natura che ci dà quella situazione. Si chiacchiera di esperienze passate, si fanno confronti con posti e sensazioni vagamente simili. Piano piano la sensazione di pace assoluta si fa spazio nei nostri corpi, interrotta solo da qualche motoschifo che passava sconsideratamente da quelle parti. Nuotiamo con calma, godendoci appieno il sole e l'acqua. Sto benissimo, in pace con me stesso, io e il mare. Il tutto condito dalla piacevole chiacchierata che ci stiamo facendo. Ero all'apoteosi, o almeno credevo di esserlo. Stavamo proprio parlando, fra le altre cose, della sensazione di essere soli a contatto con la natura, con il mare, e del fatto che in un'ipotetica situazione d'emergenza avremmo potuto contare sulle sole nostre forze. Nuotavamo tranquilli, quando noto con la coda dell'occhio qualcosa di strano e terribilmente inaspettato. Mi giro verso destra e faccio appena in tempo a mettere a fuoco un cormorano che mi sfreccia a pochi metri, raso all'acqua. Sarà stato a 3 metri da me, non credo di più. Faccio appena in tempo a metterlo a fuoco, è stato un attimo, era lì vicinissimo a me e subito dopo lo osservavo mentre volava via veloce. Mi è impossibile trasmettere da una tastiera una sensazione del genere senza usare aggettivi banali. Quindi non mi metterò a provarci. Si parlava proprio delle differenze, a livello emozionale di una forte sensazione trasmessa dall'asfalto e/o dall'alta velocità, rispetto a ciò che si provava in quel momento. Non è un discorso di forza delle sensazioni, di maggiore adrenalina... non era un confronto dal quale una delle due tipologie doveva uscirne vincente. Certo la barriera dei 300 orari è una pezza non poco forte, ma è relativamente facile schiacciare un acceleratore. Le differenze ci sono eccome. Te stesso ed il mare, senza nient'altro!
Raggiungiamo il pedalò, ci lasciamo trasportare un po', poi saliamo sul pedalò. Uno slancio, uno sforzo... e una sensazione strana sul polso. Non faccio in tempo a rendermi conto, mi chiedo cosa avessi sentito. Mi guardo il polso e.... non c'era più. Avevo lasciato tutto a casa per paura di perdere o di dimenticare da qualche parte. Con quel braccialetto non me la sono sentita, quasi d'istinto, subito prima di uscire me lo sono messo al polso. Non avrei lasciato a casa anche lui. Ed ora è lì. In quel posto favoloso, in fondo a quel mare azzurrissimo. é lì signorina, basterà tornare lì per trovarlo. Avremo sempre un motivo in più per tornare, ricordare e vivere quel luogo.
Torniamo alla civiltà, la spiaggia, la borsa termica con l'acqua gelata, i telefonini e i ladri gentili di pantaloncini e magliette... gentili si, perchè prima
Abbiamo saggiato alla grande l'enorme quantità di natura di cui sopra. Dal lato montagna stavolta, non immersi nel blu. Era ugualmente uno spettacolo, dopo un breve tratto sull'asfalto ci siamo immessi in un sentiero sterrato strettissimo, con rami bassi e le more a portata di mano. A portata di mano per chi è riuscito a prenderle naturalmente, perchè per me non c'è stato proprio verso. Abbiamo visto trappole di cinghiale distrutte, lastroni di marmo, radici scoperte enormi e con una forma molto contorta. E poi alberi alberi alberi. Era la mia seconda esperienza a cavallo, della prima conservo un ricordo fastidioso, ma stavolta le redini erano di tutt'altra fattura! é andata bene, benissimo! Il cavallo con il pilota automatico non l'avevo mai guidato. Abbiamo accennato ad un po' di trotto, qualche volta l'ho deciso io, altre lui, ma è andata benissimo lo stesso!
Torniamo a casa, ci si prepara per tuffarsi a letto, mi tuffo a letto. Ma c'era chi girava per la stanza con fare dubbioso. Finché, guardandomi mi dice di non avere poi tutto questo sonno. Lo sguardo in realtà chiedeva se, per caso, neanche io avessi tutta questa grande voglia di dormire. No, non ne avevo in fondo. Passeggiata? Passeggiata! Ci si mette qualcosa al volo e ce ne andiamo verso il porto e una spiaggetta retrostante che avevamo visto la sera prima, durante un primo giretto esplorativo. Sarà stata l'una. Ci si mette a chiacchierare un po', godendoci pienamente tutta la tranquillità del caso. Onde, ogni tanto qualche macchina. Il freddo e l'umidità non erano eccessivi, nonostante, va detto, su quell'isola c'è una media di umidità davvero molto alta. Abbiamo un po' di tempo tutto per noi. Si parla molto, racconti, opinioni, esperienze. Decidiamo di rincasare, "tanto non sarà tardissimo, ma che ore sono?" Erano le 5. Allora la scelta è stata immediata: colazione con dei cornetti appena sfornati, e poi un altro paio d'ore di sonno, prima che il resto della truppa si svegliasse!
In serata siamo andati a Porto Azzurro. Altro centro dell'isola, altra situazione, altra storia. Probabilmente perchè è molto più raggiungibile da ogni altro posto dell'isola rispetto a Capoliveri, Porto Azzurro risulta essere più attrezzato, più pieno di gente. Forse un po' meno esclusivista, magari non per altro se non per la capienza di gente che riesce ad ospitare. Volendo continuare nel paragone con il basso Lazio, Sperlonga e Terracina, avete presente?
Perchè mi rivolgo continuamente a quelle zone? Non chiedetemelo perchè non lo so!
Comunque anche Porto Azzurro ha guadagnato la sua buona dose di punteggio, il mojito non era il massimo ma ci poteva stare tranquillamente. Quel cocktail, ad ormai poche ore dalla partenza della nave che mi avrebbe riportato a Piombino è stato la chiusura del mio weekend.
Un fantastico fine settimana, con tutto ciò che ha portato. Non avevo mai visto un poso così, è stato bellissimo sotto tutti i punti di vista. Le spalle scottate, il panico sul sale, quell'ambulante creppettaro, quell'ultima ora e quaranta di sonno prima di andar via, tutta la strada fatta in moto, il suzukista che mi ha fatto da apripista all'andata, la pasta fredda, le chiacchierate interminabili e quelle curve che diventavano sempre più cosa nostra! :D
Nient'altro da dire se non GRAZIE!
Per motivi di lavoro, l'anno scorso in quel periodo, di vacanza ancora non se ne vedeva l'ombra. Avevo fatto qualche giorno di mare, quello si, ma ancora non una vera e propria vacanza, è logico che avevo una voglia incredibile di andar via da Roma e coglievo ogni occasione per fare in modo di rifugiarmi in quelle piccole evasioni che potevano capitare.
Ed infatti capitò, chiacchierando con una mia amica, che mi disse che da lì a pochi giorni, sarebbe partita con altre amiche per un paio di settimane sull'isola d'Elba.
-E tu, invece, vacanze?- Fu questa la domanda di fronte a cui, con un po' di malinconia dovetti rispondere che a casa mia, di vacanza ancora non si sentiva neanche l'odore. Si, effettivamente c'erano dei programmi con gli amici, delle idee da pianificare meglio, ma niente che ancora prendesse una direzione sicura e precisa. Era giovedì 2 agosto, quando in tarda mattinata, chiacchierando con Chiara di vacanze improbabili ed ancora in forse, ricevevo dalla stessa questo invito da cogliere al volo o meno. Decisione rapida, sicura.
-Il posto c'è, perchè noi abbiamo affittato questa casetta e ha dei posti letto in più... perchè non vieni a trovarci qualche giorno?- Il caso volle che, per impegni vari, gli unici giorni in cui avrei potuto passare qualche giorno all'Elba erano quelli del fine settimana successivo.
Era giovedì 2 agosto e la migliore soluzione era partire il giorno dopo, per rientrare a Roma lunedì mattina al massimo. Lunedì alle 10 avevo un impegno di quelli improrogabili, ma la mia mente non ci pensava già più: lunedì alle 10 sarei stato a Rm, ma venerdì alle 9 avrei avuto la valigia pronta.
Valigia essenziale, minima, uno zaino in realtà. Erano un paio di giorni, e soprattutto, con la moto comprata da pochissimi giorni, il desiderio di portarla a farle vedere un po' di bel mare era più che alto.
Deciso, Elba, il giorno dopo, in moto.
Tutta dritta! Più o meno... le curve dell'Aurelia non sono pochissime in realtà, ma niente di impegnativo, non ce n'è una sola che non si possa fare con una sola mano sul manubrio, sono le classiche curve in cui i piloti abilissimi col cbr 600 fanno sfoggio della loro ars piegatoria. La cosa fastidiosa è stato, come al solito, il traffico. Neanche tanto intenso per fortuna, ma fastidioso. Viaggiavo con una media che oscillava appena sopra i limiti consentiti, alla ricerca di questa corsa blu che mi precedeva. Le donzelle infatti erano in viaggio qualche km davanti a me ed io intanto mi divertivo cimentandomi nei sorpassi per raggiungerle. Non so di preciso quanta strada sia passata prima che le avessi raggiunte, ma, in tutta onestà, me la sono "sciallata" alla grande, come direbbe il vecchio the wolf. Un tratto particolarmente carino è un ponte lungo più di 3 km che non è altro che un lungo curvone a destra seguito da uno, altrettanto lungo, a sinistra. Bell'asfalto, possibilità di belle traiettorie... in quel tratto di strada però avevo già raggiunto le signorine e viaggiavamo entro i limiti.
Siamo arrivati al porto di piombino con più di due ore d'anticipo sulla partenza del traghetto, per fortuna siamo riusciti ad imbarcarci sulla prima nave disponibile per portoferraio, praticamente non abbiamo aspettato nulla, siamo stati lì giusto il tempo di informarci sulla possibilità di partire in anticipo. Sulla nave poi, ho avuto modo di iniziare a capire che la compagnia sarebbe stata piacevole. Il livello di cultura era decisamente alto, ALLA RICERCA DI NEMO lo sanno praticamente a memoria: ottima prova d'esame! :D
Una volta sull'isola ci aspettavano altri 25 km di strada. Ottima strada, tutta curve. Appena usciti dall'abitato di Portoferraio ho avuto modo di provare un po' le sensazioni di guida sull'asfalto salato. Infatti sull'isola le zone prossime al mare hanno un leggero strato di salsedine umida sull'asfalto: si scivola in modo poco meno ingestibile del ghiaccio. Guardavo questa strada con sospetto mentre superavo la corsa blu in una curva a gomito sulla sinistra, perfettamente conscio della salsedine che c'era per terra: volevo vedere come reagiva la moto. Ed è andata alla grande, per un centinaio di metri scarsi.... Infatti entrando nella curva successiva, una curva a destra apparentemente molto meno difficile di quella precedente mi sono sentito sul sapone. Non ho avuto il coraggio di accennare a una piega anche leggerissima. Ho rallentato, invadendo per metà l'altra corsia e per mettere le ruote sul "pulito", dopodiché l'ho buttata giù per rientrare. BASTA COSí, mi sono detto, meglio evitare di andare a rovinare qualcosa i cui presupposti avevano dimostrato di essere ottimi. Mi sono lasciato superare dalle donzelle, d'altronde la sapevano loro la strada, e mi sono messo dietro, buono buono.
Arriviamo a quello che mi aveva dato l'impressione di essere l'ultimo bivio per Rio Marina: la nostra destinazione ultima, ormai lontani dal mare, la strada era asciutta e curvosa. D'altronde stavamo per attraversare l'isola da passando per il centro, per forza di cose si saliva un po' in quota. "L'asfalto dell'Elb
Rio Marina è un paesino molto sullo stile di quelli che caratterizzano ogni posto con un territorio leggermente contorto di un'Italia di altri tempi.
Il centro storico era tutto vicoli e scale. Appartamentini piccoli e su più piani, costruiti arrampicati alla montagna. Tutto molto caratteristico, siamo arrivati poco prima dell'ora di cena, quindi le luci ambiente hanno iniziato ad accendersi.
Avete presente il classico borgo illuminato di giallo? Sperlonga ad esempio, Ovindoli, oppure anche il più vicino Genazzano.. ecco, lo stile era perfettamente quello, carino e tremendamente tranquillo. Ci è piaciuto subito.
Dopodiché il tempo di fare un po'di spesa, di darci una sistemata, e di cenare che siamo subito pronti ad uscire.
Anche con la crew non al completo, eccoci pronti di nuovo a metterci in viaggio per raggiungere Capoliveri, un posticino segnalato su ogni guida possibile.
Un altro intreccio di vicoli, ma almeno ha una strada principale su cui si riesce a camminare abbastanza bene. Evento clou della serata?
Un ambulante che vende crepes in tute le salse. Mi sono lasciato naturalmente tentare. Il risultato è stato spettacolare, l'aggettivo calzante per quella crepe è DEFINITIVA! Non ne ho mai mangiata una così buona.
Decidiamo di affittare un pedalò, e dopo essersi allontanati un po’ lo scenario cambia. Ci troviamo in mezzo all'Elba ed a un altro isolotto. Il mare bellissimo, azzurro e il sole che picchia ( era l'ora di pranzo ) non mi lasciano altra scelta che un tuffo. Dopo un po' ci troviamo io e Chiara in acqua, con il pedalò che si allontana e va in esplorazione. Nuotando ci mettiamo a chiacchierare di quanto sia bello il posto, dell'infinita sensazione di contatto con la natura che ci dà quella situazione. Si chiacchiera di esperienze passate, si fanno confronti con posti e sensazioni vagamente simili. Piano piano la sensazione di pace assoluta si fa spazio nei nostri corpi, interrotta solo da qualche motoschifo che passava sconsideratamente da quelle parti. Nuotiamo con calma, godendoci appieno il sole e l'acqua. Sto benissimo, in pace con me stesso, io e il mare. Il tutto condito dalla piacevole chiacchierata che ci stiamo facendo. Ero all'apoteosi, o almeno credevo di esserlo. Stavamo proprio parlando, fra le altre cose, della sensazione di essere soli a contatto con la natura, con il mare, e del fatto che in un'ipotetica situazione d'emergenza avremmo potuto contare sulle sole nostre forze. Nuotavamo tranquilli, quando noto con la coda dell'occhio qualcosa di strano e terribilmente inaspettato. Mi giro verso destra e faccio appena in tempo a mettere a fuoco un cormorano che mi sfreccia a pochi metri, raso all'acqua. Sarà stato a 3 metri da me, non credo di più. Faccio appena in tempo a metterlo a fuoco, è stato un attimo, era lì vicinissimo a me e subito dopo lo osservavo mentre volava via veloce. Mi è impossibile trasmettere da una tastiera una sensazione del genere senza usare aggettivi banali. Quindi non mi metterò a provarci. Si parlava proprio delle differenze, a livello emozionale di una forte sensazione trasmessa dall'asfalto e/o dall'alta velocità, rispetto a ciò che si provava in quel momento. Non è un discorso di forza delle sensazioni, di maggiore adrenalina... non era un confronto dal quale una delle due tipologie doveva uscirne vincente. Certo la barriera dei 300 orari è una pezza non poco forte, ma è relativamente facile schiacciare un acceleratore. Le differenze ci sono eccome. Te stesso ed il mare, senza nient'altro!
Raggiungiamo il pedalò, ci lasciamo trasportare un po', poi saliamo sul pedalò. Uno slancio, uno sforzo... e una sensazione strana sul polso. Non faccio in tempo a rendermi conto, mi chiedo cosa avessi sentito. Mi guardo il polso e.... non c'era più. Avevo lasciato tutto a casa per paura di perdere o di dimenticare da qualche parte. Con quel braccialetto non me la sono sentita, quasi d'istinto, subito prima di uscire me lo sono messo al polso. Non avrei lasciato a casa anche lui. Ed ora è lì. In quel posto favoloso, in fondo a quel mare azzurrissimo. é lì signorina, basterà tornare lì per trovarlo. Avremo sempre un motivo in più per tornare, ricordare e vivere quel luogo.
Torniamo alla civiltà, la spiaggia, la borsa termica con l'acqua gelata, i telefonini e i ladri gentili di pantaloncini e magliette... gentili si, perchè prima
Abbiamo saggiato alla grande l'enorme quantità di natura di cui sopra. Dal lato montagna stavolta, non immersi nel blu. Era ugualmente uno spettacolo, dopo un breve tratto sull'asfalto ci siamo immessi in un sentiero sterrato strettissimo, con rami bassi e le more a portata di mano. A portata di mano per chi è riuscito a prenderle naturalmente, perchè per me non c'è stato proprio verso. Abbiamo visto trappole di cinghiale distrutte, lastroni di marmo, radici scoperte enormi e con una forma molto contorta. E poi alberi alberi alberi. Era la mia seconda esperienza a cavallo, della prima conservo un ricordo fastidioso, ma stavolta le redini erano di tutt'altra fattura! é andata bene, benissimo! Il cavallo con il pilota automatico non l'avevo mai guidato. Abbiamo accennato ad un po' di trotto, qualche volta l'ho deciso io, altre lui, ma è andata benissimo lo stesso!
Torniamo a casa, ci si prepara per tuffarsi a letto, mi tuffo a letto. Ma c'era chi girava per la stanza con fare dubbioso. Finché, guardandomi mi dice di non avere poi tutto questo sonno. Lo sguardo in realtà chiedeva se, per caso, neanche io avessi tutta questa grande voglia di dormire. No, non ne avevo in fondo. Passeggiata? Passeggiata! Ci si mette qualcosa al volo e ce ne andiamo verso il porto e una spiaggetta retrostante che avevamo visto la sera prima, durante un primo giretto esplorativo. Sarà stata l'una. Ci si mette a chiacchierare un po', godendoci pienamente tutta la tranquillità del caso. Onde, ogni tanto qualche macchina. Il freddo e l'umidità non erano eccessivi, nonostante, va detto, su quell'isola c'è una media di umidità davvero molto alta. Abbiamo un po' di tempo tutto per noi. Si parla molto, racconti, opinioni, esperienze. Decidiamo di rincasare, "tanto non sarà tardissimo, ma che ore sono?" Erano le 5. Allora la scelta è stata immediata: colazione con dei cornetti appena sfornati, e poi un altro paio d'ore di sonno, prima che il resto della truppa si svegliasse!
In serata siamo andati a Porto Azzurro. Altro centro dell'isola, altra situazione, altra storia. Probabilmente perchè è molto più raggiungibile da ogni altro posto dell'isola rispetto a Capoliveri, Porto Azzurro risulta essere più attrezzato, più pieno di gente. Forse un po' meno esclusivista, magari non per altro se non per la capienza di gente che riesce ad ospitare. Volendo continuare nel paragone con il basso Lazio, Sperlonga e Terracina, avete presente?
Perchè mi rivolgo continuamente a quelle zone? Non chiedetemelo perchè non lo so!
Comunque anche Porto Azzurro ha guadagnato la sua buona dose di punteggio, il mojito non era il massimo ma ci poteva stare tranquillamente. Quel cocktail, ad ormai poche ore dalla partenza della nave che mi avrebbe riportato a Piombino è stato la chiusura del mio weekend.
Un fantastico fine settimana, con tutto ciò che ha portato. Non avevo mai visto un poso così, è stato bellissimo sotto tutti i punti di vista. Le spalle scottate, il panico sul sale, quell'ambulante creppettaro, quell'ultima ora e quaranta di sonno prima di andar via, tutta la strada fatta in moto, il suzukista che mi ha fatto da apripista all'andata, la pasta fredda, le chiacchierate interminabili e quelle curve che diventavano sempre più cosa nostra! :D
Nient'altro da dire se non GRAZIE!
Per motivi di lavoro, l'anno scorso in quel periodo, di vacanza ancora non se ne vedeva l'ombra. Avevo fatto qualche giorno di mare, quello si, ma ancora non una vera e propria vacanza, è logico che avevo una voglia incredibile di andar via da Roma e coglievo ogni occasione per fare in modo di rifugiarmi in quelle piccole evasioni che potevano capitare.
Ed infatti capitò, chiacchierando con una mia amica, che mi disse che da lì a pochi giorni, sarebbe partita con altre amiche per un paio di settimane sull'isola d'Elba.
-E tu, invece, vacanze?- Fu questa la domanda di fronte a cui, con un po' di malinconia dovetti rispondere che a casa mia, di vacanza ancora non si sentiva neanche l'odore. Si, effettivamente c'erano dei programmi con gli amici, delle idee da pianificare meglio, ma niente che ancora prendesse una direzione sicura e precisa. Era giovedì 2 agosto, quando in tarda mattinata, chiacchierando con Chiara di vacanze improbabili ed ancora in forse, ricevevo dalla stessa questo invito da cogliere al volo o meno. Decisione rapida, sicura.
-Il posto c'è, perchè noi abbiamo affittato questa casetta e ha dei posti letto in più... perchè non vieni a trovarci qualche giorno?- Il caso volle che, per impegni vari, gli unici giorni in cui avrei potuto passare qualche giorno all'Elba erano quelli del fine settimana successivo.
Era giovedì 2 agosto e la migliore soluzione era partire il giorno dopo, per rientrare a Roma lunedì mattina al massimo. Lunedì alle 10 avevo un impegno di quelli improrogabili, ma la mia mente non ci pensava già più: lunedì alle 10 sarei stato a Rm, ma venerdì alle 9 avrei avuto la valigia pronta.
Valigia essenziale, minima, uno zaino in realtà. Erano un paio di giorni, e soprattutto, con la moto comprata da pochissimi giorni, il desiderio di portarla a farle vedere un po' di bel mare era più che alto.
Deciso, Elba, il giorno dopo, in moto.
Tutta dritta! Più o meno... le curve dell'Aurelia non sono pochissime in realtà, ma niente di impegnativo, non ce n'è una sola che non si possa fare con una sola mano sul manubrio, sono le classiche curve in cui i piloti abilissimi col cbr 600 fanno sfoggio della loro ars piegatoria. La cosa fastidiosa è stato, come al solito, il traffico. Neanche tanto intenso per fortuna, ma fastidioso. Viaggiavo con una media che oscillava appena sopra i limiti consentiti, alla ricerca di questa corsa blu che mi precedeva. Le donzelle infatti erano in viaggio qualche km davanti a me ed io intanto mi divertivo cimentandomi nei sorpassi per raggiungerle. Non so di preciso quanta strada sia passata prima che le avessi raggiunte, ma, in tutta onestà, me la sono "sciallata" alla grande, come direbbe il vecchio the wolf. Un tratto particolarmente carino è un ponte lungo più di 3 km che non è altro che un lungo curvone a destra seguito da uno, altrettanto lungo, a sinistra. Bell'asfalto, possibilità di belle traiettorie... in quel tratto di strada però avevo già raggiunto le signorine e viaggiavamo entro i limiti.
Siamo arrivati al porto di piombino con più di due ore d'anticipo sulla partenza del traghetto, per fortuna siamo riusciti ad imbarcarci sulla prima nave disponibile per portoferraio, praticamente non abbiamo aspettato nulla, siamo stati lì giusto il tempo di informarci sulla possibilità di partire in anticipo. Sulla nave poi, ho avuto modo di iniziare a capire che la compagnia sarebbe stata piacevole. Il livello di cultura era decisamente alto, ALLA RICERCA DI NEMO lo sanno praticamente a memoria: ottima prova d'esame! :D
Una volta sull'isola ci aspettavano altri 25 km di strada. Ottima strada, tutta curve. Appena usciti dall'abitato di Portoferraio ho avuto modo di provare un po' le sensazioni di guida sull'asfalto salato. Infatti sull'isola le zone prossime al mare hanno un leggero strato di salsedine umida sull'asfalto: si scivola in modo poco meno ingestibile del ghiaccio. Guardavo questa strada con sospetto mentre superavo la corsa blu in una curva a gomito sulla sinistra, perfettamente conscio della salsedine che c'era per terra: volevo vedere come reagiva la moto. Ed è andata alla grande, per un centinaio di metri scarsi.... Infatti entrando nella curva successiva, una curva a destra apparentemente molto meno difficile di quella precedente mi sono sentito sul sapone. Non ho avuto il coraggio di accennare a una piega anche leggerissima. Ho rallentato, invadendo per metà l'altra corsia e per mettere le ruote sul "pulito", dopodiché l'ho buttata giù per rientrare. BASTA COSí, mi sono detto, meglio evitare di andare a rovinare qualcosa i cui presupposti avevano dimostrato di essere ottimi. Mi sono lasciato superare dalle donzelle, d'altronde la sapevano loro la strada, e mi sono messo dietro, buono buono.
Arriviamo a quello che mi aveva dato l'impressione di essere l'ultimo bivio per Rio Marina: la nostra destinazione ultima, ormai lontani dal mare, la strada era asciutta e curvosa. D'altronde stavamo per attraversare l'isola da passando per il centro, per forza di cose si saliva un po' in quota. "L'asfalto dell'Elb
Rio Marina è un paesino molto sullo stile di quelli che caratterizzano ogni posto con un territorio leggermente contorto di un'Italia di altri tempi.
Il centro storico era tutto vicoli e scale. Appartamentini piccoli e su più piani, costruiti arrampicati alla montagna. Tutto molto caratteristico, siamo arrivati poco prima dell'ora di cena, quindi le luci ambiente hanno iniziato ad accendersi.
Avete presente il classico borgo illuminato di giallo? Sperlonga ad esempio, Ovindoli, oppure anche il più vicino Genazzano.. ecco, lo stile era perfettamente quello, carino e tremendamente tranquillo. Ci è piaciuto subito.
Dopodiché il tempo di fare un po'di spesa, di darci una sistemata, e di cenare che siamo subito pronti ad uscire.
Anche con la crew non al completo, eccoci pronti di nuovo a metterci in viaggio per raggiungere Capoliveri, un posticino segnalato su ogni guida possibile.
Un altro intreccio di vicoli, ma almeno ha una strada principale su cui si riesce a camminare abbastanza bene. Evento clou della serata?
Un ambulante che vende crepes in tute le salse. Mi sono lasciato naturalmente tentare. Il risultato è stato spettacolare, l'aggettivo calzante per quella crepe è DEFINITIVA! Non ne ho mai mangiata una così buona.
Decidiamo di affittare un pedalò, e dopo essersi allontanati un po’ lo scenario cambia. Ci troviamo in mezzo all'Elba ed a un altro isolotto. Il mare bellissimo, azzurro e il sole che picchia ( era l'ora di pranzo ) non mi lasciano altra scelta che un tuffo. Dopo un po' ci troviamo io e Chiara in acqua, con il pedalò che si allontana e va in esplorazione. Nuotando ci mettiamo a chiacchierare di quanto sia bello il posto, dell'infinita sensazione di contatto con la natura che ci dà quella situazione. Si chiacchiera di esperienze passate, si fanno confronti con posti e sensazioni vagamente simili. Piano piano la sensazione di pace assoluta si fa spazio nei nostri corpi, interrotta solo da qualche motoschifo che passava sconsideratamente da quelle parti. Nuotiamo con calma, godendoci appieno il sole e l'acqua. Sto benissimo, in pace con me stesso, io e il mare. Il tutto condito dalla piacevole chiacchierata che ci stiamo facendo. Ero all'apoteosi, o almeno credevo di esserlo. Stavamo proprio parlando, fra le altre cose, della sensazione di essere soli a contatto con la natura, con il mare, e del fatto che in un'ipotetica situazione d'emergenza avremmo potuto contare sulle sole nostre forze. Nuotavamo tranquilli, quando noto con la coda dell'occhio qualcosa di strano e terribilmente inaspettato. Mi giro verso destra e faccio appena in tempo a mettere a fuoco un cormorano che mi sfreccia a pochi metri, raso all'acqua. Sarà stato a 3 metri da me, non credo di più. Faccio appena in tempo a metterlo a fuoco, è stato un attimo, era lì vicinissimo a me e subito dopo lo osservavo mentre volava via veloce. Mi è impossibile trasmettere da una tastiera una sensazione del genere senza usare aggettivi banali. Quindi non mi metterò a provarci. Si parlava proprio delle differenze, a livello emozionale di una forte sensazione trasmessa dall'asfalto e/o dall'alta velocità, rispetto a ciò che si provava in quel momento. Non è un discorso di forza delle sensazioni, di maggiore adrenalina... non era un confronto dal quale una delle due tipologie doveva uscirne vincente. Certo la barriera dei 300 orari è una pezza non poco forte, ma è relativamente facile schiacciare un acceleratore. Le differenze ci sono eccome. Te stesso ed il mare, senza nient'altro!
Raggiungiamo il pedalò, ci lasciamo trasportare un po', poi saliamo sul pedalò. Uno slancio, uno sforzo... e una sensazione strana sul polso. Non faccio in tempo a rendermi conto, mi chiedo cosa avessi sentito. Mi guardo il polso e.... non c'era più. Avevo lasciato tutto a casa per paura di perdere o di dimenticare da qualche parte. Con quel braccialetto non me la sono sentita, quasi d'istinto, subito prima di uscire me lo sono messo al polso. Non avrei lasciato a casa anche lui. Ed ora è lì. In quel posto favoloso, in fondo a quel mare azzurrissimo. é lì signorina, basterà tornare lì per trovarlo. Avremo sempre un motivo in più per tornare, ricordare e vivere quel luogo.
Torniamo alla civiltà, la spiaggia, la borsa termica con l'acqua gelata, i telefonini e i ladri gentili di pantaloncini e magliette... gentili si, perchè prima
Abbiamo saggiato alla grande l'enorme quantità di natura di cui sopra. Dal lato montagna stavolta, non immersi nel blu. Era ugualmente uno spettacolo, dopo un breve tratto sull'asfalto ci siamo immessi in un sentiero sterrato strettissimo, con rami bassi e le more a portata di mano. A portata di mano per chi è riuscito a prenderle naturalmente, perchè per me non c'è stato proprio verso. Abbiamo visto trappole di cinghiale distrutte, lastroni di marmo, radici scoperte enormi e con una forma molto contorta. E poi alberi alberi alberi. Era la mia seconda esperienza a cavallo, della prima conservo un ricordo fastidioso, ma stavolta le redini erano di tutt'altra fattura! é andata bene, benissimo! Il cavallo con il pilota automatico non l'avevo mai guidato. Abbiamo accennato ad un po' di trotto, qualche volta l'ho deciso io, altre lui, ma è andata benissimo lo stesso!
Torniamo a casa, ci si prepara per tuffarsi a letto, mi tuffo a letto. Ma c'era chi girava per la stanza con fare dubbioso. Finché, guardandomi mi dice di non avere poi tutto questo sonno. Lo sguardo in realtà chiedeva se, per caso, neanche io avessi tutta questa grande voglia di dormire. No, non ne avevo in fondo. Passeggiata? Passeggiata! Ci si mette qualcosa al volo e ce ne andiamo verso il porto e una spiaggetta retrostante che avevamo visto la sera prima, durante un primo giretto esplorativo. Sarà stata l'una. Ci si mette a chiacchierare un po', godendoci pienamente tutta la tranquillità del caso. Onde, ogni tanto qualche macchina. Il freddo e l'umidità non erano eccessivi, nonostante, va detto, su quell'isola c'è una media di umidità davvero molto alta. Abbiamo un po' di tempo tutto per noi. Si parla molto, racconti, opinioni, esperienze. Decidiamo di rincasare, "tanto non sarà tardissimo, ma che ore sono?" Erano le 5. Allora la scelta è stata immediata: colazione con dei cornetti appena sfornati, e poi un altro paio d'ore di sonno, prima che il resto della truppa si svegliasse!
In serata siamo andati a Porto Azzurro. Altro centro dell'isola, altra situazione, altra storia. Probabilmente perchè è molto più raggiungibile da ogni altro posto dell'isola rispetto a Capoliveri, Porto Azzurro risulta essere più attrezzato, più pieno di gente. Forse un po' meno esclusivista, magari non per altro se non per la capienza di gente che riesce ad ospitare. Volendo continuare nel paragone con il basso Lazio, Sperlonga e Terracina, avete presente?
Perchè mi rivolgo continuamente a quelle zone? Non chiedetemelo perchè non lo so!
Comunque anche Porto Azzurro ha guadagnato la sua buona dose di punteggio, il mojito non era il massimo ma ci poteva stare tranquillamente. Quel cocktail, ad ormai poche ore dalla partenza della nave che mi avrebbe riportato a Piombino è stato la chiusura del mio weekend.
Un fantastico fine settimana, con tutto ciò che ha portato. Non avevo mai visto un poso così, è stato bellissimo sotto tutti i punti di vista. Le spalle scottate, il panico sul sale, quell'ambulante creppettaro, quell'ultima ora e quaranta di sonno prima di andar via, tutta la strada fatta in moto, il suzukista che mi ha fatto da apripista all'andata, la pasta fredda, le chiacchierate interminabili e quelle curve che diventavano sempre più cosa nostra! :D
Nient'altro da dire se non GRAZIE!
Per motivi di lavoro, l'anno scorso in quel periodo, di vacanza ancora non se ne vedeva l'ombra. Avevo fatto qualche giorno di mare, quello si, ma ancora non una vera e propria vacanza, è logico che avevo una voglia incredibile di andar via da Roma e coglievo ogni occasione per fare in modo di rifugiarmi in quelle piccole evasioni che potevano capitare.
Ed infatti capitò, chiacchierando con una mia amica, che mi disse che da lì a pochi giorni, sarebbe partita con altre amiche per un paio di settimane sull'isola d'Elba.
-E tu, invece, vacanze?- Fu questa la domanda di fronte a cui, con un po' di malinconia dovetti rispondere che a casa mia, di vacanza ancora non si sentiva neanche l'odore. Si, effettivamente c'erano dei programmi con gli amici, delle idee da pianificare meglio, ma niente che ancora prendesse una direzione sicura e precisa. Era giovedì 2 agosto, quando in tarda mattinata, chiacchierando con Chiara di vacanze improbabili ed ancora in forse, ricevevo dalla stessa questo invito da cogliere al volo o meno. Decisione rapida, sicura.
-Il posto c'è, perchè noi abbiamo affittato questa casetta e ha dei posti letto in più... perchè non vieni a trovarci qualche giorno?- Il caso volle che, per impegni vari, gli unici giorni in cui avrei potuto passare qualche giorno all'Elba erano quelli del fine settimana successivo.
Era giovedì 2 agosto e la migliore soluzione era partire il giorno dopo, per rientrare a Roma lunedì mattina al massimo. Lunedì alle 10 avevo un impegno di quelli improrogabili, ma la mia mente non ci pensava già più: lunedì alle 10 sarei stato a Rm, ma venerdì alle 9 avrei avuto la valigia pronta.
Valigia essenziale, minima, uno zaino in realtà. Erano un paio di giorni, e soprattutto, con la moto comprata da pochissimi giorni, il desiderio di portarla a farle vedere un po' di bel mare era più che alto.
Deciso, Elba, il giorno dopo, in moto.
Tutta dritta! Più o meno... le curve dell'Aurelia non sono pochissime in realtà, ma niente di impegnativo, non ce n'è una sola che non si possa fare con una sola mano sul manubrio, sono le classiche curve in cui i piloti abilissimi col cbr 600 fanno sfoggio della loro ars piegatoria. La cosa fastidiosa è stato, come al solito, il traffico. Neanche tanto intenso per fortuna, ma fastidioso. Viaggiavo con una media che oscillava appena sopra i limiti consentiti, alla ricerca di questa corsa blu che mi precedeva. Le donzelle infatti erano in viaggio qualche km davanti a me ed io intanto mi divertivo cimentandomi nei sorpassi per raggiungerle. Non so di preciso quanta strada sia passata prima che le avessi raggiunte, ma, in tutta onestà, me la sono "sciallata" alla grande, come direbbe il vecchio the wolf. Un tratto particolarmente carino è un ponte lungo più di 3 km che non è altro che un lungo curvone a destra seguito da uno, altrettanto lungo, a sinistra. Bell'asfalto, possibilità di belle traiettorie... in quel tratto di strada però avevo già raggiunto le signorine e viaggiavamo entro i limiti.
Siamo arrivati al porto di piombino con più di due ore d'anticipo sulla partenza del traghetto, per fortuna siamo riusciti ad imbarcarci sulla prima nave disponibile per portoferraio, praticamente non abbiamo aspettato nulla, siamo stati lì giusto il tempo di informarci sulla possibilità di partire in anticipo. Sulla nave poi, ho avuto modo di iniziare a capire che la compagnia sarebbe stata piacevole. Il livello di cultura era decisamente alto, ALLA RICERCA DI NEMO lo sanno praticamente a memoria: ottima prova d'esame! :D
Una volta sull'isola ci aspettavano altri 25 km di strada. Ottima strada, tutta curve. Appena usciti dall'abitato di Portoferraio ho avuto modo di provare un po' le sensazioni di guida sull'asfalto salato. Infatti sull'isola le zone prossime al mare hanno un leggero strato di salsedine umida sull'asfalto: si scivola in modo poco meno ingestibile del ghiaccio. Guardavo questa strada con sospetto mentre superavo la corsa blu in una curva a gomito sulla sinistra, perfettamente conscio della salsedine che c'era per terra: volevo vedere come reagiva la moto. Ed è andata alla grande, per un centinaio di metri scarsi.... Infatti entrando nella curva successiva, una curva a destra apparentemente molto meno difficile di quella precedente mi sono sentito sul sapone. Non ho avuto il coraggio di accennare a una piega anche leggerissima. Ho rallentato, invadendo per metà l'altra corsia e per mettere le ruote sul "pulito", dopodiché l'ho buttata giù per rientrare. BASTA COSí, mi sono detto, meglio evitare di andare a rovinare qualcosa i cui presupposti avevano dimostrato di essere ottimi. Mi sono lasciato superare dalle donzelle, d'altronde la sapevano loro la strada, e mi sono messo dietro, buono buono.
Arriviamo a quello che mi aveva dato l'impressione di essere l'ultimo bivio per Rio Marina: la nostra destinazione ultima, ormai lontani dal mare, la strada era asciutta e curvosa. D'altronde stavamo per attraversare l'isola da passando per il centro, per forza di cose si saliva un po' in quota. "L'asfalto dell'Elb
Rio Marina è un paesino molto sullo stile di quelli che caratterizzano ogni posto con un territorio leggermente contorto di un'Italia di altri tempi.
Il centro storico era tutto vicoli e scale. Appartamentini piccoli e su più piani, costruiti arrampicati alla montagna. Tutto molto caratteristico, siamo arrivati poco prima dell'ora di cena, quindi le luci ambiente hanno iniziato ad accendersi.
Avete presente il classico borgo illuminato di giallo? Sperlonga ad esempio, Ovindoli, oppure anche il più vicino Genazzano.. ecco, lo stile era perfettamente quello, carino e tremendamente tranquillo. Ci è piaciuto subito.
Dopodiché il tempo di fare un po'di spesa, di darci una sistemata, e di cenare che siamo subito pronti ad uscire.
Anche con la crew non al completo, eccoci pronti di nuovo a metterci in viaggio per raggiungere Capoliveri, un posticino segnalato su ogni guida possibile.
Un altro intreccio di vicoli, ma almeno ha una strada principale su cui si riesce a camminare abbastanza bene. Evento clou della serata?
Un ambulante che vende crepes in tute le salse. Mi sono lasciato naturalmente tentare. Il risultato è stato spettacolare, l'aggettivo calzante per quella crepe è DEFINITIVA! Non ne ho mai mangiata una così buona.
Decidiamo di affittare un pedalò, e dopo essersi allontanati un po’ lo scenario cambia. Ci troviamo in mezzo all'Elba ed a un altro isolotto. Il mare bellissimo, azzurro e il sole che picchia ( era l'ora di pranzo ) non mi lasciano altra scelta che un tuffo. Dopo un po' ci troviamo io e Chiara in acqua, con il pedalò che si allontana e va in esplorazione. Nuotando ci mettiamo a chiacchierare di quanto sia bello il posto, dell'infinita sensazione di contatto con la natura che ci dà quella situazione. Si chiacchiera di esperienze passate, si fanno confronti con posti e sensazioni vagamente simili. Piano piano la sensazione di pace assoluta si fa spazio nei nostri corpi, interrotta solo da qualche motoschifo che passava sconsideratamente da quelle parti. Nuotiamo con calma, godendoci appieno il sole e l'acqua. Sto benissimo, in pace con me stesso, io e il mare. Il tutto condito dalla piacevole chiacchierata che ci stiamo facendo. Ero all'apoteosi, o almeno credevo di esserlo. Stavamo proprio parlando, fra le altre cose, della sensazione di essere soli a contatto con la natura, con il mare, e del fatto che in un'ipotetica situazione d'emergenza avremmo potuto contare sulle sole nostre forze. Nuotavamo tranquilli, quando noto con la coda dell'occhio qualcosa di strano e terribilmente inaspettato. Mi giro verso destra e faccio appena in tempo a mettere a fuoco un cormorano che mi sfreccia a pochi metri, raso all'acqua. Sarà stato a 3 metri da me, non credo di più. Faccio appena in tempo a metterlo a fuoco, è stato un attimo, era lì vicinissimo a me e subito dopo lo osservavo mentre volava via veloce. Mi è impossibile trasmettere da una tastiera una sensazione del genere senza usare aggettivi banali. Quindi non mi metterò a provarci. Si parlava proprio delle differenze, a livello emozionale di una forte sensazione trasmessa dall'asfalto e/o dall'alta velocità, rispetto a ciò che si provava in quel momento. Non è un discorso di forza delle sensazioni, di maggiore adrenalina... non era un confronto dal quale una delle due tipologie doveva uscirne vincente. Certo la barriera dei 300 orari è una pezza non poco forte, ma è relativamente facile schiacciare un acceleratore. Le differenze ci sono eccome. Te stesso ed il mare, senza nient'altro!
Raggiungiamo il pedalò, ci lasciamo trasportare un po', poi saliamo sul pedalò. Uno slancio, uno sforzo... e una sensazione strana sul polso. Non faccio in tempo a rendermi conto, mi chiedo cosa avessi sentito. Mi guardo il polso e.... non c'era più. Avevo lasciato tutto a casa per paura di perdere o di dimenticare da qualche parte. Con quel braccialetto non me la sono sentita, quasi d'istinto, subito prima di uscire me lo sono messo al polso. Non avrei lasciato a casa anche lui. Ed ora è lì. In quel posto favoloso, in fondo a quel mare azzurrissimo. é lì signorina, basterà tornare lì per trovarlo. Avremo sempre un motivo in più per tornare, ricordare e vivere quel luogo.
Torniamo alla civiltà, la spiaggia, la borsa termica con l'acqua gelata, i telefonini e i ladri gentili di pantaloncini e magliette... gentili si, perchè prima
Abbiamo saggiato alla grande l'enorme quantità di natura di cui sopra. Dal lato montagna stavolta, non immersi nel blu. Era ugualmente uno spettacolo, dopo un breve tratto sull'asfalto ci siamo immessi in un sentiero sterrato strettissimo, con rami bassi e le more a portata di mano. A portata di mano per chi è riuscito a prenderle naturalmente, perchè per me non c'è stato proprio verso. Abbiamo visto trappole di cinghiale distrutte, lastroni di marmo, radici scoperte enormi e con una forma molto contorta. E poi alberi alberi alberi. Era la mia seconda esperienza a cavallo, della prima conservo un ricordo fastidioso, ma stavolta le redini erano di tutt'altra fattura! é andata bene, benissimo! Il cavallo con il pilota automatico non l'avevo mai guidato. Abbiamo accennato ad un po' di trotto, qualche volta l'ho deciso io, altre lui, ma è andata benissimo lo stesso!
Torniamo a casa, ci si prepara per tuffarsi a letto, mi tuffo a letto. Ma c'era chi girava per la stanza con fare dubbioso. Finché, guardandomi mi dice di non avere poi tutto questo sonno. Lo sguardo in realtà chiedeva se, per caso, neanche io avessi tutta questa grande voglia di dormire. No, non ne avevo in fondo. Passeggiata? Passeggiata! Ci si mette qualcosa al volo e ce ne andiamo verso il porto e una spiaggetta retrostante che avevamo visto la sera prima, durante un primo giretto esplorativo. Sarà stata l'una. Ci si mette a chiacchierare un po', godendoci pienamente tutta la tranquillità del caso. Onde, ogni tanto qualche macchina. Il freddo e l'umidità non erano eccessivi, nonostante, va detto, su quell'isola c'è una media di umidità davvero molto alta. Abbiamo un po' di tempo tutto per noi. Si parla molto, racconti, opinioni, esperienze. Decidiamo di rincasare, "tanto non sarà tardissimo, ma che ore sono?" Erano le 5. Allora la scelta è stata immediata: colazione con dei cornetti appena sfornati, e poi un altro paio d'ore di sonno, prima che il resto della truppa si svegliasse!
In serata siamo andati a Porto Azzurro. Altro centro dell'isola, altra situazione, altra storia. Probabilmente perchè è molto più raggiungibile da ogni altro posto dell'isola rispetto a Capoliveri, Porto Azzurro risulta essere più attrezzato, più pieno di gente. Forse un po' meno esclusivista, magari non per altro se non per la capienza di gente che riesce ad ospitare. Volendo continuare nel paragone con il basso Lazio, Sperlonga e Terracina, avete presente?
Perchè mi rivolgo continuamente a quelle zone? Non chiedetemelo perchè non lo so!
Comunque anche Porto Azzurro ha guadagnato la sua buona dose di punteggio, il mojito non era il massimo ma ci poteva stare tranquillamente. Quel cocktail, ad ormai poche ore dalla partenza della nave che mi avrebbe riportato a Piombino è stato la chiusura del mio weekend.
Un fantastico fine settimana, con tutto ciò che ha portato. Non avevo mai visto un poso così, è stato bellissimo sotto tutti i punti di vista. Le spalle scottate, il panico sul sale, quell'ambulante creppettaro, quell'ultima ora e quaranta di sonno prima di andar via, tutta la strada fatta in moto, il suzukista che mi ha fatto da apripista all'andata, la pasta fredda, le chiacchierate interminabili e quelle curve che diventavano sempre più cosa nostra! :D
Nient'altro da dire se non GRAZIE!
Per motivi di lavoro, l'anno scorso in quel periodo, di vacanza ancora non se ne vedeva l'ombra. Avevo fatto qualche giorno di mare, quello si, ma ancora non una vera e propria vacanza, è logico che avevo una voglia incredibile di andar via da Roma e coglievo ogni occasione per fare in modo di rifugiarmi in quelle piccole evasioni che potevano capitare.
Ed infatti capitò, chiacchierando con una mia amica, che mi disse che da lì a pochi giorni, sarebbe partita con altre amiche per un paio di settimane sull'isola d'Elba.
-E tu, invece, vacanze?- Fu questa la domanda di fronte a cui, con un po' di malinconia dovetti rispondere che a casa mia, di vacanza ancora non si sentiva neanche l'odore. Si, effettivamente c'erano dei programmi con gli amici, delle idee da pianificare meglio, ma niente che ancora prendesse una direzione sicura e precisa. Era giovedì 2 agosto, quando in tarda mattinata, chiacchierando con Chiara di vacanze improbabili ed ancora in forse, ricevevo dalla stessa questo invito da cogliere al volo o meno. Decisione rapida, sicura.
-Il posto c'è, perchè noi abbiamo affittato questa casetta e ha dei posti letto in più... perchè non vieni a trovarci qualche giorno?- Il caso volle che, per impegni vari, gli unici giorni in cui avrei potuto passare qualche giorno all'Elba erano quelli del fine settimana successivo.
Era giovedì 2 agosto e la migliore soluzione era partire il giorno dopo, per rientrare a Roma lunedì mattina al massimo. Lunedì alle 10 avevo un impegno di quelli improrogabili, ma la mia mente non ci pensava già più: lunedì alle 10 sarei stato a Rm, ma venerdì alle 9 avrei avuto la valigia pronta.
Valigia essenziale, minima, uno zaino in realtà. Erano un paio di giorni, e soprattutto, con la moto comprata da pochissimi giorni, il desiderio di portarla a farle vedere un po' di bel mare era più che alto.
Deciso, Elba, il giorno dopo, in moto.
Tutta dritta! Più o meno... le curve dell'Aurelia non sono pochissime in realtà, ma niente di impegnativo, non ce n'è una sola che non si possa fare con una sola mano sul manubrio, sono le classiche curve in cui i piloti abilissimi col cbr 600 fanno sfoggio della loro ars piegatoria. La cosa fastidiosa è stato, come al solito, il traffico. Neanche tanto intenso per fortuna, ma fastidioso. Viaggiavo con una media che oscillava appena sopra i limiti consentiti, alla ricerca di questa corsa blu che mi precedeva. Le donzelle infatti erano in viaggio qualche km davanti a me ed io intanto mi divertivo cimentandomi nei sorpassi per raggiungerle. Non so di preciso quanta strada sia passata prima che le avessi raggiunte, ma, in tutta onestà, me la sono "sciallata" alla grande, come direbbe il vecchio the wolf. Un tratto particolarmente carino è un ponte lungo più di 3 km che non è altro che un lungo curvone a destra seguito da uno, altrettanto lungo, a sinistra. Bell'asfalto, possibilità di belle traiettorie... in quel tratto di strada però avevo già raggiunto le signorine e viaggiavamo entro i limiti.
Siamo arrivati al porto di piombino con più di due ore d'anticipo sulla partenza del traghetto, per fortuna siamo riusciti ad imbarcarci sulla prima nave disponibile per portoferraio, praticamente non abbiamo aspettato nulla, siamo stati lì giusto il tempo di informarci sulla possibilità di partire in anticipo. Sulla nave poi, ho avuto modo di iniziare a capire che la compagnia sarebbe stata piacevole. Il livello di cultura era decisamente alto, ALLA RICERCA DI NEMO lo sanno praticamente a memoria: ottima prova d'esame! :D
Una volta sull'isola ci aspettavano altri 25 km di strada. Ottima strada, tutta curve. Appena usciti dall'abitato di Portoferraio ho avuto modo di provare un po' le sensazioni di guida sull'asfalto salato. Infatti sull'isola le zone prossime al mare hanno un leggero strato di salsedine umida sull'asfalto: si scivola in modo poco meno ingestibile del ghiaccio. Guardavo questa strada con sospetto mentre superavo la corsa blu in una curva a gomito sulla sinistra, perfettamente conscio della salsedine che c'era per terra: volevo vedere come reagiva la moto. Ed è andata alla grande, per un centinaio di metri scarsi.... Infatti entrando nella curva successiva, una curva a destra apparentemente molto meno difficile di quella precedente mi sono sentito sul sapone. Non ho avuto il coraggio di accennare a una piega anche leggerissima. Ho rallentato, invadendo per metà l'altra corsia e per mettere le ruote sul "pulito", dopodiché l'ho buttata giù per rientrare. BASTA COSí, mi sono detto, meglio evitare di andare a rovinare qualcosa i cui presupposti avevano dimostrato di essere ottimi. Mi sono lasciato superare dalle donzelle, d'altronde la sapevano loro la strada, e mi sono messo dietro, buono buono.
Arriviamo a quello che mi aveva dato l'impressione di essere l'ultimo bivio per Rio Marina: la nostra destinazione ultima, ormai lontani dal mare, la strada era asciutta e curvosa. D'altronde stavamo per attraversare l'isola da passando per il centro, per forza di cose si saliva un po' in quota. "L'asfalto dell'Elb
Rio Marina è un paesino molto sullo stile di quelli che caratterizzano ogni posto con un territorio leggermente contorto di un'Italia di altri tempi.
Il centro storico era tutto vicoli e scale. Appartamentini piccoli e su più piani, costruiti arrampicati alla montagna. Tutto molto caratteristico, siamo arrivati poco prima dell'ora di cena, quindi le luci ambiente hanno iniziato ad accendersi.
Avete presente il classico borgo illuminato di giallo? Sperlonga ad esempio, Ovindoli, oppure anche il più vicino Genazzano.. ecco, lo stile era perfettamente quello, carino e tremendamente tranquillo. Ci è piaciuto subito.
Dopodiché il tempo di fare un po'di spesa, di darci una sistemata, e di cenare che siamo subito pronti ad uscire.
Anche con la crew non al completo, eccoci pronti di nuovo a metterci in viaggio per raggiungere Capoliveri, un posticino segnalato su ogni guida possibile.
Un altro intreccio di vicoli, ma almeno ha una strada principale su cui si riesce a camminare abbastanza bene. Evento clou della serata?
Un ambulante che vende crepes in tute le salse. Mi sono lasciato naturalmente tentare. Il risultato è stato spettacolare, l'aggettivo calzante per quella crepe è DEFINITIVA! Non ne ho mai mangiata una così buona.
Decidiamo di affittare un pedalò, e dopo essersi allontanati un po’ lo scenario cambia. Ci troviamo in mezzo all'Elba ed a un altro isolotto. Il mare bellissimo, azzurro e il sole che picchia ( era l'ora di pranzo ) non mi lasciano altra scelta che un tuffo. Dopo un po' ci troviamo io e Chiara in acqua, con il pedalò che si allontana e va in esplorazione. Nuotando ci mettiamo a chiacchierare di quanto sia bello il posto, dell'infinita sensazione di contatto con la natura che ci dà quella situazione. Si chiacchiera di esperienze passate, si fanno confronti con posti e sensazioni vagamente simili. Piano piano la sensazione di pace assoluta si fa spazio nei nostri corpi, interrotta solo da qualche motoschifo che passava sconsideratamente da quelle parti. Nuotiamo con calma, godendoci appieno il sole e l'acqua. Sto benissimo, in pace con me stesso, io e il mare. Il tutto condito dalla piacevole chiacchierata che ci stiamo facendo. Ero all'apoteosi, o almeno credevo di esserlo. Stavamo proprio parlando, fra le altre cose, della sensazione di essere soli a contatto con la natura, con il mare, e del fatto che in un'ipotetica situazione d'emergenza avremmo potuto contare sulle sole nostre forze. Nuotavamo tranquilli, quando noto con la coda dell'occhio qualcosa di strano e terribilmente inaspettato. Mi giro verso destra e faccio appena in tempo a mettere a fuoco un cormorano che mi sfreccia a pochi metri, raso all'acqua. Sarà stato a 3 metri da me, non credo di più. Faccio appena in tempo a metterlo a fuoco, è stato un attimo, era lì vicinissimo a me e subito dopo lo osservavo mentre volava via veloce. Mi è impossibile trasmettere da una tastiera una sensazione del genere senza usare aggettivi banali. Quindi non mi metterò a provarci. Si parlava proprio delle differenze, a livello emozionale di una forte sensazione trasmessa dall'asfalto e/o dall'alta velocità, rispetto a ciò che si provava in quel momento. Non è un discorso di forza delle sensazioni, di maggiore adrenalina... non era un confronto dal quale una delle due tipologie doveva uscirne vincente. Certo la barriera dei 300 orari è una pezza non poco forte, ma è relativamente facile schiacciare un acceleratore. Le differenze ci sono eccome. Te stesso ed il mare, senza nient'altro!
Raggiungiamo il pedalò, ci lasciamo trasportare un po', poi saliamo sul pedalò. Uno slancio, uno sforzo... e una sensazione strana sul polso. Non faccio in tempo a rendermi conto, mi chiedo cosa avessi sentito. Mi guardo il polso e.... non c'era più. Avevo lasciato tutto a casa per paura di perdere o di dimenticare da qualche parte. Con quel braccialetto non me la sono sentita, quasi d'istinto, subito prima di uscire me lo sono messo al polso. Non avrei lasciato a casa anche lui. Ed ora è lì. In quel posto favoloso, in fondo a quel mare azzurrissimo. é lì signorina, basterà tornare lì per trovarlo. Avremo sempre un motivo in più per tornare, ricordare e vivere quel luogo.
Torniamo alla civiltà, la spiaggia, la borsa termica con l'acqua gelata, i telefonini e i ladri gentili di pantaloncini e magliette... gentili si, perchè prima
Abbiamo saggiato alla grande l'enorme quantità di natura di cui sopra. Dal lato montagna stavolta, non immersi nel blu. Era ugualmente uno spettacolo, dopo un breve tratto sull'asfalto ci siamo immessi in un sentiero sterrato strettissimo, con rami bassi e le more a portata di mano. A portata di mano per chi è riuscito a prenderle naturalmente, perchè per me non c'è stato proprio verso. Abbiamo visto trappole di cinghiale distrutte, lastroni di marmo, radici scoperte enormi e con una forma molto contorta. E poi alberi alberi alberi. Era la mia seconda esperienza a cavallo, della prima conservo un ricordo fastidioso, ma stavolta le redini erano di tutt'altra fattura! é andata bene, benissimo! Il cavallo con il pilota automatico non l'avevo mai guidato. Abbiamo accennato ad un po' di trotto, qualche volta l'ho deciso io, altre lui, ma è andata benissimo lo stesso!
Torniamo a casa, ci si prepara per tuffarsi a letto, mi tuffo a letto. Ma c'era chi girava per la stanza con fare dubbioso. Finché, guardandomi mi dice di non avere poi tutto questo sonno. Lo sguardo in realtà chiedeva se, per caso, neanche io avessi tutta questa grande voglia di dormire. No, non ne avevo in fondo. Passeggiata? Passeggiata! Ci si mette qualcosa al volo e ce ne andiamo verso il porto e una spiaggetta retrostante che avevamo visto la sera prima, durante un primo giretto esplorativo. Sarà stata l'una. Ci si mette a chiacchierare un po', godendoci pienamente tutta la tranquillità del caso. Onde, ogni tanto qualche macchina. Il freddo e l'umidità non erano eccessivi, nonostante, va detto, su quell'isola c'è una media di umidità davvero molto alta. Abbiamo un po' di tempo tutto per noi. Si parla molto, racconti, opinioni, esperienze. Decidiamo di rincasare, "tanto non sarà tardissimo, ma che ore sono?" Erano le 5. Allora la scelta è stata immediata: colazione con dei cornetti appena sfornati, e poi un altro paio d'ore di sonno, prima che il resto della truppa si svegliasse!
In serata siamo andati a Porto Azzurro. Altro centro dell'isola, altra situazione, altra storia. Probabilmente perchè è molto più raggiungibile da ogni altro posto dell'isola rispetto a Capoliveri, Porto Azzurro risulta essere più attrezzato, più pieno di gente. Forse un po' meno esclusivista, magari non per altro se non per la capienza di gente che riesce ad ospitare. Volendo continuare nel paragone con il basso Lazio, Sperlonga e Terracina, avete presente?
Perchè mi rivolgo continuamente a quelle zone? Non chiedetemelo perchè non lo so!
Comunque anche Porto Azzurro ha guadagnato la sua buona dose di punteggio, il mojito non era il massimo ma ci poteva stare tranquillamente. Quel cocktail, ad ormai poche ore dalla partenza della nave che mi avrebbe riportato a Piombino è stato la chiusura del mio weekend.
Un fantastico fine settimana, con tutto ciò che ha portato. Non avevo mai visto un poso così, è stato bellissimo sotto tutti i punti di vista. Le spalle scottate, il panico sul sale, quell'ambulante creppettaro, quell'ultima ora e quaranta di sonno prima di andar via, tutta la strada fatta in moto, il suzukista che mi ha fatto da apripista all'andata, la pasta fredda, le chiacchierate interminabili e quelle curve che diventavano sempre più cosa nostra! :D
Nient'altro da dire se non GRAZIE!
Per motivi di lavoro, l'anno scorso in quel periodo, di vacanza ancora non se ne vedeva l'ombra. Avevo fatto qualche giorno di mare, quello si, ma ancora non una vera e propria vacanza, è logico che avevo una voglia incredibile di andar via da Roma e coglievo ogni occasione per fare in modo di rifugiarmi in quelle piccole evasioni che potevano capitare.
Ed infatti capitò, chiacchierando con una mia amica, che mi disse che da lì a pochi giorni, sarebbe partita con altre amiche per un paio di settimane sull'isola d'Elba.
-E tu, invece, vacanze?- Fu questa la domanda di fronte a cui, con un po' di malinconia dovetti rispondere che a casa mia, di vacanza ancora non si sentiva neanche l'odore. Si, effettivamente c'erano dei programmi con gli amici, delle idee da pianificare meglio, ma niente che ancora prendesse una direzione sicura e precisa. Era giovedì 2 agosto, quando in tarda mattinata, chiacchierando con Chiara di vacanze improbabili ed ancora in forse, ricevevo dalla stessa questo invito da cogliere al volo o meno. Decisione rapida, sicura.
-Il posto c'è, perchè noi abbiamo affittato questa casetta e ha dei posti letto in più... perchè non vieni a trovarci qualche giorno?- Il caso volle che, per impegni vari, gli unici giorni in cui avrei potuto passare qualche giorno all'Elba erano quelli del fine settimana successivo.
Era giovedì 2 agosto e la migliore soluzione era partire il giorno dopo, per rientrare a Roma lunedì mattina al massimo. Lunedì alle 10 avevo un impegno di quelli improrogabili, ma la mia mente non ci pensava già più: lunedì alle 10 sarei stato a Rm, ma venerdì alle 9 avrei avuto la valigia pronta.
Valigia essenziale, minima, uno zaino in realtà. Erano un paio di giorni, e soprattutto, con la moto comprata da pochissimi giorni, il desiderio di portarla a farle vedere un po' di bel mare era più che alto.
Deciso, Elba, il giorno dopo, in moto.
Tutta dritta! Più o meno... le curve dell'Aurelia non sono pochissime in realtà, ma niente di impegnativo, non ce n'è una sola che non si possa fare con una sola mano sul manubrio, sono le classiche curve in cui i piloti abilissimi col cbr 600 fanno sfoggio della loro ars piegatoria. La cosa fastidiosa è stato, come al solito, il traffico. Neanche tanto intenso per fortuna, ma fastidioso. Viaggiavo con una media che oscillava appena sopra i limiti consentiti, alla ricerca di questa corsa blu che mi precedeva. Le donzelle infatti erano in viaggio qualche km davanti a me ed io intanto mi divertivo cimentandomi nei sorpassi per raggiungerle. Non so di preciso quanta strada sia passata prima che le avessi raggiunte, ma, in tutta onestà, me la sono "sciallata" alla grande, come direbbe il vecchio the wolf. Un tratto particolarmente carino è un ponte lungo più di 3 km che non è altro che un lungo curvone a destra seguito da uno, altrettanto lungo, a sinistra. Bell'asfalto, possibilità di belle traiettorie... in quel tratto di strada però avevo già raggiunto le signorine e viaggiavamo entro i limiti.
Siamo arrivati al porto di piombino con più di due ore d'anticipo sulla partenza del traghetto, per fortuna siamo riusciti ad imbarcarci sulla prima nave disponibile per portoferraio, praticamente non abbiamo aspettato nulla, siamo stati lì giusto il tempo di informarci sulla possibilità di partire in anticipo. Sulla nave poi, ho avuto modo di iniziare a capire che la compagnia sarebbe stata piacevole. Il livello di cultura era decisamente alto, ALLA RICERCA DI NEMO lo sanno praticamente a memoria: ottima prova d'esame! :D
Una volta sull'isola ci aspettavano altri 25 km di strada. Ottima strada, tutta curve. Appena usciti dall'abitato di Portoferraio ho avuto modo di provare un po' le sensazioni di guida sull'asfalto salato. Infatti sull'isola le zone prossime al mare hanno un leggero strato di salsedine umida sull'asfalto: si scivola in modo poco meno ingestibile del ghiaccio. Guardavo questa strada con sospetto mentre superavo la corsa blu in una curva a gomito sulla sinistra, perfettamente conscio della salsedine che c'era per terra: volevo vedere come reagiva la moto. Ed è andata alla grande, per un centinaio di metri scarsi.... Infatti entrando nella curva successiva, una curva a destra apparentemente molto meno difficile di quella precedente mi sono sentito sul sapone. Non ho avuto il coraggio di accennare a una piega anche leggerissima. Ho rallentato, invadendo per metà l'altra corsia e per mettere le ruote sul "pulito", dopodiché l'ho buttata giù per rientrare. BASTA COSí, mi sono detto, meglio evitare di andare a rovinare qualcosa i cui presupposti avevano dimostrato di essere ottimi. Mi sono lasciato superare dalle donzelle, d'altronde la sapevano loro la strada, e mi sono messo dietro, buono buono.
Arriviamo a quello che mi aveva dato l'impressione di essere l'ultimo bivio per Rio Marina: la nostra destinazione ultima, ormai lontani dal mare, la strada era asciutta e curvosa. D'altronde stavamo per attraversare l'isola da passando per il centro, per forza di cose si saliva un po' in quota. "L'asfalto dell'Elb
Rio Marina è un paesino molto sullo stile di quelli che caratterizzano ogni posto con un territorio leggermente contorto di un'Italia di altri tempi.
Il centro storico era tutto vicoli e scale. Appartamentini piccoli e su più piani, costruiti arrampicati alla montagna. Tutto molto caratteristico, siamo arrivati poco prima dell'ora di cena, quindi le luci ambiente hanno iniziato ad accendersi.
Avete presente il classico borgo illuminato di giallo? Sperlonga ad esempio, Ovindoli, oppure anche il più vicino Genazzano.. ecco, lo stile era perfettamente quello, carino e tremendamente tranquillo. Ci è piaciuto subito.
Dopodiché il tempo di fare un po'di spesa, di darci una sistemata, e di cenare che siamo subito pronti ad uscire.
Anche con la crew non al completo, eccoci pronti di nuovo a metterci in viaggio per raggiungere Capoliveri, un posticino segnalato su ogni guida possibile.
Un altro intreccio di vicoli, ma almeno ha una strada principale su cui si riesce a camminare abbastanza bene. Evento clou della serata?
Un ambulante che vende crepes in tute le salse. Mi sono lasciato naturalmente tentare. Il risultato è stato spettacolare, l'aggettivo calzante per quella crepe è DEFINITIVA! Non ne ho mai mangiata una così buona.
Decidiamo di affittare un pedalò, e dopo essersi allontanati un po’ lo scenario cambia. Ci troviamo in mezzo all'Elba ed a un altro isolotto. Il mare bellissimo, azzurro e il sole che picchia ( era l'ora di pranzo ) non mi lasciano altra scelta che un tuffo. Dopo un po' ci troviamo io e Chiara in acqua, con il pedalò che si allontana e va in esplorazione. Nuotando ci mettiamo a chiacchierare di quanto sia bello il posto, dell'infinita sensazione di contatto con la natura che ci dà quella situazione. Si chiacchiera di esperienze passate, si fanno confronti con posti e sensazioni vagamente simili. Piano piano la sensazione di pace assoluta si fa spazio nei nostri corpi, interrotta solo da qualche motoschifo che passava sconsideratamente da quelle parti. Nuotiamo con calma, godendoci appieno il sole e l'acqua. Sto benissimo, in pace con me stesso, io e il mare. Il tutto condito dalla piacevole chiacchierata che ci stiamo facendo. Ero all'apoteosi, o almeno credevo di esserlo. Stavamo proprio parlando, fra le altre cose, della sensazione di essere soli a contatto con la natura, con il mare, e del fatto che in un'ipotetica situazione d'emergenza avremmo potuto contare sulle sole nostre forze. Nuotavamo tranquilli, quando noto con la coda dell'occhio qualcosa di strano e terribilmente inaspettato. Mi giro verso destra e faccio appena in tempo a mettere a fuoco un cormorano che mi sfreccia a pochi metri, raso all'acqua. Sarà stato a 3 metri da me, non credo di più. Faccio appena in tempo a metterlo a fuoco, è stato un attimo, era lì vicinissimo a me e subito dopo lo osservavo mentre volava via veloce. Mi è impossibile trasmettere da una tastiera una sensazione del genere senza usare aggettivi banali. Quindi non mi metterò a provarci. Si parlava proprio delle differenze, a livello emozionale di una forte sensazione trasmessa dall'asfalto e/o dall'alta velocità, rispetto a ciò che si provava in quel momento. Non è un discorso di forza delle sensazioni, di maggiore adrenalina... non era un confronto dal quale una delle due tipologie doveva uscirne vincente. Certo la barriera dei 300 orari è una pezza non poco forte, ma è relativamente facile schiacciare un acceleratore. Le differenze ci sono eccome. Te stesso ed il mare, senza nient'altro!
Raggiungiamo il pedalò, ci lasciamo trasportare un po', poi saliamo sul pedalò. Uno slancio, uno sforzo... e una sensazione strana sul polso. Non faccio in tempo a rendermi conto, mi chiedo cosa avessi sentito. Mi guardo il polso e.... non c'era più. Avevo lasciato tutto a casa per paura di perdere o di dimenticare da qualche parte. Con quel braccialetto non me la sono sentita, quasi d'istinto, subito prima di uscire me lo sono messo al polso. Non avrei lasciato a casa anche lui. Ed ora è lì. In quel posto favoloso, in fondo a quel mare azzurrissimo. é lì signorina, basterà tornare lì per trovarlo. Avremo sempre un motivo in più per tornare, ricordare e vivere quel luogo.
Torniamo alla civiltà, la spiaggia, la borsa termica con l'acqua gelata, i telefonini e i ladri gentili di pantaloncini e magliette... gentili si, perchè prima
Abbiamo saggiato alla grande l'enorme quantità di natura di cui sopra. Dal lato montagna stavolta, non immersi nel blu. Era ugualmente uno spettacolo, dopo un breve tratto sull'asfalto ci siamo immessi in un sentiero sterrato strettissimo, con rami bassi e le more a portata di mano. A portata di mano per chi è riuscito a prenderle naturalmente, perchè per me non c'è stato proprio verso. Abbiamo visto trappole di cinghiale distrutte, lastroni di marmo, radici scoperte enormi e con una forma molto contorta. E poi alberi alberi alberi. Era la mia seconda esperienza a cavallo, della prima conservo un ricordo fastidioso, ma stavolta le redini erano di tutt'altra fattura! é andata bene, benissimo! Il cavallo con il pilota automatico non l'avevo mai guidato. Abbiamo accennato ad un po' di trotto, qualche volta l'ho deciso io, altre lui, ma è andata benissimo lo stesso!
Torniamo a casa, ci si prepara per tuffarsi a letto, mi tuffo a letto. Ma c'era chi girava per la stanza con fare dubbioso. Finché, guardandomi mi dice di non avere poi tutto questo sonno. Lo sguardo in realtà chiedeva se, per caso, neanche io avessi tutta questa grande voglia di dormire. No, non ne avevo in fondo. Passeggiata? Passeggiata! Ci si mette qualcosa al volo e ce ne andiamo verso il porto e una spiaggetta retrostante che avevamo visto la sera prima, durante un primo giretto esplorativo. Sarà stata l'una. Ci si mette a chiacchierare un po', godendoci pienamente tutta la tranquillità del caso. Onde, ogni tanto qualche macchina. Il freddo e l'umidità non erano eccessivi, nonostante, va detto, su quell'isola c'è una media di umidità davvero molto alta. Abbiamo un po' di tempo tutto per noi. Si parla molto, racconti, opinioni, esperienze. Decidiamo di rincasare, "tanto non sarà tardissimo, ma che ore sono?" Erano le 5. Allora la scelta è stata immediata: colazione con dei cornetti appena sfornati, e poi un altro paio d'ore di sonno, prima che il resto della truppa si svegliasse!
In serata siamo andati a Porto Azzurro. Altro centro dell'isola, altra situazione, altra storia. Probabilmente perchè è molto più raggiungibile da ogni altro posto dell'isola rispetto a Capoliveri, Porto Azzurro risulta essere più attrezzato, più pieno di gente. Forse un po' meno esclusivista, magari non per altro se non per la capienza di gente che riesce ad ospitare. Volendo continuare nel paragone con il basso Lazio, Sperlonga e Terracina, avete presente?
Perchè mi rivolgo continuamente a quelle zone? Non chiedetemelo perchè non lo so!
Comunque anche Porto Azzurro ha guadagnato la sua buona dose di punteggio, il mojito non era il massimo ma ci poteva stare tranquillamente. Quel cocktail, ad ormai poche ore dalla partenza della nave che mi avrebbe riportato a Piombino è stato la chiusura del mio weekend.
Un fantastico fine settimana, con tutto ciò che ha portato. Non avevo mai visto un poso così, è stato bellissimo sotto tutti i punti di vista. Le spalle scottate, il panico sul sale, quell'ambulante creppettaro, quell'ultima ora e quaranta di sonno prima di andar via, tutta la strada fatta in moto, il suzukista che mi ha fatto da apripista all'andata, la pasta fredda, le chiacchierate interminabili e quelle curve che diventavano sempre più cosa nostra! :D
Nient'altro da dire se non GRAZIE!




