Abu Simbel, la magia del deserto
Community: Diari di viaggio e Racconti Abu Simbel, la magia del deserto
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Inserisci qui il tuo contenutoQuando ero piccola sognavo di diventare egittologa e per questo riempivo interi quaderni sulla storia dei Faraoni, sapendo a memoria tutti i loro nomi e ribattezzando con essi i miei compagni di classe. Per questo, dopo diversi anni, insieme ad una mia amica, ho deciso di vedere da vicino quello che avevo potuto solo immaginare: le magiche Piramidi a Giza, la Sfinge, i templi di Luxor e Karnak e, soprattutto il sito archeologico di Abu Simbel.
Praticamente questa è la descrizione di un viaggio nel viaggio durato in totale due settimane,durante il quale, pur essendo due donne sperdute in una comitiva di sole coppie, abbiamo cercato di evitare per quanto possibile di cedere alla tentazione del turista tutto papiri-medaglietta e cammellata di gruppo nel deserto ed avvicinarci meglio alla realtà locale, arrivando temerariamente a prendere dei mezzi pubblici in compagnia solo di uomini e galline. Le ragazze del gruppo ci guardavano come due pazze e, devo dire la verità, dai vicolo di qualche suk ce ne siamo prudentemente andate dopo un breve giro, però, ne è valsa la pena. L’emozione più grande del nostro viaggio, proprio in quest’ottica, è stata senza alcun dubbio la visita ad Abu Simbel con relativo avventurosa odissea per ritornare indietro.
Tutto è iniziato dopo due giorni passati ammirando le Piramidi di Giza, Memphis e Saqqara.
Io e Paola con il nostro piccolo gruppo di turisti italiani, ci trasferiamo in un bell’albergo di Assuan, l’Old Cataract situato sulla riva del Nilo, per poi volare, come da programma, nel pomeriggio ad Abu Simbel prima di visitare la diga e poi imbarcarci, la mattina seguente per una crociera sul Nilo di quattro giorni.
Purtroppo, ci credereste? Contrordine: il 20 agosto, nelle prime ore del pomeriggio, l’aeroporto di Assuan è avvolto nella nebbia, le previsioni sono degne della Malpensa in una mattina d’inverno. Stravolgiamo quindi il programma e andiamo a visitare la diga che a stento emerge da una densa e umida foschia (pioviggina persino…..) rimandando quindi la gita ad Abu Simbel al mattino dopo, molto presto, così da imbarcarci alle nove sulla nave prima che salpi per Luxor.
Ci svegliano quindi più o meno alle tre, ma, a dire il vero, anche per vedere le Piramidi abbiamo fatto un’alzataccia per non soffrire il caldo…... Decolliamo dall’aeroporto di Assuan con un piccolo aereo che, in momenti di maggior lucidità, ci avrebbe perlomeno resi perplessi, ma oramai agli apparecchi egiziani ci stiamo abituando (ne avremo presi 8 alla fine della vacanza…..) e ci appisoliamo persino un po’ nell’attesa dell’imminente atterraggio. Stiamo sorvolando il deserto ed improvvisamente sentiamo come un colpo sotto la pancia dell’aereo, tanto che pensiamo che il carrello, già uscito, abbia urtato qualcosa. Comunque atterriamo ancora immersi in un buio totale. Sono circa le cinque e mezzo e, nonostante la stanchezza, siamo molto eccitati dall’idea che tra poco vedremo l’alba ad Abu Simbel. Il pulman ci lascia davanti ad uno dei più maestosi complessi archeologici del mondo, un’autentica meraviglia che emerge lentamente, magicamente dalle tenebre……
Originariamente Abu Simbel si trovava 65 m più in basso e 300 metri più avanti rispetto alla posizione attuale, cioè al nuovo bacino venutosi a creare dalla diga artificiale di Assuan, progetto del presidente egiziano Nasser che rischiò persino di cancellarlo. Fu grazie all’intervento dell’Unesco (che nel 1979 lo dichiarò Patrimonio Mondiale dell’Umanità) e ad altri 113 paesi, che Abu Simbel ed altri capolavori archeologici si salvarono. Dal 1964 al 1968, con un gran dispendio di uomini e mezzi, vennero smontati, numerati e rimontati il Tempio Maggiore ed il Tempio Minore, mantenendo anche l’originale orientamento rispetto agli astri ed il Sole, solo che nella camera centrale del tempio maggiore il sole entra ed illumina il dio Horus ed il faraone non più il 21 febbraio (giorno della sua nascita) ma il 22 ed il 22 ottobre invece del 21 (giorno della sua incoronazione).
Il complesso archeologico di Abu Simbel è composto da due maestosi templi ricavati nella roccia ed è stato eretto nel XIII a.c. dal faraone Ramses II al fine di intimidire i vicini Nubiani e per commemorare la vittoriosa battaglia di Kadesh contro gli ittiti. Era quasi del tutto ricoperto di sabbia quando l’archeologo italiano Giovanni Battista Belzoni lo scoperse nel 1817. La facciata del tempio maggiore è veramente imponente, alta 33 metri e larga 38, caratterizzata da quattro statue di Ramses II alte 20 metri. Ai due lati, ci sono altre statue più piccole: la madre e la moglie Nefertari tra le cui gambe ci sono le statue di alcuni suoi figli. Sopra la porta d’entrata, è visibile la statua del dio Ra, il dio falco unito al disco solare con in mano i simboli della prosperità e della giustizia, che si ritrovano poi nel cartiglio di incoronazione di Ramsete II, segno che il tempio è dedicato sia al dio che al faraone stesso. Altra importanti figura simbolica rappresentata è quella del dio Nilo, dio dell’abbondanza, che lega fiori di loto (simbolo dell’Alto Egitto) con i fiori di papiro (simbolo del Basso Egitto).
L’interno del tempio, nonostante non ci sia molta luce, lascia senza fiato. Ci si sente trasportati, nonostante i numerosi turisti, indietro di millenni, circondati da enormi statue alte 11 metri di cui 8 raffiguranti sempre il Faraone con le sembianze di Osiride, e da pareti e soffitti ricoperti di scene rappresentanti la vittoria di Ramses nella battaglia di Kadesh. Dalle due sale, la grande detta “dei pilastri” e la più piccola, detta dei nobili, con quattro pilastri coperti di rilievi raffiguranti il Faraone e latre divinità, si accede al Santa Sanctorum, contenente quattro statue sedute di divinità che guardano verso l’entrata. Mentre lo visitiamo la luce si fa mano mano più intensa, quando usciamo, dal lago Nasser, vediamo sorgere finalmente il sole.
Il tempio minore si trova a nord del tempio maggiore, distante un centinaio di metri ed è dedicato ad Hathor ed a Nefertari, moglie di Ramses. La facciata, costituita da sei statue, è larga 28 metri ed alta 12 e raffigura quattro volte Ramses e due Nefertari. Ai lati delle statue principali ce ne sono altre minori raffiguranti i figli e le figlie. L’interno consiste in una sala principale, con sei pilastri alti più di tre metri con alla sommità la testa di Hathor e pareti abbellite da iscrizioni e rilievi colorati, ed una sala più piccola con la statua della dea Hathor. Non vorremmo mai andarcene da questo magico posto, ci sembra che sia passato un attimo da quando siamo scesi dal pulman e continuiamo a guardare le statue, silenziose e imponenti, per potercene riempire gli occhi, consapevoli che non sarà possibile rivederle tanto presto. Torniamo comunque in aeroporto stanchi ed anche un po’ affamati. Alle otto e trenta dovrebbe partire il volo per Assuan. Intanto, compriamo qualche biscotto nell’unico punto di ristoro presente ed aspettiamo l’imbarco. Non avremmo mai potuto immaginare di non poter partire, ancora una volta, a causa della nebbia. Aspettiamo fino all’ora di pranzo, stravolti, nella piccola sala d’attesa, sprovvista peraltro di aria condizionata. Purtroppo, oltre a problemi climatici, pare che il nostro aereo abbia riportato anche danni al carrello (ecco il rumore!) e ne debba arrivare un altro dal Cairo…….Ci trasportano nell’attesa in un hotel lì vicino, il Nefertari, non certo degno del nome che porta, e ci offrono qualcosa di indefinibile da mangiare, tanto che la maggior parte di noi, rifiuta dubbiosa. Dopo un paio d’ore a bivaccare nella hall in compagnia di circa 80 turisti infuriati e qualche scarabeo sacro nei bagni, ci riportano all’aeroporto, non facendoci però ripartire. Si sprecano proteste, urla tipo “lei non sa chi sono io” e “drammatiche” telefonate (persino al Consolato italiano ipotizzando un “sequestro di persona”…..), e finalmente ci propongono di tornare indietro, ma in tre pulman, attraverso più di 300 chilometri di deserto ( e dire che ce la potevamo cavare in 20 minuti di volo!), scortati da due auto della polizia locale perché, ci dicono, determinate zone non sono affatto sicure. Poiché in quel momento, stremati e accaldati, saremmo saliti persino su un auto guidata da Jack lo Squartatore firmiamo tutti e subito un foglio in cui scarichiamo chiunque dalla responsabilità in caso di attacco di predoni, che un rappresentante della autorità del posto ci mette sotto il naso e saliamo di corsa nei pulmann, con il vincolo però di fermarci ogni ora perché solo due hanno l’aria condizionata e tocca fare a rotazione………..
La strada che abbiamo di fronte è assolutamente irreale: stretta, desolata, infinita. Una striscia di asfalto polveroso che sembra termini solo alla fine del mondo. Buffi cartelli che indicano di andare diritti ci pongono il dubbio su dove sarebbe possibile dirigerci altrimenti.
Ci fermiamo ogni ora, come da promessa, per scambiarci le poltrone. Ci guardiamo in faccia ridendo per l’aspetto che abbiamo assunto. Gialli i capelli, i vestiti, gli occhi persino. Qualcuno cerca ristoro in un posto assurdo che sembra uscito dal film di Tarantino “Dal Tramonto all’alba”.
Io non entro, in quella totale desolazione da miraggio, mi sembra di poter vedere qualche mummia di Faraone sbucare da dietro le dune…Sarà che abbiamo fatto il primo pezzo di deserto nel pulman senza condizionatore…………
Arrivati a Luxor, le auto della polizia ci salutano e tornano indietro. Ci chiediamo tutti dove e se faranno benzina….
Arriviamo finalmente sulla nostra nave, incredibilmente lussuosa a paragone di noi, cenciosi reduci del deserto. Fortunatamente abbiamo il tempo per una doccia prima di cena. Io e Paola ammettiamo di aver perso una giornata di navigazione sul Nilo ma di aver acquisito un’esperienza davvero unica. Il deserto è un luogo veramente magico, dal fascino misterioso e silente, che arriva nel profondo dell’anima. Siamo distrutte ma particolarmente felici e grate a questa terra che ci ha regalato tanta bellezza e tante emozioni, arrivando persino a perdonare i suoi ostinati camerieri per quegli irritanti, tremendi cignetti, fatti con gli asciugamani, a forma di cuore, che immancabilmente ed ovunque ci piazzano sul letto, cosparsi di romantici petali di rosa……










